Roma, la sua maratona, crocevia d’incontro, memoria per il popolo del podismo. In successione rivedo: Giovanni Francioso, compagno di viaggio da oltre un quarto di secolo- Carlo Zampini, colonna fondante, portante del Club Supermarathon- Lorenzo Gemma, ormai stasera non si…. più, a guida di un folto gruppo con palloncini indicanti 5 ore e 30- il carissimo Eligio Lomuscio, Senatore, miei pari, che ringrazio quando afferma: “cerchio si stringe sempre più”. Vero, amico mio. Siamo rimasti appena in 25 ad avere corso tutte le edizioni.
La pioggia obbliga avvio cauto, accorto, prudente. Dal Circo Massimo alla Piramide tra ali di folla partecipe; bambini protesi da mamme, papà a ricevere il “cinque”. La pioggia si placa; ecco Testaccio, Lungo Tevere, Trastevere sino a Ponte Sant’Angelo. Verso il 16esimo, da sinistra una voce “dai Vito, sei un campione”, Forse Mauro Firmani, cui va il mio più cordiale saluto. Castel Sant’Angelo, svolta a sinistra, via della Conciliazione, San Pietro. Le parole non bastano. E allora servono i colori. E le forme. E le note. E le emozioni. Scrive l’amico Alessandro De Santis Capirizzo. Trasmettere in parole, che chiamano le cose ad essere abitazione dell’umana esistenza. Via della Conciliazione, quadrato e quadratura di terra, cielo, divino e mortale. Emozione, pathos, fede conducono la memoria, percezione del credente, al Salmo 5/12 gioiscano quanti in te si rifugiano, esultino senza fine. Proteggili, perché in te si allietino quanti amano il tuo nome. Invece, la ragione proietta a Benedetto XVI, che denuncia la falsa credenza di una Chiesa mal riuscita che dobbiamo prendere per mano. Proposta maligna, illusoria. Non esiste una Chiesa migliore creata da noi stessi. Il peccato e il male ci sono nella Chiesa secondo Benedetto. Ma pur oggi c’è una Chiesa santa ed indistruttibile. Pur oggi, come non mai, Chiesa di Martiri. Tale il mio pensare al 18esimo km nello scorrere la Piazza, lasciarla nel segno della Croce.
Dal colonnato del Bernini alle mura vaticane sino ai Musei. Sempre in paziente attesa migliaia di cittadini del mondo alla conoscenza, ammirazione, studio di quell’indefinito patrimonio, che ci da lustro nei secoli.
Memoria, percezione di noi stessi. Alla VI edizione del 2000, partenza da piazza San Pietro alle 12,30 del 1° gennaio, temperatura di un grado per tutta la maratona. Papa Giovanni Paolo II al via con la Sua benedizione, raccomandando “ non abbiate paura”…… I keniani Josephat Kiprono e Tegla Lorupe vincitori 2.08.27 e 2.32.03.
Ormai superata la mezza, il più è fatto. Al 22esimo non sono più 42, ne mancano solo 20.
Parafrasando il “ colà dove si puote/ ciò che si vuole”, finalmente al 30esimo con ritorno nel centro storico. Parte di Via del Corso, Piazza del Popolo, fugace transito da Piazza di Spagna, a sinistra improvvisa, incomparabile vista di Trinità dei Monti infiorata, ricolma da popolo vociante, con chiaro scuro dei raggi del sole tra i gradini. Ecco Piazza Navona, caleidoscopico, fantasmagorico avvicendamento di colori, figure, immagini. Sullo sfondo un elevarsi, a nuvola, di bolle di sapone, librarsi simil a Quadri di una Esposizione di Musorgskij. Epilogo a memoria di partenza, ritorno all’Altare della Patria, Circo Massimo, Colosseo, Fori imperiali. E’ andata, grazie a Dio, anche la 25esima.
L’eterna bellezza di Rona non abbisogna di descrizione, va solo vista, vissuta. Le Quattro Fontane, Piazza S. Bernardo con la Fontana del Mosè a legare le facciate delle Chiese di Santa Susanna e Santa Maria della Vittoria tra via XX Settembre e Termini. Uno dei tanti esempi di Roma, la sua sublime arte, bellezza. Percorso tecnico, concentrato, adeguata sicurezza, controllo. Ad alleviare la fatica degli atleti, l’abituale disponibilità, ilarità, battute sarcastiche, tipicamente romane, dello staff.
Partenti 10.000, arrivi in tempo utile 9.338 tra cui, doveroso, menzionare i miei concittadini. In particolare Caputo Carlo, 103esimo in 2 ore e 53 minuti, seguito da Micella Barbara, Canuti Antonio, De Carlo Raffaele, Macchia Adriano, Luperto Oronzo, infine lo scrivente.


