PRECEDENTI RACCONTI:
1 Milano RESISTI Marathon https://www.clubsupermarathon.it/maratone/4831-milano-resisti-marathon-i-vostri-racconti-della-prima-maratona-della-speranza.html
2 Racconti del Lago D’orta Marathon https://www.clubsupermarathon.it/miscellanea/4847-19-racconti-della-lago-d-orta-marathon-donando-sul-lago-dorato-di-ambrosino-arena-belloli-bartoletti-bocchi-bogliani-castrilli-capecci-colombo-comparelli-dicorato-falcier-farina-focarelli-grilli-lallo-lettieri-paroni-spataro.html
Sono in ordine alfabetico.
Qui vedete le foto anche dehli autori album Facebook Maratona di Padova
MANCA L’ARIA di Abbiati Stefania
Mi mancano i runners che ti accompagnano per tutta la corsa,
mancano i cartelli sul percorso che segnano i km ,
I ristori e la gente che ti incita.
Manca l’aria su un tapis chiuso in casa …
ma la speranza che tutto torni quella non mancherà mai …
Forza ragazzi ritroveremo tutti ci ritroveremo tutti !!!
Stefania
LA NOSTRA FRAGILITA’ di Luigi Ambrosino
Ci siamo addormentati in un mondo, e ci siamo svegliati in un altro. Improvvisamente Disney è fuori dalla magia,
Parigi non è più romantica, New York non si alza più in piedi, il Muro Cinese non è più una fortezza, e la Mecca è vuota. (Cit.)
Che il santo ci aiuti! Padova Marathon. 19.4.2020. Abbracci e baci diventano improvvisamente armi, e non visitare genitori e amici diventa un atto d’amore. Correre non si può, è troppo sociale e per qualcuno anche irrispettoso verso coloro che le maratone le devono fare in una corsia d’ospedale o verso chi questo virus gli ha tolto la vita. Improvvisamente ti rendi conto che il potere, la bellezza e il denaro non hanno valore e non riescono a prenderti l’ossigeno per cui stai combattendo. Il mondo continua la sua vita ed è bellissimo. Mette solo gli esseri umani in gabbie. Penso che ci stia inviando un messaggio: “Non sei necessario. L’aria, la terra, l’acqua e il cielo senza di te stanno bene. Quando tornate, ricordate che siete miei ospiti. Non i miei padroni! Vedere esplodere la primavera tutto intorno, sentire il tepore del sole d’Aprile, il canto degli uccelli che non è più coperto da quello delle auto, frenare la voglia di uscire diventa veramente dura! Passerà, certo passerà ma resterà. Resterà nei ricordi di tutti noi che abbiamo vissuto questo periodo come furono i dolorosi ricordi dei nostri genitori della guerra che aveva sconvolto il mondo ai loro tempi. Resterà il ricordo di quest’anno che ci ha costretto a fermarci, un anno che ci ha costretto a vedere immagini terribili di cui non eravamo abituati almeno non abbinati al nostro paese. Morti che non potevano essere pianti, malati costretti alla solitudine della loro sofferenza. Ci ha costretto a convivere con la paura, la paura di essere colpiti dal virus, la paura di pericoli che possono essere dovunque, la paura di non scamparla. Ci ha insegnato la solidarietà verso le persone che ne hanno più bisogno, ma anche la diffidenza verso qualunque persona che potesse essere un nemico per la nostra salute. Ci ha costretto all’isolamento che è la cosa peggiore che un essere vivente possa vivere. Passerà si passerà ma purtroppo qualcosa resterà per sempre. Ho letto questi 2 racconti che racchiudono in se tutta la drammaticità di questi momenti che stiamo vivendo
“In una settimana ho perso mio padre e mio marito” Tutto è cominciato quando papà ha iniziato a stare molto male. Lo hanno ricoverato ma non c’era posto in terapia intensiva e il solo ossigeno poteva non bastare. Sono andata a trovarlo e almeno sono riuscita a dirgli ‘Papà ti voglio bene’. Cosa che non ho potuto fare con Claudio, mio marito. Stava male, non respirava. Credevamo che fosse solo influenza, ma la situazione peggiorava di giorno in giorno. Di ora in ora. Ho chiamato l’ambulanza una prima volta, ma il medico al telefono ha deciso che non aveva bisogno di ricovero. Ma al mattino l’ho trovato malissimo. Non respirava. Ho chiamato di nuovo l’ambulanza e questa volta sono venuti a prenderlo. È stato tutto veloce. Avrei voluto dirgli tante cose, anche rassicurarlo. Ma in quel momento lì invece non ci siamo detti nulla, ci siamo solo scambiati uno sguardo. L’ultimo. Poi una sera è andato in arresto cardiaco. Io non ho più visto Claudio. Vivo per mia figlia. Anna non voleva credere che il suo eroe, il papà carabiniere, non ci fosse più. Ha voluto che venisse il colonnello a dirglielo. Quando dicono che l’Arma è una famiglia è proprio vero. Io però vorrei riavere la mia famiglia”
“Racconto di un’infermiera” Giorgio arrivò giovedì scorso, di pomeriggio. Nella nostra terapia intensiva era appena morta una signora anziana: aveva i capelli raccolti in una crocchia, come le nonne di una volta, e un viso gentilissimo. Meno di un’ora dopo avevano già telefonato in reparto per chiederci, con una timidezza del tutto inadeguata alla situazione di crisi che viviamo da settimane, se fosse possibile smaltire rapidamente il corpo. Proprio così: smaltire il corpo. Come se fosse un sacchetto dell’umido da portare nel bidone sotto casa. Così, al posto della vecchia signora, arrivò Giorgio. Quasi cinquant’anni, messo malissimo, respirava come se l’aria fosse densa come un budino. Sistemandolo nel letto ci accorgemmo delle sue braccia tatuate: non c’era un centimetro quadrato di pelle libero, in quella teoria psichedelica di croci, piante rampicanti, visi di donna e rosari post-atomici. Su uno dei due avambracci c’era una scritta, l’unica: La potenza è nulla senza controllo. Pensai, in quel preciso momento, che nulla di più vero fosse mai stato scritto. In tutti i libri del mondo. Poi lo abbiamo curarizzato, pronato e tenuto sotto controllo come un bambino piccolo, come fosse un figlio nostro. Il mercoledì successivo, o forse il giovedì, andava così tanto meglio che avevo pensato di estubarlo: ma i miei colleghi non erano d’accordo, mi mettevano in testa mille dubbi sullo svezzamento troppo rapido perché, dicevano, ti rendi conto di cosa vorrebbe dire reintubarlo un’altra volta? Però, il pomeriggio dopo, al risveglio dopo una notte di guardia devastante, accesi il cellulare e c’era il whatsapp del primario nel gruppo del reparto: aveva deciso di estubarlo, si era preso tutta la responsabilità e lo aveva fatto. Passai il pomeriggio in un’estasi indescrivibile, mi sentivo come quando l’Italia vinse i mondiali nel 1982, incredulo e felicissimo, di una gioia tanto più grande quanto più era stata inattesa e insperata. Ma ieri sera, di ritorno in ospedale per la guardia notturna, Giorgio respirava di nuovo male e aveva il cuore a mille. La mia collega mi guardava con gli occhi lucidi mentre diceva: Secondo te bisogna che lo reintubiamo? E invece, per fortuna, abbiamo saputo attendere ancora un po’, fino a capire finalmente che il problema erano i farmaci: glieli avevamo ridotti troppo in fretta, Giorgio era in una specie di astinenza. Però la notte l’ha passata bene, nel suo casco C-pap, e aveva sete, e ci ha chiesto mille volte di bere, e ha bevuto un casino. Stamattina stava davvero meglio, ho provato a togliergli il casco. Gli ho chiesto: Come si chiama tua moglie? La sua voce era ancora strana, ci mette un po’ di tempo a tornare normale dopo l’estubazione, mentre mi rispondeva: Non è mia moglie, però viviamo insieme da dodici anni e abbiamo un figlio insieme. Gli ho chiesto se avesse un cellulare: gli infermieri lo avevano già messo a caricare, ho solo dovuto staccare la spina e darglielo. Giorgio tremava come una foglia, non riusciva a trovare in rubrica il nome della compagna e ho dovuto aiutarlo io: era registrata con il nome “Amore” e l’icona di una margherita. Ha fatto partire la videochiamata e io mi sono immaginato l’ansia bruciante di una donna che ha il marito, o il compagno, ricoverato in terapia intensiva e sente squillare il telefono alle sette di mattina. E poi la sorpresa e la gioia folle di vedere che era una videochiamata proprio di lui, il marito dato quasi per morto. Piangeva Giorgio, piangeva la compagna, piangeva il figlio, che intanto era accorso dalla sua cameretta. E piangevo anche io, come una fontana. A un certo punto si è girato verso di me, mi ha fatto l’occhiolino e ha detto: Certo che la barba me l’avete tagliata proprio male, vi pare che posso presentarmi così a lei? E io: Altro che barba, dille che ti abbiamo salvato il culo. E lei rideva e piangeva, ancora, rideva e piangeva insieme. Sembrava una matta felice. Ecco com’è la vita, qui da noi, in queste settimane. Forse una piccola goccia l’abbiamo tirata su anche noi, da questo enorme oceano di sofferenza; ma per uno che si salva ecco che ne arrivano altri due, e vanno malissimo, e allora portiamo pazienza, tutti, e tiriamo avanti.
Passerà si passerà ma purtroppo qualcosa resterà per sempre. Ma quando passerà, perché passerà qualcosa di buona lascerà, riassaporeremo il valore immenso della normalità. Luigi Ambrosino
LARDOMETRO di Mauro Condò
Maratoneti d’Italia, d’Europa, del mondo intero !!!! Pensate ch’io non vi veda…..là rinchiusi ?!
Quarantenati 2020….per tutti voi, proprio per voi…..ho concepito il LARDOMETRO.
Un pochino pure per me…ad essere sinceri. Funziona così, dopo 5 settimane di arresti domiciliari, cercate di ricordare il peso forma di prima che scoppiasse il macello pandemico.Poi pesate quello di oggi.
Seguite questo link sul web https://docs.google.com/spreadsheets/d/1joceHuW6X6mcpOvyAE7LKYo1ztyzsxE4tN94HFVlA7o/edit#gid=0
In casella A2 cancellate il “fu mio peso” di 75, mettete il vostro di allora.
In casella B2 cancellate il mio attuale “aggravio” sulla crosta terrestre pari a 77, siate onesti, respirone grande…inserite in vostro numeretto.
Il gioco è fatto. In casella C2 comparirà, in valore assoluto, l’esito dannoso/prodigioso che vi riguarda, un mix di conseguenze tra ginnastica da tavola e jogging sul terrazzo.
In D2, per i duri di comprendonio, la ripetizione del verdetto in valore percentuale. Ora…che fare?? Niente paura…. dopo gli impietosi numeri:
il METODO NELSON.
Se il risultato in C2 è di colore verde, complimenti davvero, andate di rado a fare spesa, cucinate poco, mangiate meno di prima.
Praticate comunque il metodo Nelson, migliorerete ancora.
Se esce, invece, un numero in rosso…aiaiai….aiaiai ….. iniziate subito il metodo Nelson !!!!
Ad ogni modo, promettete di sorridere se ricorre una delle seguenti condizioni
1. siete rinchiusi in più di (2,59 X 2,30) mq;
2. pensate che il “fermi tutti” durerà meno di 27 anni;
3. siete sopravvissuti a COVID 19 :))
P.S. Mandela…Nelson per gli amici…. trovò, anche grazie all’allenamento, la forza per andare avanti; un bookmaker londinese non so quanto avrebbe quotato le sue chance di uscirne vivo, in quella cella di 5,96 mq.
Eppure, tornò libero, in 23 anni trovò il tempo per diventare Presidente, cambiare la moglie, andare in pensione, invecchiare in mezzo ai nipoti…..se solo lo avessimo invitato….si sarebbe iscritto al Club Supermarathon 😛
CIP 19 . . . di Marcello Arena
Continuano le GARE del ClubSupermarathon con le RESTAMOSENE a casa VIRTUAL RACE ” 11 Maratone della speranza ” con la splendida iniziativa solidale alla Protezione Civile contro il COVID 19 . . . Oggi nel cacofonico giorno 19 aprile si corre la terza RACE ” CHE IL SANTO CI AIUTI PADOVA MARATHON ” . . . Ore 09 Juan Kappacinque si supera e in concomitanza con la GIUDICE più VERY YOUNG dà la partenza con dovuto DELAY di 19 secondi . . . Giri da 50 metri da ripetere 77 volte . . . Giornata nuvolaasprazzi con sole insistente su metà percorso che si fa subito sentire . . . Menomale che ho il famoso zuccotto che mi aiuta a sopravvivere impedendo la perforazione dei raggi solari . . . Ad ogni giro dovrebbe corrispondere un CIP ma ne sento DIVERSI provenienti dall’alto dai nidi di rondine presidiati che mi confondono un pò per il conteggio dei giri . . . E già urto un cinesino . . . All’urto successivo ecco sbucare d’improvviso un addetto della race che mi ammonisce millantando che ” se TUTTI facessero così ” si sganghererebbe tutto il percorso . . . I FANCLEBBESSE in specialmod datuttelequot, mi danno sempre la carica che continuerà per tutta la gara ed allora mi si profila virtualmente l’immensa PRATO DELLA VALLE con cotanto di arco, striscione d’arrivo, consegna CIP, medaglia e foto ricordo . . . Una terza VIRTUAL sempre più affascinante, un appuntamento immancabile per la speranza di aggiungere definitivamente il ” +1 ” a questo inaspettato brutto DICIANNOVE . . . MA a conti inprogress, come faceva notare il mitico K5, NOI del CLEBBE promotori della VIRTUAL iniziativa, siamo ancorascarsetti e sperando nel proseguo in una sempre maggiore adesione, rivolgendo un pensiero a Sant’Antonio che tutto può fare per aiutare chi soffre per essere nelle grazie di GESU’, appuntament alla prossima VIRTUAL con il famoso CARMA e ridondante MANTRA . . . UnbelgranDAJEatutta RESTAMOSENE a casa da Marcello.
ENTRA IN GIOCO LA TESTA PER QUESTE “STRANE” MARATONE di Simona Bacchi e Alessandro Mascia
Anche quest’anno avremmo dovuto esserci a Padova. Per il quarto anno ci saremmo stati al via nello stadio Euganeo per la partenza della Maratona. Quattro anni fa c’era anche nostra figlia con noi, sul suo passeggino, spinta per 42 km e l’arrivo è stata una grande emozione. L’anno successivo ricordiamo il caldo soffocante e la fatica per terminarla tra le sirene che soccorrevano i podisti in difficoltà. L’anno scorso il freddo e la pioggia hanno reso questa avventura difficile da dimenticare. Quest’anno è andata così: si fa a casa. Ogni domenica si correva in una città diversa, su strade nuove, con stimoli sempre rinnovati, ora sempre qui. Stesso campo, solo noi. Entra in gioco la testa, quella che si usa per fare tutti questi km; quella che usiamo per pensare a Padova mentre intorno a noi ci sono i panorami di tutti i giorni. In una mattina soleggiata ma ventilata ci infiliamo un paio di pantaloncini, tanto verrà caldo, e la maglia dell’ultima edizione della Padova Marathon. Il percorso lo conosciamo a memoria, non c’è possibilità nemmeno di sbagliarsi molto; per fortuna che ci aiuta il GPS perché la conta dei giri dopo un po’ risulta impossibile. Ormai è la terza maratona che corriamo in questa situazione paradossale e tutto sembra far parte di un copione. Mentre noi corriamo nello stesso posto per ore ci lasciamo distrarre dalle abitudini del vicinato: scommettiamo sull’orario della loro sveglia o di cosa cucineranno a pranzo… E soprattutto di cosa penseranno della nostra follia. Gli ultimi 10 km sono i più duri: inizia a fare caldo e la nostalgia dell’asfalto diventa un chiodo fisso; anche solo camminare, in mezzo all’ erba, dopo molti km diventa una dolorosa fatica soprattutto per i piedi. Quando però raggiungiamo quel meraviglioso traguardo sono sempre soddisfazioni anche se l’unica persona ad esultare con noi è Aurora, molto felice di poter condividere queste “strane” maratone.
GIARDINO RUN di Nicoletta Belloli
Maratona di Sant’Antonio” ribattezzata per le 11 maratone della speranza del Club Super Marathon Italia “Che il santo ci aiuti marathon”! Si chiamano maratone ma ognuno può partecipare con la distanza che vuole, io oggi ho fatto 6km… l’importante è donare almeno 10€ ad un’associazione che si sta impegnando nell’emergenza coronavirus… la mia donazione cumulativa per tutte le gare è andata a #ilpontedelsorrisoonlus #salviamochisalva però mentre correvo ho pensato e deciso due cose 1) Lilian Gore l’anno prossimo si va davvero a Padova a correre per Sant’Antonio ; 2) voglio aumentare le mie giardino run di un chilometro ogni volta e a 10km faccio un’altra donazione ? che ne pensi presidente Paolo Gino?
UN ORA DI PURO GODIMENTO di Marco Bertoletti
Nuovo weekend e nuovo appuntamento con le Maratone della Speranza, ormai un classico di queste domeniche da coronavirus.
Oggi l’appuntamento è a Padova per la Maratona “che il Santo ci aiuti”, per ricordare che, in tempi normali, qui si sarebbe disputata la Maratone del Santo.
Confesso candidamente che, a differenza di altre prove del circuito, questa manifestazione mi era sconosciuta e ho dovuto documentarmi un po’ sulla rete giusto per non trovarmi del tutto impreparato alla partenza.
Così in un pomeriggio tiepido eccomi pronto al via ben appesantito dal consueto pranzo della domenica. Sono sull’ormai collaudato circuito condominiale, un mix di giardino, rampe e box per poco più di 500 metri con 9 metri di dislivello, da ripetere a piacere. Ma con la fantasia sono a Padova, ansioso di partire e speranzoso di arrivare nello splendido scenario di Prato della Valle.
Potere dei social e della fantasia, perchè nella realtà, al di là dei problemi di luogo, orario e alimentazione pre-gara, mai sarei in grado di tenere il ritmo di una maratona alla settimana io che non ne ho ancora corsa una. Quando è scoppiata l’emergenza covid infatti stavo preparando intensamente il mio esordio sulla distanza, qui nella mia Milano… esordio che è solo rimandato.
Anche perchè con le Maratone della Speranza ci sto prendendo gusto e già sono impaziente di essere al via, virtuale per ora, di veri e propri miti delle lunghe distanze: 50 di Romagna, Passatore, Nove Colli. Imprese da sogno che ho sempre immaginato fuori portata.
Ma andiamo con ordine e senza confusione. Oggi siamo a Padova e qui devo restare. Il passo è decisamente appesantito e non solo dall’ottimo coniglio alla cacciatora preparato da mia moglie o dalla crostata di crema pasticcera e cioccolato di mia figlia. Certo, questi non aiutano molto, ma soprattutto è la lunga e forzata inattività a farsi sentire. Ben venga allora questa occasione se diventa la scusa per muovere qualche passo.
Per non farmi scoraggiare dal mio imbarazzante incedere (o quasi rotolare) e dal panorama ripetitivo e non certo memorabile, mi rifugio una volta di più nella fantasia.
Il bello della corsa è che hai sempre due alternative: o immergerti nell’atmosfera della corsa, che può essere la gente, i paesaggi, il clima di festa, o perderti nella fantasia lasciando correre anche i pensieri a ruota libera e seguendoli là dove ti portano. Questo secondo aspetto è di aiuto soprattutto nei lunghi allenamenti in solitaria la mattina presto o la sera tornato dal lavoro. Ma è di aiuto anche oggi. E così mi ritrovo immerso nella folla, nei colori, nel rumore ritmato di centinaia di piedi che battono a tempo l’asfalto. Ah come mi mancano e che festa quando potremo nuovamente ritrovarci…
Intanto lascio lo Stadio Euganeo ed esco da Padova alla volta di Rubano, Selvazzano, Teolo. A parte una rapida puntata a Padova per lavoro non sono mai stato da queste parti, i Colli Euganei, Abano Terme, m,i sa che devo farci un pensierino anche nella realtà. Anche perchè mi riporta a un aspetto della corsa che mi sta sempre più appassionando: quello del viaggio di esplorazione. I circuiti cittadini sono belli, per carità, ma trovo che muoversi fuori, immersi in un panorama in continuo mutamento dà una sensazione inesprimibile in cui coniughi la libertà e l’ebbrezza del muoverti, del viaggiare (sono anche un appassionato escursionista di montagna) con l’arte di correre. Una rivelazione per me recente, culminata proprio pochi giorni prima della serrata da coronavirus in un allenamento “improvvisato” a Rovato, percorrendo il Monte Orfano prima per cresta e poi girandovi attorno sul percorso pedemontano: due ore di puro godimento…
Ma eccomi di nuovo a Padova per l’arrivo in Prato della Valle. Ho visto tante foto in questi giorni che mi pare di esserci davvero stato. Sfiatato e sbuffante come un mantice mi fermo, riapro gli occhi… e mi ritrovo nel mio cortile condominiale al termine di 16 giri (unica concessione manuale alla realtà visto che in questo dentro e fuori dalle rampe dei box il segnale GPS è del tutto inaffidabile).
Anche questa è fatta, Con poco più di 8 km sono ben lontano da una vera maratona, ma anche questo è un piccolo passo verso la normalità con cui dovremo fare i conti ancora per un po’ di tempo.
Ora non vedo l’ora di leggere i racconti degli altri… un modo per sentirsi uniti anche se distanti.
NELLO STOMACO LE FARFALLE IN PRATO DELLA VALLE di Fabrizio Bocchi
Maratona di Padova
“Che il Santo ci aiuti”
È un giorno di Aprile,
un giorno qualunque,
preparo la borsa come chiunque,
ormai sono pronto
e tutto funziona
sto per affrontare la maratona.
Ma mentre mi appresto a partire
un pensiero si fa sentire,
e con grande delusione
ricordo sospesa la manifestazione.
Ormai sono sveglio, non è uno sbaglio,
non serve guardare il calendario.
Certo vorrei che fosse un sogno
perché di correre ho davvero bisogno.
Perciò da grande appassionato
non resterò certo bloccato
Mi metto le scarpe
e con veemenza
mi avvio felice alla suggestiva partenza.
Vedo la pista, lo Stadio Euganeo
per un momento estemporaneo,
corro con l’aria che sferza la faccia
e passo Rubano con la folla che abbraccia.
Abano, il kursaal l’ hotel dell’Orologio
il centro storico fantasmagorico,
Caffè Petracchi, Palazzo del Bo,
la Basilica di Sant’Antonio,
di Padova esimio patrimonio.
Ed ecco l’arrivo,
nello stomaco le farfalle,
sto per passare Prato della Valle,
incantevole scenario,
dove ogni cosa
è fuori dall’ordinario.
Mi guardo intorno,
non vedo la gente
sarà per il DPCM vigente?
Il Covid molto mi può portar via
ma non la passione per la corsa
nè la fantasia.
OGNUNO CORRE DA CASA SUA di Giorgio Calcaterra
Oggi si sarebbe dovuta correre la Padova Marathon. Un’altra gara annullata per l’emergenza covid. Il club supermarathon ha organizzato per ricordare questa ed altre gare annullate la Milano Resisti Marathon, una sorta di gara in 11 tappe, sulla pagina del club tutti i dettagli. La prima tappa il giorno della Milano Marathon, la seconda sul lago d’Orta e oggi la terza tappa a Padova. Per l’iscrizione bisogna fare un versamento ad un ente che si spende per questa emergenza. Io mi sono scritto a tutte e 11, ma se ne possono fare anche solo una parte. Ognuno corre da casa sua. Oggi dopo cinque giorni di stop (mi sentivo un po’ stanco) ho ripreso grazie a questa bella iniziativa. La distanza non è obbligatoria, io ho corso 10 km in poco meno di 50 minuti. Buona serata a tutti e un grande in bocca al lupo a tutti i malati di Covid.
MARATONA di VIENNA Maratona del Santo, no grazie. Di Francesco Capecci
Oggi sarei andato alla 37^ Maratona di Vienna, una delle maratone Europee che mi manca. La città di Vienna un po’ la conosco, ebbi occasione di visitarla nel 1978, quando per la prima volta andai ha fare una Ultramaratona all’estero, la 3 giorni 120 km nei boschi viennesi, precisamente il paesino si chiamava Mendling (forse non si scrive così), percorso tutto sterrato, si attraversava il Parco Nazionale dell’Austria, per la prima volta ho visto tanti animali, Scoiattoli, Cinghiali, Fagiani e tanti altri, conservo ancora delle foto. Il 1° giorno km 50 il 2° giorno 42km il 3° giorno 28 km.
Questa fu la mia prima esperienza all’estero, allora le maratone in Italia si contavano sulle dita di una mano, allenamenti si e no un paio di volte a settimana di 10/15 km al massimo, pio alla domenica la classica corsa regionale oppure nel vicino Abruzzo, anche queste di pochi km, eppure nonostante il peso (allora pesavo circa 75 kg) mi difendevo alla grande, allora si correva senza orologio, le scarpette si sfruttavano al massimo (ha dire la verità, anche oggi).
Veramente questa era una gita organizzata dal Club Supermarathon Italia.
Oggi ho voluto cambiare percorso, stando sempre nelle regole, sulla strada di fronte casa mia, ho misurato 200 mt. verso Est e 200 mt. verso Ovest, quindi il giro completo diventava 800 mt. totali giri 53. A differenza di domenica scorsa il percorso è stato più scorrevole con molti giri di boa in meno tutto piatto.
Naturalmente il pensiero non poteva andare a tutte quelle persone che stanno soffrendo negli ospedali e quelle persone che ci hanno lasciato, purtroppo.
Oggi la giornata è stata soleggiata, sono partito prestissimo questa mattina, ore 5,20, era ancora buio per più di un’ora non ho visto un’anima in giro, che bellezza!!!
Anche oggi le persone che passavano lungo il mio percorso, mi chiedevano quanti giri dovevo fare, certo rispetto a domenica scorsa, (282) oggi “solo” 53.
Però: devo dire che negli ultimi km ho sentito un fastidio al SOLITO polpaccio, il quale ogni tanto mi fa fermare per qualche mese (speriamo bene) altrimenti sabato prossimo la 50 km di Romagna la farò col pensiero.
Cari Amici mi mancate un sacco.
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Che il Santo ci aiuti! di Pasquale Castrilli
Oggi per la maratona di Padova ho un dedica ad un amico, un frate francescano del convento di Padova che sta combattendo contro l’infezione da COVID 19. Ha fatto già due tamponi, ma il virus è ancora all’opera… Non è anzianissimo, ma nemmeno troppo giovane. Ho pregato per lui e gli ho inviato la forza e la vita di cui facciamo esperienza ogni volta che facciamo chilometri.
Dal primo all’ultimo metro di oggi (15km con vento di scirocco a 35km/h) la memoria e i ricordi mi hanno fatto rivivere ritiri e incontri che abbiamo condiviso con lui e altri religiosi. Il mio amico è un uomo saggio con tanta esperienza e buon senso. Ha viaggiato molto in Italia e in Europa insieme alle reliquie di sant’Antonio che ha portato anche a latitudini estreme. Il Santo lo aiuterà senz’altro a superare questo difficile momento.
400 MT SLALOM di Maria Grazia Caroli
Oggi per tanti sarebbe stata Padova Marathon. L’ho corsa una sola volta nel 2009 e per me è stata la seconda maratona. Ancora quando ce la mettevo tutta e la paura di non arrivare in fondo era tantissima.
Oggi invece ero felice, ben 400 i metri concessi nel nostro Comune per fare attività fisica in solitaria osservando la distanza di tre metri, obbligo di mascherina e guanti.
Partenza alle 9 ma non potendo andare al parco o lungo la ciclabile ho dovuto accontentarmi di correre facendo lo slalom tra tutte le altre persone che hanno pensato non tanto di correre ma di fare una bella passeggiata.
Ho incontrato amici runner che non vedevo da tempo e mi sono fermata a chiacchierare… cosa è più importante di poter scambiare due parole con chi ha la stessa passione? Cosa manca in questi giorni di clausura se non i contatti sociali?
Comunque libertà in parte ritrovata e attesa fiduciosa di poter tornare a muovermi almeno nel verde dei parchi della mia città.
GECA ONLUS E’ VITA si Paola Caroli
Il 2015 è stato una anno che mi portato tante cose tristi, ma per mia fortuna, anche tantissime di positive.
Una su tutte la mia Amica Runner Beatrice che oggi compie 49 anni e che per oggi aveva “sognato” un arrivo strepitoso in Prato della Valle alla nostra Mezza Maratona di Padova, con incitazione dello speaker, mazzo di fiori, intervista di Radio Padova e chissà cos’altro….visto che nel 2019 è arrivato nella sua vita un altro mio carissimo Amico, Andrea.
…Covid-19 ci ha proibito, solo per il momento però, di vivere questa giornata come avremmo voluto…ma noi sappiamo che l’Evento è solo posticipato…speriamo al 20 settembre e, se ancora non si potrà, alla prima data utile!
Padova poi, per noi è SPECIALE perché corriamo per sostenere una raccolta fondi per la GECA ONLUS, una associazione che fa ricerca in merito ad una grave patologia cardiaca. Ci ha fatto conoscere questa realtà Antonio…e poi quando ne parli scopri che anche una carissima collega, Daniela, ci è dentro e, per entrambi questa associazione è VITA…grazie ai medici che ci lavorano loaro sono vivi….
…quest’anno poi Gabriele avrebbe dovuto fare il Suo grande vero esordio in casa!!! …desiderava l’arrivo al Santo da un paio d’anni…da quando ancora non correva…ma sapeva bene che sarebbe diventato un Runner…doveva solo trovare il Suo equilibrio…
…ed io???? Io corro perché mi diverto!!! Il 2015 mi avvicinato definitivamente alla corsa grazie ad un Corso di Corsa organizzato dalla mia società EsseTreSport. Non sono una campionessa, non sono veloce, non ho neppure stile…ma mi diverto e soprattutto incontro di persona ed in rete delle persone specialissime.
Il 2020 mi ha portato per caso uno ”svalvolato” di nome Daniele Alimonti, che a gennaio mi ha letteralmente sconvolta quando su Facebook l’ho visto prendere parte alla 5000 km, che ha chiuso stupendamente.
…e adesso, siccome è UN GRANDE, si è inventato le 11 Maratone della Speranza per raccogliere fondi a favore della Protezione Civile e delle strutture impegnate nella lotta a questo benedetto Covid-19. Da tre settimane e fino a giugno le principali manifestazioni podistiche in programma sono state ridenominate e si fanno “virtualmente”. Oggi eravamo oltre 100, ognuno con il proprio passo e con le proprie potenzialità.
A maggio farò così la 100 Km del Passatore….ridenominata Passavirus…
Spero che per allora, a 2 metri da me ci potranno essere anche Michele e Marco A., i miei UltraAmici!
…non possono non ricordare il mio coach Massimo…in tutto questo…
…e non posso non RINGRAZIARE Marco, per il bene che mi vuole…ma io gliene voglio decisamente di più!!! ?
SANT’ANTONIO DI PADOVA…….ASSISTICI E AIUTACI TU !!! di Maurizio Colombo
Oggi ci spostiamo, sempre virtualmente, nel Veneto, a Padova, per cercare di portare a termine (sempre che il Santo ci assista), la terza tappa delle “11 Maratone della Speranza”: La XXI edizione della Padova Marathon !
Città nata, secondo l’Eneide virgiliana, nell’anno 1185 per mano di Antenore, principe troiano, a tutti gli effetti è considerata una delle più antiche città della penisola e la più antica del Veneto. Nota altresì per gli affreschi di Giotto della Cappella degli Scrovegni e per la grande Basilica di Sant’Antonio che ospita la tomba del santo.
Già…… il Santo (Antonio), al quale si chiede oggi un aiuto per assisterci ed aiutarci a superare indenni questo lungo periodo di pandemia oltre, e soprattutto direi, a rimetterci in carreggiata nel più breve tempo e nel miglior modo possibile, nei prossimi mesi a venire.
Nato a Lisbona, in Portogallo, nell’anno 1195, battezzato con il nome di Fernando, all’età di soli 15 anni entra nel convento agostiniano San Vincenzo, appena fuori Lisbona. Nel 1220 viene a contatto con i frati minori seguaci di S. Francesco d’Assisi e nello stesso anno, nel mese di settembre, entra a far parte dei seguaci di S. Francesco d’ Assisi e per l’occasione abbandona il vecchio nome di battesimo per assumere quello di Antonio. Riceve in seguito l’incarico di Ministro Provinciale del nord Italia (ossia guida delle fraternità francescane) e decide di stabilirsi nella città di Padova, dove morirà nel 1231 a soli 36 anni.
La “Maratona”: diversi cambiamenti nell’arco degli anni per questa gara: la “Padova Marathon” diventa tale solo a partire dal 2017; sino all’anno precedente infatti era denominata “Maratona Sant’Antonio”. Per molti anni, fino al 2010, alla quale edizione partecipò anche il sottoscritto, la partenza era prevista da Vedelago; dall’anno successivo, a causa del termine del contratto con il comune di Vedelago, la partenza viene spostata a Campodarsego e, finalmente, dal 2016, partenza (dalla pista di atletica dello Stadio Euganeo), e arrivo (nello splendido parco Prato della Valle), avvengono nel capoluogo veneto. Oggi avrei dovuto partecipare nuovamente, dal vivo, alla maratona sul nuovo percorso ma, per il motivo che ben tutti conosciamo, la gara non è stata annullata ma semplicemente posticipata al 20 settembre. E in quella data verificherò finalmente il nuovo percorso. Virus permettendo.
Sant’Antonio, assistici Tu !!!
Grazie in anticipo e…… a presto
Maurizio
COME LA VA’ LA VA’ di Ettore Comparelli
3° tappa del circuito delle “11 Maratone della Speranza”: la Padova Marathon “Che il Santo ci aiuti”.
Bagài,
sono nato tapascione e morirò tapascione, speriamo non a causa di questo virus di merda (excusè moi le francesism e la tocata de cojon).
Il mio motto era “Per correre meno di 20km non mi muovo neanche da casa”. Come tapascione pre-Fidal ho partecipato a 10 maratone, 8 sei ore e 5 dodici ore non competitive Fiasp senza pettorale ma con tanto di vidimazione sui libretti IVV con i km effettivamente percorsi (sempre compresi tra 42 e 46km). Purtroppo non sono valide per diventare socio “effettivo” del Club Super Marathon Italia, avendone poi corse solo 32 come Fidal.
Nel 2000 ricevetti la chiamata del Santo che mi disse “Mettiti il pettorale e corri da me!” Così mi iscrissi alla mia prima gara Fidal con tesserino giornaliero da 7.000 lire: “La 1° Maratona del Santo” da Vedelago a Padova.
E stamattina, sono sceso in giardino per presentarmi allo Stadio Euganeo per prendere il pulman che ci portava alla partenza. E mentre cricetavo tra giardino e box, ho ripercorso col pensiero tutta la gara; partenza ritardata per non arrivare al passaggio a livello con giù le sbarre e poi 42km sotto un sole che pareva luglio. Mi sono mancati tantissimo l’acqua gassata, la coca ed i panini col salame dei ristori tapascionici. Ho corso come al solito: senza preparazione, come la và la và, sparando subito tutte le cartucce che avevo in canna per poi “veleggiare” fino al traguardo, superando lo stesso un sacco di scoppiati e bolliti. E poi l’arrivo in Prato della Valle col cronometro che segnava poco più di 5 ore mi sono sentito lo stesso un atleta!
Ora il mio motto è “Non fare più di 10km altrimenti il tuo ginocchio ti castiga”; per cui ho fatto 25 giri da 400m tagliando come allora il traguardo a mani alzate.
Ettore “criceto” Compa
NON POTEVO MANCARE di Sergio Chippari
Oggi avrei corso la Maratona di Padova a cui mi ero iscritto con alcuni amici del gruppo #baserunningteam di Piazza d’Armi: Domenico, Andrea, Antonino e Marzia. Sarebbe stata la mia terza Maratona, forse la prima che avrei corso con l’esperienza maturata nelle precedenti maratone. Nella prima settimana di Marzo con l’inizio della pandemia abbiamo interrotto la tabella degli allenamenti, cercando comunque di mantenerci in forma con esercizi a casa, in attesa di tempi migliori. Quando ho letto su FB che il Club SuperMarathon organizzava le Maratone della Speranza ed era oggi in programma la Maratona del Santo mi sono detto che non potevo mancare, e anche se solo simbolicamente e virtualmente, per pochi chilometri, rispettando tutte le normative, ho immaginato di essere a Padova sotto l’arco della partenza e conserverò la “medaglia di cartone” come ricordo di un nuovo inizio. E poi la Padova Marathon di Aprile 2021 non è così lontana…
DA MONZA ALLA TOSCANA IN 3/4 KM di Domique Crippa
Questa volta sono pronta, lavata. Dove ho corso? Intorno al condominio, in superficie e allo scoperto! Se vado avanti così, alla fine delle 11 maratone della speranza, mi trasformerò in ghepardo della savana, a furia di upgrade!
Ma mettiamo l’ironia da parte, almeno per un momento. In questo racconto vorrei provare a esser seria, perché solo correndo mi sono accorta di quanto fosse bello il mio quartiere, quello in cui sono nata e che per un motivo o per un altro non ho mai avuto modo di conoscere fino infondo. A 200mt da casa mia ho scoperto dei campi. Distese di verde e respiro. Ci credete? Io faccio ancora fatica: il mio balcone affaccia su un poco ridente viale, grigino e sempre trafficato. È stata una sfida magica, questa: da Monza sono arrivata fino in Toscana, e in soli 3/4km di sudore! Per una volta non è stata la fatica della corsa a lasciarmi senza fiato, ma la vista che ne ha accompagnato la durata…
Per non deludervi, dopo tutta questa serietà, un aneddoto spiritoso ve la lascio: nel rientro a casa, un tizio del tutto sconosciuto e in bicicletta mi fa: “ué Rosy Bindi che tatuaggio, cos’è? Una luna?” ed io: “Un albero…” “ma dai…” conclude lui e… e niente. Fine. E non fate domande ché non ho risposte.
DOMENICA DELLA DIVINA MISERICORDIA: IL BUON DIO VEDE E PROVVEDE di Francesco Diani
Domenica 19 Aprile. Terza Maratona della Speranza “Che il santo ci aiuti! Padova Marathon”.
Con l’auspicio che sia una buona giornata di Festa, dopo aver indossato la maglia del mio Gruppo Virgiliano e ricordato l’acqua patita l’anno scorso a Padova come pacer, mi ritrovo oggi all’appuntamento con gli amici supermaratoneti e con l’Italia intera, col pensiero e col cuore, nonostante tutto!!
E’ mattina, ore 7:20, parto con un po’ di anticipo …
Il percorso intorno all’isolato, seppur limitato, è carino (!), praticamente tutto su marciapiede ed in tutta sicurezza. Sembra fatto apposta per restare sempre nei 200mt dall’abitazione consentiti dall’Ordinanza regionale lombarda.
Ma, soprattutto, sono al centro del centro della vita della mia collettività cittadina: parto dalla piazza della chiesa parrocchiale dove vivo settimanalmente i momenti di fede comunitari, costeggio le scuole elementari delle mie figlie, di fronte vedo le scuole medie dei nostri giovani e del nostro domani.
Pochi metri ancora e mi ritrovo giusto nel mezzo tra la vitalità – ahinoi, temporaneamente silente – dell’oratorio parrocchiale alla mia destra, e il nuovo Centro Culturale, a sinistra. Qui ci sono gli spazi della Cultura dell’incontro, della preziosa biblioteca, delle aggregazioni associative che si riuniscono e lavorano per il paese, dell’auditorium e dell’arena estiva con tutte le ricche rassegne che vi si svolgono. L’enorme murales di venti metri è dedicato all’artista Frida Kahlo: i suoi occhi penetranti osservano l’incedere dei miei passi e mi fanno ricordare quella sua esperienza dove, dalle spine di una vita martoriata, è fuoriuscita la sua eccezionale personalità e la valenza artistica.
Ancora pochi metri ed ecco che dai giardini di qualche villetta provengono i profumi di chi godrà il piacere di una bella grigliata in famiglia. Poco dopo, passata la farmacia (un luogo che proprio con la terapia della corsa cerco – possibilmente – di evitare), mi ritrovo di nuovo al punto di partenza. Quasi 1000 metri, da ripetere più di 42 volte, ma che racchiudono la simbologia della vita sociale e tutto il legame di appartenenza alla ritualità sequenziale della vita normale.
Invero non mi è per niente usuale correre in mezzo alle case. Come tutti i runners spero di tornare presto a correre sui lungolaghi di Mantova o tra i campi ed i fossi, dove non c’è quasi nessuno – tranne nutrie ed aironi – e ci si gode solo la natura e l’avvincendarsi dei suoi colori e dei suoi profumi. E dove ritrovo tutta l’aria buona e pulita della mia infanzia in campagna.
Meglio non pensarci. Anche perché corro con la mascherina (obbligatoria in Lombardia) che è un presidio assai poco salutista. Così imbavagliato sento tutte le conseguenze dell’alcalosi che il rientro di anidride carbonica produce nel sangue. E più la condensa la inumidisce, più la respirazione diventa affannata. Al termine la fatica aggiuntiva si farà sentire.
Per strada pochissima gente. Dal micromondo del mio pezzetto di quartiere mi piace pensare che tutta l’Italia sia fatta di cittadini responsabili e rispettosi delle regole. Nelle ore che ho corso, avrò incrociato una ventina di persone (pochi col cane, qualcuno diretto all’edicola).
Peraltro il tutto è ben presidiato. Silenziose e discrete le tre pattuglie di controllo (le auto dei Carabinieri e della Polizia Locale) che ho incrociato. Le domeniche scorse mi avevano fermato e chiesto spiegazioni. Stavolta no. Ma le sento comunque vicine a proteggere la nostra sicurezza, quasi un senso di incoraggiamento alla responsabilità collettiva con le Autorità – il pensiero va al mio sindaco Morselli, gravato pure dall’onere della Presidenza della Provincia, – che stanno sostenendo i territori ed il Paese intero, affrontando scelte importanti e decisioni difficili per superare quest’emergenza straordinaria.
E così, carico di pensieri di speranza e di gratitudine, concludo la mia Maratona in 4:57’, il peggior risultato di queste tre domeniche. Ma tant’è … ci sarà il tempo per fare meglio.
Anche perché mi sembra che il sentire generale sia quella stessa grinta che i corridori conoscono bene: che dopo ogni caduta si riparte, che per ogni allenamento sofferto arriva poi un risultato premiante, … insomma che dice che siamo tutti più vivi che mai. La stessa medaglia (ancorchè virtuale), coniata appositamente dal poliedrico Presidente del Club SuperMarathon e che porto orgogliosamente al collo, mi rende parte di una comunità che vuole farcela e non fa differenza con la gioia di chi vince le battaglie più dure.
Soprattutto oggi, la felicità di aver finito questi 42km mi accomuna a chi è uscito guarito dall’ospedale, al personale sanitario che vive la prima linea dell’emergenza, agli operatori dei servizi di sicurezza e delle attività primarie del Paese, a … insomma, nessuno escluso.
Perché oggi è anche la Domenica della Divina Misericordia: il buon Dio vede e provvede.
RINASCERO’ RINASCERAI di Michele Dicorato
Rinascerò…….
Rinascerai…………
Quando tutto sarà finito……
Tornerà la luce, tornerà il sole……
Rinascerò…….
Rinascerai……….
La tempesta che ci travolge,ci piega ma non ci toglie……
Siamo in vita per combattere la sorte,e ogni volta abbiamo vinto……
Questi giorni cambieranno i nostri giorni ma stavolta impareremo un po’ di più…….
Rinascerò……..
Rinascerai………..
Tutto finirà la luce è il sole ci abbraccerà con il suo calore……
Torneranno giorni migliori…..
SAREMO PERSONE MIGLIORI
SOGNAVA DI CORRERE LA MARATONA DEL SANTO di Paolo Farina
Quando devi scrivere un post, Facebook ti chiede: “A cosa stai pensando?”. Per ogni passo dei miei 42,21km stavo pensando a Sara: strappataci con violenza, due anni fa, da un osteosarcoma, a soli 13 anni. Sognava di correre la Maratona del Santo. Oggi io l’ho corsa per lei e forse …forse lei l’ha corsa per me. Questa è tutta per te, cara, dolce, piccola Sara. Ed è anche per voi, carissimi Andrea Rodighiero, e Verena Jauch.
TUTTO DI TE RIMANE! LA MARATONA DI SARA di Paolo Farina
«Quando devi scrivere un post, Facebook ti chiede: “A cosa stai pensando?”. Per ogni passo dei miei 42,21km stavo pensando a Sara: strappataci con violenza, due anni fa, da un osteosarcoma, a soli 13 anni. Sognava di correre la Maratona del Santo. Oggi io l’ho corsa per lei e forse …forse lei l’ha corsa per me. Questa è tutta per te, cara, dolce, piccola Sara. Ed è anche per voi, carissimi Andrea Rodighiero, e Verena Jauch»: questo breve post è tutto quello che sono riuscito a scrivere al termine della “Maratona di Padova – Che il Santo ci aiuti!”.
Chi mi conosce, sa che ho una certa familiarità con le parole, sia quando si tratta di comunicazione scritta che, ancor di più, quando si tratta di fare due chiacchiere. Eppure, questa volta, non sono riuscito ad aggiungere nulla di più a quanto avete già letto. È stato merito del presidente del Club Super Marathon Italia, Paolo Gino, incitarmi a vincere la mia iniziale ritrosia perché, come mi ha scritto: “Sara merita di più”. Ed eccomi qui.
Chi è Sara? Sara è stata una persona eccezionale. Chi volesse conoscere la sua storia, dovrebbe ascoltare a lungo i racconti dei suoi genitori, Andrea e Verena, o dei suoi fratelli, Lucia e Luca, o dei suoi nonni, o ancora dei tantissimi suoi amici, in particolare quelli della parrocchia, del gruppo scout e della squadra di pallavolo.
Non potrà però ascoltare Sara, se non in un’altra dimensione. Perché Sarà ci è stata strappata e questo lo avete già letto: a soli 13 anni, dopo un anno di sofferenze indicibili, per via di un crudele osteosarcoma che le ha divorato prima le ossa e poi la carne. Ma non l’anima.
Perché lei mai si è arresa. Fino all’ultimo ha voluto studiare, pur essendo in ospedale. Faceva i compiti, progettava di imparare nuove lingue, suonava la sua chitarra, disegnava, scriveva. Soprattutto, dava speranza, “costringeva” al sorriso. Fino all’ultimo giorno.
Quella di Sara non è un “bella storia”: è un fatto crudele. Nondimeno, proprio come nelle belle storie, la sua morte, come quella del chicco di grano, continua a portare frutti belli.
E così i suoi genitori si sono inventati il progetto “Sarà con noi”, per finanziare una borsa di studio di ricerca sull’osteosarcoma pediatrico. Il progetto è coordinato dalla Fondazione “Città della speranza”, di Padova. Chi volesse trovare informazioni può leggere qui.
A loro volta nonna Etta e nonno Memo, professori e scrittori affermati, hanno prodotto un’antologia di poesie, il canto lirico del loro dolore inconsolabile per la perdita della nipotina. Il libro si intitola “Tutto di te rimane” e chi lo acquista continua a finanziare la medesima borsa di studio.
Sì, Sara era di Padova: era una gran sportiva, ma non ha potuto correre la maratona che sognava di correre. L’idea le era venuta in mente proprio quando sperava di poter tornare a camminare. Ho avuto io l’esclusivo privilegio di correrla con e per lei.
Sì, Sara era una maratoneta nell’anima: in passato aveva già partecipato a gare di 10 km, oggi continua farci correre per non deluderla, per raggiungere le sue altezze.
Sì, anche questo è stata la “Maratona di Padova – Che il Santo ci aiuti!”: è stata la maratona di Sara. Che merita di più.
INFERNO E PARADISO di Gaffurini Sandro
Vivere una vita di spontaneità, verità, amore e bellezza significa
Vivere in paradiso.
Vivere una vita di ipocrisia, menzogne e compromessi
_ Vivere una vita seguendo le aspettative altrui _ significa Vivere all’inferno. Fulvio e Sandro
BIRICHINO JACK di Stefania Focarelli
E anche questa “maratona” è andata! 32 km corsi in momenti spezzettati della mattina iniziando alle 5.30 nei box sotterranei di nascosto! per poi continuare un ora all’aria aperta sotto casa in uno spazio limitatissimo e successivamente in casa sul tapis.
Stavolta a farmi compagnia il mio bellissimo birichino ? che per tutto il tempo è stato a guardarmi con gli occhi pieni di amore e di speranza.
Rare volte ci soffermiamo a guardare chi ci sta accanto in silenzio … questo virus ci ricorda che a volte è bene fermarsi e valutare bene chi sempre e comunque ci rimane vicino. Quindi questa medaglia virtuale va al mio bellissimo birichino Jack ?
DONNE E’ ARRIVATO L’ARROTINO DI Paolo Gino1
Donne, è arrivato l’arrotino. Arrota coltelli, forbici, forbicine, forbici da seta, coltelli da prosciutto. Ripariamo cucine a gasse, abbiamo tutti i pezzi di ricambio per le cucine a gasse. Se avete perdite di gasse noi le aggiustiamo, se la vostra cucina fa fumo, noi togliamo il cannone della stufa
Gli arrotini di una volta, quelli con il carretto ambulante o il furgoncino con l’altoparlante. Oggi non ci sono più nemmeno le cucine “a gasse”, i coltelli rotti si buttano, quelli da prosciutto e le forbici da seta ormai chi se li ricorda più.
L’ultimo rimasto fa il fotografo e abita a Milàn in via Canonica vicino alla Veronica del genio che dopo Leonardo da Vinci ha plasmato la città: Enzo Jannacci. Un po’ ci ha del cabarettista e dell’artista di piazza. Al secolo Sergio Tempera è un eterno ragazzo che sfiora per anni il doppio della quarantena. Sergino per gli amici Arrotino per le donne.
Chiuso in gabbia in una bella casa di ringhiera finito di fare le punte ai coltelli e alle matite a avanti e indrè per la ringhiera da quindes meter. Sessantasette per un kilometro. ome la testiera del suo computer che si inceppa quando fa post e collage è partito anche lui bandiera in spalla avanti indrè. 1km a Milano, 2km a Orta, 3km a Padova, promette ai fan 11 km a Suviana. Donne di via Canonica è arrivato l’arrotino
Ma, ti ricordo ancora come un primo amore
Lacrime e rossore fingesti per me
Ma, mi lasciasti fare, senza domandare, quello ch’io
Pensassi di te
Veronica, il primo amor di tutta via Canonica
Con te non c’era il rischio del platonico
Veronica, con te
Veronica, da giovane per noi eri l’America
Davi il tuo amore per una cifra modica
Al Carcano, in pè
Veronica, l’amor con te non era cosa comoda
E il luogo certo era il più poetico,
Al Carcano in pè in pè in pè….
SOFFIO di Paolo Gino
Devo scontare ancora un mese o un anno? La guardia passa con carrello di libri consunti e ne prendo uno che dal titolo mi potrà durare un anno. E’ polveroso, ostico, ma suggestivo e mi allieta la reclusione giorno dopo giorno, anno dopo anno sono 225 racconti; alcune sono brevissime, altre sono lunghissime. Le scrisse Luigi Pirandello le raccolse tutte, dal 1922 al 1936, con il titolo “Novelle per un anno”. Le più famose: “Il treno ha fischiato”; “Tu ridi”; “La Giara”; “Felicità”; “Dal naso al cielo”; “La carriola”; “Soffio”
Forse perché stasera mi manca l’aria leggo “Soffio”. Genere fantastico, onirico, surreale come le ore passate qui dentro. Il protagonista si accorge di avere, involontariamente e inavvertitamente, il potere di uccidere altre persone, facendo il semplice gesto di soffiare fra il pollice e l’indice, “Come a far volare una piuma che tenessi tra quelle due dita”. Il protagonista fatta questa scoperta esclama: “Ah la vita cos’è! basta un soffio a portarsela via”. Poi si accorge, che aveva già ucciso, inconsapevolmente, il suo amico Calvetti. Dopo il protagonista va fra la gente e, con il suo gesto, uccide ancora tante altre persone. “Novecento sedici in una sola notte”. Poi incontra un giovane dottore il quale gli dice che in paese è scoppiata una pandemia. Allora il protagonista pensa che sia lui la causa di questa pandemia: “Ero io, ero io; la morte ero io”. Poi facendo sempre lo stesso gesto uccide altre persone per la strada e ne uccide altre sei in ospedale. Poi arriva davanti a un giardino e guarda una giovinetta vestita con un abito celeste. Invece di soffiare fra il pollice e l’indice, si intenerisce di tanta dolcezza e guarda, invisibile, la ragazza e la mira da lontano. A questo punto il protagonista, davanti alla fanciulla, comincia a non sentire più il suo corpo perché diventa invisibile; infatti la sua immagine è sparita, soffiata via, “non avevo un corpo e non avevo ombra”. Infine il protagonista dice che “il suo sguardo era l’aria stessa che accarezzava”.
Chiamale soffi o suggestioni, ma mi alzo guardo oltre la grata del bunker e vedo scendere da ambulanza un’infermiera vestita di celeste…..
MI SON FATTO UN REGALO PER IL MIO COMPLEANNO: LA SPERANZA di Fabio Gonella
Oggi ho compiuto 39 anni. Gli antichi latini direbbero che ora sto vivendo il mio 40esimo anno. Iniziato in questa maledetta 40ena. Mi sono fatto un regalo, ho corso interamente la Maratona della Speranza del CLUB Supermarathon Italia dedicata a Padova. I 42,2 km della distanza regina, naturalmente dal mio #tapisroulant. Anno scorso ho corso nella città del Santo, un’esperienza unica: ero nella settimana di pieno carico per il Passatore, tre giorni dopo la 50 km della Romagna e tre prima della maratona del riso a Santhià. Un percorso affascinante, tra i colli Euganei ed il bellissimo centro cittadino, ma allo stesso tempo tormentato da un terribile acquazzone. Un percorso lungo il quale ho incontrato molti amici e ne ho conosciuto di nuovi. Oggi ho indossato il pettorale numero 40 per il mio nuovo anno e per onorare la #40enaChallenge dell’amico Simone Leo. Ho terminato la maratona un po’ provato, ma immensamente felice di aver potuto festeggiare nel modo che amo.
NON HO PAURA DEL BUIO di Paola Grilli
Oggi la mia prima Padova Marathon, ma purtroppo come tante altre manifestazioni è stata annullata e rinviata…. a ottobre, o forse al prossimo anno, ma grazie all’iniziativa del Club Supermarathon abbiamo corso la 3^ maratona della speranza “Che il Santo ci aiuti..Padova Marathon”
Questa mattina, ho rivolto la mia preghiera S.Antonio da Padova, ho ascolta le parole di Papa Francesco e sono partita all’insegna dell positivà…non a caso ho indossato la maglietta dell’associazione di promoziona sociale “Non ho paura del Buio”per me di una particolare importanza.
Premetto non devo dimostrare nulla a nessuno se non a me stessa.Vivo le mie giornate con alternanza fra tristezza, reazione e positività.
Ho iniziato la mia corsa immersa nel silenzio sovrano di questo periodo, pensando che dopo un’imprevista e devastante tempesta all’orizzonte appare nei suoi splendidi colori L’ARCOBALENO simbolo del”unione fra il cielo e la terra.
Stiamo vivendo in mezzo alla tempesta da tanto tempo…ad oggi sembra che si stia attenuando…anche se lentamente…per questo la prudenza e la cautela dovranno far parte della nostra vita ancora per molto tempo…e ognuno di noi dovrà fare la propria parte….
per rispetto verso se stessi e gli altri;
per rispetto a medici, infermieri, commessi e tutti coloro che devono recarsi al lavoro per garantire l’approvvigionamento dei beni e servizi essenziali;
per rispetto ai lavoratori , artigiani ,commercianti e tutti coloro che sono costretti a casa, perché il loro luogo di lavoro è obbligato a chiudere le porte,
Per rispetto a chi ha perso il lavoro o la propria attività.
Ma sopratutto non vogliamo rendere vano IL SACRIFICIO di chi ha pagato con la vita la lotta contro questa tempesta del secolo.
L’ARCOBALENO tornerà nella sua straordinaria bellezza, come promessa di speranza, di armonia, di pace, di iniziazione di un nuovo mondo…….
Paola
A 200 METRI DALLA RESIDENZA di Giuseppe Lallo
Di recente il sindaco di Sesto San Giovanni, dove io abito, ha concesso di correre fuori casa rispettando la distanza di 200 metri dalla propria abitazione (prima era vietato anche solo uscire all’interno del proprio condominio). La Padova Marathon è stata la mia prima “uscita” fuori porta dopo tanto tempo, dove le mie precedenti corse erano tra balconi e box (in orari non di punta, per evitare di incrociare altre persone e comunque tentare di rispettare i divieti imposti all’interno del condominio). Così questa domenica coperto di bandana (che simulava una mascherina, obbligatoria), parto ed incomincio a correre lungo la recinzione esterna del mio condominio. Cavoli che bello, mi sembra di correre in mezzo ai parchi, come una volta, che bello! Sento l’aria che mi viene incontro e mi piace, altro che box! E noto quasi subito una cosa: la corsa presenta una lieve pendenza (stiamo parlando di stupidaggini) tra un estremo della recinzione e l’altro.. correre nei box od in casa mi aveva abituato a percorsi piani, zero pendenza, e devo dire la verità mi ha colto di sorpresa. Mi ero dimenticato delle salite e delle discese che quotidianamente facevo prima ed alle quali non facevo più neanche caso. Ora un solo infinitesimo di grado di pendenza lo sentivo (non che mi desse fastidio): quante cose davo per scontato.. ora mi sembra tutto così differente, nuovo. Mai avrei pensato di correre due ore intorno al condominio, mai avrei pensato mi sarebbe piaciuto.
IN TESTA NONNO TOGNI di Rosetta Lettieri
E oggi Maratona del Santo di Sant’Antonio da Padova
SONO ANDATA CON I RICORDI ALL’ANNO CHE CON UN BEL GRUPPO DI SUPERMARATONETI IN ALLEGRIA CON IN TESTA IL NONNO TOGNI CI SIAMO DIVERTITI PER TUTTO IL PERCORSO! OGGI A CASA INTORNO AL MIO ORTO A FARE IL CRICETO !
MA VA BENE ! CI AUGURIAMO CHE FINISCA PRESTO! Sono già a casa.
UNA SPINTA EMOZIONALE GIOSA, SPENSIERATA, BENEFICA di Andra Menghini
L’esser venuto a conoscenza delle Maratone della Speranza è di aver sentito il bisogno di partecipare, anche per me che sono un runner della domenica e poco più, è stata un’idea elettrizzante che da subito di è rivelata portatrice sana di entusiasmo e positività. Sarà il momento negativo e di tensione che stiamo vivendo, con tutte le limitazioni del caso, ma riuscire ad avere lo stimolo e la voglia a praticare sport fuori dagli schemi, in luoghi fuori dall’ordinario, senza l’assillo del tempo, senza l’adrenalina della gara ma con una grossa spinta emozionale, è stato qualcosa di giocoso, di spensierato e di veramente bello. Se poi ci mettiamo che ognuno di noi ha contribuito con un piccolo/grande gesto benefico a superare questo triste momento, ecco che la vicenda merita solo un grosso applauso e un grazie di cuore a chi l’ha pensata e attuata. Complimenti. Andrea Menghini, Arezzo.
MI SDRAIAI NELL’ERBA FRESCA DI PRATO DELLA VALLE di Pasqualino Onifrillo
Terza maratona virtuale sulle undici in programma ricalcando più o meno quello che era, o meglio, sarebbe stato il programma delle maratone/ultra italiane 2020, sempre all’insegna della legalità e della solidarietà.
E così domenica scorsa è stata la volta della Padova Marathon, corsa stavolta intorno casa (vista la bella giornata di sole e lontano dal mio tapis roulant) ricordando il piacere di averla corsa nel lontano 2006: fu la mia terza maratona e fu precisamente il 23 aprile 2006….stampato sulla maglietta celebrativa rispolverata per l’occasione insieme alla medaglia!
In quella trasferta andai con il mio amico-collega Carmine che svolse il ruolo di autista, con la sua spaziosissima Fiat Multipla ed insieme al mio compagno di squadra Tommy che, nell’occasione, fece da accompagnatore, nel senso che mi aspettò sulla linea della mezza maratona (in prossimità del nostro hotel) e mi avrebbe dovuto sostenere fino all’arrivo.
In effetti Tommy mi sostenne quasi fisicamente, in quanto, dopo il trentacinquesimo chilometro, forse per colpa di un caldo anomalo (all’arrivo il termometro segnava più di 30°), avevo letteralmente finito le forze e gli ultimi chilometri furono un vero calvario.
Ricordo con piacere l’erba di Prato della Valle, la piazza del centro storico di Padova, sulla quale mi sdraiai appena ricevetti la medaglia all’arrivo.
Più che la città di Padova ricordo i paesi limitrofi, in quanto la maratona partì da Vedelago ed attraversò una decina di paesini della provincia (rallegrati da numerose bande degli Alpini) prima di arrivare in città proprio a Prato della Valle, che oltre ad essere la piazza principale della città, è anche una delle più grandi e suggestive (particolare la sua forma ellittica) piazze d’Europa, per me nota, prima di quel giorno, perché teatro di parecchi Festivalbar ed altri concerti musicali.
Ovviamente nella piazza vi è la Basilica di S. Antonio che visitammo il giorno prima della gara, dopo il ritiro del pacco gara contenente la maglietta celebrativa rispolverata domenica scorsa.
Persi l’occasione (stante l’assenza in quella trasferta di mia moglie che è la vera intenditrice di casa) di visitare la Cappella degli Scrovegni, contenente un celeberrimo ciclo di affreschi di Giotto, ma sarà sicuramente il pretesto per tornare nella città veneta in una futura maratona, appena questa emergenza coronavirus passerà e finalmente si potranno visitare le bellezze architettoniche della città veneta.
POI SCAPPO VIA di Sole Paroni
Oggi ho corso la mia terza lockdown marathon a distanza di 5 anni esatti dal mio PB a Padova. Ci ho messo solo poco piú di 3 ore e mezza in piú, ma visto il contesto, è stato un traguardo da considerarsi non meno “dignitoso”. Da prima ancora che partissi, ho percorso la mia maratona svogliata, demotivata, letteralmente stufa, con la perenne sensazione di essere un giaguaro catturato e messo nella gabbia di uno zoo. Non ne posso piú di questa frustrante clausura, non ne posso piú di critiche, giudizi, sguardi indiscreti, di sentirmi in colpa per fare anche quel poco che mi è lasciato concesso di fare, ma l’ho fatto comunque per darmi almeno una parvenza di poter continuare a perseverare in ció mi è stato portato via, senza aver commesso alcuna colpa, senza che questa privazione possa veramente servire a qualcosa. Un sacrificio che io considero inutile, a dispetto delle critiche che le mie insinuazioni possono far piovere a catinelle. Non è stato facile oggi continuare a correre in tondo, e cambiare senso di marcia, e andare avanti e indietro sempre per lo stesso pezzo di strada, sempre nello stesso giardino, senza pubblico se non qualche sguardo ostile, e sentirsi nel mirino. Ma l’ho fatto e lo farò ancora fino al 4 maggio, poi scappo via, e cascasse il mondo se qualcuno mi tratterrà ancora!
COMINCIA DALL’INIZIO E VAI AVANTI FINO ALLA FINE. A QUESTO PUNTO FERMATI. SENZA MAI MOLLARE. di Remo Pretini
Corro da una vita.
Mi piace correre; ho corso in strada, nei boschi, in montagna, sull’ erba o sulla neve, nel deserto o sulle Alpi, di giorno e di notte, con il sole o con la tempesta, da solo o in compagnia, tenendo per mano la donna della mia vita o nel mezzo di un gregge belante.
Ho corso sereno o preoccupato, giovane e meno giovane, senza pensieri o con tanti assilli.
Insomma, la corsa è una parte della vita.
Penso che la corsa sia la cosa più importante tra quelle meno importanti.
In tanto tempo ho quindi incrociato le corse con momenti difficili.
Da qualche settimana gli eventi attuali non ci consentono di uscire di casa.
Le corse e gli allenamenti, come anche una semplice passeggiata, non possono essere svolti.
Ognuno si inventa la giornata.
Io come molti altri atleti corro sul tapis roulant, mentre alcuni vanno su e giu per le scale accumulando dislivelli tali da equiparare la salita del monte Everest, altri girano per balconi e terrazzi o, i più fortunati, in giardini più o meno estesi.
Noi atleti siamo decisamente strani; vediamo le cose in modo tale da trovarci motivi per esprimere la nostra passione.
Ecco quindi che al Club Supermarathon è venuta una idea semplice e meravigliosa: al posto delle tante maratone impossibili da correre in questi periodi, si sarebbero corse altrettante maratone, ognuno in casa propria, partendo tutti alla stessa ora, correndo per quanto si vuole, versando la quota d’iscrizione ad uno dei tanti enti ed associazioni che attualmente sono coinvolti nell’ emergenza che ci ha colpiti.
Il progetto è stato chiamato 11 Maratone della Speranza 2020; anche io le corro.
I pensieri che mi suscitano queste corse sono tanti, sono strani.
Soprattutto sono stanco di piangere i tanti morti di questi tempi; tutta questa sofferenza fatico a sopportarla.
Penso al mio amico Max, che mentre io sono sul tapis roulant è intubato, ed ogni volta che un amico comune mi chiama devo sedermi, perchè non so mai quello che mi sentirò comunicare.
Penso e ripenso a Mario, mio collega e compagno di studi, che ha dato la vita per curare i suoi pazienti, il quale lascia una moglie ed una figlia.
Forse corro solo perchè devo scaricare le tante emozioni ed i tanti pensieri.
Forse corro perchè è un modo per far vedere a Loro, a tutti Loro che ci hanno preceduti in Cielo, quanto in una situazione come l’attuale si riesce a non mollare.
Forse corro perchè ho paura e la fuga è la sola risposta che riesco a dare.
Forse corro per tutti questi motivi ed anche altro: perchè sono solo un uomo, che cerca di mettercela tutta per reagire.
La prima pagina di un mio libro di oltre quarant’anni fa riportava questa frase: “Comincia dall’inizio e va avanti sino alla fine. A questo punto fermati”.
Dio solo sa come andranno le cose; io ce la metto tutta per vivere la vita e non farmi vivere dalla vita.
Queste corse sul tapis roulant la dedico a tutti Noi.
A quelli che ci hanno preceduti in Cielo.
A noi che siamo nella prova.
Remo Pretini.
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LA BUONA VOLONTA’ di Federico Roiter e Antonella Feltrin
Giornata iniziata con un leggero frescolino primaverile poi la stessa primavera ci descrive con i primi segni sui frutteti che la stagione è in piena attivita’ .
Pure noi siamo in piena attesa che con l’aiuto del SANTO e la buona volontà di tutti che questo difficile percorso aspro e duro lo possiamo solo raccontarcelo ritrovandoci al traguardo delle nostre corse tra i paesaggi che la natura ci offre.
LA MARATONA IMMAGINATA (o della Piastrella) di Giorgio Saracini
Finalmente!
La Padova Marathon, per un motivo o per l’altro, per un motivo o per l’altro mi è sempre sfuggita ma oggi son qui.
Non vedo nessuno, come mai? Aspetta… chiudo gli occhi… e subito lo Stadio Euganeo si fa pieno di atleti scalpitanti!
Pronti…partenza…via!
Corro, corro tanto, solo il traguardo mi fermerà.
Ecco Rubano..
…Ecco Selvazzano…
…Ecco Teolo…
…strano questi paesi mi sembrano tutti uguali come se girassi in tondo, magari è il caldo a stordirmi perché il cielo è sereno, è una bellissima giornata però, già, forse il sole è fin troppo cocente.. e che fine han fatto i miei compagni?
Ho perso il gruppo e son rimasto?
Un momento … supero lo sforzo , riprendo il ritmo, … socchiudo gli occhi ed eccoci! Li ho ripresi! Ora sfiliamo tutti insieme per le vie di Abano Terme, lì c’è il Kursal e quello la è lo strorico Hotel dell’Orologio.
Corro ancora si fa dura ma la strada è il mio richiamo, mi affanno ma non demordo.
Dai!
Entro in Padova e attraverso le strade più belle della città: Piazza dei Signori, Piazza della Frutta, ed ecco la magnifica basilica di Sant’Antonio, un luogo simbolo della cristianità..però che strana sensazione, me l’aspettavo diversa, meno squadrata, pare costruita impilando pallets di piastrelle di ceramica…dev’essere la stanchezza a farmi brutti scherzi, allora di nuovo serro gli occhi e…corro col cuore! Così non mollo, la costanza è la mia forza e viene premiata dalla splendida cornice del Prato della Valle , ove concludo in entusiasmante festa la mia gara. Saluto gli amici e i compagni di fatiche, come stanchi ma felici.
L’anno prossimo ritorneremo, e, con l’aiuto di Sant’Antonio, sarà sicuramente ancora più bella!
Apro gli occhi.
E sono già a casa.
LUCIDANDO LE MEDAGLIE, LA CORSA AI TEMPI DEL CORONA VIRUS di Stefano Sestaioni.
Ai tempi del Coronavirus cancello dal calendario le date sottolineate, disdico alberghi, aerei, treni. Ritrovo le foto dell’anno prima, quando salutavo le persone dando appuntamento “all’anno prossimo”.
Sulle chat di corsa le foto di medaglie, di luoghi straordinari, di amici che si abbracciano, di scarpe nuove appena comprate, di magliette da Pacer pronte per essere indossate, sono state sostituite da vignette di noi runner, presi in giro da tutti come le figure più pericolose da scovare in giro senza certificato…
Siamo i protagonisti indiscussi della satira di questi tempi più dei politici!
E allora non mi resta che sorridere e andare oltre, appendere tutte le mie medaglie fuori, in giardino, e nell’appenderle, una ad una rivivere di ricordi.
Sono ricordi anche molto lontani, ma le sensazioni sono vicine, vicinissime, sono dentro di me.
Rivivo la timidezza della mia prima Maratona, nella mia città Firenze, quando a piccoli passi non sapevo che stavo iniziando una nuova fase della mia vita.
Rivivo l’incoscienza della prima gara in cui volevo fare il tempo, ma non avevo gestito l’adrenalina, e ho perso l’obiettivo.
Rivivo la gioia della corsa fatta in coppia con mia figlia, con l’emozione di vederla per un attimo piccolissima, con la sua bambola in mano, e ritrovarla accanto a me, in pantaloncini e passo elegante a condividere una passione.
Rivivo le risate con l’amico di sempre, che inizia a correre e con il quale porto avanti una Pistoia Abetone godendomi i paesaggi a me familiari da quando ero bambino.
Rivivo i mille volti di chi ha corso con me, di chi mi ha aiutato a non mollare, di chi ho aiuto a non mollare, in questo generoso scambio di solidarietà e correttezza che da sempre per me accompagna la parola “corsa”.
Rivivo il mio PB e le lacrime che scendevano dopo mesi di duri allenamenti.
Rivivo i traguardi raggiunti zoppicando, forse più importanti di quelli raggiunti senza troppa fatica.
Sono sicuro che se ad ognuno di noi runners venisse fatta la domanda su cosa sarà la prima cosa che farà quando tutto questo sarà terminato, la risposta sarà la stessa.
Perchè se è vero che questo maledetto virus ci ha ricordato che l’essenziale per noi sono la salute, la famiglia e l’amore, è altrettanto vero che subito dopo l’essenziale, c’è il necessario, c’è la corsa!!
LA MIA PRIMA MARATONA SUL TAPIS ROULANT di Cinzia Spataro
Oggi si va a Padova, Padova la città dove, da giovane, ho studiato e che quando sono andata la prima volta sembrava così distante.
Quando poi, dopo anni, ci sono ritornata per la maratona, Prato della Valle mi è sembrata la piazza più bella del mondo.
E invece mi ritrovo in questo garage, con la mia musica e i miei pensieri.
La solitudine e lo spazio piccolo mi fanno pensare al mondo delle carceri (ricordato quest’anno da papa Francesco nella Via Crucis) e alle stanze degli ospedali in questo momento purtroppo così piene.
Luoghi in cui il tempo si dilata, in cui scorrono lacrime che non è possibile consolare.
In questo momento più che mai ci è chiesto di contemplare la sofferenza senza averne paura e di riuscire a sperare nella disperazione.
E con questi pensieri, 42 km sul tapis roulant sono diventati poca cosa e la stanchezza sopportabile (a parte le labbra viola). Cinzia Spataro
MATTO DA LEGARE di Aligi Vandelli
Oggi si va a Padova, ricordo una divertente edizione del 2013, quel mattacchione di Alfio Polidori, noto per tagliare il traguardo con una capriola, propone di correre mascherati. Bene, aderisco, preparo un sexy abbigliamento femminile, parrucca bionda, seno enorme, minigonna e calze nere a rete. Esco per correre nel mio solito avanti/indre di c.a. 20mt. rigorosamente nel mio giardino. I vicini di casa che per fortuna non mi considerano un untore del coronavirus, espongono un cartello con scritto “matto da legare” anzichè la frase ” andrà tutto bene “. I ristori sono gestiti dagli Alpini, al mio arrivo canti, balli, galanti inviti a cena e sotto banco grappini e vino. All’arrivo scroscianti applausi, sicuramente più a noi che al vincitore. Anche oggi è fatta, 12 Km poi doccia calda senza fila, pasta party ottimo ed abbondante, meritato riposo su poltrone e sofà maratoneti di qualità. Alla prossima, saluti. Aligi Vandelli.
Padove Varie nelle foto. 2020 avanti in drè. 2013 foto Pupetta Greco. 2007 dal libro Sergio Tampieri
NIENTE VIENNA. IL NOSTRO PRATER COME PRATO DELLA VALLE di Natale Zanovello
Oggi terminata la mia maratona fatta in casa. Giro da 200 MT per un totale di 6 ore 46 m. Era la maratona di Padova, che fu la mia prima, scelta per due motivo nel 2004. É la mia città di famiglia ed aveva 8 ore di tempo max. Dovevamo essere a Vienna, ma è andata così, la facciamo nel nostro PRATER come Prato della Valle. Ho aderito volentieri a Milano Resisti Marathon, forse farò qualcosa anche il 1 maggio, dal momento che non partiremo per la Puglia (cattedrali). Quest’anno mi ero prefissato di correre 20 maratone, ma il virus ci sta impedendo di realizzare i nostri progetti. Un grande ringraziamento a chi combatte in prima linea per farci guarire. Noi maratoneti siamo al loro fianco. Nelle ore che corriamo da soli, abbiamo sempre un pensiero per chi soffre e, personalmente, mi è spesso capitato di pensare ai miei cari che sono andati avanti. Pensiamo positivo per il futuro. Con me qui a Dorzano, é venuto a farsi una mezza maratona, un amico che abita vicino a me, per cui eravamo nel “legale” Salvatore Pellegrino già reduce da Berlino, Milano, Santhià. Con lui che mi doppiava spesso, la fatica sembrava essere meno pesante. Verso la fine ha cercato anche di piovere, ma eravamo organizzati anche. Spero che il”Santo” ci abbia visto e che ci dia una mano. Con questa esperienza i miei figli e nipoti hanno visto coi loro occhi cosa andiamo a fare in giro per il mondo quando non siamo a casa, e arrivare con lo striscione preparato e colorato dai nipotini é stato un momento emozionante.
III ° TAPASCIATA ORTOLANA CHE IL SANTO CI AIUTI PADOVA MARATHON di Anonimo1
Rieccomi nell’orto per il terzo appuntamento con le maratone della speranza, un pensiero alle persone in prima linea ai contagiati pensando il meglio per tutti, sorpresa oggi ho uno spettatore: un pettirosso che osserva da un filo, che da qualche tempo non vedevo.
Via partenza dopo pochi giri la mente comincia a viaggiare da sola e va alla gita familiare programmata e purtroppo annullata a Padova, come oramai consuetudine, con moglie figlia genero e due nipoti (quello dei rapanelli di Pasquetta e la sorella rimangono a casa con i genitori).
Arrivo mattinata di sabato, camminata fino prato della valle, ritiro pettorale per me e iscrizione alle non competitive per tutti gli altri Visita alla chiesa di santa Giustina per prendere l’olio magico, dicono che sia la soluzione per tutti i dolori muscolari. Pomeriggio benedizione delle scarpe da corsa in basilica del santo.
Domenica mattina Prato della valle per il pullman, come al solito, trovo Paolo e Marco, senza avere nessun appuntamento. Arrivo allo stadio, incontro con vari amici tra tutti il number 1 Piero Ancora.
Partenza giro di pista e via i km passano velocemente 5, 10, mezza attraversando i vari paesi ed eccoci ad Abano Terme, parecchie persone in strada: alcuni scocciati dal passaggio dei runners, altri indifferenti ma molti che incitano e applaudono.
Dopo alcuni km si superano diversi gruppi festosi con trombette e palloncini (a Padova sono molti) che spingono carrozzine con persone meno fortunate di noi.
Man mano la città si avvicina ecco il viale dei 37 / 38 che non finisce mai, si comincia a sentire la fatica ma teniamo duro.
Eccoci in centro il Duomo, caffè Pedrocchi, la Basilica Prato della valle km 42, le nipoti sono li in attesa dentro le transenne e come mi vedono partono anche loro per gli ultimi 195 metri, arrivo trionfale insieme, si passa il gonfiabile è finita questa volta si alza un grido 150 (in tempi normali sarebbe stata la mia 150) Pazienza avremo il tempo per recuperare.
La mente ritorna al reale, sono nell’orto il pettirosso è ancora lì, guardo l’orologio 12 km, fine corsa. La fantasia corre molto più della realtà.
Anonimo 1


