26 RACCONTI DELLA RISO AMARO LA MARATONA

LE FOTO DI QUESTA TMARATONA LE TROVATE SU: https://www.facebook.com/pg/clubsupermarathon/photos/?ref=page_internal

 

PRECEDENTI RACCONTI:

1 Milano RESISTI Marathon https://www.clubsupermarathon.it/maratone/4831-milano-resisti-marathon-i-vostri-racconti-della-prima-maratona-della-speranza.html

2 Racconti del Lago D’orta Marathon https://www.clubsupermarathon.it/miscellanea/4847-19-racconti-della-lago-d-orta-marathon-donando-sul-lago-dorato-di-ambrosino-arena-belloli-bartoletti-bocchi-bogliani-castrilli-capecci-colombo-comparelli-dicorato-falcier-farina-focarelli-grilli-lallo-lettieri-paroni-spataro.html

 

3 Maratona di Padova che il Santo ci aiuti https://clubsupermarathon.it/maratone/4856-racconti-della-maratona-di-padova-che-il-santo-ci-aiuti.html

 

4 50km Romagna mia ce la fai https://clubsupermarathon.it/miscellanea/4883-racconti-della-50km-romagna-mia-ce-la-fai.html

 

Sono in ordine alfabetico.

Sotto vedete le foto…RISO AMARO MARATHON.

 

 

SIAMO SULLA STESSA BARCA di Luigi Ambrosino

Riso amaro Marathon (Maratona del riso). Primo Maggio festa dei Lavoratori, un grande giorno, una festa conquistata negli anni per dedicare un giorno a tutti i lavoratori che ogni giorno, con non pochi sacrifici, fanno il proprio lavoro per potersi costruire una famiglia e condurre una vita decente. Ai lavoratori che hanno perso la propria vita lavorando.

Il lavoro è dignità, la dignità di essere indipendente economicamente, la dignità di creare un futuro per i proprio figli, la dignità di sentirsi integrato in un sistema produttivo e sociale. Poi ‘Siamo tutti sulla stessa barca’, puntiamo tutti allo stesso obiettivo, vivere la nostra vita nel migliore dei modi cercando di rispettare se stessi e gli altri.

Anche se credo che ‘Siamo nella stessa tempesta’, ma ognuno con la sua barca… Ognuno conosce la sua vita e la sua situazione. “Siamo sulla stessa barca” No non lo siamo. Siamo nella stessa tempesta, ma non sulla stessa barca. La tua barca può affondare, la mia no…o viceversa. In questo periodo, per qualcuno la quarantena è ottima….momento di riconciliazione…il lavoro sta andando normalmente o quasi, etc.

Per qualcuno è una crisi! Per altri una pace…un riposo…ferie. Per altri un tempo di tortura: “come pago le bollette?!?” Alcuni avevano come unica preoccupazione quale uovo di Pasqua era da comprare…Kinder o Lindt…

Alcuni preoccupati se ci sarà pane da mangiare nel fine settimana, oppure solo riso e fagioli. Alcuni fanno smart working dal loro attico…altri guardano nell’immondizia per sopravvivere.

Alcuni vorrebbero tornare a lavorare perché non hanno più soldi. Alcuni vorrebbero ammazzare chi vuole tornare a lavorare perché loro non pensano ai soldi, poiché loro li hanno da parte e non hanno bisogno di questo.

Alcuni hanno fede in Dio, che vedremo molti miracoli ancora nel 2020. Altri dicono che il peggio deve ancora venire.

Quindi…no, dire proprio che non siamo sulla stessa barca. Stiamo passando per lo stesso momento ma con percezioni, esperienze e necessità completamente differenti. E usciremo ognuno a modo suo da questa tempesta.

Così in questo momento è molto importante cercare di vedere oltre quello che si guarda. Vedere al di là del proprio partito politico, oltre la religione, oltre il proprio naso…non disprezzare il dolore dell’altro perché tu non lo senti, non giudicare la vita buona dell’altro perché tu non sai quello che ha passato per arrivare là…semplicemente non giudicate.

Giudicate di meno. Sia quello che non ha, sia quello che ha tanto. Sia chi vuole tornare a lavorare, sia chi vuole restare a casa. Alla fine dire proprio che siamo nella stessa tempesta ma in barche differenti.

 

 

RISO AMARO – STAR SMILE ITALIA . . . Marcello Arena.

‘Nu-ova GARA del ClubSupermarathon Italia con le RESTAMOSENE a casa VIRTUAL RACE ” 11 Maratone della speranza ” corfamoso pettorale “%$ (leggensi 254) . . . Splendida iniziativa solidale alla Protezione Civile contro il COVID 19 . . . Oggi 01 maggio, San Giuseppe lavoratore, si corre la quinta RACE ” 01 MAGGIO RISO AMARO MARATHON ” . . . Poco prima delle 09 Juan – Paolo – Angelo e Simone ci ricordano le motivazioni della gara di oggi e poi Juan con il DELAY di diciannove secondi dà il via alla RACE con La GIUDICE VERY YOUNG, che oramai ESPERTA, prenderà la bandierina VIRTUAL con il suo insindacabile COMODOvirtual e la gara inizia . . . Giri da 50 metri da ripetere 77 volte . . . Radio sintonizzata su FM 100 e si parte . . . Tempo griggetto ventilato ma non tanto, ma tanto da far echeggiare gli squaccheri delle lenzuola e tovaglie stese sui fili dei piani più alti ed è lì che mi viene l’ispirazione VIRTUALE . . . In primis un commosso SGUARDO al cielo in ricordo virtuale del compleanno del mio BABBO – In secondis le bellissime parole di Angelo Sindaco-Maratoneta-Ideatore della gara odierna che mi ispirano al RISO AMARO ma con STAR SMILE rivolto a tutt l’ITALIA Peninsular-Insular- Arcipelagar – In terzis la precisazione del Presidente per aver superato QUOTA VENTIMILA di solidarietà verso la Protezione Civile o Enti che combattono il CODIV-19 . . . E, dite voi, i FANCLEBBESSE ? . . . Una valanga di incitament comment e salut da TUTTLEQUOT ed anche dai passanti della strada che abitudinari e ormai anche con i famosi CANI condivisi si affacciano al GARDEN sostenendomi ed incoraggiandomi ad ogni giro . . . Considerando considerando sono giunto alla fine dei giri anche se sono consapevole di averne resocontati qualcuno in meno . . . Ma la mia regola personalissima è – HAI perso il conto dei giri o non ti ricordi se hai aggiunto l’ultimo giro ? OKKEY nessunprobblem, riparti da dove ti ricordi o dal giro precedente . . . Questa regola è fondamentale  per percorsi con giri corti dove il numeratore va veloce e se sei POCO concentrato rischi di andare in OVERFLOO-O-O-O . . . Così vedo AFINISCHLINE con tanto di MEDAGLIA e TEMPO FINALE che mi sorprende sempre più . . . OGGI PersonalBESTTial . . . Ciòmesso giusto ertempo d’arrivà . . . Misono sicuramente migliorato e prestazione da inserire ovviamente sugli annali storici . . . Mi riprometto di essere presente a questa bellissima gara quando sarà possibile, “dopo AVER aggiunto il famigerato + 1 a questo bruttissimo diciannove ” . . . Per ora contribuiamo con la solidarietà promuovendo la raccolta fondi a favore di Enti o alla Protezione Civile che lottano contro il CODIV 19 . . . E come ce dice Juan, SPERIAMO di arrivare e SUPERARE quota 42,195 per essere sicuramente ULTRA . . . UORAUORA non ci rimane altro che dare appuntament alla prossima VIRTUAL RACE con il famoso CARMA e ridondante MANTRA . . . UnbelgranDAJEatutta RESTAMOSENE a casa da Marcello.

 

 

BASTA UN POCO DI ZUCCHERO PER RENDERE DOLCE….. IL RISO AMARO DI Simona Bacchi

Questa maratona, nella realtà non l’abbiamo mai fatta negli anni passati; un motivo era che nel mio paese d’origine (Campegine nel reggiano) è sempre stata di tradizione la camminata di paese ed era occasione per salutare amici d’infanzia, altro motivo che spesso cadeva vicino ad altre maratone e noi non siamo sempre stati così matti come ora. Oggi si corre, il luogo non si sceglie, oggi si può correre pensando a qualsiasi posto, pensando ad amici lontani e vicini, recenti e datati. Purtroppo l’acquazzone della notte ha reso difficile correre nel nostro solito campo, quindi abbiamo pensato di partire all’alba e utilizzare la via del quartiere e un parcheggio di un ristorante al momento ovviamente chiuso; sempre restando nei limiti consentiti. Che bella sensazione ricorrere nuovamente su di un terreno stabile, correre mentre tutti dormono, vedere le finestre aprirsi poco per volta; L’odore del caffè, veder arrivare la vicina che ha fatto la notte in una struttura sanitaria. Qualcuno dalle finestre ci chiede incuriosito quanti km facciamo, visto che da un mese vede due pazzi che corrono per ore e ore in tondo. Per fortuna che siamo partiti presto perché appena il sole si alza alto in cielo ci ricorda che è iniziato maggio. Gli ultimi km ci accompagna Aurora che prima di uscire ha decorato le medaglie. Il pasta party oggi è ovviamente a base di riso: dal risotto alla torta

 

 

UNA VOCINA TI DICE BASTA UN METRO di Marco Bertoletti

Nella sua quinta tappa il mini giro d’Italia delle Maratone della Speranza ci riporta in Piemonte per la Riso Amaro Marathon, versione virtuale della Maratona del riso di Santhià. Si tratta di una competizione a me nuova, fatto che denota ampiamente la mia elevata ignoranza riguardo a maratone e ultra, un mondo che sto iniziando a frequentare solo in questi tempi di coronavirus grazie alla fantasia.

In generale tutta la zona del vercellese mi è un po’ sconosciuta. Santhià per me è un crocevia di passaggio nelle mie numerose frequentazioni della Valle d’Aosta. Ho solo un labile ricordo di quando da ragazzo accompagnavo mio padre da queste parti nella spedizione annuale per acquistare il riso direttamente dal produttore. Da sempre però mi viene da associare questa zona di risaie al duro lavoro dei campi e ai canti delle mondine che cantava mio nonno (che pure non aveva legami con questa terra essendo milanese integrale). Associazione quanto mai appropriata in questo 1° maggio, festa dei lavoratori.

Oggi ricorrono anche i due mesi esatti dalla mia ultima uscita ufficiale. Da allora solo sporadiche corse in casa o nei meandri dei box. Ma visto che tra 3 giorni dovrebbe allentarsi parzialmente la stretta sull’attività fisica all’aperto decido di “celebrare” l’avvenimento sfruttando i 200 metri concessi da casa, ovviamente con bandana a coprire naso e bocca.

Un primo timido passo nel lungo percorso di ritorno alla normalità o, meglio, di normale convivenza con il virus. Comunque una grande segno di speranza e, proprio per questo ho deciso di vestirmi di verde, maglietta, pantaloncini e bandana.

La partenza è fissata per le 16.30. Le solite occupazioni domestiche (in questo campo non c’è festa dei lavoratori che tenga) hanno occupato tutta la mattinata e oltre. Il cielo è leggermente velato e rende gradevole la temperatura. Per l’occasione il GPS tornerà ad aiutarmi nel misurare le distanze e, ahimè, i tempi.

Parto senza un obiettivo, solo lieto di correre i primi passi in “quasi” libertà dopo tanto tempo. Sul marciapiede c’è diversa gente a passeggio, più di quanta pensassi e di quanta mi piacerebbe incrociare. Così, visto che in compenso non girano automobili mi metto a correre sulla sede stradale.

Dopo poco più di un chilometro la bandana inizia a farsi sentire. Non solo per il caldo, ma perché rende ancor più difficoltosa e affannosa la respirazione. Pazienza, mi ci devo abituare, per noi lombardi sarà così anche dopo il 4 maggio e mi sembra inutile sprecare la bellezza di questa piccola conquista in inutili polemiche o disobbedienze.

Il percorso non è certo vario e non offre panorami memorabili. Un po’ meglio degli angusti seminterrati dei box condominiali in cui ero ultimamente recluso, ma non tale da alimentare fantasia o meraviglia. Così mi dedico ad ascoltare il mio corpo e le sensazioni di questa corsa.

In queste settimane ho fatto di tutto per tenermi in esercizio, da solo o con amici in video conference, per cui mi sentivo “in forma”. Invece bastano poche centinaia di metri per farmi ammettere che aveva ragione chi mi diceva “Quando tornerai a correre ti troverai a ripartire da zero”. Ecco forse non da zero, ma per molti aspetti mi sembra di essere tornato indietro di un anno e mezzo, quando ho iniziato a correre e mi sembrava una impresa fare 5 chilometri in poco più di mezzora.

Non siamo a quei livelli, ma per quanto allenati, si vede e si sente che i miei muscoli non sono più abituati alla corsa. Per scelta vado tranquillo senza spingere, ma stimo che due mesi in casa mi sono costati circa 1 minuto al chilometro. Pazienza, ritroverò il passo e il ritmo, qualunque sia il tempo che ci vorrà.

Quello che ritrovo invariato è la soddisfazione e il senso di libertà che mi dà la corsa… e la fatica. Sicuramente l’effetto bandana non aiuta, ma dopo 6 chilometri inizio a sentire una vocina sempre più insistente che mi dice “Fermati… tanto basta anche un metro…”, ma una maratona per quanto virtuale, resta tale e c’è sempre un momento in cui vorresti mollare e poi stringi i denti e vai avanti… fino all’arrivo.

E così faccio anche io e arrivo a completare 10,59 chilometri, coprendo quasi esattamente un quarto di maratona.

Anche il GPS sembra fuori allenamento: per quanto abbia fatto un percorso regolare e privo di curve, la traccia che ne verrà fuori sembra fatta da un ubriaco in cui non ci sono due giri uguali (anche come lunghezza). Poco male, non verrà omologato come circuito, ma la soddisfazione è lo stesso tanta. E speriamo che pian piano anche il mio GPS trovi il ritmo giusto.

 

 

LE RIS, UN RISOTTO PER UN SORRISO di Fabrizio Bocchi

Quando mi sono imbattuto il questa Maratona ho subito pensato alla risotteria del mio amico Riccardo e della sua famiglia:

“Le ris, un risotto per un sorriso” situato a Olgiate Olona, dal 2019 è in provincia di Varese, il ristorante “Lè Ris-Un risotto per un sorriso“, un’esperienza pilota che aiuterà molti ragazzi con disabilità a trovare uno sbocco lavorativo in un ambiente professionalizzante.

Il grande progetto nasce infatti con l’obiettivo di offrire un futuro lavorativo nell’ambito della ristorazione a ragazzi diversamente abili con percorsi di tirocinio sotto la guida dello chef Massimo Vallogini. L’iniziativa è volta a dar vita a diversi ristoranti in cui i ragazzi possano raggiungere la loro autonomia lavorativa e “volare con le proprie ali”. Adesso anche loro sono chiusi e chissà i ragazzi come stanno?

 

Maratona di Santhià  Riso Amaro

 

Da circa 2 mesi a questa parte, 

anche per chi guarda in disparte, 

se si parla di maratona 

è la frase al condizionale a fare da padrona.

Ed ecco che anche nel caso di Santhià non si fa eccezione, 

i podisti non dovranno preparare il borsone.

La corsa si sarebbe dovuta svolgere

il giorno della festa del lavoro, 

tra le risaie che per quei luoghi sono un tesoro. 

A maggio il protagonista della gara

è il famoso “mare a quadretti “

che lascia a bocca aperta a tutti gli effetti.

La terra scura dei campi viene allagata

in attesa della “Levata”.

La gara che a settembre

realmente si svolgerà

un paesaggio diverso avrà:

le risaie già gonfie di riso saranno 

e i campi plasmato avranno.

Per ora a tutti i podisti

a fine gara mancherà la Panissa 

piatto tipico di riso e fagioli 

che non si può mangiare da soli.

Per fare in modo che “Riso Amaro”

rimanga solo il titolo di un film

non posso esimermi dal nominare

“Le Ris: un risotto per un sorriso”, 

realizzato dalla cooperativa

Volo del Gabbiano Onlus

con uno scopo preciso:

quello che ragazzi diversamente abili

possano “volare” in mondi

altrimenti inimmaginabili

Ciao Riccardo, a presto!

 

 

MARATONA DEL RISO “FORZATO” “AMARO”  di Francesco Capecci

Come al solito sveglia prestissimo (preferisco correre in solitudine) e dire che sono contrario alle partenze anticipate. Alle 4 del mattino non si vede un’anima in giro, mi posso sbizzarrire come voglio, il percorso collaudato ha dir la verità l’hò allungato di 200 mt. x fare cifra tonda, quindi 1 km. Esatto. L’ultima volta che ho partecipato alla Maratona del riso è stato nel 2011, quindi a Santhià non sono mai sandato e di conseguenza non conosco il percorso, ma me lo immagino più o meno dovrebbe essere uguale a quello di Vercelli. L’ultima volta a Vercelli fu una brutta esperienza, al ristoro del 20° km. Non trovai l’acqua, avevo appena preso una bustina di zucchero (tanto adesso c’è il ristoro) in vece niente, era una giornata caldissima, correre sotto il sole (x chi la conosce di ombra neppure a pagarla a peso d’oro), ero da solo, non c’èra una casa, il nervosismo aumentava ogni metro che percorrevo, verso il 22/23° km vedo un caseggiato, ma mi dovevo allontanare dal percorso, (avevo bisogno di acqua, ho preso quella stradina, avrò percorso 4/500 mt. giunto alla cascina chiedo ad alcune massaie se potevano darmi un po’ di acqua, non me lo fecero ripetere 2 volte, e subito mi diedero una bottiglia, ma era di vetro quindi bevvi un bel po’ ringraziai e rifeci la stradina x riprendere il percorso.

Con questo non voglio dire che da allora non sono andato più alla Maratona del riso, anzi, mi spiace, ora  che organizza il nostro Amico Angelo, non ho avuto più occasione, come tutti sappiamo il periodo di aprile e maggio abbiamo un calendario, stracolmo tra maratone e ultramaratone metti pure che da San Benedetto a Santhià ci sono oltre 600 km.

La Maratona del riso mi piaceva, era bello quando si passava in quei caseggiati dove negli anni 1949/50 ci giravano film sulle Mondine (Riso Amaro) con Silvana Mangano (la diva della bellezza amara) Raf Vallone, Vittorio Gasman, ero un ragazzino ma li ricordo, anche perché la RAI ce li a riproposti varie volte. Questa mattina la temperatura è stata gradevole, (vorrei fare una proposta agli organizzatori) perché non facciamo le partenze alle ore 4/5 del mattino? (scherzo). Oggi ho il pettorale N° 29 x la cabala (riso forzato è 29). Anche questa portata a termine con successo, domenica sono indeciso, andare a Barletta, dove la Regina delle maratone e ultra avrebbe festeggiato la millesima Maratona, oppure andare alla Collemarathon, vedremo comunque ci sarò.

Non vedo l’ora di riabbracciarvi tutti.

Francesco Capecci

 

 

IL SOR RISO DEL SINDACO di Maria Grazia Caroli

Il ricordo di questa maratona è recente, corsa nel 2019. Percorso praticamente piatto ma senza ombra e sostanzialmente monotono.

L’unica cosa gli scenari per me nuovi, le risaie circondate dai monti ancora innevati.

Gara molto sofferta, era la prima giornata primaverile dopo giorni di freddo e quindi caldo inaspettato.

Ho avuto comunque la soddisfazione di arrivare quarta di categoria (su 4) e visto che premiavano i primi 5 di ricevere oltre alla bella medaglia, ai complimenti e al sorriso del sindaco che è riuscito a correre e a cambiarsi in tempo prima del mio arrivo, un pacco gara aggiuntivo comprensivo di un barattolino di latta con 200 grammi di riso cucinato pochi giorni fa.

Devo dire che la medaglia è comunque delicata… se dovesse cadere come minimo si scheggerà e quindi è tra quelle “da maneggiare con cura”.

Finita la gara si va al ristoro dove ci attende la panissa o paniscia (che mi chiedevo cosa fosse).

Correre è un mix di tante emozioni. Tra quelle che più mi piacciono è viaggiare e conoscere non solo posti nuovi ma gente nuova e anche scoprire tradizioni e piatti locali.

Ieri ho corso nella mia città in una giornata dal tempo incerto. Con il progressivo allentamento delle misure di contenimento la città e i prati sono state prese d’assalto e riuscire a mantenere il distanziamento era quasi impossibile (ma chi si immaginava pochi mesi fa di usare queste parole? contenimento e distanziamento).

Speriamo presto di tornare alla normalità… e anche a poterci spostare.

Mi manca viaggiare, mi manca gareggiare, mi mancano gli amici, mi mancano i figli bloccati in altre regioni, in sintesi mi manca la  LIBERTA’.

 

 

AAA ACCENDI LA LUCE CHE HAI DENTRO di Paola Caroli

…i giorni passano e passano velocemente anche in questo periodo. Il “virus invisibile”, invece, passerà lentamente…ma passerà anche lui e avremo solo il ricordo degli affetti, delle persone che si è portato via…

C’è una cosa, però, che non passa…che neppure Covid-19 può cancellare.

Se ci fermiamo un attimo ad osservare, scopriamo delle situazioni bellissime…degli occhi che sorridono….e fanno ben immaginare quei sorrisi nascosti sotto le mascherine. Degli sguardi complici, nei momenti difficili. Dei piccoli gesti che oggi si apprezzano e si gustano quasi di più, avendo acquistato maggiore consapevolezza di quanto poco basti per “andare via”…

…e allora perché non sognare di tirare TUTTI ma proprio TUTTI fuori la Luce che c’è in noi…?

Abbiamo tutti tanto, ma, nella nostra frenetica esistenza, perdiamo di vista la nostra fortuna.

Facciamo coraggio, rimbocchiamoci le maniche ed ognuno, con i propri talenti, mettiamo a frutto i doni che abbiamo ricevuto!!!!

Oggi con il ClubSuperMarathon si è corsa la Riso Amaro Marathon per raccogliere fondi per le strutture che si operano nella lotta al CoronaVirus.

Io….sarei andata a Ferrara a fare il Giro delle Mura…con i miei Amici Angela, Andrea, Antonio, Silvia, Claudio, Beatrice, Elly e Marco. Andremo a luglio o il prossimo anno…

A Milano sarebbe partita la UMS…un sogno…

ANDRÀ TUTTO BENE…se continuiamo a rispettare le indicazioni che ci vengono date e….se proprio è così faticoso continuare…proviamo ad indossare gli occhiali fantachimerici di Micromino, filtrando la realtà con la potenza dell’immaginazione.

BUON 1 MAGGIO A TUTTI!!!!

 

 

Maratona del riso (amaro) di Pasquale Castrilli

“Le consiglio un buon Barbera”. Il proprietario dell’enoteca del centro di Santhià è convinto e sicuro. E’ l’abbinamento migliore per la cena della sera a base di arrosto di carne. Giuliana si fida del consiglio di un esperto. Due bottiglie e via, rientriamo insieme a casa, poco meno di un chilometro dall’enoteca. Sono a Santhià da un’ora e mi sembra di conoscere Giuliana da una vita. E’ venuta in stazione a prelevarmi con due biciclette: la sua e una per me. Siamo andati a casa a depositare lo zaino e poi insieme a fare compere (tra queste il vino Barbera). Domani corro la maratona del Riso. E’ il 30 aprile di pochi anni fa.

Giuliana mi ospita per due notti nella sua casa. L’ho contatta non ricordo più su quale piattaforma… e l’ho trovata subito reattiva e ‘positiva’. Passiamo dalla chiesa a salutare il ‘don’ locale (non lo troviamo), diamo uno sguardo all’ostello parrocchiale e poi rientriamo a casa per non perdere troppe energie. Mi racconta di Santhià: è la prima volta che arrivo da queste parti. In serata mi invita a cenare insieme: siamo in tre. Mi astengo dal Barbera, ma mangio volentieri l’arrosto e un po’ di riso bianco scondito. E’ la vigilia e bisogna mangiare equilibrato e caricare un po’ di carboidrati. L’indomani la maratona scorre tranquilla, super piatta tra le piantagioni di riso e i canali dell’acqua per l’irrigazione. Se non ricordo male solamente un cavalcavia a metà gara e un sottopassaggio verso il 37° km. All’arrivo trovo Giuliana pronta a mettermi la medaglia al collo. E’ andata dagli organizzatori dicendo loro che arrivava un amico e voleva premiarlo lei. Fantastico!

Il ricordo della maratona del riso, una delle mie poche maratone, solo 13 finora, era inevitabile in questo primo maggio un po’ amaro, ma reso senz’altro più lieto correndo i 14km della “resisti marathon” di turno. Oggi ho corso pensando di essere di nuovo a Santhià. Con Giuliana ci siamo sentiti poche volte in seguito: sono quegli incontri fugaci che restano dentro per sempre.

 

 

RICORDI DI UNA “DEL PIANTO…….. LA MARATONA” (NON DEL……RISO) di Maurizio Colombo

Oggi, per continuare l’iniziativa proposta dal Club Super Marathon denominata “Maratone della Speranza”, mi sposto a breve distanza da casa, a Santhià, per correre attraverso i comuni del vercellese la “Del Riso….la Maratona” alla sua V° edizione.

Tanti ricordi di questa gara…..

Una maratona che si corre sempre il 1° maggio attraverso il cosiddetto “mare a quadretti”, tra i territori del riso e delle acque vercellesi, alla riscoperta del territorio, della cultura e della coltura del riso. 

Una delle maratone a cui ho partecipato a più edizioni, sin da quando la partenza era prevista da Vercelli, a pochi passi dal Duomo, e si chiamava “La Maratona del Riso”, per poi trasferirsi a Santhià dal 2016, a casa dell’amico ultra maratoneta, nonché sindaco della città, Angelo Cappuccio.

Intendiamoci: tanti ricordi non per la bellezza del suo percorso (scorrevole ma abbastanza monotono, anche se ho trovato di peggio), o per il tifo che si trova lungo il percorso (quasi nullo), o per l’organizzazione (quella sì, più che buona ed accogliente, soprattutto da quando è passata sotto l’organizzazione dell’Atletica Santhià).

Ricordi legati soprattutto al fatto di incontrare i soliti tanti amici “vicini di casa”, al ristoro finale a base di “panissa” che condividevi con loro, alla bella medaglia che spettava a tutti i finisher (soprattutto nelle ultime edizioni), ma soprattutto alle condizioni meteo che potevi trovare in quel periodo…

Inizio maggio, a livello meteo, è sempre un’incognita: è primavera inoltrata ma può essere anche un inizio anticipato dell’estate; puoi trovare freddino o temperature elevate, pioggia, nuvoloso o sole a picco per 42 km. dove rischi la disidratazione (sì, perché lungo il percorso un albero non lo trovi nemmeno pagando); in tutte le mie partecipazioni ho corso con tutte queste condizioni meteorologiche.

Ma……..ma un’edizione in particolare credo che non dimenticherò mai: quella dell’anno 2017 !

Ricordo che ero fermo da inizio febbraio con le gare, a causa di un’infiammazione tendinea, e quella gara era la prima maratona della stagione. Non sapevo in che condizioni potevo essere anche perché la preparazione era stata completamente stravolta a causa dell’infortunio. Temevo mi potesse succedere una ricaduta (anche se avevo rispettato alla regola i tempi di recuperi imposti dall’ortopedico di fiducia); non sapevo in che condizioni potevano essere fiato, gambe ma testa soprattutto. Mi sarebbe piaciuto concludere la gara intorno alle 4h45’…..

Oltre a tutti questi fattori, quel 1° maggio ci si era messo pure il meteo!

Ho corso in varie parti del mondo e a tutt’oggi, a tre anni di distanza, ricordo di non aver mai corso una gara in condizioni meteo peggiori di quel giorno. 42 km. di freddo, vento gelido spesso contrario, pioggia battente, in diversi tratti acqua ghiacciata quasi grandine…..

I gazebo dei ristori scoperchiati dal vento, bevande che sarebbero dovute essere bollenti……a temperatura da frigo; ricordo nell’attraversare un paesino intorno al 15° km., un uomo venirmi incontro e porgermi un sacco della spazzatura per cercare di proteggermi in qualche modo….

Ricordo l’incessante suono delle sirene delle ambulanze che trasportavano atleti in ipotermia.

Ricordo anche la mia incoscienza quando, al 18° km., arrivato ad un bivio, a sinistra si svoltava per rientrare a Santhià sul percorso della mezza maratona e a destra invece per chi era sul percorso maratona e un addetto dell’organizzazione che avvisava gli atleti iscritti sulla maratona che potevano tranquillamente accorciare la gara ed immettersi sul percorso della mezza…… e io che senza un minimo di esitazione, come se non avessi sentito la voce…….svoltai a destra!!

Ricordo quei successivi 20 km. (10 km. in andata e altrettanti al ritorno) completamente aperti, avvolto, oltre che dall’acqua, da raffiche di vento continuo, senza un minimo riparo. Un inferno!

Ripassai, al 38° km., nello stesso punto dove c’era il bivio del 18° km. Guardai l’orologio: ricordo che segnava 4 ore esatte dalla partenza. Mi dissi: sei stato proprio un incosciente. Augurati di non pagarne le conseguenze….

Ancora poco meno di 30’ di sofferenza, pensai…. Man mano che mi avvicinavo alla città, il vento diminuiva, ma non la pioggia….

Tagliai il traguardo in 4h27’ ma non riuscii ad esternare la mia felicità per un risultato cronometrico ben al di sotto delle aspettative, nonostante la ripresa dell’attività dopo 4 mesi e il meteo infernale in cui avevo gareggiato. Per festeggiare, si fa per dire, questa volta al coperto, una doppia razione di “panissa”, piatto tipico del posto a base di risotto con fagioli, vino rosso e salame.

 

 

PANISCIA AMARA!  di Ettore Comparelli

Bagài,

correva l’anno 2004 e anch’io correvo e allora decisi di iscrivermi alla 1° edizione della Maratona del Riso di Vercelli del 16 maggio. Il sabato vado con Maria Grazia a ritirare il pettorale, visitare la città e … degustare la cucina locale. Scendo dall’auto e vado a sbattere nel Diretùr Marri; un abbraccio ed andiamo insieme al ritrovo; in un quarto d’ora mi spara una raffica di informazioni turistiche: in breve tutto quel che c’è da vedere a Vercelli.

La domenica mattina raggiungo Vercelli comodamente in treno e mi avvio alla partenza della mia 16° Maratona; siamo meno di 400 e capisco subito che la mia gara sarà un viaggio solitario; dopo un paio di lunghi cavalcavia usciamo dalla città ed entriamo … nelle risaie; fà un caldo bestia con un sole che martella in testa; si corre su strade secondarie circondate dall’acqua; ombra zero di zero; ai ristori acqua tiepida; gente in giro nisba. Come prevedevo viaggio in solitaria. Attraverso la Cascina Veneria dove mi accoglie la gigantografia della mondina Silvana Mangano (a l’è semper un bel vidè!) nel film Riso amaro che qui fù girato nel 1949. Comincio a patire arsura e sete; il problema è che siamo in mezzo ad un deserto abitativo; ogni volta che vedo qualche casa sogno di trovare un bar. Dopo oltre 20km finalmente un agglomerato più grande degli altri e l’insegna “Bar Trattoria”; mi fiondo dentro e prendo un ghiacciolo ed una coca gelata! Ah che goduria!

E 500m dopo, giro l’angolo e trovo un ristoro coi fiocchi all’ombra di un porticato: frutta fresca del giardino, gustosa e saporita e thè zuccherato; mi rimetto in forze e riparto. Gli ultimi km sono una sofferenza; il caldo estivo mi presenta un colto salato; chiudo 370° su 381, 1’ sotto le 5 ore e mezza; taglio il traguardo e mi guardo in giro in cerca della fanciulla che deve mettermi la medaglia al collo; cerca de chì cerca de là ma la ghè minga! Chiedo: no, la medaglia non è prevista …

Deluso e a capo chino ritiro la sacca e mi cambio; vado al riso-party finale molto ricco; mi mettono in mano un bel piattone di deliziosa “paniscia” ma nonostante la bravura dei cuochi non riesco a gustarla; mi è rimasto troppo amaro in bocca …

Un abbraccio a tutti,

Compa

 

 

A OCCHI CHIUSI di Dominique Crippa

5 maratona della speranza La quarta me la sono persa nel corteo: ho cantato e suonato un bel po’. I miei vicini sono persone pazienti. Oggi ho corso 5k. Ho incontrato molti fiori nel cammino, di quelli che profumano. Credo di aver corso ad occhi chiusi, per un tratto, e la mente si è dissociata dal corpo. Quando li ho riaperti ho visto davanti a me un uomo anziano camminare con la mia stessa fatica, le braccia dietro la schiena… un poco ricurvo. Credo che questo lock down stia iniziando a incurvare anche me. La scorsa maratona, i campi di cui vi ho parlato erano secchi, incolti. Comunque bellissimi. Oggi sono verdi e ho sentito per la prima volta la primavera. Erano ancora più belli. Sono contenta di correre, di essermi presa questo impegno con le maratone della speranza; di avere un motivo in più per uscire di casa e tornarci con la schiena un poco più dritta. E buon 1 maggio: a chi un lavoro lo ha, a chi non lo ha ancora, a chi lo ha perso e a chi ancora sta cercando di capire cosa cercare.

Ho trovato posti nuovi del mio quartiere nelle corse passate. Oggi invece sono tornata in alcuni luoghi che conosco bene, parte della mia vita quando ero ancora liceale: è passata un’eternità ma sembra non essere cambiato nulla, se non fosse che è tutto incredibilmente vuoto. Nella prima foto ho rivisto una biblioteca un po’ speciale: il centro sportivo N.E.I. Al suo interno c’è tutto: luoghi di studio, il bar in cui passavo più tempo che sui libri (quante gente che si incontrava per caso in quel posto!), le piscine e le palestre di arrampicata… forse altro che non so. Nella seconda foto sono in Via Bergamo, dove ci sono i locali in cui andavamo a fare quelli che escono la sera e si divertono. Poi il Lambro. Mi è venuta in mente questa 5k con pause perché volevo proprio rivedere il Lambro. Mi piace l’acqua che corre, mi piace l’oceano mare e, di questi in tempi, mi piace anche il Lambro! Al ritorno, una seconda biblioteca in cui ho passato un bel po’ di tempo: aveva pure il terrazzino! Inutile dire che sceglievamo dove andare per via di questi dettagli. Ora torno a casa: ho fame. C’è profumo di kebab nell’aria. Vento e poesia.

 

 

LEONI ALATI IN LIBERTA’ di Paola Falcier

Allora, oggi, 1° maggio, avrei dovuto correre… vediamo… No, niente! Oggi non avrei dovuto correre niente. Sarei dovuta andare a quello che ormai è un appuntamento fisso da quasi vent’anni, le Miniolimpiadi della mia isola di origine, Murano, purtroppo anch’esse rimandate all’anno prossimo.

   Meno male che ci sono le Maratone della Speranza, e quindi qualcosa sono riuscita a farlo pure oggi.

   Sono partita presto, alle otto del mattino, verso il mio amato Ponte della Libertà. Che oggi, a differenza degli ultimi due mesi, non era affatto deserto. Il mio pensiero è stato “hanno aperto le gabbie e le belve si sono riversate tutte qui”. Pensiero cattivo, lo so, ma chissà che cosa avranno pensato gli agenti sulle otto volanti della polizia che ci sono sfrecciate accanto a distanza di cinque minuti l’una dall’altra. Per fortuna non hanno infierito.

   Ad ogni incrocio di runner, o ciclista, mascherina alzata, mano a salutare e via che si continua. C’era un po’ di vento ed il sole andava e veniva, ma il poter finalmente di nuovo affrontare quel ponte, con i suoi lunghissimi ed interminabili quattro chilometri scarsi, raggiungere la colonna col leone alato sulla terraferma… beh, è una sensazione bellissima, ti senti libero e senza pensieri… Se poi ci passi l’intera mattina facendo quelle che noi veneziani chiamiamo “le vasche”, sparandoti una mezza maratona avanti e indietro… Vi lascio immaginare!

   Evviva il Ponte della Libertà, che se gli hanno dato questo nome un motivo valido c’è di sicuro!

 

 

 EPPUR SI CORRE di Paolo Farina

Riso amaro: è proprio vero. Il riso nasce, ad esempio, dalla gioia di poter tornare a correre anche sugli argini, qui a Padova sono stati riaperti da pochi giorni: a condizione di correre con guanti e mascherine. L’amaro è la consapevolezza del fatto che una gara è un’altra cosa. È l’incontro con gli amici, sono le pacche sulle spalle, i baci, gli abbracci, le battute, gli scherzi, la gioia di ritrovarsi: tutto quello che ora ci manca.

Io, però, in questa stranissima festa del lavoratore ho almeno un altro motivo di amaro e ancora uno di riso. L’amarezza è l’essere lontano dalla famiglia, da ormai tre mesi, e l’incertezza su come e quando potrà riabbracciare i miei cari: ieri ricorreva il compleanno di mio figlio Davide, dopodomani quello di mia mamma – 88 anni! – ancora tre giorni e sarà la volta del compleanno del mio figlio maggiore, Damiano, due giorni dopo sarà la festa della mamma. Tutte feste che hanno sempre reso speciale il mio inizio del mese di maggio, il mese più bello, il mese dei fiori. Tutte feste che non potrò vivere con i miei cari.

Il riso viene invece da Elena e Robi, i miei nipotini adottivi. Sono i figli di chi mi ospita, qui a Padova, e mi hanno – bontà loro – eletto a zio, tanto da incominciare ad appassionarsi a loro volta alla corsa.

Elena, 12 anni, oggi prova per la prima volta in vita sua a correre per più di un chilometro. Robi si è messo in testa di arrivare a correre con me l’undicesima tappa delle maratone della speranza, la maratona “Suviana Suchèfinita”, il 7 giugno. Ciascuno di loro oggi porterà a casa una grande soddisfazione: Elena correrà per mezz’ora e chiuderà con poco più di 4 chilometri, un bell’esordio per una principiante assoluta. Robi farà di più: per la prima volta in vita sua correrà per 2h e 2 minuti e completerà un percorso di 16km, uno per ogni suo anno di vita. La sua è gioia pura. Ed è un po’ anche la mia, visto che l’ho accompagnato passo per passo, distraendolo dalla stanchezza, quando era il caso, e dandogli tutti i piccoli suggerimenti di cui noi, vecchi tapascioni di lungo corso, siamo sempre prodighi.

Una nota di cronaca: sull’argine ci siamo rimasti solo per i primi 4km, ma c’era troppa gente, non sempre munita di mascherina; abbiamo così optato per la stradina di casa, sempre semideserta, anche se di tanto in tanto qualcuno si affacciava dal balcone a lanciarci un incoraggiamento e un sorriso: questo sì, senza amarezza.

Riso amaro marathon, anche la quinta tappa è onorata. Eppur si corre.

 

 

L’AUTO CON LA CORSA INTORNO di Giuseppe Frazzini

Correva l’anno 2013 ed io, insieme all’amico Ivano, decidiamo di partecipare alla Maratona del Riso. Partenza, credo di ricordare, ore 9,00. Ci avviamo di buon ora da Milano e verso le 7,30 siamo lì. Deserto assoluto, sarà giusto l’indirizzo della partenza? Controlliamo: sì, sembra che siamo nel posto giusto. Parcheggiamo l’auto e ci facciamo giretto esplorativo nel centro di Vercelli, ci beviamo il classico tè pre-corsa e ritiriamo i pettorali. Al ritorno all’auto, sorpresa, intorno le è cresciuta la zona partenza, arrivo, ristoro, premiazioni, speaker, massaggi, etc…beh, ripartire alla fine della corsa non sarà facile ma parcheggiare così comodo non ci era capitato mai nè ci capiterà mai più.

La corsa in sè, per me, un disastro: caldo, strade assolate deserte e, ciliegina sulla torta, ristoro dei 30km rimasto senz’acqua!! (avrei voluto bermi l’acqua delle risaie). Peggior prestazione della carriera.

Ci ho riprovato l’anno successivo ma senza grande successo, poi mai più fino ad oggi.

 

 

PERDITI IN CIO’ CHE FAI di Gaffurini Sandro

Non  pensare affatto al  risultato.   Fa  semplicemente  ciò   che  stai  facendo  con  la  tua  totalità.   Perditi   in  ciò che  fai,  lascia  fondere   chi  agisce   con  l’azione.

 

 

I NUMERI E I KM NON PARLANO COME I NOSTRI RACCONTI di Paolo Gino 

Fase 2 da Lunedì 4 maggio. La paura è passata la guardia è alta, dimenticheremo tutto? Lavorare e vivere a Bergamo è il triste privilegio di un osservatorio strategico sulle linee nemiche.    Nonostante il prodigarsi dei tanti, pur rallentando il severo impatto delle prime settimane, le perdite inflitte dal virus hanno scalato quota duemila ma si dice che in provincia di Bergamo arrivino a cinquemila. Un bilancio impressionante che, almeno ora, non può essere occasione di ulteriori polemiche. A Bergamo spetta il triste primato internazionale di un balzo del 464% dei decessi oltre i livelli “normali”. Un dato emerso anche dalla inchiesta del giornale locale Eco di Bergamo e dal Finacial Times, che ha stimato in 5.400 morti totali solo a marzo 2020 contro una media di 900 degli ultimi anni. Sei volte tanto. Più si indaga nei territori, più il divario aumenta, con punte di crescita fino al 2000% come nel caso di alcuni paesi della Valle Brembana come San Pellegrino Terme e San Giovanni Bianco. Non ci sono comparazioni con quanto è avvenuto o non è avvenuto altrove. Verrà il tempo per capire. Per imparare da tutto quanto ci sta accadendo.

Per ora abbiamo davanti questo numero tragico di perdite e abbiamo innanzitutto il dovere di non consentire che ci si dimentichi. Ogni morte, lo sappiamo, è una vita unica e irripetibile che ci lascia. Per questo non possiamo credere che la morte possa essere contabilizzata. Tanto meno la perdita che ogni scomparsa ci infligge.

Chi ci lascia se ne va col suo personalissimo bagaglio di affetti, di esperienze, di passioni, di realizzazioni. Porta con sé, anche, la silenziosa zavorra, di cui nessuno è esente, di errori che magari non si è mai perdonato. Di lacerazioni. Di separazioni che bruciano, come se fossero avvenute il giorno prima. 

Brucianti sono anche tutte queste morti di una generazione che nelle valli se ne è andata in un soffio.  Un mondo che si dilegua per sempre. Nell’andarsene ci sottrae qualcosa di speciale. E’ la luce che brillava in uno sguardo. Il suono di una voce che mai più udiremo. Sono gli attimi condivisi. I gesti improvvisi. I pensieri felici. Quelli che ogni vita ha avuto e donato. La somma di tutto questo non può stare certo in un numero o una percentuale. E’ assenza. E’ nostalgia. E’ attesa di un ritorno che mai avverrà. Qualcosa di irrecuperabile e doloroso. Rende tutti più poveri. Come nessuna cifra potrà mai contabilizzare.

Però, quello che i numeri non possono dire, ce lo possono dare i ricordi. Ce lo possono rendere le parole e la narrazione. La piccola grande prova di noi che contiamo solo chilometri e maratone soppresse, oltre ai grandi numeri della donazioni tangibili nei 20.000 euro raggiunti. Mentre vi è la grande la prova di coraggio del raccontarsi e portare avanti i ricordi di questi giorni nei 130 articoli raccolti finora e pubblicati in notti insonni.

Ma davanti alla prova che la pandemia ci impone abbiamo un compito che stiamo troppo sottovalutando. Quello di conservare puntigliosamente memoria e gesti ed esperienze di chi ci sta lasciando. Lo dobbiamo fare insieme. Con cura e rigore. Dentro noi stessi per prima cosa, perché non si deve dimenticare per esorcizzare o per scacciare la paura, e poi dentro i Comuni e le parrocchie, i luoghi di lavoro o le associazioni che frequentiamo.

Le parole servono. Le parole curano. Le parole rinsaldano le associazioni di oggi e creano i nodi di vitali per quelle di domani.

Per questo dobbiamo continuare a dar vita al nostro Libro che ha un titolo “famola strana” volutamente leggero dato da Franco Scarpa ma che è un Archivio della Memoria 2020. Lo stiamo costruendo coralmente, lascerà il ricordo di chi non c’è più o chi c’era e credeva di dare un aiuto con un offerta o facendo qualche chilometro per sperare nella normalità. Questi piccoli o grandi ricordi stanno lasciando ciò che ci tiene vivi, costruendo una narrazione all’impegno, alla fatica e all’altruismo che è insito nella nostra associazione votata al tagliare traguardi dopo immane fatica, ma anche capace di fronteggiare infortuni e malattie con coraggio e caparbia ammirevoli.

Genti forti, gente delle lunghe. Il super non è regalato ai soci, ma ogni esistenza, perché abbia senso, continua negli altri. Va vissuta assieme agli altri. Altrimenti è una piuma che non ha peso. Vola via.

Per questo è un miracolo quello che sta succedendo, il raccontarsi e non disperdere l’infinito bagaglio di storie di solidarietà e di cura, di professionalità e di acutezza, di tenerezza e di generosità, che sono sbocciate, accanto a noi, in queste settimane.

Qui ad esempio la fase 2 servirà per rielaborare e fissare i momenti a cominciare dall’ Ospedale Giovanni XXIII a tutti gli ospedali e cliniche e residenza per anziani della provincia Bergamo. Sino all’ultimo studio medico e ambulatorio. Senza dimenticare la ricerca e il mondo della scuola, del lavoro, dei servizi, della solidarietà.

Noi come Club Super Marathon Italia lo stiamo facendo grazie anche a Paolo Saviello. Abbiamo creato un sito dedicato che trattenga tutto questo che ci sta passando davanti. Lo trovate a questo link http://11marathon.orta10in10.com/ . Qui ogni nostro socio può sentirsi partecipe di queste nostra iniziativa, grande o piccole che sia, può sentirsi parte e artefice della creazione di un Archivio della Memoria 2020 fatta di corse, testi, immagini, diari, interviste, lettere, filmati che trattengono per sempre tutto quanto sta accadendo e stiamo imparando da questa prova troppo dolorosa, e importante, perché la si lasci dileguare senza lasciare una duratura traccia come lacrime nella pioggia.

Vi lascio questa vecchia poesia/canzone di Sting

Il testo e la traduzione di Fragile

If blood will flow when flesh and steel are one – Se il sangue scorrerà quando carne e acciaio saranno una cosa sola
Drying in the colour of the evening sun – Asciugandosi fino ad essere del colore del sole della sera
Tomorrow’s rain will wash the stains away – La pioggia di domani laverà via le macchie
But something in our minds will always stay – Ma qualcosa nelle nostre menti resterà per sempre

Perhaps this final act was meant – Forse questo ultimo atto era destinato
To clinch a lifetime’s argument – a ribadire una fondamentale verità
That nothing comes from violence and nothing ever could – Che nulla viene e potrà mai venire dalla violenza
For all those born beneath an angry star – Per tutti i nati sotto una cattiva stella
Let’s we forget how fragile we are – Cerchiamo di dimenticare quanto siamo fragili

On and on the rain will fall – La pioggia continuerà a cadere
Like tears from a star, like tears from a star – Come lacrime da una stella, come lacrime da una stella
On and on the rain will say – La pioggia continuerà a dirci
How fragile we are, how fragile we are – Quanto fragili siamo, quanto fragili siamo

On and on the rain will fall – La pioggia continuerà a cadere
Like tears from a star, like tears from a star – Come lacrime da una stella, come lacrime da una stella
On and on the rain will say – La pioggia continuerà a dirci
How fragile we are, how fragile we are – Quanto fragili siamo, quanto fragili siamo
How fragile we are, how fragile we are – Quanto fragili siamo, quanto fragili siamo

 

 

I VIRUS NON UCCIDONO I SOGNI di Fabio Gonella

Riso amaro marathon. Sono molto legato alla maratona di Santhià, organizzata dal mitico ultrasindaco Angelo. Qui ho corso per la seconda volta la distanza regina, insieme al mio amico Alessandro, sotto il diluvio dell’edizione 2017. Sono poi tornato nel 2019, penultimo lungo prima del passatore, insieme ad Eugenio, Vincenzo e Christian. Quest’anno però non ci sarei stato alla partenza. Oggi alle ore 10 dovevo partire dalla Darsena di Milano, destinazione la spiaggia di Sanremo. Un viaggio prima ancora che una gara. Un sogno lungo 285 km. Un’avventura che atterrisce al solo pensiero ma desiderata altrettanto follemente, il mio unico pensiero per mesi di intensa preparazione insieme alla mia meravigliosa crew (Luigi, Mirko, Noppadol, Eugenio, Tiziana, Francesca, Anna e Giorgio). Oggi, per la Maratona della Speranza del Club Super Marathon Italia ho corso 28,5 km, esattamente un decimo della UMS Ultramarathon da Milano a Sanremo. I virus però non uccidono i sogni, ho 12 mesi in più per prepararmi per questo viaggio.

 

 

FIORIVA MAGGIO di Paola Grilli

Pronta per …del riso.. la maratona ..in scena a Santhià (Vc) che avrei dovuto correre per la prima volta in questa giornata,ma oggi 1 maggio 2020,in questo periodo di quarantena mi trovo alla griglia di partenza casalinga per il via alla…RISO AMARO MARATHON, la quinta delle 11 maratone della speranza.

Come di consueto collego il cellulare alle cuffie e con la musica in sottofondo parto per la mia corsa ….assaporo una sensazione di leggerezza,  complice  il  vento che accarezza il mio viso, penetra e solleva i miei capelli in una sorta di volo.. dove la mente corre insieme alle mie gambe… i pensieri scorrono e in un attimo mi portano ai tempi della mia infanzia/giovinezza…con il ricordo alla festa del primo maggio di una famiglia contadina… la mia..

La campagna nel suo pieno risveglio .. con i suoi profumi  e colori primaverili  .. con il lavoro dei campi nel loro periodo di maggiore impegno…7 giorni su 7.

Il 1^ maggio era ed è  la FESTA DEI LAVORATORI, il mio ricordi indelebile e tanto caro va a mio Babbo, che in questo giorno come da tradizione “FIORIVA MAGGIO” mettendo sulla finestra un ramo di foglie di pioppo come auspicio di buona sorte e prosperità, insieme alla consuetudine di acquistare il quotidiano L’unità con in regalo un garofano rosso.

Da tanti e troppi anni mio babbo non è più con me …lo porto nel mio cuore ..nelle mie maratone mi fa tanta compagnia e  quando i km e la stanchezza si cominciano a far sentire.. mi piace pensare che mi aiuta, mi porta al traguardo.

Oggi in questo mio correre col vento alle spalle gioivo al pensare e percepire le sue mani che mi spingevano…

Dedico i km percorsi a MIO BABBO…

In un campetto vicino ho raccolto un ramo di pioppo ..nel giardino ho staccato un garofano… e HO FIORITO MAGGIO come lui avrebbe fatto ogni anno.

Grazie babbo per tutto ciò che mi hai dato e insegnato  per la mia vita…

Paola

 

 

QUANDO IL VIRTUALE SUPERA IL REALE di Giuseppe Lallo 

La maratona del riso è una di quelle maratone che non mi hanno mai ispirato correre e che non avrei mai pensato di fare se non fosse per un’ottima occasione come questa. Il pensiero di partecipare ad una maratona virtuale l’ha resa molto interessante ai miei occhi. Sapere di partecipare insieme a tante altre persone, tutte distanti, unite però da uno spirito di vicinanza e di supporto a chi combatte quotidianamente questa pandemia, è per me motivo di orgoglio. La maratona del riso, una maratona che probabilmente farò il prossimo anno, quando le cose, si spera, torneranno più alla normalità. Come non legarla a questi momenti?

 

 

AUGURI A TUTTI I LAVORATORI di Rosa Lettieri

1’maggio festa dei lavoratori. Auguri a tutti i lavoratori a chi in questo momento è  ancora in prima linea,a chi spera presto di tornare a lavoro, a chi non sa ancora  cosa ne sarà  del suo lavoro,

Siamo alla RISO AMARO MARATHON, dovevamo essere nelle risaie di SANTIA  ,e invece anche oggi parto alle ORE SETTE  nel  cortile di casa,avanti e indietro!nel mio spazio!

ma sono felice  di poterlo fare!?❤

 

 

MI MANCANO GLI OCCHI CHE SORRIDONO AL TRAGUARDO di Stefano Madesani

1 Maggio riso amaro marathon,13KM. Per me la corsa è sempre in solitaria. Faccio i passi con i miei tempi sulla base degli allenamenti. Corro perché mi piace e mi piace la goia che provo all’arrivo. Mi mancano la sana tensione della partenza che percepisco nei miei compagni in griglia, mi mancano i consigli degli sconosciuti che hanno già fatto il percorso, mi mancano le pacche sulle spalle di incoraggiamento quando la fine è lontana, mi mancano gli occhi che sorridono al traguardo e le grida di mia moglie che distinguo sempre con piacere. Aspetto quei giorni perché ritorneranno. Intanto li immagino.

 

 

TORNIAMO A RIUNIRE QUESTO SPLENDIDO CLUB di Leonardo Manferdini

Ciao a tutti oggi con la Riso amaro marathon è iniziata la mia avventura con le 11 maratone della speranza per via del lavoro non sono riuscito a fare le prime 3 ho fatto la 50 km di Romagna per conto mio e ho mandato il tempo e i km al presidente comunque le farò e mi metto in pari mi è piaciuta moltissimo l’iniziativa del club e appena ho potuto ho fatto la donazione alla protezione civile e via sono partito ho dei bellissimi ricordi della maratona del riso ho festeggiato la mia 200* maratona e il presidente durante la gara mi ha fatto un servizio fotografico giornata indimenticabile torniamo alla realtà odierna sconvolta dal Corona virus e costretti a correre da soli mi ricordo la ultra delle terre di Siena ultima gara fatta normalmente nessuno avrebbe mai pensato che da li a poco saremmo stati investiti da uno tsunami speriamo che questo incubo finisca presto e torniamo a riunire questo splendido Club saluti a tutti voi e ci si rivede domenica per la Collemarathon a presto da Leonardo??????

 

 

RISUS ABUNDANT INORE STULTORUM di Remo Pretini

Una nota locuzione latina ricorda che Il riso abbonda sulla bocca degli stolti, mentre le Sacre Scritture rammentano che C’è un tempo per piangere ed un tempo per ridere.

In questi periodi di quarantena, soprattutto nelle prime settimane, c’era ben poco spazio per ridere.

Non solo perchè c’era più spazio per il pianto.

Perchè c’era un sentimento ben peggiore e deleterio: l’angoscia.

Se è vero che solo gli stupidi ridono sempre, forse possiamo essere d’accordo che cercare di prendere la vita, con tutto il suo bello ed il suo meno bello, per il verso più allegro, ci consentirebbe di viverla con molte più gioie.

Nelle maratone ed ancora di più nelle ultramaratone funziona così.

Quante volte ci siamo trovati nei problemi, nelle difficoltà, quando pareva che il ritiro fosse l’unica alternativa ed invece è bastato il sorriso e l’incitamento di un corridore, magari sconosciuto, un amico come piovuto dal Cielo, per ritrovare il coraggio e la forza di rilanciare ed arrivare al traguardo?

Gino Paoli cantava “Sembra impossibile incontrare chi, cammina sullo stesso marciapiede, e ti dà il passo con semplicità e ti sorride senza una ragione, così si cambia la fisionomia di una giornata male..”.

Quanto sarebbe più bello vivere in un mondo così, dove le persone si cedono il passo e si sorridono senza conoscersi e senza una apparente ragione.

Si cambierebbe la fisionomia non di una giornata, ma della vita.

 

 

E CONTINUAVANO A CHIAMARLO… IL CRICETO (SENZA RISO) di Giorgio Saracini

Maratona del Riso, non vi ho mai partecipato e quindi non posso raccontarvi ne il percorso ne le sensazioni che regala, tuttavia posso raccontarvi quel che ho fatto oggi per celebrarla come un vero maratoneta. E continuavano a chiamarlo…. il Criceto! Si il criceto delle ceramiche, perché io vivo a Castellarano , nella terra delle ceramiche, e la mia maratona del riso è in un deposito di piastrelle, ove muri di pallets delimitano un anello attraverso il piazzale.

E così corro e contemplo l’evoluzione italiana della piastrella dal dopoguerra ad oggi sotto l’aspetto aertistico e tecnologico. Vedo: terracotta, cottoforte, monocottura rossa e chiara, porcellana, kervit, gres rosso e bianco, gres porcellanato.

Il mio panorama è quello.

E anche se è amaro considerare quanto sia pesante questa segregazione forzata, quella storia di evoluzione di un prodotto attraverso i decenni, a cui assisto con gli occhi, mi insegna che il mondo va sempre avanti e mi da fiducia per il futuro, rafforzando la mia speranza che riacquisteremo presto le nostre realtà di vita.

 

 

Non ho mai corso la “del Riso … la Maratona” di Santhià. Quella zona del Piemonte, gran bella Regione, la conosco abbastanza perché ho trascorso a Vercelli, Tati anni fa, il periodo della naja militare, ormai abolita e trasformata in professione volontaria. Mi proponevo di venirci quest’anno, approfittando del necessario riposo che avrei dovuto fare al rientro da Boston (ahimè anche questa saltata). Per cui oggi con particolare motivazione e piacere mi sono avviato, anche prima delle ore 09.00, momento della partenza, per la mia consueta interpretazione delle Maratone della Speranza.
Oggi piove tra l’altro ed il verde che si vede da casa mia offre molto l’idea dei campi adibiti alla coltivazione del riso che caratterizza la zona (non me ne voglia per questo paragone il Sindaco Angelo, che è l’animatore della Maratona, e che ho potuto ascoltare nella presentazione della partenza stamattina).
I ricordi del periodo del servizio militare sono stati tanti e, come sempre, il tempo trascorso fa dimenticare i momenti più ripetitivi e noiosi (e non si può certo dire che il servizio militare, dovunque si trascorra, non sia comunque un periodo di stasi e noia).
Ritornano alla mente invece i momenti divertenti, i luoghi che hai potuto visitare tra Vercelli e dintorni, incluso Santhià, e le persone che hai conosciuto. Tra i ricordi più curiosi i 15 giorni che trascorrevamo, periodicamente, in un manipolo di 30 soldatini giovinastri, nella città di Alba, (proprio quella della Ecomaratona del Barbaresco e del Tartufo), a presidiare una cosiddetta caserma-deposito di materiale. Eravamo di fatto l contingente che arricchiva un presidio fisso, formati da 1 colonnello ed 1 Maresciallo, e noi praticamente la “forza” che dava sostanza, e sorveglianza, ad un Comando senza organico.
Ma oltre questi ricordi, mi sono venute tante idee: mi ripeto continuamente che questa esperienza di stare di più a casa mi ha dato la possibilità di abbassare i ritmi frenetici che hanno caratterizzato i mesi precedenti e soprattutto hanno messo in moto i pensieri e le idee, per il presente e per il futuro. Dobbiamo essere pronti per le fasi successive e dobbiamo portarci dietro gli stimoli che in questo periodo abbiamo maturato: il futuro si prepara con il presente.
“Faber est suae quisque fortunae”,
“Ognuno è artefice del proprio destino”.
E qui un idea al Presidente Paolo ed a tutti: ottima l’idea di raccogliere le storie ma, vedendo i disegni che ai balconi dicono “Andrà tutto bene”, suggerirei di raccogliere, tramite i Supermaratoneti che hanno bambini di far esprimere i loro pensieri sulla Maratona con disegni che arricchiranno il volume delle 11 maratone della Speranza.
Speranza per noi ma soprattutto speranza per i bambini che sono il Futuro del Mondo.

PER VALENTINA VOLATA VIA di Franco Tozzi

Riso Amaro Marathon Tozzi Franco km 14,22 grazie Presidente oggi dedicata a Valentina Venanzi volata via come una farfalla in primavera, ??? una ragazza di 20 morta di incidente stradale volontaria della CRI la corsa per ricordarla e finanziare l’associazione che i genitori hanno creato si svolge nel mese di maggio a villa pamphilj  mi emoziono sempre al ricordo e spesso nella fatica della corsa mi ritrovo a pregare per qualche istante oggi in particolare pensavo ai morti del coronavirus a Valentina…..

 

 

PRIMO MAGGIO di Cinzia Spataro

Non sono mai stata alla maratona del riso per cui oggi non riesco ad immaginarmi niente. Riscelgo il tapis-roulant per “obbligarmi” a una velocità costante; oggi faccio una “mezza”, preferisco correre di più domenica “che devo andare a Barchi”. Io non sono brava come altri soci del club che fanno una maratona al giorno! Io corro sempre la mattina presto, prima di andare al lavoro, mi libera la mente, mi dà la carica necessaria per iniziare un nuovo giorno e affrontare l’impegno lavorativo.

Oggi è il primo maggio, la festa dei Lavoratori, come non pensare a tutte le persone che in questi giorni sono rimaste senza lavoro, alle persone migranti, a quelle che subiscono varie forme di sfruttamento lavorativo. Il lavoro è fondamentale per la dignità della persona. Ogni mestiere è importante “solo i fannulloni, strano però, non sanno di nulla e puzzano un po’.” (Gianni Rodari)

                                                                       

 

RISI AMARI KIWI DOLCI di Anonimo 1

Eccomi nell’orto per il quinto appuntamento con le 11 maratone della speranza.

Subito dopo la partenza il pensiero va alle parole pronunciate stamattina da Papa Francesco su chi anche oggi è al lavoro magari in prima linea o per garantire i vari servizi a tutti noi e a chi, magari in questo tragico momento, il lavoro non ce l’ha o è preoccupato per la possibilità di perderlo, a quanti hanno un lavoro precario.

Penso anche a quanto il mondo del lavoro sia cambiato e a quanti diritti conquistati con anni di lotta e scioperi e ora non ci sono più o vengono negati.

Da pensionato ripercorro i 40 anni di lavoro svolto, dall’inizio assunto come apprendista dopo 2 anni di scuola e lavoro in una grande azienda di telecomunicazioni. Continuando nell’area del progetto per 30 anni, interrotti solo dal servizio militare, e gli altri 8 nell’ assistenza tecnica e gli ultimi 2, causa cessione di ramo d’azienda, trascorsi tra mesi di mobilità e mesi di lavoro effettivo.

Un pensiero al fatto che la lotteria della mia vita è stato di andare in pensione appena prima delle riforme Berlusconi e Fornero, quindi con le vecchie norme e il conteggio retributivo e non essere caduto nei famosi esodati dal lavoro.

La mente continua a vagare e va sulle maratone del riso fatte e a quella amara di tanti anni fa, a Vercelli, in cui mi sono ritirato

Nelle sere precedenti mi sentivo molto stanco con febbre alta, durante la gara al 10° km KO, decido ritirarmi e ritorno indietro così da avvisare la moglie (allora maratoneta anche lei) quando incontro l’amico Pino “l’avvocato” che mi convince a proseguire con Lui. Arrivati alla cascina del famoso film “RISO AMARO” niente, mi fermo arriva la moglie provo a continuare con lei, ma arrivati al ristoro dei 20 km vede il pullman dei ritirati e mi dice mi ritiro e quindi ritirati in due. Meno male che nelle altre edizioni è andato tutto bene.

Il riso è tornato amaro oggi, sperando che alla nuova data di settembre sia tornata la quasi normalità e l’esecuzione sia possibile.

Corsa terminata KM 15, ritorno alla realtà mi accorgo che una piantina di kiwi che sembrava seccata sta buttando nuove gemme dai coraggio che la vita lentamente ricomincia, e se tutto va bene, ancora una corsa nell’orto e poi via negli spazi aperti.

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Leggi anche