L’arroganza de’ Rutuli, e quel fasto
Con che Turno cavalca………………….
Vedi i Teucri infelici, ch’ancor chiusi
Non so securi……………..
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Cedico occise Alcato: Socratone
Occise Idaspe; a due la vita tolse
Rapo, a Partenio ed al gagliardo Orsone……….
(verso 1187- Libro decimo Eneide)
Il forestiero a Rapone impatta in una radicale diversità di: ambiente, territorio, umanità, comunità. La gente saluta come se ci si conoscesse da sempre, spontaneo, naturale afflato di intenti al di là di: sesso, età, ceto in totale Ut unum sint. Il “ culto” dell’ospitalità rimanda al VI Libro dell’Odissea nel mentre Nausicaa accoglie Ulisse nell’isola dei Feaci…………..
Questi è un misero naufrago, che ci è capitato
E dobbiamo curarcene: vengono tutti da Zeus
Gli ospiti e i poveri: è un dono, anche piccolo, è caro.
Via date all’ospite, ancelle, da mangiare e da bere,
e nel fiume lavatelo, dov’è riparo dal vento.
La sera del sabato, convivio con piatti di tradizione presso la Casa Canonica; balli, musica etnica, tanta allegria partecipata agli atleti e loro familiari. Domenica mattina, a prima ora, colazione servita.
Ambiente, territorio, umanità, comunità attraggono l’ospite, a proprio agio per un’accoglienza che incanta. Tutto a conservare, tramandare la storia, l’identità, l’esistenza del Borgo. Punti di forza: paesaggio, aria salubre, amenità, innata educazione, offerta di variegata gamma di prodotti genuini. I raponesi hanno ben compreso che la velocità fa invecchiare il mondo da quando l’informazione ha sostituito il racconto. Sempre di meno persone che sappiano trasmettere, raccontare. L’Io ha sostituito il Noi. Palese la minaccia alla scomparsa delle culture locali se un popolo di artigiani creativi lo trasformi in un popolo di camerieri, baristi e venditori di souvenir. A Rapone è stata fatta scientemente la scelta di valorizzare il patrimonio di tradizione locale, trasferendolo nel quotidiano. Il progetto di presentare il Borgo quale Paese delle Fiabe riviene da naturale necessità di vitale sopravvivenza. Riprendere la memoria degli adulti, far rivivere abiti, costumi, fattezze, espressività, rappresentazioni sceniche di un immaginario passato, far conoscere fiabe e personaggi, vuol dire trasferire la memoria storica nella quotidianità. Vita, oggetti, relazioni familiari, meccanismi sociali, emotività. In sintesi dar valore corrente ad una identificazione comunitaria tramandata nel tempo, che attragga, incuriosisca, coinvolga il visitatore alla conoscenza, studio, condivisione, pubblicizzazione del contesto territoriale. In poche parole: turismo, con positivo benefico indotto alla collettività locale.
Rapone, scenari da figurazione di streghe, maghi, spiritelli, briganti, santi. A Masciar ad educare alla reciprocità del dono da dare e ricambiare. Scazzamarieddi a far capire che la ricchezza non è nel denaro, ma nella capacità dell’individuo ad essere se stesso, conservare il proprio essere creativo esistenziale. U Lup Comunal, U Scorciamanu, A Mana Longh, figure simboliche con significato generalmente educativo improntato a positivi valori di vita. Bella la gara, alto contenuto tecnico, brillantemente condotta, onorata da 115 atleti nella distanza più lunga di 46,4 km. Ultimo il sottoscritto, ha concluso la distanza in 7 ore, 9 minuti, abusando tanto della pazienza, somma cortesia, umanità del personale di assistenza. Ringrazio tutti, non ultimo l’addetto alla Protezione Civile, che, nel chiedermi una foto, mi ha detto “sei il vincitore morale”. Lasciatemelo dire, più che contento del 1°,3°,16° posto di Coroneo Emanuele, Cristian Bergamo, Candido Antonio, salentini, atleti della Società La Mandra di Calimera. Un plauso a Delfine Emma, prima donna. Ricordo quando, ancora giovanissima, già gareggiava con la sorella, altrettanto forte. Un plauso di cuore, soprattutto alla sig.ra Zecchino Luisa, quinta classificata. Da menzionare la carissima Viviana Verri, prima donna nella gara breve di 23 km.
Grazie per l’accoglienza a tutto il Borgo raponese. Al sindaco sig.ra Felicetta Lorenzo. Per la seconda volta ho fatto conoscenza del luogo, una felice esperienza di vita. Più che grazie, un abbraccio ad Antonio Leopardi Barra e gentile sig.ra Anna. Ho ritrovato numerosi amici fraterni del Club Supermarathon. Una figura, nome che identifica tutti :Vito Piero Ancora.
Credo, spero esserci il prossimo anno; mai dire mai.






