Ravenna, 17° Maratona Città d’arte. Bello ritrovarsi

(Proporrei ai ‘contatori’ di maratone di aggiungere d’ufficio alle nostre classifiche le gare di Giovanni: non dovrebbe essere difficile recuperarle).

002Riavvolgo il nastro (come va di moda dire, sebbene i nastri audio e video siano spariti dall’uso almeno da 10 anni; è come dire “bacchettare”, quando l’ultimo maestro con la bacchetta sarà morto da 30 anni), e vado ai primi istanti della maratona, il ritrovo fuori dal centro servizi un’ora avanti la partenza: siamo vicinissimi a casa di Paolo Gilardi, che dopo aver fatto i cammini di Santiago, di Canterbury, giapponesi, australiani ecc., oggi si accontenta dei 10 km in compagnia della moglie Shelagh. Dirà poi che gli era venuta voglia di farne almeno altri 10, ma che avendo versato solo 3 euro gli sembrava di abusare di un servizio per cui non aveva pagato. Santa onestà!

Il nome magico di Gilardi ha aperto le strade (altrimenti interdette al pubblico) per l’auto Lazzarotto-Boldrin, che dunque parcheggiano a venti metri dal via; e siccome poco dopo arrivano anche Liccardi e Rizzitelli, il dibattito scivola ben presto su certe maratone o passeggiate natalizie, da omologare oppure no, e sul ricordo di un consocio NN che qui l’anno scorso avrebbe tagliato 6 km (ma ormai, penso che chi ha avuto ha avuto…) e poi ha festeggiato le 300 (relata refero).

C’è tempo per più d’una foto di gruppo, dove riesco a conquistare la vicinanza di Greta Massari (la nostra fascinosa Maria De Filippi); e per una battuta sui bombardamenti con il “trombettiere” Gemma, per un parere medico del dottor Michele, per intrufolarsi infine, scavalcando le barriere (e dove era l’ingresso ufficiale?) nel gruppone in partenza (ma per pudore entriamo quasi in fondo, il che a me costerà esattamente 2 minuti dallo sparo al passaggio dal via). Siamo parecchi davvero (risulteremo 1055 classificati nella 42 km e 1353 nella 21).

003Avevo corso la maratona intera nel 2002, arrivando poi al traguardo di Ravenna solo altre due volte provenendo da Forlì e da Milano Marittima, dopo “appena” una trentina di km dunque senza staccare numerini per il Club: dunque questo tragitto è quasi tutto nuovo, non prevede più il passaggio dal mare, ma due giri di 10 km in centro (per soddisfare i clienti dei percorsi più corti), poi una puntata verso Punta Marina e un ritorno, con passaggio per la terza volta dal mausoleo di Teodorico. Indubbiamente vedere tutti i monumenti ravennati (S. Apollinare Nuovo, San Vitale, Battistero degli Ariani, tomba di Dante ecc.) è un valore aggiunto, però vederli due volte è forse molto, tanto più che in genere si corre su ciottoli talora sconnessi, e il recente passato mi costringe alla prudenza.

In qualche passaggio avant-indré abbiamo tempo di salutarci, specialmente nei km 25-35 quando andiamo tutti un po’ più piano: Rizzitelli mi passa appunto al 25, e alla fine mi darà 13 minuti (non controllo le statistiche, ma devono essere parecchi anni che non mi stava davanti); anche Capecci e Paolo Malavasi mi sopravanzano per un po’, ma verso il 30° km li ritrovo.

Solo un saluto negli incroci con Faleo, Boldrin e la “pantera rosa” Carla Gavazzeni, in vittoriosa lotta col tempo massimo; ma la mia ‘battaglia’ è con le rosse chiome di Marisa Facchini: quando corre mi va via, poi si mette a camminare e allora la riprendo, e alla fine seppure con poco onore arriverò prima io, di un soffio. Libero Zerbinati mi segue a 8 minuti e dice che se la corsa durava un altro po’ mi prendeva… Invece il mio Gps dà 42,200, dunque siamo in perfetta regola, e d’altronde in una maratona Aims lo si può pretendere.

Al 35° sorpasso per la seconda volta Mariolino, la cui confidenza non riporterò (confesso che all’uscita della classifica ho controllato i suoi intermedi, e ci sono tutti, dunque honny soit qui mal y pense).

I ristori mi sembrano più che sufficienti; un po’ squallidino il pasta party finale, con un solo muretto su cui sedersi. Docce, diciamo, a 28-30 gradi, e allagate. Eccellente il servizio bus da e per il parcheggio; tempestiva la pubblicazione delle classifiche, pacco gara con molta carta e persino il mezzo chilo di pasta tipico delle tapasciate. Direi che non ci si possa lamentare.

Clicca qui per le foto (di Mario Liccardi)

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