2018 – Intervista a Giorgio Calcaterra alle Orta 10in10.

 

Giorgio qui sul Lago d’Orta è la star, il regalo più bello per chi corre le 10 maratone in 10 giorni ed ha l’opportunità di incontrarlo più volte sul percorso, e lo ringraziamo per aver voluto correre insieme a noi e per avere accettato di concederci questa intervista, che abbiamo riportato integralmente in quanto rispecchia così bene la sua personalità, tracciando un quadro nitido e immediato dell’uomo, della sua filosofia, del suo talento.

Dal tuo libro emerge l’importanza che ha avuto la tua famiglia, e specialmente tuo padre, nella tua carriera di atleta. Vuoi parlarci di questo aspetto e del ruolo che tuo padre ha avuto nello scoprire il tuo talento?

Innanzi tutto sono io che ringrazio, perché organizzare una competizione di questo tipo non è facile, ma ci dà modo di vivere veramente in compagnia delle persone che condividono la nostra stessa passione e quindi essere qui rappresenta anche per me una grande soddisfazione. Per quanto mi riguarda, come atleta nasco nel 1982, quando avevo 10 anni e proprio grazie a mio papà, perché ero con lui quando insieme abbiamo visto un cartello che pubblicizzava una Stracittadina, una di quelle gare che fanno da contorno alla Maratona di Roma. Così ho corso la mia prima gara il 14 marzo del 1982 e all’arrivo o e papà siamo stati conquistati dall’ambiente bello e felice della gente che corre serena, abbiamo trovato i volantini di altre manifestazioni e abbiamo preso così il via. Ma mio papà è stato utile non solo in quanto mi ha iniziato alla corsa e mi ha portato alle prime gare, ma perché mi ha insegnato la giusta filosofia (cioè quella che a mio avviso è la giusta filosofia),  quella di correre impegnandosi e dando il massimo, ma senza aspettarsi nulla, al contrario, accettando tutto quello che viene col sorriso, perché nella corsa, come nella vita, non si può mai dare niente per scontato. Quindi, anche se alla fine il tempo è superiore a quello previsto, anche questa non è una cosa scontata e quindi va apprezzata. Questo mi ha permesso di continuare a correre anche quelle volte in cui andavo più piano. In circostanze simili molti scelgono di ritirarsi, mentre io, fedele agli insegnamenti di mio papà, ho sempre pensato meglio arrivare, anche ultimi, piuttosto che fermarsi.

Infatti dai tuoi occhi traspare sempre questa positività, anche in qualche gara che non è andata bene, come se per te ci sia qualcosa di più che non la mera prestazione finale nel partecipare a gare di altissimo livello, con la maglia della Nazionale.

Sì, assolutamente. C’è stato un mondiale che non è andato come avrei sperato, mi sono sentito male e ho dovuto fermarmi per dieci minuti, mi sono ripreso e alla fine sono arrivato ottantunesimo anche se indossavo il pettorale numero uno, avendo vinto il mondiale precedente, e quindi per tanti è stata una delusione. Ma io non davo per scontato neanche il fatto di riuscire a terminarlo, e arrivare ottantunesimo al traguardo di un mondiale è comunque un risultato importante, ben diverso da un ritiro. E’ proprio questo che mi ha insegnato mio papà, apprezzare le cose per quello che sono, non per quello che hai fatto prima e quindi essere deluso perché certe aspettative sono state disattese, ma valutare comunque positivamente quel piazzamento. In quanti avrebbero voluto fare quel mondiale e ottenere quella posizione, così se io avessi disprezzato quell’esito, sarebbe stato come se avessi disprezzato chi invece avrebbe gioito nell’ottenerlo.

Mi pare di essere partita con il piede sbagliato in questa intervista, cioè dalle gare con gli esiti meno positivi. Ma visto questo esordio, parliamo subito anche dell’ultimo Passatore, del tuo terzo posto dopo una serie consecutiva di dodici vittorie incontrastate. Non essendo al top della forma, non hai mai valutato l’opzione di dare forfait quest’anno?

In realtà i giorni antecedenti la gara non stavo malissimo, ma è successo qualcosa durante la corsa, probabilmente a causa di un’alimentazione non corretta, avendo preso forse troppi sali tutti insieme, ricordando che l’anno precedente avevo sofferto di crampi. Questo e altri piccoli inconvenienti non mi hanno fatto fare una gara ottimale. Ma non lo dico per la terza posizione, di cui sono contentissimo, piuttosto per le sensazioni non positive avute in gara. Bisogna correre per star bene e io proprio bene durante la gara non sono stato. Tuttavia sono ben felice di averla corsa, di non essermi ritirato, perché l’essenza della mia partecipazione a questa edizione, come anche alle precedenti che avevo vinto, è stata quella di arrivare fino in fondo.

Parlaci adesso delle tue vittorie, di un tuo aneddoto o una sensazione o un ricordo particolare.

Nella corsa non è tanto la vittoria a entusiasmarmi, bensì il superare il mio limite. Così ricordo con tanta gioia il giorno in cui ho realizzato il mio personale in maratona nel 2000 di 2.13.15, il che significa 3.09 al km, e ricordo la sensazione davvero splendida dei chilometri che sembravano vicini gli uni agli altri e arrivavano subito, bellissimo. Ovviamente è bello anche vincere e quindi ricordo il mio primo Passatore, dove non mi aspettavo di vincere, così come il mio primo mondiale, a cui era presente la mia famiglia a vedermi, e ricordo l’emozione al suono dell’inno nazionale, nella consapevolezza che veniva suonato proprio per me.

Parliamo ora di questa competizione di 10 maratone in 10 giorni, in cui hai un avversario molto motivato, Adam Holland.

Adam è davvero forte e motivato, ho visto il record che ha fatto l’anno scorso (27.45.35 NdR), e attualmente non è nelle mie intenzioni provare a batterlo. Anche quest’anno ha già corso quttro gare sotto le tre ore e lo vedo molto carico, quindi per me non è un atleta da inseguire, perché se provassi a stare con lui potrei farlo per qualche chilometro, ma che senso avrebbe? Il mio obiettivo è quello di raggiungere, anche se non è facile e non lo do per scontato, il traguardo delle dieci maratone consecutive e proprio per questo devo usare la testa. Sarebbe sciocco partire con lui e poi magari stare male, quindi l’obiettivo è quello di onorare questa splendida manifestazione correndole tutte e dieci nel limite delle mie possibilità. Purtroppo quest’anno non riesco a entrare in forma, fatico molto più degli altri anni e quindi devo accontentarmi. Quattro maratone le ho già finite e questo è già un successo. Domani facciamo la quinta e giorno per giorno proviamo ad arrivare a dieci.

Questo impegno può anche rappresentare una valida preparazione per i prossimi Campionati Mondiali dei 100 km per cui sei stato convocato, per l’ennesima volta, dalla Nazionale.

Sì, l’8 settembre ci saranno i Mondiali in Croazia, a cui ho avuto l’onore di essere stato convocato e quindi di rappresentare la Nazionale italiana e ovviamente cercherò di prepararmi al meglio, nonostante il periodo non di forma, e questa è un’ottima occasione per farlo. Di prassi quando mi alleno per la 100 km corro 32 km ogni giorno. Qui ne faccio 10 in più ma in un contesto particolare, con la compagnia, gli amici, i ristori, qundi sto affinando la mia preparazione per questo importante impegno.

Trasmettiamo una lunga intervista a Re Giorgio Calcaterra  con le sue sensazioni dopo 2 giorni di corsa sul Lago D’Orta

https://youtu.be/l1ol5APjpW4

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