Reggio Emilia . Amici Miei. Batman & Leons

In mezzi a tutti un po’ inquietante, irriconoscibile Batman. Batman è un po’ sfigato. E’ l’unico supereroe senza superpoteri. Non vola. Non Brucia. Non è invisibile. Non è forte e non ha neanche la bacchetta magica. Deve arrangiarsi coi suoi muscoli e tendini ed inventarsi dei gadget cervellotici per salvare il mondo ed arrivare in fondo alle maratone. E son sempre più quelle che prende di quelle che dà. Utilizza i vecchi trucchi imparati a Gotham City per scalare i grattacieli e li usa nella maratona per saltare dal “muro” fino alla linea del traguardo!

002Lo esorcizziamo. Ci diciamo ne abbiamo fatte tante ma il momentino NO arriva per tutti. Top Runner. Easy Riders. Regular. Senators. Tapascions. Slow Foot. Tutti una volta hanno “saltato il muro” a un certo punto durante la maratona statisticamente, intorno al trentesimo, dove la nostra macchina grida implorandoci di fermarci e dicendoci chi te l’ha fatto fare. Che quantità di forza mentale e determinazione per raggiungere il traguardo magari strisciando. Quali miraggi inventarsi. Quante chimere calpestare?

Durante l’ultimo anno ho fatto delle piccole inchieste tra gli amici “ultracentenari del club” e qualcun altro che ha secondi da spendere chiacchierando con me mentre mi sorpassa. Le risposte sono banali, ovvie, ma non sempre. Tentando di rendere questi duri chilometri finali un’esperienza condivisa più piacevole e vissuta coralmente, ho compilato la mia top 15 dei trucchi usati per ingannare la mente e se stessi divertendosi con un po’ di ironia, senza dover insegnare niente a nessuno, anzi se qualcuno ne sa altri, mi farebbe piacere lasciasse un commento (più son bizzarri, più son efficaci…gli psichiatri ce li magnamo).

15) Missionari. Quelli che hanno una missione per la gara. Corrono la gara per qualcuno. Vedono o rivedono un posto che piace tanto. Hanno una citazione preferita da ripetere nella mente. Riflettono sul perché han scelto proprio questa maratona e perché la devono finire. Quanti km di allenamento e di gare prima di questa per essere qui adesso. Oppure si ripetono “La mia missione adesso è di testarmi” oppure “Quanto è stato lungo il viaggio per arrivare fin qui, adesso bisogna fare solo 42 km. Ogni volta che la gara comincia, pensano alla missione, se la ripetono più e più volte anche senza crederci troppo. A volte ascoltano un motivatore.

00314) Divisionisti. Quelli che suddividono la gara in fasi. Ridendo al primo dicon ne mancan 41. Più seriamente al decimo km si pensa che la mezza è un po’ più vicina e che mancano 31 km all’arrivo! Però qualcuno non ce la fa a fare il conto alla rovescia. Ottiene solo una reazione deprimente che aumenta la fatica e i dolori e che finisce per opprimerlo. C’è chi si concentra solo su come arrivare alla mezza maratona. E poi divide mentalmente il percorso in sezioni più piccole, ad esempio da cinque km, o dividere il percorso usando dei punti di riferimento, piazze chiese cappelle santi e poeti.

13) Musicisti. Se è permesso, indossano le cuffie sul percorso aumentando con i chilometri il volume della musica! Si tengono i brani preferiti e corrono e saltano a ritmo di musica. Hanno anche dei tasti per pomparsi con Overdrive e Subwoofer! I più genuini cantano il motivetto che gli piace tanto. Ad altri invece piace tenere il tempo strisciando i piedi.

12) Cecchini. Chi si trova dei punti di riferimento in lontananza e si sforza di correre fino a quella curva quel semaforo quella salitella. “Se riesco ad arrivare a quel palo, mi riposo”. Una volta tornati di nuovo a correre, scelgono un altro punto di riferimento e correndo mirano a questo come dei periti balistici. Una specie di tiramolla che spezza il ritmo e la monotonia.

11) Cacciatori. Si fanno attirare verso gli altri corridori da un magnetismo sovrannaturale. Si trovano davanti un corridore e devono far finta di venir attratti da quella persona con una corda invisibile. Dicono che son gli altri che mollano. Gli piace pensare che siano le altre persone a fare tutto il lavoro e godono nel farle cadere nella loro rete. Una volta raggiunti, trovano qualche altra vittima nelle vicinanze e ricominciano a cacciare.

00410) Naufraghi. Chi conta su amici e parenti per riabbracciarli dopo il lungo viaggio e pensa di farsi aiutare in quegli ultimi chilometri. Vedere i volti di familiari o amici in quell’ultimo tratto aiuta moltissimo. Se la maratona lo permette, per questo ultimo tratto difficile corrono con loro fianco a fianco. Chi più semplicemente spera di vedere un po’ di pubblico che lo rincuori, o chi ce l’ha messa proprio tutta e vede la Madonna!

9) Esploratori. Chi ammira il paesaggio. Molte maratone hanno dei percorsi molto interessanti, ed è molto probabile vedere molti punti di vista, stradine e scorci che non si sono mai notati in altre maratone o passandoci in auto o in bici. Invece di concentrarsi sulla corsa e i tristi affanni a loro connessi si osservano tutti i paesaggi interessanti (e le persone) intorno. Forse se poi si è dei veri slowfoot e non importa il time ranking, meglio togliere dalla fondina una bella digitale e fissare il momento magico, chissà quando mai si ripasserà di lì….

8) Alienati. Se il paesaggio non interessa o si è davvero in un postaccio o su una lunga striscia di asfalto, certi utilizzano tecniche associative e dissociative per alienarsi dal luogo e dalla gara. Le tecniche associative includono il prestare particolare attenzione al passo, alla respirazione, alle condizioni del terreno e agli altri corridori. Per tecniche dissociative si intende immaginarsi di essere in un posto completamente diverso, ad esempio mentre si corre su una spiaggia o su un fidato tapis roulant a casa. I maratoneti esperti sono più inclini ad alienarsi con le tecniche associative, mentre i maratoneti più inesperti hanno successo con le tecniche dissociative.

7) Masochisti. Chi vive tutta la corsa come una sofferenza che verrà sublimata dai piaceri dell’arrivo dopo il traguardo. Si sposta tutto dopo linea dei 42 km. All’emozione di aver finito. Orgasmo. Orgasmo. Orgasmo. Medaglia impressionante. Bacio della Miss. Applausi e standing ovation. Le campane che suonano. Una tonnellata di buon cibo. E poi la doccia più bella della vita e l’endorfina che carica a molla e da quel piacere sottile che tutti sappiamo. E poi magari tuffarsi sul divano rilassandosi magari mentre fuori piove. Quanto prima si arriva, quanto prima tutto questo può accadere!

6) Razionali. Imperturbabili e ottimisti. Pensano: “Se sono qui è perché la devo fare. Non me lo ha ordinato nessuno. Sono solo sempre 42. Sono fortunato ad essere in grado di essere dove sono ora. Probabilmente sono molto sano e in ottima forma, rispetto al gran numero di persone che ucciderebbero per essere in grado di completare una maratona. Ricorda a te stesso che sei in gran forma, che ti sei allenato meravigliosamente, il traguardo, me lo mangio.

5) Sentimentali. Quelli che ascoltano le emozioni. Non sanno perché ci sono e dove vanno. Gli piace vivere il momento della massa pulsante alla partenza. Farsi portare dalla calca e dalle gambe senza pensare troppo al prima al durante al dopo. Si gustano ogni chilometro come un momento unico. Cercano amici e se li fanno stando insieme, se la spassano correndo insieme, come fosse una scampagnata. Applicano senza saperlo il motto del club “Come stiamo bene quando corriamo insieme”

4) Festaioli. Quelli che celebrano la maratona come un rito festoso e liberatorio. Specie in Francia, amano travestirsi per uscire dalla monotonia delle magliette tecniche, far divertire il pubblico e gli altri corridori rispondendo o cantando in coro, fermandosi a giocare coi bambini o con chi li vuole fotografare. Mascherandosi, trovano ad ogni marciapiede un tifoso in più, e questo è un bel propellente.

005Ci sono altri modi di festeggiare, ad esempio lanciando motti ed epiteti. Il più famoso tormentone è quello del Nostro Maresciallo… che tutti sanno cosa fa di sera. Oppure facendo battute simpatiche, come quelle di un socio portabandiera del Club che, a un ristoro presidiato da belle ragazze che offrivano tè caldo, se ne è uscito commentando: “Come siete belle…e anche calde!!”

3) Sognatori. Quelli che partono coi palloncini di mezzora meno del loro target. Oppure che si caricano prima della partenza per fare il tempone. E vanno a palla quasi in apnea sperando di non vedere neanche l’ombra di un muretto. Oppure ansimano attaccati al Garmin dopo aver perso l’ultimo palloncino. Ma quando fanno il tempone sono i più felici di tutti.

2) Lessie. Quelli che tornano a casa come Lessie. L’insieme di ogni chilometro mancante lo associano al giretto di allenamento vicino a casa. Ad esempio, se fanno un allenamento da 10 km, alla mezza gliene mancano solo due, e al trentaduesimo escono di casa per farsi il solito allenamento. Questo è l’atteggiamento più comune che piace molto ai maratoneti, perché dà a loro un senso della misura familiare, li rassicura, rincuora e aiuta a saltare il muro.

1) Leoni. Questo è il Migliore. E’ un metodo divisionista molto personale che adotto io e mi ha insegnato Adriano il Leon di Venezia. Consiste nell’accorciare la maratona a soli 10 km. In pratica si corre senza pensare a niente fino alla mezza. Dopo cominciano i 10 km veri e occorre tener duro fino ai 30 km. Poi l’ultimo round, con uno+uno=due si arriva a 32. Qui comincia la discesa perché si conta per una cifra: 9, 8, 7, 6, 5, 4, 3, 2, 1, 0. Provare per credere. Caro Adriano ti lascio tutti i cartelli dei 32 km (20 miglia) di quest’anno come i Baci di “Nuovo Cinema Paradiso”. E confesso che a ognuno di quei cartelli c’è stato un grido liberatorio “ADRIANO!!!!”

 

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