Reggio Emilia, la maratona c’è ma non si vede

Una definizione che ben si addice a Reggio nell’Emilia. Conosciuta per essere la capitale della bandiera italiana, che nacque e fu esposta qui per la prima volta il 7 gennaio 1797 in seguito alla fondazione della Repubblica Cispadana, sorse durante l’Impero Romano lungo quella via Emilia che collegava Piacenza a Rimini.

Anche quest’anno Reggio Emilia ha ospitato la maratona divenuta una manifestazione di livello internazionale, nonché la quinta maratona d’Italia.

La corsa non ha perso le caratteristiche peculiari che la contraddistinguono; sono ben ventuno anni che la Maratona di Reggio Emilia continua a dare grandi soddisfazioni ai tanti maratoneti, ai sempre attenti volontari. Grande successo ha ottenuto la medaglia, disegnata appositamente da un noto artista reggiano.

Sceso da Italo mi accoglie la nuova stazione Alta velocità di Reggio Emilia. La Mediopadana, con le sue gigantesche onde bianche nel bel mezzo della pianura, è l’effetto dell’avveniristica copertura voluta dall’architetto Santiago Calatrava; 13 portali di acciaio bianco sfalsati e distanziati tra loro, che delineano un andamento sinusoidale e danno all’infrastruttura appunto, il suo particolare “effetto onda”. Sono alla seconda maratona in quattro giorni e alla altrettanto seconda Reggio Emilia.

002Il tempo di ambientarmi al clima rigido e sono subito al centro della città ove mi aspetta, contrariamente ai principi del buon atleta, un piatto di tortelli in brodo di carne e bolliti vari accompagnato il tutto, da un po’ di lambrusco. Nel pomeriggio, dopo aver passeggiato per le belle vie e piazze del centro, mi avvio al Centro Maratona allestito nel Palazzetto dello Sport ove ritiro la busta con il pettorale, chip, maglia tecnica Diadora, adesivo per il deposito borse, riviste, depliant e il buono per un pasto completo a 4,20 € presso il vicino self service “Da Rita”.

Cena e relax insieme agli amici del Club Super Marathon Italia, quattro chiacchiere e poi a dormire.

Sveglia alle 6 per la colazione, la temperatura si aggira intorno ai 3 gradi e l’azzurro del cielo lascia il posto ad una coltre nebbiosa che ci accompagnerà per gran parte della gara. Scelta dell’abbigliamento, preparativi di rito e via alle griglie.

Lo start da Corso Garibaldi, con tanto di bandierone Tricolore e Inno nazionale eseguito dalla Fanfara dei Bersaglieri di Scandiano. Circa 2700 atleti allo start, in prima fila il campione olimpico di Seul ’88 Gelindo Bordin, all’ora nona viene data la partenza. I primi km, scanditi dal ritmo di una banda musicale, vengono effettuati per le vie cittadine. Attraversiamo il centro di Reggio Emilia e dopo due passaggi sulla via Emilia usciamo verso la periferia e ivi l’incontro inaspettato con uno degli ultimi nostri campioni tale Bordin; il tempo di una battuta, lo filmo e via. Il percorso si snoda ora tra paesini e piacevoli strade di campagna per giungere fino alle prime colline di Quattro Castella, attraversando l’abitato di Montecavolo, zona dall’importanza storica eccezionale e terra di Matilde di Canossa ove ci attende una coreografia di tutto rispetto; al suono delle trombe sfiliamo davanti a sbandieratori e ragazze con costumi rinascimentali.

Di tanto in tanto, risonanti casse acustiche stimolano con l’Inno d’Italia e musica varia.

E poi le salite …… è proprio così. Ci sono le salite come non ti aspetti nella pianura Padana. La prima già dal 6-7 km, non particolarmente ripida, ma lunga e stancante.

003Poi saliscendi spaccagambe che interrompono il ritmo, con discese che non danno modo di recuperare. I chilometri scorrono sui sali-scendi del percorso e ad ogni ristoro mi fermo pochi secondi a bere thè caldo. Assurdamente guardo in faccia il personale di servizio e gli spettatori che scalciano per terra tutti infreddoliti pur indossando capi di abbigliamento invernale e “mi dispiaccio” per loro situazione.

Arrivo al 30° km in 2:58:02 e comincio a pensare di poter stare sotto le quattro ore, cerco di correre il più vicino possibile ai 5:35/km ma mi accorgo che le salitelle e il clima rigido che mi continua a raffreddare i muscoli non lo permettono. Cerco di limitare i danni il più possibile e passo il 35° in 3:23:12. Mancano 7 km, il tempo di fare due calcoli e provo ad aumentare leggermente il ritmo ma al 37° (3:34:40) sento dietro la coscia sx un accenno di crampo, calo ma non mi fermo, allungo la gamba con qualche scalciata e mi passa, capisco che è la giornata per arrivare solamente in fondo in quanto sento tutto il peso delle altre tre maratone corse negli ultimi 15 gg. Doso così le ultime energie ma senza fermarmi, mi congelerei.

Mi concentro quindi a trovare qualche atleta con un passo giusto e regolare, supero qualcuno cercando di incitarlo a riprendere la corsa, poi la voce dello lo speaker dell’arrivo, un’ultima curva, infine il rettilineo e la passerella finale. Adesso il prossimo obiettivo sarà di scendere sotto le 4 ore e mi allenerò per questo.

È stata una giornata difficile e adesso posso dire che “la mia testa c’è”. In questa gara mi sono gestito al meglio, resta il fatto che in 15 giorni ho corso tre maratone, e se ne avessi corsa una sola?

Il punto di forza di questa maratona è da sempre la capillare rete di volontari che affianca l’organizzazione: il sorriso, l’accoglienza e il calore di tutti coloro che popolano il Centro Maratona e i ristori lungo il percorso sono le caratteristiche che più di tutte vengono riconosciute a questa gara; spugnaggi caldi e freddi, animazione lungo il percorso, servizi navetta e spogliatoi a pochi metri dalla partenza e dall’arrivo: queste le caratteristiche principali che hanno reso famosa la maratona di Reggio Emilia in Italia e non solo.

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Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)

 

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