Reggio ha fatto venti

Su Natipercorrere c’è ancora il resoconto appunto dell’ultima partecipazione, del 12 dicembre 2010. “Quest’anno a Reggio abbiamo finito in 2101 (2090 entro il tempo massimo delle 5h 30, dunque senza bisogno di aumentare la partecipazione stabilendo tempi massimi da semi-handicappati): un po’ meno che l’anno scorso, molti di più che nel 2007 e 2008, comunque intorno al sesto posto nella classifica di partecipazione tra le maratone di tutta Italia, ancora più su se si considerano le ben 216 donne, oltre il 10% del totale. E a Reggio si ritorna: il sottoscritto c’è stato 11 volte, ma conosco gente che le ha corse tutte o quasi e non se ne perderebbe una”.

Sembravano cifre stratosferiche, eppure in questo 2015 gli iscritti sono stati 3400 (un record), gli arrivati fra i 3001 e i 3010 (curiosamente, circolano varie classifiche ufficiali, con numeri un po’ diversi), di cui 2600 maschi. Tra le cinque e le sei volte più che nella vicina Carpi. Tant’è vero che la tradizionale disponibilità di parcheggi ha segnato il tutto esaurito, e il sottoscritto ha trovato posto-auto a un buon chilometrino dalla partenza. Anche il percorso è leggermente cambiato (e i Gps segnalano che eccedeva di quasi 200 metri la misura regolamentare): i primi tre km sono stati a zonzo per la città, ritrovando vari punti che hanno segnato partenze, arrivi e passaggi nei 19 anni precedenti; poi, dopo aver di nuovo passata la linea del via, ci siamo diretti tradizionalmente verso sud, sulla strada di Montecavolo, incontrando dopo lo sterrato di Villa Levi le salitine di cui sopra, per un totale di 180 metri di dislivello da salire e scendere.

Non molto diverso rispetto al 2010: “… incomparabilmente bella anche la salita verso Montecavolo e la metà gara: si perpetua la felice invenzione delle spugne calde, moltiplicata per almeno quattro punti diversi (e per fortuna che al terzo spunta Giaroli, primo esecutore dell’idea negli anni antichi). Altri appuntamenti che si ripetono sono quelli ai vari punti di ristoro e conforto, con le canzoni dei Nomadi o dei loro cloni (uno sembra più Pelù che Augusto). Medaglia al merito per la prof. Brunetta da Cavriago del km 25, che non avendo pronto al mio passaggio l’erbazzone promesso, lo recupera e mi insegue ai 5:30/km per consegnarmelo (per fortuna mia, non recupera anche il vino bianco).”

Quest’anno Giaroli (il cugino di un altro mito reggiano, Angelo detto Gelo) faceva solo lo spettatore, ma l’istituzione delle spugne calde era stata moltiplicata in quasi tutti i punti: peccato che la nebbia e il +1 di temperatura non invogliassero molto a gettarsi acqua addosso per poi sentirsela gelare in faccia o nei guanti. I Nomadi al mio passaggio stavolta cantavano “Noi non ci saremo”; al ristoro del 25, l’eterna Brunetta Partisotti mi teneva in caldo l’erbazzone, e quanto al vino, tra il km 30 e il 35 un libero pensatore e due ristori ufficiali fornivano un rosso squisito, con giunta di salame, ciccioli e polenta fritta.

00 1Conservata anche l’abitudine ai controlli col chip, come nel 2010 avevo scritto: “Rilevamenti col chip ogni 5 km: uno scrupolo che ben pochi organizzatori italiani si permettono, ma che ai reggiani e alla TDS permette di mandarci per sms il nostro piazzamento in pochi minuti, e per email poche ore dopo tutti i passaggi con relative classifiche parziali”

Cosa servita anche a smascherare i soliti furbetti, ad esempio un modenese appartenente alla società abbonata a vincere i premi di società grazie all’acquisto di pettorali spesso restituiti immacolati a chi distribuisce i premi; il quale per qualche giorno (e ancor oggi, secondo certi siti) è figurato come campione nazionale Uisp categoria M 60 grazie a un prodigioso 3.08:38, ottenuto facendo 1.00:50 nei primi 10 km, poi letteralmente volando (tant’è vero che è ‘sfuggito’ ai successivi tappetini) fino al traguardo, in 2 ore e 8 per 32 km, cioè 4 minuti a km. Roba che la faceva il nostro Lanfree ai tempi d’oro.

Chissà se anche il podista modenese, arrivando sotto lo striscione finale, si è preso un cinque e i complimenti di Paolo Manelli, ideatore della maratona, che come sempre aspetta tutti, fin oltre le sei ore del tempo massimo; e si è preso pure il gradito asciugamano, e la medaglia molto originale disegnata da Marino Iotti: un tondo racchiuso in un ovale, e raffigurante un podista dalle ginocchia in giù: direi un tapascione, visto che la scarpa destra appoggia sul terreno per tutta la lunghezza. A proposito di scarpe: ormai, sentendomi un po’ in smobilitazione, ogni maratona che corro (questa era la 299°, comprese le ultra), ne dismetto un paio. Questo luglio al Ventasso era toccato alle North Face comprate nel 2005 e che appunto al Ventasso del 2005 avevano esordito, sperimentando successivamente il Cromagnon, la Abbots Way, e di nuovo appunto l’ultimo Ventasso, costandomi la perdita di un unghione perché erano ormai troppo strette.

Adesso, sull’asfalto di Reggio hanno esalato gli ultimi sospiri le Saucony comprate per 60 euro da un podista reggiano (Boniburini, alias: state bboni, burini!), e che negli ultimi tre anni avevano visto Lucca, Livorno, Pisa, Treviso; poi risuolate, Roma, l’ultima mia Interlaken (di cui vi ho pure raccontato, nel 2013), Carpi e Busseto (col loro record di 3.56), ecc.; infine, quest’anno, la 50 km S. Gimignano-Siena. Insomma, un totale di 13 maratone, può bastare, come può bastare il 4.20:49 (netto) che ho fatto oggi, da scarso e handicappato come ormai sono (lo speaker Brighenti alla partenza ha creduto di vedermi ancora col braccio al collo!).

Ormai sono in ballo, la 300esima dovrò pur farla: poi, dite che debbo rassegnarmi?

(Una foto è tratta da Podisti.net. Le altre da www.reggiocorre.it scattate da Italo Spina e Maurizio Cenci – NdR)

Clicca qui per la classifica

Clicca qui per le foto di Paolo Gino

Clicca qui per le foto di Mario Liccardi

02 Marri 0 1 IMIMG 3789

03 Marri 1IMG 3793

05 Marri 3IMIMG 3798

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Leggi anche