Intendiamoci: tanti ricordi non per la bellezza del suo percorso (scorrevole ma abbastanza monotono, anche se ho trovato di peggio), o per il tifo che si trova lungo il percorso (quasi nullo), o per l’organizzazione (quella sì, più che buona ed accogliente, soprattutto da quando è passata sotto l’organizzazione dell’Atletica Santhià).
Ricordi legati soprattutto al fatto di incontrare i soliti tanti amici “vicini di casa”, al ristoro finale a base di “panissa” che condividevi con loro, alla bella medaglia che spettava a tutti i finisher (soprattutto nelle ultime edizioni), ma soprattutto alle condizioni meteo che potevi trovare in quel periodo…
Inizio maggio, a livello meteo, è sempre un’incognita: è primavera inoltrata ma può essere anche un inizio anticipato dell’estate; puoi trovare freddino o temperature elevate, pioggia, nuvoloso o sole a picco per 42 km. dove rischi la disidratazione (sì, perché lungo il percorso un albero non lo trovi nemmeno pagando); in tutte le mie partecipazioni ho corso con tutte queste condizioni meteorologiche.
Ma……..ma un’edizione in particolare credo che non dimenticherò mai: quella dell’anno 2017 !
Ricordo che ero fermo da inizio febbraio con le gare, a causa di un’infiammazione tendinea, e quella gara era la prima maratona della stagione. Non sapevo in che condizioni potevo essere anche perché la preparazione era stata completamente stravolta a causa dell’infortunio. Temevo mi potesse succedere una ricaduta (anche se avevo rispettato alla regola i tempi di recuperi imposti dall’ortopedico di fiducia); non sapevo in che condizioni potevano essere fiato, gambe ma testa soprattutto. Mi sarebbe piaciuto concludere la gara intorno alle 4h45’…..
Oltre a tutti questi fattori, quel 1° maggio ci si era messo pure il meteo!
Ho corso in varie parti del mondo e a tutt’oggi, a tre anni di distanza, ricordo di non aver mai corso una gara in condizioni meteo peggiori di quel giorno. 42 km. di freddo, vento gelido spesso contrario, pioggia battente, in diversi tratti acqua ghiacciata quasi grandine…..
I gazebo dei ristori scoperchiati dal vento, bevande che sarebbero dovute essere bollenti……a temperatura da frigo; ricordo nell’attraversare un paesino intorno al 15° km., un uomo venirmi incontro e porgermi un sacco della spazzatura per cercare di proteggermi in qualche modo….
Ricordo l’incessante suono delle sirene delle ambulanze che trasportavano atleti in ipotermia.
Ricordo anche la mia incoscienza quando, al 18° km., arrivato ad un bivio, a sinistra si svoltava per rientrare a Santhià sul percorso della mezza maratona e a destra invece per chi era sul percorso maratona e un addetto dell’organizzazione che avvisava gli atleti iscritti sulla maratona che potevano tranquillamente accorciare la gara ed immettersi sul percorso della mezza…… e io che senza un minimo di esitazione, come se non avessi sentito la voce…….svoltai a destra!!
Ricordo quei successivi 20 km. (10 km. in andata e altrettanti al ritorno) completamente aperti, avvolto, oltre che dall’acqua, da raffiche di vento continuo, senza un minimo riparo. Un inferno!
Ripassai, al 38° km., nello stesso punto dove c’era il bivio del 18° km. Guardai l’orologio: ricordo che segnava 4 ore esatte dalla partenza. Mi dissi: sei stato proprio un incosciente. Augurati di non pagarne le conseguenze….
Ancora poco meno di 30’ di sofferenza, pensai…. Man mano che mi avvicinavo alla città, il vento diminuiva, ma non la pioggia….
Tagliai il traguardo in 4h27’ ma non riuscii ad esternare la mia felicità per un risultato cronometrico ben al di sotto delle aspettative, nonostante la ripresa dell’attività dopo 4 mesi e il meteo infernale in cui avevo gareggiato. Per festeggiare, si fa per dire, questa volta al coperto, una doppia razione di “panissa”, piatto tipico del posto a base di risotto con fagioli, vino rosso e salame.



