Rieti Valle Santa della Maratona

 La Piana Reatina è definita da un cartello il centro geografico d’Italia e in questo rettangolo da 14×7 km non si incontra una sola salita ma una pista ciclabile di quasi 21 km. Stradine agricole e piste senza traffico anzi a volte talmente deserte da suscitare il dubbio se i Romani oltre alle Sabine avessero portato via anche i Sabini. Ma vero conquistatore del territorio è un Siculo Baffuto che quando parte non ce ne è per nessuno Re D’Errico di Rieti.

Poca brigata vita beata è l’altro motto di Felice che mette in moto tutta l’organizzazione per solo una ventina di fraticelli offrendo chip ristori premi ambulanze volontari libagioni finali e spesso miracolosamente moltiplicando pani e pesci. Sicuramente qualcuno dall’alto lo benedice nella sua missione. Quello che stupisce è che nel dopo gara con molta semplicità i fraticelli maratoneti si radunino nel cenacolo del convento denominato “Diletta” a santificare giubilei e sacri scudetti raccontandosi vecchie leggende vanagloriose, tra una Via Crucis “vivente” a Contigliano e l’ultima messa prima di immolarsi con la Coratella.

Tra queste leggende spiccano le 1200 di San Vito dei Normanni, le 300 del fachiro Sivabalan e le 250 della Principessa Carolina di Terni cui canteremo i salmi in altre sedi. Così è trascorsa una Pasqua calda e tranquilla nella piana Reatina che ha lasciato nei cuori di ognuno una serenità di altri tempi, di altri luoghi ed di altri ritmi ormai introvabili se non qui nella Valle Santa della Maratona.

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