Rimini, 27/04/2014: quasi buona… l’ennesima

foto 2Per curiosità e solidarietà regionale, sono dunque andato anche a questa edizione, sia pur disapprovando la scelta della data che imponeva una opzione faticosa tra la 50 di Romagna (programmata due giorni prima a cinquanta km di distanza), la Abbots Way capitata nello stesso giorno, come pure la maratona di Padova. Senza dire che i due trail e ultratrail corsi nelle ultime 6 settimane mi erano indubbiamente costati qualcosa. Eppure, il tempo finale peggiora di soli 22 minuti quello ottenuto nel 2003 su un tracciato molto più piatto. Quanta gente ho visto correre in 15 anni su queste strade: alcuni li ho ritrovati a Rimini adesso, ma come spettatori, o camminatori, o con ritmi molto più lenti; altri non ci sono più. Cosicché devo tenermi per buono il complimento di un giovanotto che mi ha più o meno affiancato negli ultimi 10 km: “alla tua età stai andando molto bene…” (bè, in effetti sono 14° di categoria su 46 coetanei arrivati).

In realtà, il cronometro mi dava a ogni km responsi sempre più avvilenti: già al 23° km stavo sopra i 6 minuti, il 39° è venuto addirittura ai 6:41 (vabbè, c’era un ristoro…); per fortuna, un po’ di orgoglio mi ha portato ai 5:51 nell’ultimo km (oltre tutto, lastricato e scivoloso per la pioggia), con qualche sorpassino mentre il cuore picchiava a 181; e la classifica mi vede a un 632° posto su 1134, recuperando 116 posizioni rispetto al rilevamento della mezza.

foto 3L’organizzazione mi è parsa buona a partire dai cartelli posti al casello autostradale, che in pochi minuti mi hanno guidato al palasport dove era il centro maratona (solo il parcheggio era difficilotto, stanti i numerosidivieti temporanei di sosta perché nel pomeriggio lì a fianco giocava il Rimini). Celere la distribuzione dei pettorali (il pacco gara sarà spedito a casa, o almeno così è indicato), e pur essendomi iscritto solo cinque giorni prima, il pettorale aveva stampato il mio nome. Buona la custodia e la riconsegna dei bagagli, e alla fine, addirittura quasi ustionante la temperatura delle docce. Un tantino lontano (circa 700 metri) il luogo della partenza, da raggiungere solo a piedi (idem, ovviamente, dopo l’arrivo, poi di nuovo per tornare al piada-party se non volevi mangiare in tenuta da corsa tra le folate di vento freddo). Non ho capito perché occorresse fare tre file per avere una birra, un trancio di pizza e una mezza piada con 7-8 ‘saraghine’. File a cui si assoggettavano volentieri i numerosi zingarelli che facevano incetta di buoni-pasto.

Su pregi e difetti di questo allestimento hanno già fatto osservazioni condivisibili i miei due più veloci colleghi Luca e Alessio, che nel caos già segnalato della partenza non ho visto (d’altronde il loro real time dimostra che sono partiti nelle primissime file, mentre io son volontariamente retrocesso una cinquantina di metri, impiegando poi 25 secondi a transitare sotto il via).

foto 4Ero invece a fianco della brava Gabriella Casalgrandi del Cittanova, che ha finito in 3.45, mentre dopo un km ho raggiunto Maurizio Pivetti con cui, in altre condizioni di salute, avevamo progettato di fare in staffetta la Abbots, e invece siamo qui (lui chiude, felicissimo, in 4.41). Non mi riuscirà invece il sorpasso di Paolino Malavasi, perché, come mi dice lui… parte dal fondo (1 minuto e 16 dopo lo sparo) e si contenta di 4.26. In 5.48 arriveranno due amici sassolesi targati Rcm, Pancrazio Verrascina e Giuliana Marcanzini. Il bravo Pattuzzi, trailer della Cavazzona, oggi fa lo spingitore di carrozzelle, come domenica prossima a Piacenza.

Quanto alle bellezze del percorso, mi permetto di dissentire da Alessio: tranne l’ultimo km, è il peggiore di tutti i tracciati visti a Rimini: 15 km di lungomare fino a Igea Marina, tra un susseguirsi interminabile di alberghi chiusi, negozi kitsch, strade con improbabili nomi africani che emergono dagli studi di geografia del ginnasio (dov’è Chisimaio?), villini e colonie fatiscenti o trasformate in case per anziani, mucchi di sabbia pronti per essere sparsi sulle costiere erose. Poi 10 km di stradette tra sottopassi e cavalcavia di autostrade e ferrovie (la mezza maratona è posta presso il casello di Rimini nord), fino alla salitina che ci porta all’unico posto pittoresco del tracciato, la piazza di Santarcangelo dove oltretutto un ristoro succulento offre piade, bensone e vini romagnoli, con relativa foto pochi metri oltre, che mi immortala (si fa per dire) mentre ho mezzo cassone tra i denti. Poi, niente alveo della Marecchia, ma di nuovo stradette e stradacce campagnole a livello delle nostre camminate di Limidi o Cortile, sino alla Fiera di Rimini dove ci imbattiamo nel traffico (fino a quel momento tenuto abbastanza a bada), con punti fastidiosi nelle tante rotonde da superare da lì al km 40. Suggestivo il tratto finale, ma è un po’ poco.

foto 5Pubblico presente nei centri urbani, ma in genere abbastanza disinteressato a noi corridori di poche tacche, salvo qualche bimbo che sollecita il cinque. Forse i complimenti più calorosi sono riservati a una tal Luisa, dalle notevolissime prominenze anteriori esaltate dalla maglietta rosa, che due giorni dopo un 4.50 a Castelbolognese si esibisce in una passerella, fuori classifica, da Santarcangelo in poi.

Ristori più che sufficienti, salvo i bicchieri riempiti di acqua ferruginosa (o rugginosa?) al km 13, e la già lamentata mancanza di spugne (o meglio, al mio passaggio, circa a metà gruppo, vedo qualche spugna solo per terra, e i colleghi che affondano mani o talvolta faccia nelle vaschette di acqua stagnante). immaginando scherzetti di questo genere, ho con me la spugna personale che preferisco inzuppare coi bicchieri di acqua potabile. Per fortuna il clima aiuta, nel senso che non verrà mai troppo caldo e anzi negli ultimi km qualche goccia dal cielo darà ulteriore refrigerio.

Comincia a piovere di brutto quando invece vado in spiaggia a ristorare i piedi tra le onde; al rientro, sulla spiaggia fa bella mostra di sé un portafogli rigonfio di euro, bancomat e documenti tedeschi, evidentemente perduto. A non suscitare ulteriori reprimende di Frau Merkel, lo porto alla polizia che in tre ore rintraccia il proprietario, un fotografo di Dortmund. Magari lui tornerà a Rimini; io, per maratone come questa, credo di no.

Tratto da: “reggiocorre”

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