Sport, ovviamente, trattandosi di una gara a più distanze, delle quali le più brevi coinvolgevano le famiglie ed i bambini.
Allegria, perché la maratona di Rimini è quella che in Italia meglio rappresenta il clima di festa e di spensieratezza, tipico della terra di Romagna; i nostri amici supermaratoneti, avvertendo questo, hanno deciso di sfilare in maschera per le vie della gara, formando un allegro e colorato corteo, capitanato dal “frate” Alfio Polidori.
Solidarietà, perché Gelo, nelle sue manifestazioni, è sempre molto attento alla beneficenza, accogliendo ogni anno associazioni diverse, a presentare con entusiasmo i loro programmi carichi di speranza.
Nella maratona di Rimini è stata inoltre introdotta la categoria “spingitori di carrozzine”, invogliando così i maratoneti a prestare la loro disponibilità nei confronti di alcune persone disabili, e regalando loro la magica emozione della 42 km. Personalmente, è il secondo anno che partecipo a questa bella iniziativa, che vivo ogni volta come un’esperienza molto coinvolgente. Con i miei compagni di viaggio, abbiamo percorso i fatidici 42 km e 195 metri insieme dall’inizio alla fine, in un gruppo rimasto sempre compatto. Alcuni di loro già li conoscevo, altri no ma, alchimia dello sport, si sono instaurati tra di noi, mano a mano che i chilometri si susseguivano, il dialogo, la conoscenza reciproca ed una forte complicità, all’insegna incessante della gioia e della goliardia. Tutti eravamo là per il medesimo scopo: far trascorrere a Fabrizio una piacevole mattinata ed accompagnarlo fino al traguardo!
Il momento più emozionante della nostra corsa è stato senza dubbio l’arrivo, in cui eravamo tutti visibilmente commossi; alle lacrime sono susseguiti una marea di abbracci e tantissimi “grazie”: a Fabrizio, in primis, che ci ha regalato un’esperienza unica e indimenticabile, in cambio di una piccola goccia della nostra fatica; in secondo luogo agli altri di noi che erano lì per condividere questa toccante avventura.
Il percorso di gara, con partenza e arrivo davanti all’arco di Augusto in centro a Rimini, è stato abbastanza vario: il tratto del lungomare è stato a mio avviso il più stimolante, sia per il paesaggio che per la partecipazione di pubblico, a cui sono seguite zone più desolate, ma non meno suggestive, a fianco delle campagne, ed infine quelle meno pittoresche, vicino alle industrie. Degno di nota il passaggio a Santarcangelo di Romagna, incantevole cittadina medievale, dove ci ha atteso un lauto ristoro ed una folla accogliente.
La logistica organizzativa è stata perfetta: percorso ben segnalato, ristori abbondanti, considerevole piada party a seguire, oltre ad un ricco pacco gara, che solo a vederlo mette voglia di estate e di vacanza.
La performante supermaratoneta Marinella Satta ha inoltre insignito la manifestazione con la sua apparentemente folle impresa: la brava atleta, ex giocatrice di basket, ha corso l’intera distanza della maratona palleggiando con due palloni, esibendosi in una pseudo danza che ha lasciato a bocca aperta l’intera Rimini. La modestia e la caparbia (sue peculiarità) con cui ha affrontato tale prestazione, sembravano quasi sminuirne le difficoltà; Marinella, in realtà, è l’unica donna al mondo ad essersi cimentata in questa simile faticosa prova, che la vedrà nuovamente protagonista del libro dei Guinness dei Primati. Hanno fatto da cornice al singolare evento gruppetti di bambini, che la hanno accompagnata in alcuni tratti del percorso, alcuni dei quali palleggiando.
La maratona di Rimini è stata soprattutto un’occasione per vivere lo sport come aggregazione, allontanandosi dalla propria individualità, che a volte può confondersi con egoismo, e ricordandosi che fare del bene fa bene soprattutto a se stessi.
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