Il protagonista assoluto è stato padre Alfio Polidori che, vestito da frate francescano, ha improvvisato come suo solito gustose macchiette e si è esibito in acrobatiche piroette. Paolo e Laura erano marinaretti in love, Marco l’uomo di Neanderthal, KissCristiana la solita pantera sexi, ecc. ecc. Io ero mascherato da maratoneta infortunato con il braccio sinistro sorretto da un tutore. Maschera perfettamente riuscita … sembrava vera! Per chi ha voglia di ricordare, questo è il resoconto di quella maratona, per certi versi, epocale: https://www.clubsupermarathon.it/maratone/2952-rimini-alfio-polidori-marathon.html.
Quest’anno pochi sono quelli mascherati. A parte il solito Alfio, stavolta vestito da scozzese con una cravatta molto elegante che lo fa sembrare una personcina seria e raccomandabile, ci sono i ternani Giuliano e Carolina. Giuliano, che ha appena bevuto l’elisir della eterna giovinezza, sfoggia una capigliatura nera che lo fa sembrare un ragazzino. Carolina ha il suo bel daffare a scacciare le tante giovincelle che gli ronzano intorno e lo guardano vogliose.
Eccetto i suddetti, le maschere quest’anno sono poche. La maggior parte dei soci scalpita perchè ha altro da fare. Paolo si fa interprete dell’umore generale e impartisce l’ordine di rompere le righe: oggi niente maratona di gruppo, possiamo correre in ordine sparso.
Il percorso è rimasto pressochè uguale a quello dello scorso anno: pressochè uguale ma anche completamente diverso per il senso di percorrenza cambiato da antiorario ad orario.
In 15 km arriviamo a Santarcangelo e dopo altri 15 giungiamo al mare. Per finire, l’infinito rettilineo da Bellaria-Igea Marina a Torre Pedrera, Viserba, Viserbella, Rivabella e Rimini. Piacevolissimo il tratto finale sul porto e il successivo attraversamento del quartiere San Giuliano, il borgo di Fellini, con i muri della case ricoperti da murales che rimandano a episodi della vita e opere del grande regista scomparso. Ho la fortuna di attraversare il borgo insieme a Giaunìn Tamburini, riminese.doc che nell’occasione si presta a farmi da Cicerone.
Superato il Ponte di Tiberio ecco l’arrivo sotto l’Arco di Augusto. Dopo un ottimo pasta party a base di una maxi piadina farcita con squacquerone e prosciutto crudo e un abbondante bicchiere di birra, si torna a casa.
Che dire ancora di questa maratona? Si fa poco caso al percorso un po’ noioso perchè si respira un’aria di festa tipicamente romagnola. Nell’atmosfera di stampo carnascialesco, si è anche vista una bambola gonfiabile con pettorale e la bocca aperta dall’aria molto sbarazzina: decisamente gonfia all’inizio, tristemente sgonfia e spiegazzata alla fine, certamente per gli strapazzi subiti durante tutto il percorso da orde di maratoneti assatanati.
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