Ed eccolo là, sabato pomeriggio, Gelo Rusin, ai piedi del gigantesco Arco di Augusto, a fare gli onori di casa insieme ad un altro spilungone, a dominare tutti dalla spalla in su. L’Arco romano, situato nel punto in cui la Via Emilia si univa alla Flaminia, sembra costruito sulle misure di loro due. Smaniano le ragazze di farsi fotografare con loro e sembra quasi che vogliano arrampicarsi su quelle due pertiche.
La domenica mattina, fisicamente i mille e rotti partecipanti sono schierati lungo i bastioni orientali con gli occhi puntati sull’Arco, mentalmente immaginano l’arrivo trionfale sotto di esso.
E comincia un piatto rettilineo di 15 km con da un lato un’interminabile sfilata di alberghi nati tali e palazzi trasformati in alberghi, dall’altro una serie ininterrotta di stazioni balneari. Innaturale è la lotta tra l’uomo e il mare. A farne le spese è il litorale sabbioso, vera prima linea di questa battaglia, difeso con discutibili barriere sassose. Qui si viene per il “divertimentificio”, chi s’intende di mare corre altrove.
Si attraversa il parco dell’Indipendenza, si passa davanti al famoso Grand Hotel e si raggiunge il porto-canale, guardato da un faro, che ospita quasi esclusivamente natanti da diporto. Neppure l’ombra di una barca di pescatori!
Non finiscono mai solo gli alberghi, anch’io non finisco mai di essere superato da innumerevoli gruppi di “spingitori”, tra i quali riconosco Lorenzo Gemma, Aligi Vandelli e altri soci del nostro Club, che spingono disabili facendo un baccano infernale, che si spegne lentamente man mano che si fa sentire la fatica dei chilometri.
Di solito lo raggiungo dopo i primi chilometri, questa volta è lui che mi raggiunge, ma per riuscirci ha dovuto far ricorso alla bicicletta. Quando si accosta, gli do un consiglio: “Caro Giovanni Tamburini, vacci piano! Alla nostra età, quella sella potrebbe creare problemi”. Mi risponde: “Ho provveduto! Vedi, ha una forma e un’imbottitura adatta ai nostri delicati organi. Devo pur fare un pò di moto in questo breve periodo in cui non posso correre”.
A Igea Marina si dice stop ai secchi rettilinei, si lascia l’Adriatico e si procede verso l’interno per i riposanti meandri delle prime elevazioni appenniniche, tra terra arata, ortaggi, grano, kiwi e qualche olezzo di stalla. In lontananza, il monte Titano mostra il suo volto arcigno.
Si suda, al 26° km, nel salire ai 42 m di Sant’Arcangelo, famoso per abitarvi Alfio Polidori. I filari di cipressi, la Torre e la Rocca, dove si sarebbe consumata la tragedia di dantesca memoria di Paolo e Francesca, fanno pensare ad un angolo di Toscana.
Da adesso in poi, tutto diventa più facile per la strada che dolcemente ridiscende verso il mare; anche i chilometri sembrano più corti, e il 27° certamente lo è. Rimini, Rimini è nella mente di tutti noi.
Vi entriamo da sud, che mostra un’edilizia modesta. A parte gli insigni monumenti del periodo romano e della splendida signoria dei Malatesta, è sempre stata una città di secondaria importanza, che il turismo balneare degli ultimi anni ha reso ricca.
Le cose belle cominciano con il ponte di Tiberio, che introduce nel decumano, l’asse sud-nord, l’attuale corso d’Augusto; si sfiora la calda atmosfera di piazza Cavour, in cui si allineano il Palazzo Comunale, il Palazzo dell’Arengo e il Palazzo del Podestà, e si perviene in piazza Tre Martiri, l’antico foro romano dove Cesare, varcato il Rubicone, arringasse i soldati. Ed ecco apparire per prima la merlatura medievale che lo sovrasta, poi l’Arco, lo raggiungo e mi ci tuffo dentro.
Si susseguono gli arrivi, si piange, si ride e si grida. Alfio Polidori fa capriole vestito da frate, evidentemente non sa che papa Francesco è un gesuita, non un francescano. All’ultima donna viene offerto un mazzo di fiori. Gelo Rusin in persona fa da scorta all’ultimo uomo per tutto l’ultimo chilometro.
Pizza, piadina, sardine e birra a tutti. Ma dove l’hanno pescato tutto quel pesce! Il mare di Rimini è ricco di turisti o di pesce?
Comincia a piovigginare, e mi infilo in macchina. 500 km sono lunghi da guidare.
Clicca qui per le foto (di Michele Rizzitelli)
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