Rostock, 24° Warnowtunnel Nacht Marathon di Fabio Marri

Il Presidente mi scuserà se, alla personale ricerca di una maratona nuova per l’estate, la finale in casa mia è stata disputata tra la maratona del Vergante (l’unica sul Lago che mi manchi) e la maratona notturna di Rostock, detta anche del Warnowtunnel perché tra i km 21 e 28 attraversa nei due sensi il lunghissimo tunnel autostradale costruito nel 2003 sotto il porto-canale di Rostock (800 metri sott’acqua, che diventano più di 2 km comprendendo le rampe). “Ai rigori” ha vinto Rostock, per due ragioni principali:
A- la mia attuale (o forse definitiva?) inadeguatezza a superare 1122 metri di dislivello del Vergante , e non solo quelli (vedere in fondo a questo pezzo)
B- la facilità e relativa economicità del collegamento con questa città sul Baltico (in tedesco, “Mare dell’Est”) al confine con la Polonia (Stettino), dunque all’estremo nord dell’Europa continentale: con Ryanair si va da Bologna al nuovo grandioso aeroporto di Berlino, da dove partono due treni all’ora (un intercity e un regionale), più una schiera di Flixbus, per Rostock. In pratica, 4 ore in movimento (5 se usi il bus), e per metterla in soldoni, il viaggio di ritorno è durato in tutto 8 ore dalla porta del mio hotel tedesco (che avevo scelto tra i più vicini alla partenza-arrivo della gara) all’uscio di casa mia: 300 euro di volo “prioritario” a testa, 56 di treno, 60 per 4 giorni di garage all’aeroporto BLQ, insomma non ci si svena; con la sorpresa finale che le due bottiglie di birra di Rostock nello zaino non mi sono state sequestrate all’imbarco (immaginavo già di doverle bere!).
Superfluo aggiungere che Rostock – antica cittadina di 200mila abitanti, con un delizioso centro storico pedonale – dopo la fine della DDR è stata completamente messa a nuovo e dotata di un sistema di collegamenti tranviari e di ferrovia leggera che noi ci sognamo; anche qui, per fare un esempio, la mattina della maratona sono andato a mettere le gambe nell’acqua di Warnemünde (spiaggia libera frequentatissima, profonda almeno duecento metri e con una sabbia fine che la rese la preferita anche dai boss del regime quando qui comandavano Putin e bella compagnia), e ci sono tornato il mattino dopo per rimettermi in sesto dalla faticaccia: il tutto, in 20 minuti di S-Bahn, totalmente gratuita grazie al biglietto omaggio di libera circolazione offerto a tutti gli ospiti degli alberghi per tutta la durata del soggiorno. (Continuare pure a fare i confronti, e tenete presente che l’acqua non è per niente fredda).
Poi, dal lato sportivo, c’era il fascino della maratona notturna, come ricordavo di averne corse solo quattro, fra tutte le mie 349 (ovviamente senza contare le notti stellate degli ultratrail): Norimberga nel 1992 (una delle mie prime), Torhout in Belgio nel 2002 (in concomitanza col mondiale della 100 km dove vinse Mario Fattore, Monica Casiraghi arrivò terza, e anche Enrico Vedilei fece bella figura), e nel 2003, prima Rimini e poi Tromsö (ma qui c’era il sole di mezzanotte, era notturna soltanto per l’orologio). Senza citare le maratone su circuito urbano, come la Sei ore di Curinga (2024) che si svolgeva in un centro urbano illuminato, e non prendendo nemmeno in considerazione “maratonde” come quella svoltasi pochi giorni fa nella mia provincia, su un circuito di 1300 metri da capogiri per 41 partecipanti…
No, quella di Rostock è una maratona vera, che parte alle 18 (25 gradi alla partenza, poi si scenderà sui 20) e dunque prescrive la lampada a chi impiega più di 3.30, con un primo giro di lancio di 7 km (che coincide con la più corta delle gare competitive, corcamminata da mia moglie Daniela – che non ha il fatidico certificato ma in tutto il mondo civile della corsa è accettata senza problemi), dopo di che ci si instradava in direzione mare, prevalentemente sulle larghissime piste ciclabili a carreggiata autonona, a tratti costeggiando il largo fiume Warnow solcato da navi imponenti, fino al tunnel che è vicino alla spiaggia e al porto di Warnemünde. Qui si passa la nostra mezza maratona, con relativo controllo chip (ahiahi, i transponder sono simili a quelli che usiamo noi, fissati al retro del pettorale, ma “affittati” a 3 euro a meno che non li si possieda già), da dove è partita la 21 ufficiale (Anmeldungen chiuse da mesi al raggiungimento dei 1400 iscritti), poi si entra in un grosso parco, con tratti sterrati: si sfiora un grosso raduno musicale di giovani, che cantano in coro “Vamos a la playa” e “Ma-ma Maria”), e appunto al km 27 si torna nel tunnel, che prima di noi ha visto il passaggio dei mezzimaratoneti.
Da qui il percorso è lo stesso dell’andata (salvo un taglio di 2 km fra il 32 e il 34, dove restiamo sulla riva del fiume mentre nel venire in su ci si era addentrati nell’interno); al 39 si torna in città, col ponte di legno sul Warnow (tra ponti, tunnel e salitine impercettibili, il dislivello risulterà di 150 metri, con singoli chilometri dove si sale anche di 17-18 metri).
Se posso fare un paragone, sia come tipo di tracciato sia come dislivello, citerei Taranto del novembre scorso. Ma non credo che nell’Italia assediata dalle gang notturne ci si azzarderebbe ad allestire una maratona che attraversa boschi, anche su sentieri single-track, e carrarecce campestri, col solo passaggio all’interno del centro urbano di Gehlsdorf, e per giunta in orari che per noi scarsi si prolungano fin quasi a mezzanotte. E invece qui (a parte che in città i tram circolano ancora, e con gente a bordo) sono frequenti i gruppetti di amici che seduti sull’erba o sui muretti delle case mangiano, suonano, ci fanno il tifo, offrono bevande fresche; e addirittura, le coppie di anziani che portano a spasso il cagnolino, il giovanotto con la borsa della spesa che si dirige verso una zona buia, un gruppetto di una ventina di ragazzi /-e sui 12-14 anni che tornano a casa dopo le 23. D’accordo che c’è anche un buon numero di addetti agli incroci o alle deviazioni, e una decina abbondante di ristori (con bevande sempre fresche), che le ciclabili sono illuminate, ma tra il km 35 e il 40 ci sono lunghi tratti bui nel bosco, e insomma… non credo che cose del genere sarebbero “permesse” dalle nostre parti. Negli ultimi 3 km erano insediati anche vigili e agenti di polizia che ci facevano il tifo, “es ist geschafft, ce l’hai fatta!”: insomma, qui le tasse non sono il “pizzo di stato”, si vede come le spendono. E aggiungo che l’iscrizione partiva da 50 euro per arrivare a 70 nelle ultime settimane (semmai, più esosi i 25 euro per i 7 km… ma all’estero è spesso così; d’altronde, anche loro hanno il chip e la classifica).
Organizzazione tedesca, col centro maratona nella penisola di Haedge (una sorta di enorme molo a un km dal centro storico), e tanto per cominciare due grossi carri-wc col nome spiritoso di Pi-Pi, distinti tra uomini e donne (stavo per rinunciare, vista la folla in attesaa dieci minuti dalla partenza, ma mi sono messo in fila e dopo cinque minuti ero già al via); grosse tende fungevano da spogliatoi, custodia borse, ristoro, sponsor, docce ecc. Pace-maker dalle 3h30 alle 5 ore (la “nostra” Astrid Gagliardi curava le 4:30, peccato non averlo saputo prima): il tmax era indicato in 5h30 ma hanno aspettato fino alle 6 ore cioè fino a mezzanotte; 510 classificati, più qualche squalificato, sui circa 700 iscritti (gli organizzatori parlano di 3032 iscritti e 2339 partenti nel complesso delle gare).
Percorso segnatissimo con frecce a terra e qualche volta grossi cartelli verticali, più cinesini e bandelle a chiudere le strade ‘proibite’; misurazione dei km molto precisa (alla fine, il mio Gps segna 100 metri di differenza). Bella medaglia in acciaio con logo a colori e su incise parole tedesche riferibili all’antica vocazione mercantile della regione: tento la traduzione “carico bloccato, bussola puntata a nord”. Pacco gara abbastanza povero, come è prassi dove si va alla maratona per correrla e non per riempire la dispensa; t-shirt solo a pagamento, come pure il diploma costa 1 euro. Prima delle gare per adulti, ci sono state quelle per giovanissimi, all’interno della penisola; alle 17,45 della vigilia, si era svolta anche una corsa-camminata collettiva gratuita per il centro città (come, per intenderci, a New York).
Per la cronaca, tempi amatoriali quelli dei vincitori: tra gli uomini, il 46enne Maciek Miereczko, 2:39:27; tra le donne, la 32enne Sarah Hacke, 3:21:10. Astrid a parte, cinque italiani in tutto nella maratona (in parte però residenti in Germania), due nella mezza, dove Angelo Ziletti (che abita a Berlino) è stato terzo assoluto e primo M 40 in 1:23:25; una sola italiana, cioè la mia consorte Daniela, nella 7 km, dove ha “vinto” la categoria F75. Unico onore del sottoscritto, essere il più vecchio di tutti, seguito da uno solo del 1951 (che però, tirato dalla Astrid, ha chiuso in 4:30, alla pari della donna più vecchia, un’altra 1951), da un altro maschio del 1954 e da uno (belga) del 1957.
Diciamo che mi sono fatto il regalo di compleanno, però giustamente castigato da una preparazione che negli ultimi tre mesi non aveva mai superato i 15 km a seduta. Ma non sono pentito di aver scoperto uno stupendo semisconosciuto angolo di Germania, e invito amici e consoci a non perdere questa occasione.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Leggi anche