Russi, senza pensare alle glorie lontane

Mi era rimasto il dubbio, se quel percorso avesse proprio tutta la lunghezza dichiarata (che coi mezzi tecnici di allora non avevo potuto misurare neppure nel 96 e 97, dove però mi ero avvilito a un modesto – per allora – 3h 52); quest’anno, con tanto di Garmin, mi è risultato un 42,490, mentre a tutti i colleghi che ho consultato all’arrivo è apparso tra 42,8 e 42,9.

Comunque, la distanza è uguale per tutti (salvo eventuali tagliatori, favoriti dall’assenza totale di tappetini chip oltre a quello identico della partenza e arrivo). Mi dicono che i giudici Uisp lungo il percorso hanno controllato solo i primi 350 o 500: confesso che non li ho mai visti, e coi sospetti che aleggiavano anche a Russi su taluni colleghi, credo che qualche rilevamento in più non guasterebbe. (Ahinoi, Gianfranco Toschi è stato depennato dall’ordine d’arrivo, mentre Boldrin e Blo sono stati graziati con la concessione di pochi minuti oltre il tempo massimo delle 6 ore).

La maratona, come ha scritto Paola, è di quelle di una volta, ruspante, lunghi tratti in campagna, per strade piene di curve e con qualche auto, tra aie popolate di animali da cortile, gli attraversamenti di paesoni coi loro mercati, e i campanili che scandiscono tutte le mezze ore.

02 Russi 3apr con Aligi Vandelli 1I punti di ristoro e spugnaggio non erano proprio alle distanze precise, e non proprio fornitissimi; ci ha compensato il ristoro e pasta-party finale, con vino bianco fresco, e le docce calde . Nei tempi eroici ricordo una sola doccia, davanti a cui si faceva la fila in corridoio, come mamma ci aveva fatti (ma il gentil sesso le disertava).

Buono il pacco gara, comprensivo di un’artistica stampa incorniciata (cui si poteva rinunciare ottenendo lo sconto di 13 euro sull’iscrizione!); pure d’arte è la medaglia in ceramica.

Ma il valore aggiunto è la presenza di noi podisti ruspanti, che avevamo 40 anni nelle edizioni antiche e continuiamo a farci vedere tra gli amici.

Vedo, tra i primi, i due past-president Gozzi (a pubblicizzare la sua ennesima organizzazione futura), e Bigi, che non contento del suo 3.49 si sciroppa qualche km supplementare; e infatti lo incrocerò in senso inverso attorno al mio km 41. Il “trombettiere” (così lo chiamava Govi, che di quelle cose si intendeva poco) Gemma, che in gara deve sottostare a maliziose domande su come funziona la sua tromba dopo una maratona; Alfredo Sboro sempre in giallo, che con 3.59 si aggiudica la vittoria di categoria; Aligi Vandelli, neo settantenne, che come al solito parte lento poi al 35 mi raggiunge con la sua andatura caracollante e implacabilmente mi lascia 200 metri dietro. Altri due mi consolano: uno che vedendo la mia maglietta dell’UTMB 2015 mi dà la mano, un altro che mi esorta a non pensare al passato, ma solo che ci siamo ancora.

Ecco pure Franca Costetti, eroina locale con cui, correndo una nebbiosa maratona di S. Marino, lucrammo la copertina di un mensile patinato, e alla quale per l’ennesima volta recito approssimativamente i versi di Tonino Guerra “U i è na streda morta tla mi vèita / pina di spièun e nu i pasa nisèun” (la sorella campionessa invece segue in bici, con l’altra titolatissima Anna Zacchi); Gianfranco Toschi, che supero in prossimità di quel mercato nuovo di Bagnacavallo da dove partimmo per la supermaratona del Lamone in un gennaio di tanti anni fa, quando il premio stabilito da Enrico Vedilei era un paio di scarpe, e non fu facile di trovarne adatte a Gianfranco.

C’è anche Paolino Malavasi, appiedato da una recente frattura e che si accontenta dei 10 km non competitivi (come Daniela Gianaroli), ma manda a rappresentarlo in maratona il figlio Mauro, che se la cava benino in 4.16. C’è la Laura da Senigallia, che vent’anni fa i burloni identificavano con la figlia di Fantozzi, ma che nonostante i fili bianchi sui capelli sta ancora sulle 3h 33. Ci sono Capecci, Faleo, Tamburini, ovvero la storia e l’attualità del Club.

L’ultimo mio ricordo va al notaio Severo Maisto, grande protagonista di queste contrade: sorpassandomi nel ’96 proprio vicino al passaggio a livello, mi urlò: “Se io ti passo, è segno che non stai bene, perché io non ti valgo”. No, notaio; non so i tempi cronometrici, ma basta una frase così per dimostrare che tu valevi più di me.

E poi, magari riuscissi adesso a ripetere quel “disastroso” 3.52 di allora. “U i è na streda morta tla mi vèita, e deint e foss una lumega svùita”.

Clicca qui per la classifica

03 Russi 3apr con Aligi Vandelli 2

04 Russimaratona del Lamone

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Leggi anche