ULTRA 50 KM DEL GRAN SASSO



Abbruzzo, terra di confine, quando la realtà sembra un sogno nell’ assoluta bellezza dell’ambiente, che ti circonda, quasi come se si guardasse un film.
Sensazione alla partenza della mia decima Ultra maratona del Gran Sasso. Andando verso Calascio, volgendo retro lo sguardo alla Torre Medicea di Santo Stefano di Sessanio. Di lato l’imponente gru retaggio del 6 aprile 2009, ore 3.32, quella violenta scossa di terremoto a l’Aquila ed in tutto il territorio abruzzese.
Disincantato, quasi smarrito al cospetto di tanta quiete. La valle agghindata di monti dalle cime rossastre per l’incipienza dei raggi solari. Perviene memoria di Giosuè Carducci, dei suoi cipressi, che a Bolgheri alti e schietti, andavano in duplice filar. Ho pensato attuare un servizio fotografico a memoria della giornata. Prima foto, il profilo di Santo Stefano di Sessanio, ormai stagliato all’orizzonte. Appresso Calascio e la sua Rocca del X secolo. In seguito più di 60 fotogrammi a uomini, donne, scenari. Primi piani di Cesare Mammarella, Agricola Maria Rosaria, Antonello Canuti, Raffaele De Carlo. Dopo 5 km appresso il Ristoro Mucciante, ripreso ampio letto di fiume, che riviene dalla parte alta del Massiccio ed attraversa la strada sotto ponte. I suoi bianchi, levigati ciottoli, forse residuo di antico ammasso glaciale.
Nel mentre, sento un deciso colpetto sulla scapola, il saluto di Michele Rizzitelli al sorpasso. Lo rivedrò ad accogliermi all’ arrivo; due foto a memoria imperitura del mio fine gara.
Michele e Angela: “Una Coppia da Guinness”, di nome e di fatto. Altrettanto di: Barbara Cosma e Alessandro Petrini, sempre in giro per l’Italia ed oltre. Barbara a gareggiare e Alessandro a seguirla con tanta condivisione, abnegazione.
Tribolato il mio pre gara, per sopraggiunti negativi motivi personali, mi ha indotto all’ uso del cellulare sino alla fine, per non pensare al peggio.
La foto è memoria che non va mai dimenticata, da, rinnova il piacere dell’evento trascorso. Guardando un’immagine, ricordiamo i profumi, le genti, l’ambiente, lo stato d’ animo in cui ci sian trovati. La ricostruzione di un’intera giornata e le emozioni provate.
Sempre ed unicamente bello, pur tuttavia diverso dal 17 luglio 2008, la mia prima Ultra del Gran Sasso, chiusa in 05.57, terzo di categoria. Avevo 65 anni. Due giorni trascorsi a Castel Del Monte, allora luogo di partenza, all’ Hotel del Sole. C’ era l’amica dott.ssa Alessandra Camassa accompagnata dal marito Luigi. Ricordo, a circa 2,5 km dall’ arrivo, l’ultima diabolica salita prospiciente un masso simile al Muro del Pianto, faceva un caldo infernale alle 13. Giunto al traguardo, in piazza una fontana a muro, zampillante d’ acqua di pura sorgente. Che bevuta!!!
L’ A.S.D. GPDM di Lecce, presente con ben otto atleti, che elenco con gioia, come da ordine di arrivo: Masarin Marlon, 29esimo in 4.12.50, Gravili Gaetano, Filomena Andrea, Fazzi Valentino, Lucia Simone, Carrozzo Manuela, Papadia Giuseppe, Del Vescovo Gaetano. Degno di nota il presidente Lucia Simone per i numerosi filmati fatti in gara, regolarmente pubblicati. Raggiuntomi a vista Castel Del Monte, mi ha commosso, devo dirlo, quasi sino al pianto, per le considerazioni nei miei riguardi.
Santo Stefano di Sessanio, l’intero percorso si possono circoscrivere nei quattro elementi essenziali per la vita; aria, acqua, vento, fuoco, che danno valore simbolico per la nostra esistenza, personalità.
Lo si avverte, percorrendo in solitario lo spazio del Borgo, scrutando la sottostante Valle del Tirino, le sue colture simmetriche. Il contadino ad innaffiare ricurvo al peso del recipiente ricolmo d’ acqua attinta da un serbatoio posto su carretto mobile. Quasi sembianza di arcaica figura monacale del tempo de “Ora et Labora”.
Il percorso di gara costellato da resti di remoti tracciati scoscesi lungo irti pendii. Un tempo percorsi da pastori e greggi, ad inseguire l’erba man mano che cresceva tra monti e pianure nelle diverse stagioni.
La Transumanza, mirabilmente descritta dal Vate D’ Annunzio.
“Poi passavan le greggi, lungo la riva del mare: venivan dalla montagna, andavan verso le pianure della Puglia, da una pastura ad altra pastura. Le pecore lanose camminando imitavano il movimento delle onde: ma il mare era quasi sempre quieto, quando passavan le greggi con i loro pastori. Tutto era quieto, sulle spiagge era disteso un silenzio d’oro. I cani correvano lungo i fianchi della mandra. I pastori s’ appoggiavano alle aste; fiochi erano i campani in quel’ immensità. Tu seguivi con gli occhi il viaggio sino al promontorio. Poi, più tardi andavi con la sorella a guardare le tracce nella sabbia umida che qua e la’ era bucherellata e dorata come i favi.” La Transumanza, connubio tra ovini e pastori. I primi da accudire. I secondi, essenziale fattore umano per i luoghi e le comunità lungo le vie della lana.
Mi ridesto dal sogno, incredulo di aver concluso, per la decima volta in 7.38.06, unico ultra ottantenne tra 561 arrivati.
Lascio Santo Stefano di Sessanio con la memoria della sig.ra Vilma, conduttrice dell’emporio “Nonna Peppina” sotto gli Archi,
la gentile sig.ra Mirella, che mi ospita alla “Bifora e le Lune”, non meno del suo simpatico tricheco,
i coniugi, titolari del bar in Piazza Medicea, che, dopo un anno, mi hanno riconosciuto al primo impatto,
a rivedere i palazzi, le case dalle finestre a bifora, divise verticalmente in due aperture, con colonnino o pilastrino, in cui poggiano due archi.
Se fossimo di già al 2025, fine di luglio, assicuro l’incomparabile compagno di avventure, Franco Schiazza, pronto a tornare tra cotal splendido scenario.


