Il mare e la Maratona della Sabbia sono ormai da vent’anni un tutt’uno. La partenza dei maratoneti ha un vociare allegro, caldo, avvolgente, spensierato e colorato come se fosse estate, ma poi dopo il colpo del via la lunga scia dei partecipanti si dipana e disperde a vista d’occhio verso sud e poi a nord dove l’inverno fa mutare ogni carattere, e il piede di ognuno affondato nella sabbia diventa, nervoso, triste, pensieroso, pungente e saggio.
Io me ne sto seduto a far foto accanto a un altro vecchietto borbottante, che mi racconta dolci storie di Grottammare e vecchie maratone che si correvano qua in giro. Finito lì anche lui a fotografare non so come con una stampella mi indica l’orizzonte. Mi dice che spera che Francesco Capecci continui a farla la Maratona della Sabbia così ci viene a fargli visita ogni inverno, ci parlo e gli racconto le mie storie del lago, segreti e sensazioni che non può capire; ma è come un confessore, so che ogni cosa che gli racconto la dimenticherà in poco tempo e i segreti che ricorderà, li manterrà gelosamente custoditi. Così noi due a far foto su un rigagnolo mentre passano e saltano campioni, amici, nemici, vecchi e nuovi amori, quando non passa nessuno guardiamo il mare d’inverno che è lì per noi capace di ascoltarci, di raccogliere con un’onda tutti i nostri pensieri portandoli via con sé e dopo poco, con un’altra onda, di riconsegnarceli purificati, quasi filtrati e resi più chiari grazie alle luce e l’aria pura di cui ci fà dono questa fredda stagione.
Siamo a San Benedetto. E’ domenica 13 febbraio 2022 forse è l’ultima la Maratona sulla Sabbia, la diciottesima edizione, è il “Trofeo Alberto Capecci”, grande atleta babbo di Francesco.
Una maratona unica, dura, indimenticabile e che ogni anno cambia secondo i capricci del mare e del vento. Le mareggiate portano via i milioni di passi dei maratoneti e i loro ricordi. Già il Mare d’Inverno la vecchia canzone che salpa nei cuori di chi si sciroppa i sei o sette anda e rianda per fare i 42, o i 50, onda e rionda, corri e ricorri. “Alberghi chiusi manifesti già sbiaditi di pubblicità poi a mezzogiorno arriva “ questo vento agita anche me”.
Come dicevo una volta: “alzi la mano chi non l’ha fatta almeno una volta, alzi la mano chi non ha dentro di sé un po’ di quella Sabbia. Alzi la mano chi non ha lasciato un’impronta su quella spiaggia. Il vociare festoso come di bambini in riva al mare alla partenza e la solitudine sahariana degli ultimi giri. Prima gli amici poi i miraggi. Prima il rumore del balzare dei passi veloci e poi solo il silenzio tra il vento e le onde. Ogni amico che si incrocia sparisce e riappare naufrago e sopravvissuto di questa avventura che si ripete ormai da 20 anni.
Ogni anno Francesco scuote il capo e si lamenta che nessuno l’aiuta e che la Creatura non cammina da sola. La tristezza lo avvolge e sembra dire i versi della canzone: “mare mare qui non viene mai nessun a trascinarmi via, qui non viene mai nessuno a farci compagnia”. Ma poi come per Magia tutto si compie, gli amici arrivano e la spiaggia si riempie. La corsa comincia, tutto fluisce naturale come la risacca lenta del mare, le bruschette e la birra finiscono e se ne vanno tutti felici, lasciando le loro orme sulla spiaggia. Allora non ci resta che lanciare un appello: Francesco grazie e resisti, la Maratona sulla Sabbia sei tu.
Dicono che il mare è senza memoria, basta pensarci, se scriviamo qualcosa sulla sabbia, un’onda cancellerà le parole, ma il loro significato rimarrà per sempre nel mare, e la parola Maratona rimarrà sempre sulla Sabbia di San Benedetto










