Si sentono riconosciuti dagli altri ma prima di tutto da se stessi, si scopre di possedere capacità insospettate, e questo serve da insegnamento anche nella vita oltre che nello sport, si impara a superare qualsiasi ostacolo, a comprendere che per ogni problema c’è almeno una soluzione che ti porterà al traguardo finale, a superare gli imprevisti, le sofferenze che comunque diventano passeggere.
Di seguito le risposte ricevute alla domanda: “Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta?”.
Franco Draicchio: “Di essere più forte di quanto pensassi, affronto meglio le difficoltà della vita di tutti i giorni.”
Ciro Di Palma: “Ho solo avuto conferme. Se voglio, posso fare tutto.”
Monica Casiraghi: “Del mio carattere le ultra mi hanno insegnato a essere sicura e determinata e a superare le paure della vita.”
Laura Ravani: “Che posso smettere di avere paura inutilmente. Che se rimango concentrata sulla realtà e su quello che sto vivendo in genere riesco a capire come devo comportarmi.”
Marco D’Innocenti: “Nulla di particolare. Forse la capacità di capire il momento in cui è opportuno sapersi fermare e rispettare il proprio organismo.”
Enrico Vedilei: “Sembrerà strano ma ho scoperto di essere molto socievole e stare bene in mezzo alla gente, cosa che da piccolo non mi riusciva bene.”
Ivan Cudin: “Niente di particolare, ho semplicemente imparato a credere di più in me stesso.”
Francesca Canepa: “Più che scoperte, direi che ho avuto conferme. Se una cosa mi piace, se ci credo, nulla può impedirmi di portarla a termine. Se invece per qualsiasi motivo non provo più nessun piacere nel farla, semplicemente smetto di farla, qualunque sia la posta in gioco. Non mi arrendo se ne vale la pena, ma non riesco a considerare obiettivi imposti o caldeggiati dall’esterno. L’aggettivo ULTRA amplifica anche la ribellione.”
Lisa Borzani: “Che a volte (non sempre purtroppo!) io (come chiunque altro) posso trovare dentro me delle risorse fisiche e mentali che non immaginavo lontanamente di possedere.”
Federico Borlenghi: “Penso di essere più sicuro di me ho vinto qualche paura che prima avevo.”
Maria Chiara Parigi: “Del mio carattere ho scoperto di essere una romantica, che la natura è parte di me e che combatto per ciò che voglio fino allo stremo delle forze!”
Paolo Barnes: “Ho scoperto che anche nei momenti di stanchezza estrema posso continuare ad andare avanti.”
Giorgio Calcaterra: “Conoscevo già il mio carattere e che a volte sono un po’ testardo, non l’ho scoperto facendo l’ultramaratoneta, ma sicuramente l’essere ultramaratoneta me lo ha confermato.”
Roldano Marzorati: “Grande resilienza, aumento della autostima, a volte però quando esagero con gli allenamenti sono anche facilmente irritabile.”
Armando Quadrani: “Fondamentalmente non molto di quanto non sapessi già. Sicuramente ho migliorato la mia tenacia e la voglia di pensare in maniera meno negativa di quanto facessi prima.”
Vito Todisco: “Ho scoperto di essere forte, anche se a volte sento la necessità di rimettermi in gioco per ricordarmi chi sono.”
Giorgio Piras: “Che riesco a stare con me stesso per tante ore, pensare e ragionare di tutto e di più, con la consapevolezza che l’esser lì, indipendentemente dalle possibilità economiche, è veramente una gran fortuna, fattore importantissimo spesso e volentieri scontato, viene preso in considerazione solamente quando per cause varie si è impediti.”
Alina Losurdo: “Un carattere molto forte e determinato.”
Andrea Accorsi: “La mia immensa fragilità, di essere umano e di atleta. Ho vinto pochissime volte, ma tutte le altre ho imparato sempre qualcosa.”
Emma Delfine: “Determinazione estrema.”
Mario Demuru: “Le ultra mi ha fatto scoprire o meglio confermare una caratteristica del mio carattere: la caparbietà. Mi sono accorto di essere tale mentre gareggiavo. Ed esempio, mi è capitato, più di tutti nell’ultima ultra di Macomer, di pensare al mio ritiro dalla gara. Questa competizione è fatta di sessanta km di strisce frangifuoco, di attraversamenti di campi arati per la semina e quindi i piedi ci sprofondano, di tratti boschivi in singular trail e dislivelli importanti; si compiono due giri da trenta e l’inizio del trentunesimo corrisponde all’arrivo, praticamente il ristoro della fine della gara. In quel giro di boa la sensazione è quella di essere arrivato, invece non hai finito, devi ripartire per fare l’altro giro da trenta. In quest’ultima edizione ho pensato seriamente di ritirarmi! Nonostante l’avessi calcolata nel minimo dettaglio e l’avessi allenata con grande rispetto, al trentesimo sembrava finita. In quel ristoro però c’era tra il pubblico il mio antagonista di sempre (con il quale sono molto amico), che quest’anno per problemi fisici non ha partecipato alla gara. Ha letto nel mio viso la difficoltà che stavo affrontando e ha iniziato a spronarmi a voce alta. Quelle parole mi sono entrate in testa a pressione, quasi rimbombavano. Non capivo cosa non andava in me. Ero stremato, sentivo il caldo torrido e stavo patendo la sete. Non avevo più voglia di continuare e il ritiro sarebbe stato il sollievo di quel patimento. Invece sono ripartito. Mentre riprendevo, nei primi metri sentivo l’incitamento del pubblico che mi piaceva ma non faceva effetto. Sino a che, dopo qualche km, forse il trentaseiesimo, la rabbia che avevo dentro e il pensiero nella mia testa, che ripeteva all’impossibilità di accettare il ritiro, dopo tutto quell’allenamento fatto nei mesi precedenti, ho ripreso a funzionare. I muscoli rispondevano nuovamente ed io spingevo sulle gambe, stanco ma energico. Rabbia ed entusiasmo, per le cose che si stavano mettendo bene, mi stavano dando vigore per continuare. Ho concluso la gara, nonostante la giornata torrida, che ha fatto ritirare tantissime persone proprio in quel trentesimo km.”
Daniele Cesconetto: “Ho fatto delle cose che quando ero piccolo neppure immaginavo minimamente di poterci riuscire.”
Antonio Mammoli: “Mi dà sicurezza nei rapporti.”
Filippo Poponesi: “Che sono uno tenace, uno che non molla. Che se mi pongo un obiettivo riesco a trovare la motivazione per raggiungerlo, anche sopra le mie stesse forze. E quando organizzo incontri di lavoro con i miei collaboratori cerco di trasmettere loro questo messaggio usando anche metafore podistiche tipo: ‘Quando corro io cerco di immaginarmi il momento in cui taglierò il traguardo e questo mi dà la forza per continuare a correre, perché la Motivazione è la prefigurazione della soddisfazione che si proverà nel raggiungere il proprio obiettivo’. L’ultramaratona mi ha aiutato tantissimo ad accrescere l’autostima. Forse l’ho già detto, ma mi sento di ripeterlo perché è un qualcosa che può aiutare anche altri. Inoltre ha amplificato in me la voglia di aiutare gli altri, mettendo a disposizione questa che io considero ‘dote’, organizzando una manifestazione di 24 ore di corsa chiamata Popof Day and Night (dal nomignolo che gli amici podisti mi hanno attribuito e cioè POPOF). In pratica io corro per 24 ore e gli amici mi fanno compagnia a turno all’interno dell’area verde di Perugia, un percorso di circa 4 km. Mentre si svolge tutto ciò, viene offerto un piccolo ristoro a tutti i partecipanti e vengono distribuite magliette per raccogliere fondi a favore di un’associazione benefica (Avis, lotta contro il cancro, lotta contro l’Alzheimer, lotta contro la SLA, etc.). Quest’anno, 2015, ci sarà la 5° edizione, il 29/30 Agosto, e raccoglieremo fondi per la lotta contro l’Alzheimer.”


