E’ generata dai 1600 cartelli che occorre attaccare sui percorsi nei giorni precedenti. Son circa 400 a percorso e ci vuole pazienza e ritmo costante per segnare una maratona in un giorno. Ma rivedere tutte quelle strade, conoscere ogni palo o ramo dei 168 km di cui almeno un terzo occorre fare a piedi è molto più che tornare a casa. I chilometri più emozionanti son quelli a bordo del lago nella assoluta solitudine di un giorno feriale, silenzio e lago piatto, luce e brezza generano il rimpianto per quei percorsi che per ragioni organizzative non potrò mai più correre. Come avere quattro figli e non poterli mai vedere. Allora l’umore si fa cupo e anche le acque sembran più scure come una specie di maledizione che si abbatte e penso al “drago” del lago d’Orta che plana su di me. Al posto delle Suore di Clausura sull’isola di San Giulio una volta c’erano i draghi, non uno solo ma quattro nei dipinti son grossi come serpenti mostri immensi che si mangiavano chi si avvicinava alle sponde. San Giulio santo, guerriero, esorcista, costruttore di chiese, distruttore di luoghi di culto pagani, arrivò e fece piazza pulita uccise i draghi e i serpenti. La vertebra del drago adesso sta appesa nella Sacristia della Basilica dell’Isola. Quando andiamo sull’Isola la sera della gita tutto è perfetto e silenzioso le suore dormono le acque tacciono. Facciamo il giro dopo cena e si sente solo la brezza delle ali dei draghi suggestione o malinconia sono i maratoneti che passano di qui ogni anno.
Chi ha corso la ultima maratona quella del Lago d’Orta lo sa dopo il centro di Orta si va per la stretta passeggiata con le beole che costeggia il promontorio a nord dopo capo Movero. Qui dopo il noleggio delle canoe c’è una un grande villa inglese dai mattoni rossi. Quando metto i cartelli mi fermo sempre qui un po’ di più. Dai prelievi che hanno fatto in questo punto c’è l’acqua più pulita del lago e ci sono dei piccoli canneti con qualche anatra. La villa invece nasconde un mistero. Fu costruita su una grotta chiamata il “Bus de l’orchera” il buco dell’orca un alto mostro del Lago dove noi ci corriamo davanti. Così ne parla il Cotta, che scrive alla fine del Seicento: «Tra i progenitori di quella razza pensano alcuni che si ritrovassero bestie di corporatura uguale ad un uomo, ….. avanzo di quei brutti animali.»
Secondo uno studio pubblicato nel 2007 su Antiquarium medionovarese si tratta di una vertebra di Balenottera comune del Mediterraneo. Un individuo giovane, probabilmente spiaggiatosi, e macellato, come risulta dalle tracce lasciate sull’osso ritrovato.
Un altro posto che fa venire i brividi e il paesino di Ronco che tutti conoscono benissimo per essere il giro di boa delle 10in10 e della terza Maratona quella della Madonna del Sasso. Qui ci abitava negli anni passati una scrittrice di gialli che vi aveva ambientato parecchi delitti. Ma prima ancora era un villaggio di pescatori i quali raccontavano spesso che nelle profonde acque antistanti il borgo si nascondesse un grosso serpente capace di stritolare le loro piccole barche. Loch Ness è lontano ma quando guardo di fronte l’acqua scura qualcosa si muove provate anche voi al giro di boa.
Ma il mistero più che si lega alla Quadrortathon è un cartello dei km 10 che è rimasto da 5 anni ad Invorio. Era il 27 dicembre 2014: maratona di san Carlone. Una reliquia rimasta qui alle intemperie e che sembra resistere ancora bene. Lo guardo con commozione e mi ricordo che quel giorno nevicava e c’era una nebbia grigia ma quel cartello era lì e nessuno ha sbagliato. E’ un segno che qualcuno è passato e ripasserà. Rimane il rimpianto per quei giorni di Natale del 2014 che non torneranno più di cui le QuadrOrtathon sono figlie. Vedremo se il cartello resisterà alla neve e alla nebbia di altro inverno. Il prossimo anno le QuadrOrtathon saranno a Pasqua un paio di mesi prima: ce la può fare.




