La corsa, organizzata dall’amico Franco Draicchio e dalla podistica ValMisa, si è svolta dalle cinque del pomeriggio di sabato 7 luglio fino alle undici della sera ed ha visto la partecipazione di più di duecento podisti amanti delle lunghe distanze. Oltre alla 6 ore vi era la maratona, scelta da pochissimi, con classifica a parte, ma senza alcun diritto di accedere alle premiazioni.
Il percorso constava di due circuiti, il primo di quasi dieci chilometri, da effettuare una volta soltanto, ed il secondo di poco più di un chilometro, da ripetere quanto più si riusciva; un giro grande e trentuno piccoli erano sufficienti per coprire la distanza della maratona.
La prima parte si svolgeva fuori dal paese: si scendeva per cinque chilometri lungo la statale, per poi risalire sui nostri passi dopo un giro di boa, fino a rientrare in città, attesi dalla folla in festa. Dalla strada si godeva della vista rasserenante dei campi tutto intorno, ordinati e colorati, tra cui spiccavano frequenti quelli di girasole, graziosi soldatini sull’attenti, obbedienti agli ordini di “comandante sole”.
Il resto della gara si è corso all’interno delle mura, sotto l’occhio attento e coinvolto degli abitanti. Anche il circuito più breve presentava salite e discese assai ripide, per cui ci si altalenava ed alternava dalla parte più alta a quella più bassa della cittadina e viceversa.
L’austera torre civica e l’imponente Monastero hanno richiamato la mia attenzione, distraendomi dalla gara.
Ma la parte più bella della corsa la devo ancora raccontare: lo spirito della festa comunicava soprattutto attraverso i ristori, unici nel loro genere, che offrivano succulenti, inattese ed incredibili specialità. Avevo l’impressione di vivere la fiaba di Hansel e Gretel, in quanto a tentazioni: oltre alle più classiche bevande come acqua, sali minerali e Coca Cola (sempre inspiegabilmente fresche!), l’organizzazione offriva irresistibili ghiaccioli, aperitivi a base di anice insieme a ciotoline ricolme di patatine, oppure dell’ottimo spritz accompagnato da spiedini di carne mista o di pomodorini e mozzarelle o, ancora, fette di ardente e profumata pizza condita in maniere diverse e servita con un bicchiere di spumosa birra. Che dire? Sono rimasta senza parole… anche se me lo avevano raccontato, faticavo a credere ai miei sensi! Sembrava di essere catapultati dentro ad un sogno o, come già detto, ad una favola.
Franco non ha sbagliato un tiro: oltre ai ristori, vero fiore all’occhiello della manifestazione, un monitor disposto nella grande piazza comunale, subito dopo il debutto di ogni giro, scandiva i nostri passaggi, visualizzando con la massima precisione la distanza da noi percorsa fino a quel momento.
Un contributo particolare alle nostre singole prestazioni è stato dato sicuramente dalle musiche, “sparate” in più punti, orecchiabili, ballabili e trascinanti, che ci conferivano sempre nuova carica e vitalità. E poi il pacco gara, molto ricco, impreziosito da una bottiglia di vino Verdicchio di Jesi doc; il pasta party nell’immediato dopo corsa; infine la medaglia, dipinta manualmente pezzo per pezzo da un’abile vetraia.
I ristori, immediatamente raggiungibili considerata la breve lunghezza del circuito, e la doccia rinfrescante, costantemente aperta ad innaffiarci per l’intera durata delle sei ore, ci restituivano ad ogni giro la freschezza iniziale.
Posso solo ringraziare gli organizzatori per avermi dato la possibilità di correre in una cornice speciale, attorniata da persone speciali.
A conclusione di questa piacevole esperienza, il mio primo pensiero è stato il seguente: “mi piacerebbe tornarci il prossimo anno”. Il caro Massimo Faleo, che ha apportato all’organizzazione il suo prezioso contributo, ha espresso, con la semplicità che lo contraddistingue, quasi in risposta al mio pensiero, un’idea speciale: “Se sei rimasto contento, il prossimo anno porta un amico, così gli iscritti raddoppieranno a quattrocento!”







