Da mezzogiorno alle 22, intermezzo vissuto tutto da raccontare.
Sole a picco, arrivo a mezzogiorno, in piazza vedo Giambattista Genco a dare gli ultimi ritocchi, ritiro pettorale dal monumentale onnipresente Massimo Faleo, piatto di pasta alla trattoria Il Girasole. Cambiarsi in spicchio d’ombra oltre il Municipio con l’amico Andrea Barnaba. Alle 15 del tempo meridiano, partenza della 6 Ore da Piazza Vittorio Veneto di 111 soggetti consciamente irresponsabili. Giro di 1.030 metri in apnea, per buona sorte tre fontane ed abbondante acqua in vasche al ristoro. Qualche volto scavato ad assistere incredulo sull’uscio del bar. Non afa, caldo, semplicemente pura fornace schioccante dai muri del centro storico ad infierire sulla ormai flebile capacità aerobica di noi podisti. Controvento, il volto violentato da folate di calore. Dopo le prime tre ore di quasi anticamera dell’inferno, dalle 18 situazione più accettabile per l’avvenuta obliquità dei raggi solari. Intanto l’arena animata dai concorrenti della 15 e 30 km, con partecipato entusiasmo del sopravvenuto pubblico. Alle 21 soltanto ancora in corsa noi della 6 ore. Primi D’Avanzo Nicolangelo 69,828 km ed Emma Delfine 62,814.
Tutto archiviato con”Il Pugliesino, l’insolito panino” irrorato da birra, vino, generosamente offerti dagli sponsor ristoratori. La zampina, salciccia di carne macinata tipica di Sammichele, a spirale in lunghi spiedini. Grigliata, affumicata, poggiata su croccante fetta di pane Cappelli di Altamura. Salciccia corroborata da cime di rape e cicoriette, olio extra vergine. Tutto coperto da una seconda fetta di pane abbrustolito. Fatto Il Pugliesino, insolito panino. Sabato sera, centro storico animato, stradine occupate da tavolini, levarsi di fumo da carne grigliata, tanta allegria di commensali partecipi. Peccato, costretto al levare le tende, seguito da moglie, figlia, il carissimo Andrea Barnaba, che ha onorato la scena con oltre 47 km. Arrivo a casa al Nadir di mezzanotte, dopo 130 km. Bella giornata, trascorsa, vissuta da uomini tosti. Pur tra descritte difficoltà, resta la soddisfazione intima del ritrovarsi, condividere reiteratamente tali gare con tanti sinceri, affettuosi compagni di viaggio.
Vito Piero Ancora km 43,386, volteggia verso le 1.300 maratone ed ultra- 16° al mondo- 7° nella a Lui tanto cara classifica germanica- 1°, certo per lungo tempo in Italia. Massima considerazione all’ uomo che ha affrontato, onorato l’impegno. Da parte mia un sincero ringraziamento a nome di tutti. Non solo Ancora in campo. In successione menziono a memoria: Calabrese Michele, Favia Domenico, Martino Domenico, De Francesco Vito, Nicassio Antonio e signora Giovanna, Carlone Michele, Di Giulio Cosimo e Nunzia Patruno, cui auguro un pronto recupero, Antonio Leopardi Barra e sig.ra Anna- tutti alla ultra delle Fiabe Rapone, il primo settembre-, Giovanni De Robertis, l’amico coetaneo Francioso Giovanni Battisti, Malacari Giovambattista, Gennaro Napoletano, ovvio Massimo Faleo. Molti reduci dal Passatore, appena da 15 giorni. Non ultimo, Alberico De Cecco col suo abituale Forza Vito, dai”, farmi coraggio a gara appena all’inizio.
CONCRETEZZA
Ringrazio il mondo del podismo che, pur con personale impegno, sacrifici, impegno di risorse, mi ha consentito conoscere gente, luoghi, ambienti diversi in virtù del mio innato, speculare spirito di avventura, scoperta. La maratona dei Due Laghi- Lugano-Como, quando, dopo la fine, l’albergatrice, accogliendomi zuppo fradicio, mi confortava asserendo che Como è “il pisciatoio d’Italia”. Cortina d’Ampezzo, 1.300 metri in quota, con sette km su levigata ghiaia costeggiante un mai dimenticato piccolo fiume. La seconda edizione in uno continuo diluvio, visibilità zero a vista d’occhio. All’ arrivo in Piazza Venezia, la notizia della vittoria per 2-0 del mio Lecce sulla mia Juve allo stadio di Via Del Mare. Le maratone di Torino, quando si partiva da Avigliana con 20 km in valle Susa, prima di arrivare a Torino e, dopo i 10 km di corso Francia, oltre 7 nel Valentino, ancora Corso Vittorio Emanuele, piazza Carlo Felice, via Roma, piazza Carlo Alberto, col mio omonimo Palazzo Carignano, arrivo trionfale nella Reggia. Le 12 maratone corse a Venezia; la prima delle 280, partenza in lacrime da Stra, Villa Pisani lungo il Brenta. Ancora le 50 di Romagna, i Passatori, Pistoia-Abetone, un’edizione corsa, quasi tutta, col caro amico Gianfranco Toschi.
Al tempo, partenza da Lecce il venerdì sera, ritorno di lunedì mattina alla 9,00. Due notti in treno, ancora non c’erano Frecce o Eurostar.
Concretezza sempre in lealtà, sincerità, trasparenza, educazione e nel pieno rispetto dell’altrui pensiero, decisioni, scelte di vita.
Oltre la passione sportiva, nella vita ho coltivato spesso il desiderio, piacere della conoscenza. Con il caro sergente maggiore Mirelli, durante il servizio militare, nel 1967 setacciavo, in R4, le Alpi orientali, da Buia, Oslavia al confine con la Slovenia. Purtroppo il caro amico si schiantò contro un albero al 2,30 sulla Pordenone- Cervignano Del Friuli, al ritorno dalla fidanzata. L’alza bandiera era alle 5,30 del mattino. Vent’anni tra Valle D’Aosta e Trentino, tanta storia riletta dal vivo. Forte di Bard, Point Saint Martine, Cogne. Ponte di Legno, il confinante Temù, terra di trincee, ricordo di alpini su muli, Caporetto, Il Piave. I tornanti del Tonale, in allenamento al buio di primo mattino. Ancora Foppolo nel bergamasco, Rio Falzè e le sue piste di fondo, la vittoria 11.12.1988 di Alberto Tomba nello slalom speciale al TRE/TRE di Campiglio.
Dice: ma questo solo il settentrione conosce? NO! Trinachia, la mia seconda terra; 20 volte tra maratone ed ultra in Sicilia. La Madonna delle Lacrime, il Teatro Greco, l’Ortigia a Siracusa, il mercato, pupi, carretti a Palermo, Ibla, San Giorgio a Messina, Linguaglossa e la vetta nord Etna, lato nord il 2006. Tutto casa mia. Fatte nascere le 6 Ore di Curinga e Lavello dei cari Giambattista Malacari, Felice Russo. Smetto per non far troppo stancare la penna.
Questo e tanto altro, premessa ad una semplice considerazione, ad un accorato sollecito. Lo sport, specie il podismo, avvicina, coinvolge, accumuna uomini, idee. Nessuna differenza, discriminante tra settentrione e sud. Pasquale Giuliani, Giambattista Malacari, Felice Russo, Domenico Genco, Antonio Leopardi Barra, non ultimo Massimo Faleo, per favore non lasciamoli soli. Usciamo dal nostro orticello. Sconfiniamo, diamo spazio, respiro, azione, nuovi orizzonti al nostro movimento. Dai! Il sinfonico cinguettio, belare, muggire, ragliare, nitrire dei nostri amici in natura in quel di Sannicandro-Cagnano, lungo la via del ritorno con ai lati le colline garganiche e la vista dei laghi di Lesina, Varano, all’orizzonte la tremolante visione delle Tremiti, Carpino incastonata in una conchiglia naturale di roccia. Questa è la XVI edizione della Maratona del Gargano del 16 giugno 2019. Un invito a tutti alla XVII del 2020.
Con buona volontà, eliminiamo le distanze e saremo di esempio alle future generazioni, con positivi riscontri per la società del domani.
A New York ci vanno 3.500 podisti italiani- io, spero quest’anno per la settima volta-Molto più breve la distanza tra Milano-Palermo rispetto a quella tra Milano-New York.
Grazie a tutti, perdonate questa mia, non abituale, irruenza grafica adottata. Se ho urtato suscettibilità, non l’ho fatto a posta. Certo non ero nelle intenzioni di farlo.
Ho preso spunto da Domenico Genco e la sua Sammichele, nel surreale meriggio di sabato 8 giugno dalle 15 alle 21.
Un abbraccio a tutti. Arrivederci il 1° settembre a Rapone alla ultra di Antonio Leopardi Barra. Da vivere quel Borgo delle Fiabe, con le sue “Masciare”, terra di “ Briganti” che, se anche a modo loro, hanno scritto parte di storia di quest’ Italia, al ricordo di Stefano Pelloni detto Il Passatore.










