… Si inizia da Crevalcore

Crevalcore fa rima anche con amore perché la sua gente, con tale sentimento, sta cercando di risolvere i problemi causati dal sisma e con amorevole attenzione mantiene viva la memoria del disastro ferroviario. Un generoso esempio di solidarietà e di concretezza per tutti.

I danni del terremoto sono ancora visibili nel centro storico. Il corso principale è occupato da imprese edili impegnate a lavorare sugli edifici danneggiati. Fa un certo effetto camminare lungo quel corridoio transennato e osservare, quasi in rispettoso silenzio, le impalcature di legno posizionate come grandi braccia a sostegno dei muri resi vulnerabili dalla forza del terremoto. Sembrava quasi di stare sul set di un film, in una città fantasma. I pochi negozi aperti, che sono stati risparmiati dalle scosse, mi ricordavano invece che quella non era una città fantasma, ma una realtà viva, con un grande cuore che continuava a pulsare più che mai nonostante si debba ancora camminare sui calcinacci.

foto 2La maratona inizialmente era nata per commemorare la tragedia del treno avvenuta nel 2005. Oggi si svolge anche per agevolare tutte quelle iniziative finalizzate alla ricostruzione per poter restituire, a questo piccolo centro, dignità e splendore per ciò che il terremoto in pochi minuti ha spazzato via. Per l’occasione è stato coniato lo slogan: ”In corsa per non dimenticare”.

Il popolo dell’Emilia Romagna, noto per l’estro, l’impegno e la concretezza, non si è smentito neanche questa volta. Anzi, proprio adesso, più che mai, sta dimostrando quanto sia inutile piangersi addosso mentre è più produttivo investire tutte le energie per emergere dalle macerie come prima e meglio di prima. Senz’altro la cura migliore per reagire positivamente.

Il posto ci è subito piaciuto per il modo con cui siamo stati accolti. L’accoglienza degli emiliani è nota. Noi l’abbiamo sperimentata anche in altre circostanze e non si smentisce mai. In questa circostanza avevamo una ragione anche per sentirci solidali con questa gente che ha subìto una grossa ferita. Questa volta potevamo anche dare concretamente un nome a questa accoglienza: Monica Barchetti e Andrea Accorsi, due valide persone nonché campioni ultramaratoneti, in prima fila tra gli organizzatori della maratona che si sono prodigati in tutti i modi affinché la macchina organizzativa non subisse inflessioni. Anche se per ovvie ragioni non hanno effettuata la gara, per seguire meglio le varie fasi, hanno fatto comunque gli stessi chilometri di una maratona, correndo da una parte all’altra perché tutto andasse per il meglio; una scommessa vinta visto il buon esito della competizione.

foto 3Poi ad accoglierci e a stupirci c’è stato un altro personaggio del posto molto singolare: Giorgio Zaniboni. Siamo entrati nella sua “Locanda del Re” dove siamo stati accolti con tanto di quel calore, come se ci stessero aspettando da tempo e finalmente ci incontravamo. Ci venne incontro con la sua andatura dinoccolata e con un sorriso ci strinse la mano con un caloroso – “giorno buono” – mettendoci subito a nostro agio e facendoci sentire a casa. Il suo modo di augurarci un buon soggiorno ci ha accompagnato per il resto della trasferta.

L’indomani alle 6 in punto nella “Locanda del Re” Giorgio stava già preparando la colazione per i suoi ospiti. Ci siamo sentiti coccolati a vedere le fette biscottate già spalmate di marmellata. Eravamo i primi. Dopo un po’ si aggiunsero al nostro tavolo altri ospiti: Lorena da Milano e Martin e Dellion, una coppia francese. Si unirono a noi con tale naturalezza come se ci trovassimo in una famiglia e la presenza del padrone di casa annullasse quei muri invisibili che inevitabilmente si formano in presenza di chi non si conosce. Peccato aver dovuto lasciare la compagnia, si stava veramente bene.

Il palazzetto dello sport ci aspettava, anche lì saremmo stati bene. Con decine di amici Paolo avrebbe corso la sua prima maratona dell’anno.

foto 4La competizione prese il via dalla pista dello stadio, come un serpentone umano, centinaia di atleti erano avvolti da una coltre di nebbia che man mano si sarebbe diradata. Ognuno accarezzava il sogno di dare il meglio di se. Col sorriso stampato sul volto, gli atleti come avvolti da una nuvola diedero via alla gara.

Nell’attesa trovai rifugio in una grande tenda attigua al palazzetto, sede della maratona. Con sorpresa mi accorsi che non ero entrata in una palestra, ma in una chiesa con i suoi paramenti sacri e un altare al centro. Era quella dunque la chiesa sotto la tenda di cui avevo sentito parlare! Infatti, pur continuando a suonare le campane delle chiese, queste non erano però sicure da eventuali crolli e le funzioni religiose si svolgevano solo in una grande tenda messa a disposizione nei pressi del palazzetto dello sport. Appena entrata un bel presepe accanto alla porta catturò la mia attenzione prima. Guardandomi poi intorno valutai il resto. Nonostante a prima vista quello spazio mi sembrò esageratamente grande, in poco tempo si riempì completamente di fedeli. Mi venne da pensare quanto lo spirito avesse bisogno di alimentarsi al pari delle necessità materiali. Quella gente privata dei luoghi di culto aveva avuto l’esigenza di trovarne un altro dove ritrovarsi a pregare e continuare a sentirsi figli dello stesso Dio. Mi è venuto naturale unire la mia voce alla loro per lodare, ringraziare e chiedere aiuto per andare avanti.  

Alle note dell’alleluia si mescolavano le note di un altro genere musicale proveniente dal vicino stadio, da dove erano partite e si sarebbero concluse la maratona e la 21Km. La fine della funzione religiosa coincise con l’arrivo dei primi atleti. Lo speaker annunciava i loro nomi, lodando e complimentandosi con tutti, fino all’ultimo arrivato che ha concluso la gara dopo sei ore dalla partenza. Con l’arrivo di Paolo, preceduto di poco da Sabrina, Nino e Silvana, col suo fardello di fatica ci siamo diretti all’interno del palazzetto. Ancora prima di entrare fummo invasi da un fiume di voci: tutti gli atleti erano riuniti nelle lunghe tavolate a mangiare e a scambiarsi le impressioni sulla gara appena finita. Quasi tutti nel salutarsi si davano appuntamento alla prossima competizione.

Dopo esserci sistemati, ci restava poco tempo, Paolo ha voluto passare gli ultimi minuti alla “Locanda del Re”. Il giorno prima ci eravamo chiesti come mai un nome simile ad un locanda così semplice. Lo capivamo solo ora! Giorgio, il proprietario ci aveva fatto sentire nel suo regno come dei veri regali. Noi, come tutti coloro che passano da lì, riportiamo a casa un bel ricordo che sicuramente rimarrà impresso per sempre nelle nostre vite accompagnato dal desiderio di ritornare. Infatti Giorgio ci strinse la mano e con l’altra, appoggiata sulla spalla di Paolo, ci salutò dandoci appuntamento per il prossimo anno, certo che ci saremmo rivisti.  

Al rientro dal breve soggiorno abbiamo sostato nella stazione di Bologna un paio d’ore in attesa del treno verso Roma. Abbiamo impiegato il tempo a parlare dell’esperienza. Eravamo d’accordo sul fatto che Crevalcore non ha faticato ad entrarci nel cuore perché l’alchimia di vari elementi ha reso molto piacevole il nostro soggiorno rendendolo ricco di emozioni. Abbiamo salutato i nostri amici con il desiderio nel cuore di poterli rivedere presto. Concludo pensando che Crevalcore faccia rima anche con colore e noi tutti ci auguriamo che possa sprigionarsi un arcobaleno di colori dai cumuli, che possa dar carica e entusiasmo per far risorgere tutto quello che il terremoto ha ridotto in macerie. Che il colore della fiducia possa darà vivacità ai bambini affinché le loro voci ritornino a riempire i cortili delle scuole, le vie delle loro case, dei parchi, lasciandosi alle spalle la paura. Infine il colore della speranza risplenda nel futuro di questa gente, ancor più di prima, perché continui ad essere per tutti noi un valido esempio da imitare e d’ammirare.

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