Il laghetto si chiama Sibirien è a 40 minuti da Amburgo. E’ organizzata anche questa da Cristian Hottas. 50 partecipanti a numero chiuso perché sul circuito ci si sta davvero stretti. L’iscrizione era chiusa da tempo, ma per gli Italienish, Christian ha fatto un’eccezione: io e Piero avevamo il numero 51 e 52. Christian confessa che gli piace organizzare eventi un po’ più grandi delle solite corse sul Teichwiesen, anche se nonostante la grande esperienza ci rimette sempre un po’ di soldi. L’iscrizione costa 12 euro. Viene data la medaglia, il chip, il ristoro e un ottimo buffet finale con carne, wurstel, patate e ogni tipo di verdura, tante torte “slurp”, birra, caffè a volontà e un porcellino di ceramica. E’ infatti buona usanza tedesca di mettere un salvadanaio sul tavolo per rimpinguare le casse dell’organizzatore che offre ogni ben di dio sperando nel buon cuore dei convitati. Certamente se lo mettessero a un pasta party italiano si mangerebbero il porcellino con tutto il contenuto e direbbero che la pasta sapeva di ceramica. L’evento più grande che organizza Christian è una maratona sul fiume di Amburgo, l’Elba. Circa 250 sono i partecipanti, ma quest’anno forse salta perché ci sono dei grossi cantieri sulle sponde.
Delitto e castigo è il conseguimento della salvezza attraverso la sofferenza. Dostoevskij non correva, lasciava correre e arrotolare frasi brevi. Durante gli anni di esilio siberiani, ai lavori forzati, cercava se stesso, la fede in un Dio sempre in discussione, e il senso del mistero della vita. Correre qui in Siberia lascia dietro tutto quel silenzio dei grandi spazi artici. I Tedeschi non parlano, non cantano, salutano poco. Il freddo, la neve, vietato camminare per il rischio assideramento. Girare attorno a un lago come a un Gulag aspettando che tutto questo ti dia una ricompensa divina o ti faccia espiare ogni colpa. Ma alla fine rimane solo una tacca, una medaglia e una birra…
E ti domandi: dove sono andati i tuoi sogni?
E scuotendo la testa dici: come volano veloci gli anni!
E di nuovo ti chiedi: cosa ne hai fatto della tua vita?
Dove hai seppellito i tuoi giorni migliori?
Hai vissuto oppure no?
Guarda, ti dici, guarda, come giunge il freddo nel mondo.
E passeranno ancora gli anni
e appresso verrà la solitudine cupa.
Verrà la vecchiaia con il bastone tremante,
e appresso l’angoscia e la desolazione.
Impallidirà il tuo mondo fantastico,
moriranno, annegheranno i tuoi sogni
e si disperderanno come le foglie gialle dagli alberi…
Oh, Nasten’ka! Sarà triste allora restare solo,
completamente solo,
e non avere più nulla di cui rammaricarsi,
nulla, assolutamente nulla…
Perché tutto ciò che è andato perduto, tutto ciò, tutto era niente,
uno stupido zero assoluto, nient’altro che sogno!
Fëdor Michajlovic Dostoevskij
da Le notti bianche
Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)


