Soddisfacente la prima!

La Maratona del Santuario dell’Incoronata (Foggia) si svolge in un piccolo spazio, su un rettilineo asfaltato di circa 2650 m, dove si va avanti e indietro per sedici volte, eppure a me è sembrato correre in un luogo immenso ed illimitato. Una sensazione di libertà ha invaso i miei pensieri e le mie membra, mentre macinavo chilometri nell’aria profumata dagli eucalipti. Trovavo eccitante passare ripetutamente davanti al Santuario, ricco di storia, arte e miracoli, e all’altissimo campanile svettante sull’immensa pianura.

Sia ben chiaro, sono stato benissimo in uno spazio di 221m x 31m, cullato dalle onde degli oceani, ma la ricchezza ambientale terrestre è tutt’altra cosa. Anche se, è inutile dirlo, fra qualche mese, avrò nostalgia del mare e vi ritornerò.

foto 2Se per me è stata la prima, per la Maratona dell’Incoronata si trattava della 2^ edizione, organizzata da Massimo Faleo, specialista in low cost. Una gara ”bassa” in tutto: nella quota d’iscrizione, nelle premiazioni, nel circuito, nei controlli e nei ristori, che sono stati al limite della sopravvivenza. I chilometri, invece, sono stati “abbondanti” che, come spesso capita, ognuno ha calcolato a modo proprio, conteggiandoli da 1 km a 4 km in più.

In complesso, l’ex specialista in test se l’è cavata bene. Non è che sia bravissimo nella programmazione, ma riesce sempre a mettere una pezza “in itinere”, e tutto si aggiusta. E’ abilissimo a conciliare gli opposti. Ad esempio, è socio del Club Super Marathon Italia e allo stesso tempo è concorrente del Club. E’ così intraprendente come broker in proprio che riesce a spuntare sconti sulle iscrizioni alle maratone maggiori di quelli che ottiene Gianfranco Gozzi.

Altro che “basso”! Il nostro uomo vola alto. E’ un dio, in quanto capace di far coincidere gli opposti. Infatti, Dio è “Coincidentia oppositorum”. In Faleo non trovano spiegazione due cose incompatibili?

Sono da low cost 102 classificati alla 10 km, 305 alla 21 km e 113 alla 42 km? Numeri da far invidia ad organizzatori che spendono un fiume di soldi per racimolare quattro partecipanti! Sono atleti che hanno effettivamente tagliato il traguardo in una giornata piovosa, fredda e ventosa, mentre gli iscritti sono stati di più.

foto 3Sfogliando la classifica, è facile rilevare come nel Bosco dell’Incoronata, famoso per le battute di caccia di Federico II, di Manfredi e dei Borboni, abbiano gareggiato non solo gli Iapigi, divisi nelle sottospecie di Dauni, Peuceti e Messapi. Si son visti anche i Sanniti, gli Etruschi, i Galli, i Galli spuri (Mario Liccardi avrebbe un nonno napoletano) e Galline (Lorenzo Gemma è nato, cresciuto e pascolato in Puglia).

Era scontato che si dovesse pagare dazio alla struttura ospitante del Santuario per i servizi offerti, ma bisognava pensarci prima. Invece, raccolti i concorrenti sulla linea di partenza, il pontifex maximus li ha condotti direttamente in chiesa per la benedizione, ritardando di mezz’ora l’inizio della gara.

Non piove più, quando alle 10:00 si parte. E’ merito della Madonna miracolosa o del dio Massimo?

Al via, non seguo la scia degli oltre 500, vado direttamente in auto a deporre la macchina fotografica. Quando torno sul percorso, gli ultimi stanno almeno 300 m avanti, ma non mi danno l’anima per raggiungerli. Corro calmo e tranquillo tra gli eucalipti e il profumo delle frasche bruciate degli ulivi potati. Non so come il mio fisico reagirà alla fatica dei 42 km in questa giornata invernale, dopo essersi crogiolato nei climi caldi. Sulla nave non mi sono sottoposto alla tortura del tapis roulant; per “mantenere la gamba” sono riuscito solo a sopportare la noia dei 150 m del circuito del ponte 12 della NeoRomantica.

Quando al giro di boa si fa dietro front, l’addetto al controllo, infreddolito e coperto dalla testa ai piedi, neppure fa finta di prendere i numeri dei pettorali.

foto 4I partecipanti alla 10 e 21 km fanno man bassa di quel poco che c’è nell’unico ristoro, per cui, al terzo passaggio, per i maratoneti non ci sono neppure le briciole. Peggio va al giro di boa, dove il controllore ha abbandonato il campo già da un pezzo. Personalmente, non ho visto nessuno concedersi uno sconto chilometrico; altri riferiscono che qualcuno l’abbia fatto, adducendo, però, prove discutibili del tipo: “Non poteva arrivare prima di me!”.

Con il passare dei chilometri, più che stanchezza, si sente fame, accentuata dall’acquolina in gola che si forma passando davanti ai due ristoranti che, all’esterno, arrostiscono salsicce sui carboni ardenti.

Si sparge la voce che Lorenzo Gemma, a fine gara, festeggerà i suoi 60 anni a suon di torte e spumante. Non poteva esserci frustata di energia più efficace per me, che accelero l’andatura e concludo in crescendo.

E’ stato un bene che Faleo ci abbia fatto soffrire la fame. Ci siamo avventati su quel ben di dio che la signora Gemma aveva preparato con le sue sapienti mani, gustandolo pienamente.

Mister Faleo rimane, tuttavia, un grande. Quale altro organizzatore è in grado di ottenere la partecipazione di un fuoriclasse del calibro di Alberico Di Cecco, attualmente uno dei migliori interpreti al mondo della 100 km? Roba da destare l’invidia della Maratona di New York! Naturalmente ha vinto in 2:37:01, al secondo posto Antonio Pio Mancino in 3:00:46, al terzo posto Massimo Termite in 3:02:59.

Il podio femminile è tutto targato Barletta Sportiva: 1) Teresa Lelario in 3:32:08, 2) Maria Dibenedetto in 3:36:45, 3) Anna Maria Peschechera in 3:36:45.

A 24 ore dalla fine della gara, non ho dolori e ho recuperato alla grande. Domenica prossima, sulla sabbia di San Benedetto del Tronto, correrò la mia seconda maratona e dovrebbe andare meglio. Infatti, cantano da queste parti: “Quant è bell lu prim amore, lu second è più meglio ancora!”.

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