Dopo il protagonista va fra la gente e, con il suo gesto, uccide ancora tante altre persone. “Novecento sedici in una sola notte”. Poi incontra un giovane dottore il quale gli dice che in paese è scoppiata una pandemia. Allora il protagonista pensa che sia lui la causa di questa pandemia: “Ero io, ero io; la morte ero io”. Poi facendo sempre lo stesso gesto uccide altre persone per la strada e ne uccide altre sei in ospedale. Poi arriva davanti a un giardino e guarda una giovinetta vestita con un abito celeste. Invece di soffiare fra il pollice e l’indice, si intenerisce di tanta dolcezza e guarda, invisibile, la ragazza e la mira da lontano. A questo punto il protagonista, davanti alla fanciulla, comincia a non sentire più il suo corpo perché diventa invisibile; infatti la sua immagine è sparita, soffiata via, “non avevo un corpo e non avevo ombra”. Infine il protagonista dice che “il suo sguardo era l’aria stessa che accarezzava”.
Chiamale soffi o suggestioni, ma mi alzo guardo oltre la grata del bunker e vedo scendere da ambulanza un’infermiera vestita di celeste…..



