Sojasun Verdimarathon – Salsomaggiore, 28/02/2016

Quest’anno l’ho voluta ripetere, perché non mi sembrava giusto relegare il ricordo di questa corsa ad un avvenimento negativo, con cause peraltro del tutto estranee ad essa.

002Domenica mattina in centro a Salsomaggiore, negli attimi che precedono la partenza della XIX edizione, siamo in tanti ad incrociare le dita, confidando che, a dispetto di ogni previsione meteorologica, le condizioni climatiche favorevoli perdurino fino al termine della competizione. Stranamente non piove e non tira vento, non fa freddo ed una leggera umidità rende la corsa ottimale, per lo meno durante i primi chilometri. La prima parte di gara si svolge in discesa, fattore che invoglia a lasciarsi andare, mentre una scelta più oculata impone di non farsi trainare da chi parte a ritmo troppo sostenuto, poiché impegnato su distanze più brevi.

La corsa si dipana in quella parte di pianura padana denominata territorialmente Bassa parmense, interamente su strade asfaltate che scorrono a fianco di verdi campagne, la cui vista mi riporta addietro nel tempo. Il panorama è molto simile a quello che si offriva ai miei sensi durante le mie prime corse podistiche su strada che affrontavo in provincia, benché si trattasse di diversa provincia.

003 PercorsoI campi coltivati ed ordinati sono collocati di fronte ad antiche cascine, o a più recenti ma ormai datate villette residenziali o ancora a vivaci casolari che ostentano tinte shock, come accese tonalità color limone o pesca. Tutto attorno il silenzio ed il vuoto tipico di un territorio così vasto, che il cielo cupo esalta e carica di significato, e nell’aria quella bruma che riempie e smuove i cuori con un misto sentimento di benessere e di nostalgica malinconia.

In quest’atmosfera pacata, testimone di una vita semplice, si elevano solenni le musiche del nativo Giuseppe Verdi. La presenza del maestro aleggia in maniera massiva, a macchia di leopardo sul percorso, in piena contemporaneità con i suoni vigorosi, quasi a contrapporre la quiete della campagna al suo carattere tumultuoso e volitivo. Ci troviamo istantaneamente spettatori di un concerto inaspettato e si diffonde in noi la percezione che quei luoghi siano rimasti intatti nel corso dei secoli. La presenza di molti pannelli solari attribuisce una collocazione temporale ad uno spazio senza età, ad una dimensione eterea.

 Verso circa metà gara siamo costretti a tornare “con i piedi per terra”, dal momento che incontriamo la pioggia sul nostro cammino, dapprima leggera, poi veramente battente, accompagnata da un forte vento contrario e, di tanto in tanto, da piccole schegge di ghiaccio appuntito che ci rimbalzano addosso prima di cadere per terra. Cerco di non mollare il ritmo, nonostante le difficoltà oggettive. Penso: “Prima arrivo e meno freddo prendo”. Mi sforzo di mantenere un passo costante, nonostante la seconda parte presenti qualche salita. L’andamento un po’ mosso sembra favorirmi, avendo serbato delle energie per aver affrontato con prudenza il primo tratto. Mentre compio queste riflessioni, incito le persone che supero, ma soltanto quelle che camminano, per invogliarle a tornare a correre; evito di farlo con chi già sta correndo, perché temo che il mio gesto possa venire mal interpretato.

004Alcune galline beccano temerarie nelle aie, noncuranti del cattivo tempo, mentre poche auto, strettamente autorizzate, producono emissioni di anidride carbonica facilmente riconoscibili dalle nostre narici, ormai adattate a respirare i più salubri profumi dell’erba e dei concimi.

005Mi colpisce il transito a ridosso del Duomo di Fidenza, che per la vicinanza sembra alquanto imponente. Ma a togliermi letteralmente il fiato è penetrare all’interno della Rocca Meli Lupi, a Soragna: attraversare il maestoso e prezioso corridoio del castello del principe e calpestare il “red carpet” mi inorgoglisce e mi carica a dismisura. Mi accorgo che il mio ritmo è aumentato, mentre procedo verso l’elegante giardino, e cerco di prestare attenzione per non perdere l’equilibrio e per non scivolare nell’atto di scendere una manciata di gradini. Questo incantevole sito meriterebbe una visita approfondita!

Provo un brivido a Roncole Verdi, davanti alla casa natale dell’esimio musicista, presenziata dal suo mezzo busto, perché al mio passaggio s’innalzano le energiche note della sua più celebre composizione, il “Va, pensiero”.

006Qualche bivio mal segnalato o poco presidiato ha reso necessaria la richiesta di conferme da parte dei passanti presenti ai margini della strada, pochi a causa del maltempo, qualcuno in più nei centri cittadini, ma tutti calorosi sostenitori di noi maratoneti.

L’atteso traguardo in piazza Verdi a Busseto completa finalmente la nostra corsa. Un ben allestito ristoro, in cui ci possiamo rifocillare, e la borsa con i nostri indumenti asciutti ci risollevano e ci ripagano della fatica e delle ardue condizioni in cui l’abbiamo affrontata. In mezzo alla piazza si erge la statua del compositore, che sembra assistere con aria pensierosa agli arrivi, comodamente seduto e del tutto indifferente alla pioggia.

[Alcune delle foto inserite all’interno dell’articolo sono state prese dal sito della verdiana, mentre le due successive da Podisti.net, NdR]

Clicca qui per la classifica

 

011 Chittolini

012 Pepito

015 Verdi fidenza cattedrale

016 Verdi Rocca di Soragna

017 Casa Natale Verdi

018 Verdi Busseto Rocca e statua di Verdi

 

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