Ce l’ha fatta l’americano Joe Fejes (nella foto accanto) ad essere forte dal primo al sesto giorno; i suoi 975,654 km, con i quali ha vinto la gara, non sono soltanto il miglior risultato stagionale, ma hanno un valore assoluto, attestandosi fra le prime dieci migliori prestazioni di sempre. Al secondo posto l’irlandese Eoin Keith con 816,343 km, al terzo l’austriaco Andreas Michalitz co 784,006 km.
Non ce l’ha fatta, invece, la giapponesina Sumie Inagaki ad essere forte fino all’ultimo giorno. E’ stata mattatrice per quattro giorni, poi è balzata sulla scena la tedesca Silke Gielen, che ha fatto cose strepitose nelle ultime 48 ore. 744,489 i chilometri della tedesca, 706,601 quelli della giapponese.
Al terzo posto nella classifica femminile e 16^ assoluta, Sonia Lutterotti con 692,232 km, MPI M/F50. E’ la terza prestazione italiana di sempre, dopo le prime due stabilite da Monica Barchetti su questo stesso tracciato, che detiene il record con 723,267 km. Il suo passaggio alle 48 ore con 265,514 km è la MPI MF/50 (precedente 254,181 km). La bionda Sonia si vede ripagata di tutti i sacrifici profusi nella preparazione della 24 ore mondiale di Torino.
Superlativa anche la prestazione di Roldano Marzorati, 12° uomo e 14° assoluto con 701,156 km.
Hanno dato il massimo il giovane Claudio Vettorello, 31° uomo e 42° assoluto con 510,438 km, e il meno giovane Francesco Capecci (MM/65), 32° uomo e 43° assoluto con 509,293 km.
Per problemi fisici, Stefano Grandi si è fermato a 288,916 km e Antonio Tallarita a 211,512 km.
Dopo tanti chilometri, è ragionevole pensare che i sei guerrieri si concedano un lungo, meritato riposo. Per esperienza e per conoscenza diretta dei soggetti, sono del parere che il lupo perda il pelo, non il vizio.


