SONO 300 PER MAURIZIO COLOMBO

Maurizio Colombo sigla le 300 maratone e ultra a MORCIANO di Romagna. Riceve la Coccarda da Giuseppe Tundo, in qualità di socio con più maratone al suo attivo presente a Morciano.

LE MIE PRIME 300 MARATONE E ULTRA

Ho sempre amato correre, sin da ragazzino; sono sempre stato una persona molto attiva, sempre in movimento, praticando molti sport anche a livello agonistico. Con il passare degli anni dovevo fare delle scelte (sportivamente parlando): dovevo cioè decidere cosa continuare a praticare in modo assiduo. E non ho avuto alcun dubbio in merito: LA CORSA!!!!!

La corsa è quello sport che ti aiuta a praticare quasi tutte le altre discipline sportive; se non corri non fai fiato, e di conseguenza fai fatica a giocare a calcio, a basket, a tennis, a fare sci di fondo, a pattinare, ecc. Tutti sport che ho praticato…Quindi, quando è stato il momento di dover prendere una decisione su quale sport continuare a praticare con continuità, la scelta è stata semplice.

La convinzione poi di aver preso la decisione giusta, è stata nell’anno 1977 quando mi aggregai ad un gruppo di podisti in una trasferta organizzata dalla rivista “VAI”, che all’epoca credo fosse l’unica che pubblicava un calendario delle gare podistiche. Incuriosito da una gara, non competitiva, e anche con un po’ di incoscienza, lo ammetto, decisi di iscrivermi: 50 km. da Folgaria ad Asiago, dal Trentino al Veneto, attraverso gli altipiani di Folgaria appunto, Luserna, Lavarone per arrivare ad Asiago. Arrivai primo del gruppo milanese percorrendo la distanza in 5 ore esatte…

Da quel giorno cominciai con il frequentare le tapasciate domenicali (anche se non erano moltissime) sin quando, nel 1981, ebbe inizio la mia carriera a livello agonistico correndo la mia prima maratona da Lodi a Milano (credo fosse la 2° edizione della manifestazione).  

La soddisfazione ricordo fu tanta (la prima volta non si dimentica mai) e decisi che volevo riprovare quell’esperienza… Ma mai e poi mai, avrei pensato di tagliare così tanti traguardi come avvenuto in un piccolo paese sulle colline romagnole, il 19 maggio 2024.

Negli anni ’80 le maratone si potevano contare forse sulle dita delle due mani; le ultra non esistevano ancora (a memoria solo il Passatore e la 50K di Romagna); poi con il passare degli anni aumentarono le gare e, di conseguenza, anche le mie partecipazioni annuali. Dalle 2 o 3 gare nei primi anni, sono passato rapidamente a 6, 7, poi a 12 nel 1999, anno in cui feci il personale di 3h 14’ alla Gold Marathon di Cesano Boscone. Ormai la media era quasi di una maratona al mese, anche se ci sono stati anni in cui, per motivi vari, le mie partecipazioni si riducevano.

Poi, ad inizio 2017, un socio ROAD, Daniel Facchinelli, con il quale abbiamo condiviso tante trasferte insieme e che è stato per parecchio tempo il mio antagonista in fatto di gare portate a termine (abbiamo festeggiato la n.200 quasi in contemporanea, anche se Daniel poco prima di me: da leggere una bella intervista doppia tra me e lui a firma di Alessandra Donato, pubblicata sul Runner Post n.3 di ottobre 2018), mi parlava in continuazione di un certo “Club Super Marathon” ….Io non sapevo cosa o chi fosse, dove aveva la sede, cosa bisognava fare per iscriversi eventualmente, ma non avevo alcuna intenzione di lasciare il Road per un altro club…..

Nel mese di agosto dello stesso anno 2017, Daniel mi disse che questo club organizzava, già da alcune edizioni, 10 maratone in 10 giorni consecutivi al lago d’Orta, ma che potevi correrne anche una sola. Non pensavo ci fossero atleti in grado di gareggiare sulla distanza maratona per 10 giorni consecutivi… Mi convinse a partecipare, insieme, ad una di queste gare anche per conoscere il club, il suo Presidente, un po’ di gente, ecc. E con mio grande stupore mi resi conto che “pazzi” che correvano 42k per 10 giorni consecutivi, ce n’erano eccome. Al termine della mia gara mi informai quale era lo scopo del club e, nel caso, cosa bisognava fare per iscriversi: dovevi “semplicemente” aver portato a termine almeno 100 gare tra maratone ed ultra (50 per le donne) e, pagando una tessera annuale, entravi a far parte del club e potevi avere agevolazioni su iscrizione alle gare, partecipazione ad eventi organizzati dal club e altro ancora. A memoria ricordavo di aver superato abbondantemente le 150 gare; un attimo di riflessione dopo di che mi iscrissi direttamente sul posto lo stesso giorno, con l’impegno di inviare in modo dettagliato tutte le gare portate a termine: dove, quando e il tempo impiegato. Un controllo per entrare a far parte del gruppo doveva esser fatto, ovviamente. Per fortuna tenevo, sin dai tempi delle tapasciate, un diario con tutte le gare (competitive e non) e di conseguenza il resoconto da inviare mi risultò facile: alla fine del 2016 ero a quota 171. (nda: oggi per entrare a far parte del Club Super Marathon Italia, sono sufficienti “solo” 50 gare, sia per gli uomini che per le donne).

L’iscrizione al Club Super Marathon è stata la mia rovina (in senso buono, naturalmente). Ogni 50 gare che portavi a termine ti veniva consegnato uno scudetto riportante il numero: 50, 100, 150 e così via. Al raggiungimento delle 300 gare, tra maratone ed ultra, entravi di diritto a far parte di una classifica a livello mondiale… 300 gare??? Ma quando mai! E invece…

Ogni anno incrementavo sempre più il numero di gare che portavo a termine: 14 nel 2017, 28 nel 2018, sino ad arrivare a 32 nel 2019. E senza nemmeno troppe difficoltà! Poi 2 anni di Covid, la ripresa nel 2022, un nuovo anno di stop forzato da luglio 2022 ad agosto 2023 a seguito di due interventi chirurgici e poi la ripresa sino ai tempi d’oggi.

300 gare corse tra Italia (da nord a sud), vari paesi europei, America e Africa; dalla grande metropoli alla desolazione della campagna, dal mare al lago, dalla montagna alla collina, dai fiordi norvegesi al deserto del Sahara tunisino.

300 occasioni in cui ho conosciuto tantissimi amici, ho visto e visitato posti nuovi, ho condiviso tante idee insieme ad altre persone, ho stimolato e dato consigli ad amici ma sono stato anche stimolato e consigliato da altrettanti di loro.

Che cosa mi ha portato a raggiungere questo obiettivo, impensabile sino a qualche anno fa??

La mia passione per la corsa indubbiamente, la mia umiltà, la costanza, ma soprattutto l’aver sempre “ascoltato” il mio corpo: per me veniva sempre e prima di tutto la salute e poi la corsa; mi prendevo dei momenti di riposo quando capivo che era necessario farlo; mi è capitato di dover rinunciare a qualche gara, regolarmente iscritto, perché non ero al 100% fisicamente (fortunatamente, è successo di rado); sono sempre stato contrario all’assunzione di antinfiammatori o altri farmaci, di conseguenza se non stai bene fisicamente non corri bene e rischi di peggiorare la situazione, soprattutto per chi come me ha sempre gareggiato quasi esclusivamente su distanze dalla maratona in su. Ho sempre interpretato la corsa come un’attività di relax, di divertimento e non di stress. Un’attività che mi permetteva di estraniarmi da tutto e da tutti: dagli sport di squadra, dal lavoro, dalla famiglia…Correre nel parco, tapasciare attraverso boschi e colline brianzole, gareggiare, per me non aveva eguali. Ho sempre vissuto questa disciplina con spensieratezza, senza l’assillo del cronometro, non mi sono mai allenato seguendo tabelle: non so cosa siano le ripetute, gli allunghi, gli allenamenti in salita, la progressione, ecc. Agli inizi mi allenavo ascoltando la musica; da un po’ di anni ho tolto anche gli auricolari perché volevo correre ascoltando il mio corpo; oggi capita spesso che esco con l’obiettivo di fare un certo chilometraggio, ma capisco che non è giornata, le gambe non girano e di conseguenza dopo poco rientro a casa; altre volte, al contrario, esco per muovere le gambe, sciogliere la muscolatura, insomma la classica sgambata, e mi ritrovo magari a correre per un paio d’ore perché mi sento bene…

Questo è sempre stato il mio modo di allenarmi; difficilmente poi, trovavo il tempo per uscire durante la settimana. Il mio allenamento era il “lungo” durante il week end: se non partecipavo alle gare (che erano comunque sempre maratone), partecipavo alle tapasciate in Brianza scegliendo sempre percorsi dai 22/25 km ed oltre; se non trovavo percorsi che mi soddisfacevano, correvo il mio lungo di 25 e anche 30 km nel Parco Nord. Questo era il mio modo di allenarmi, macinando km ogni fine settimana (giusto o sbagliato che fosse). Negli anni 2000, un famoso preparatore atletico, a conoscenza dei miei tempi e del fatto che non seguivo allenamenti specifici, mi disse che se mi fossi affidato ad un coach avrei potuto correre tranquillamente la maratona sotto le 3 ore, ma ovviamente ciò voleva dire: allenarsi 4/5 volte a settimana, seguire tabelle e allenamenti programmati, curare l’alimentazione, gareggiare guardando sempre il cronometro, insomma…non mi sarei più divertito!! E infatti alla fine mi consigliò, se non avevo obiettivi cronometrici, di continuare ad interpretare la corsa come avevo sempre fatto: divertendomi! E così ho continuato a fare. Per come ho sempre vissuto la corsa, preferivo arrivare ad un traguardo 15’ dopo ma sorridente e con la voglia di continuare ancora a correre piuttosto che 15’ prima, stremato, con la lingua a penzoloni.

Naturalmente, per continuare ad affrontare certe distanze, oltre alla passione e a star bene fisicamente, devi essere molto forte di testa: prendere le gare senza porti obiettivi, saper affrontare, gestire e superare i momenti di crisi (e ne ho passati parecchi) ma soprattutto, credo, devi avere anche il coraggio di fermarti in gara quando capisci che è il momento di farlo (e fortunatamente mi è capitato una sola volta).

Ho sempre sostenuto che: “è molto più difficile riuscire a capire quando il tuo corpo è arrivato al limite e fermarti, che arrivare al traguardo di una qualsiasi gara”. Questo non significa che ad ogni crisi ti devi fermare, come ho scritto prima le devi saper affrontare e superare. Raggiungere il proprio limite è un’altra cosa. E l’unica volta che mi è capitato di fermarmi prima del traguardo, mentalmente mi sono sentito molto ma molto più forte.

In questo modo, ripeto giusto o sbagliato, ho raggiunto un traguardo impensabile agli inizi della mia carriera agonistica. Certo, 300 è solo un numero che ha ben poco valore; è solo una soddisfazione a livello personale aver raggiunto questo traguardo e ne sono comunque orgoglioso.

Ed ora, la domanda mi viene spontanea: E adesso dove voglio arrivare???

La risposta è molto semplice: fino a quando mi divertirò correndo, non mi fermerò…

E spero che ciò avvenga il più tardi possibile, ovviamente…..

Un caro abbraccio non solo agli Ultra Road, ma a tutti coloro che fanno parte di questa grande squadra.

Wiva e sempre Forza ROAD

L’ Ultra Maurizio

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Leggi anche