di Vito Carignani
La notte del venerdì in Intercity, sabato a Rovereto, traghetto per Riva del Garda destinazione Limone all’alba della domenica. Pre imbarco, alle 4,30, William Govi a riassettare il sacco a pelo sul molo dopo avervi dormito la notte. Seduti a fianco, alla vista dell’acqua del lago intrisa da riflessi videogrammi. Costiera buia all’orizzonte quasi cornice dei bordi giallo lucenti del castello di Tonne. Il tutto paesaggio da sogno, oltre che baciati da umida brezza. William in autoriflesso mentale, mi trasferisce i tanti disagi di comunicazione intercorsi nel vissuto delle sue 600 maratone. Ascolto in silenzio; difficoltà motivate dalla scarsa attitudine a mediare per la non abitudine a fingere. Uomo corretto di abituali sani principi. In enfasi espressiva “Vito, la prossima volta portami una tua canotta di gara, anche consumata, sto allestendo un museo di canotte dei miei amici ultra maratoneti. Gliela portai. Alla successiva, mi fu detto del suo male. Dopo 3 anni ci lasciò. Il ricordo della sua smisurata volontà mi ha fatto finire le otto ore di Specchia, con 50 km e 166 metri percorsi. William Govi, un solitario incompreso.









Stacco evidente tra maratone e 6 ore nell’aspetto organizzativo e di partecipazione alla gara. Basta un solo punto di ristoro, elementare il controllo spaziale, la tutela fisica degli atleti. Nel corso della 6 Ore regna sempre il calore umano, il pubblico plaudente incoraggia sino a supportare, sostenere, far superare lo sforzo fisico, quasi lenendo l’enorme dispendio di energia degli atleti. Specchia paragonabile alla la 6 Ore di Putignano, che si corre dopo lo storico Carnevale. Pubblico asserragliato sulle tribune, vista imponente del carnacialesco carro vincitore, complessi etnici agli angoli del Centro Storico. Al far della sera, sfavillanti luminarie trasformano Putignano in ambiente fiabesco. Durante la gara podisti e pubblico assiepati in totale gioiosa empatia.
Putignano e Specchia meritano essere accumunati dalla loro rara bellezza.
Nelle prime due ore, caldo eccessivo, Specchia avvolta in torbida fuliggine, il sole a stilettarci la pelle. Dopo che il Sole ha dato campo a Selene, lo scenario del percorso ha aperto le quinte. Milletrecento metri scomposti, cortometraggio di colori, carparo delle pietre rifratto da luci, ciclopiche torri, frontali di chiese. Architettura a specchio nelle forme, secoli d’arte espressiva ne documentano la storia, qualificandoli Patrimonio dell’Umanità. Specchia è ai primi posti in Italia. Il pasticciotto salentino s’identifica in Martinucci, fondatore nativo di Specchia, parimenti ad Ascalone di Galatina.
Tre gare di 22, 44 km ed Otto Ore hanno impegnato gli organizzatori. Classifiche, premiazioni in appena un’ora e trenta minuti.
Leonelli Nicola della podistica Manopello primo assoluto 93,528 km. Prima donna Greco Pamela 80,528 km. Stefanelli Franco, conterraneo di Galatina, 1° Cat. SM 65 con 67,548 km. Giuliano Giovanni, Rizzitelli Michele, Malacari Giovan Battista, storico organizzatore di Curinga, con Felice Russo, Leopardi Barra Antonio, il vulcanico Massimo Faleo, oltre a Brunetti Vitantonio hanno apportato chiara parvenza, in prospettiva, a questa prima Sei Ore del Borgo. Non da meno il contributo di Angela Gargano e Di Leo Maria Assunta, per la poliennale esperienza in ambito nazionale, internazionale.
Specchia, primaria perla del Salento.
Descrivere il Tacco d’ Italia è impresa ardua, specialmente da parte di un non studioso, bensì semplicemente amante della sua terra.
La pratica, a livello agonistico, di ciclismo e podismo mi hanno fatto conoscere tante bellezze mozzafiato ad iniziare da Lecce. Storia millenaria, arte non solo barocca, tradizioni, cultura, musica popolare, la pizzica che ha superato i confini sino ad essere conosciuta, praticata a livello universale. Terra bagnata da due mari. Approdi di popoli sin dalla preistoria, traccia delle loro civiltà in pitture neolitiche raffiguranti scene di caccia. Su tutte: la Grotta dei Cervi nell’apposita valle ad Otranto. La grotta Romanelle di Castro, ivi rinvenuto il più antico reperto grafico in Italia, scolpito sulla roccia. La grotta del Cavallo, 195 metri slm, abitata 45 mila anni fa. Innumerevoli le grotte lungo 200 km di costa salentina; maggiormente da Capo d’Otranto, punta più orientale della penisola a Leuca, per il litorale quasi completamente roccioso. Che dire del centinaio di Torri medioevali a difesa delle feroci incursioni saracene? L’argentea, fragile, inimitabile pietra leccese ha dato splendore a tutto il Salento, grazie alla maestria di scultori quali Gabriele Riccardi, Giuseppe Zimbalo, Cesare Penna, anime del seicentesco Barocco. Il Borgo di Specchia primeggia nel Capo di Leuca. Il nome riviene dalle “specchie”, costruzioni in pietra dell’era messapica, diverse dalle “paiare”, queste affini ai Trulli di Alberobello.
Non distante “Il Ciolo” di Gagliano del Capo e il suo aerodinamico ponte sospeso, costruito negli anni ‘ 60. Prende il nome dal dialetto leccese con cui vengono chiamate le gazze. Al Ciolo si organizza il mondiale di corsa in montagna, salite e discese in sentieri rocciosi immersi nella natura selvaggia, viste fiabesche del mare.
Lo stesso dicasi della gara di 15,600 km nel Parco di Porto Selvaggio, in cui si tocca con mano la grotta del Cavallo. Il podismo consente la conoscenza di luoghi non raggiungibili neanche in bicicletta. Il podismo amatoriale, in cui ci si mette passione e fatica, non è solo benessere psicofisico, tempi, cronometri, classifiche, anche emozioni, conoscenze della propria terra. Consiglierei anche ai non sportivi, visitare, scoprire il Salento. Non opportuno parlare di viaggi in Italia e all’ estero se prima, non si conosce il territorio natio
Arrivederci alla seconda edizione delle 6/8 Ore di Specchia del 2023.


