È il luogo ove abitualmente, senza mascherina, corro a giorni alterni in un circuito ondulato di 2,5 km che attraversa tre parchi e tocca i punti caratteristici della Manifattura.
Anche se correre in solitudine senza fraternizzare con nessuno mi annoia mortalmente, finché riesco a sgambettare per un’ora significa che gli acciacchi sono ancora lontani: la corsa è la mia cartina di tornasole.
Oltre a sentieri e sterrati, alcuni tratti del percorso sono pavimentati con cubetti di porfido. Come la maggior parte dei maratoneti stracchi, la mia corsa consiste nel sollevare appena i piedi da terra cercando di saltellare il meno possibile per risparmiare energie. Questa tecnica ha un rovescio della medaglia: alla prima asperità è facile cadere. Durante la maratona di Roma 2016 mi sono rotto il braccio sinistro.
Qualche giorno fa è capitato anche nel circuito della Manifattura delle Arti.
Al secondo giro, causa un fottuto cubetto di porfido sporgente, inciampo e cado in avanti sbattendo violentemente torace e occhio destro. Mi ritrovo a terra tramortito, incapace di respirare.
Alzo il braccio in cerca di una mano pietosa che mi rimetta in piedi. Un uomo di mezza età seduto su una panchina si alza ma, vedendomi senza mascherina, si allontana e se ne va.
Alla maniera di Angela da Mondello (https://www.youtube.com/watch?v=AVyN1RiNBr0) grido: “Amico, non ce n’è coviddi!”. Visto che l’uomo – che razza di amico! – non torna indietro, gli auguro di precipitare all’Inferno per non avere ottemperato ad una delle sette opere di misericordia corporale – curare gli infermi – richieste da nostro Signore Gesù Cristo per entrare nel Regno dei Cieli.
Mi rialzo con fatica. A parte il sangue che sgorga copiosamente dal sopracciglio destro, sembra che non ci siano altre complicazioni.
Lavata la faccia sanguinante in una delle fontane del parco, riprendo a camminare pensando di piantarla lì.
Pur arrugginito dalla pandemia, il temperamento da (ex) maratoneta stracco torna prepotentemente alla ribalta. Ma quale ritiro! Avevo programmato tre giri e tre giri saranno! Do fondo alle energie e, grondando sangue, compio il terzo giro nel tempo record di 16 minuti secchi, la mia miglior prestazione artistica di sempre nel circuito della Manifattura delle Arti!
Il giorno dopo, davanti allo specchio, passo in rassegna i danni: occhio destro nero, ferita al sopracciglio non ancora rimarginata, dolore alla spalla e qualche costola certamente contusa se non incrinata o fratturata. Se mi soffio il naso, starnutisco o respiro profondamente, vedo le stelle.
È un decorso che ben conosco. Anni fa, per una costola dolorante mi precipitavo al pronto soccorso. Ora so che, lasciando fare a Madre Natura, in una ventina di giorni passa tutto. Amen e così sia.
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Manifattura delle arti. Descrizione fotografica
A) Premessa
La precedente spigolatura podistico-pandemica è la scusa per descrivere la “Manifattura delle Arti”, una zona in cui erano presenti fabbricati industriali (Manifatture) ora mirabilmente ristrutturati e adibiti ad attività artistico-culturali, in particolare:
Manifattura Tabacchi, distrutta durante i bombardamenti dell’ultima guerra, ora sede della Cineteca con laboratori di restauro e una sala cinematografica (Sala Cervi).
Macello comunale, ora esposizione, archivio fotografico e biblioteca della Cineteca e una sala cinematografica (Lumiere).
Mulino Tamburi, ora Dipartimento di Discipline della Comunicazione (fondato da Umberto Eco).
Forno del Pane, ora MAMbo (Museo Arte Moderna di Bologna)
Salara (magazzino del sale), ora Centro di documentazione e sede nazionale LGBT.
All’interno si trovano tre aree verdi, il parco 11 settembre 2001, il giardino John Klemlen e il parco del Cavaticcio.
L’arteria più importante dell’area è via Azzo Gardino, in parte pedonale, che l’attraversa tagliandola a metà.
B) Documentazione fotografica
L’ordine di presentazione della seguente documentazione fotografica segue il percorso podistico di 2,5 km che attraversa tutta l’area.
Planimetria
Ingresso in rapida discesa verso il Parco del Cavaticcio.
Proseguendo in discesa, sulla destra il MAMbo (Museo Arte Moderna di Bologna).

Il MAMbo, ex Forno del Pane (ingresso in Via Matteotti) è un grande edificio costruito durante la Grande Guerra dall’amministrazione comunale.
Una targa del Comune di Bologna del 15 luglio 2014 posta in occasione del centenario dell’elezione del “Sindaco del Pane” Francesco Zanardi, sindaco di Bologna dal 1914 al 1919, ricorda che “questo edificio in origine era un grande forno costruito durante la prima guerra mondiale dall’amministrazione comunale per permettere ai bolognesi di mangiare a buon mercato il pane, necessario per vivere come l’aria per respirare e l’acqua per dissetarsi”.
Nella parte più bassa del parco è stato ripristinato il canale ove una volta c’era il porto di Bologna, situato una quindicina di metri sotto il piano stradale.




In fondo al parco del Cavaticcio, la ex Salara (magazzino del sale), ora Centro di documentazione e sede nazionale LGBT.


Dalla Salara, la rapida salita di via del Macello porta in Via Azzo Gardino.
Via del Macello è delimitata verso destra dalle pareti dell’ex Macello comunale ora Cineteca, e a sinistra dalle murature di contenimento del Giardino John Klemlen.

Il giardino John Klemlen è intitolato al tenente aviatore sudafricano e partigiano deceduto nella battaglia di Porta Lame. In questo luogo sorgeva la base della settima brigata partigiana che fu epicentro della battaglia di Porta Lame del 7 novembre 1944 ricordata da un cippo e una targa esplicativa.

Nel giardino si trova anche il tributo a Roberto “Freak” Antoni (1954-2014), cantautore leader degli Skiantos, considerato il padre del rock demenziale, scrittore, attore e poeta, protagonista del movimento alternativo espresso da Bologna negli anni ’70 e ’80. L’autore della scultura lo ha raffigurato seduto sul water come in una sua famosa foto e con i razzi dietro le spalle che lo portano in cielo.



Nel parco, opere d’arte del vicino MAMbo.

In fondo, la terrazza panoramica imbrattata dai graffiti dei soliti writers.


Dalla terrazza panoramica del giardino John Klemnen, vista sul sottostante parco del Cavaticcio e MAMbo.
Tornando indietro, ecco i padiglioni dell’ex Macello comunale, ora Cineteca.
Uscendo dal giardino, in Via Azzo Gardino si trova il padiglione di ingresso all’ex Macello comunale, ora esposizione, archivio, biblioteca della Cineteca e cinema Lumiere.
Nell’ingresso sono esposte gigantografie di Fellini, Mastroianni e Pasolini.

Piazzetta Pier Paolo Pasolini, antistante l’ingresso all’esposizione, archivio fotografico e biblioteca della Cineteca.
Qui sono conservate la filmografia completa restaurata di Charlie Chaplin e l’opera completa poetica, letteraria e cinematografica di Pier Paolo Pasolini.
Nella piazzetta, a ricordo dell’ex Macello comunale, una testa di bue dell’anteguerra.
A partire dal 1986, da giugno ad agosto la Cineteca organizza “Il Cinema Ritrovato”, una riscoperta di pellicole ristrutturate e digitalizzate e “Sotto le Stelle del Cinema”, rassegne cinematografiche che si tengono in Piazza Maggiore ed in altre sale cittadine.
Di fronte all’ingresso della Cineteca, la Piazzetta Anna Magnani. Nel cortile recintato, ogni sabato mattina si tiene il Mercato Ritrovato, con bancarelle che vendono cibo biologico.
In Via Azzo Gardino si affaccia il Centro sociale ricreativo culturale Giorgio Costa, immerso nel verde, luogo di ritrovo di giovani e anziani. Sul muro esterno del Centro, un dipinto di Umberto Eco.
Arredo in Via Azzo Gardino.

Da Via Azzo Gardino si volta a dx per Via del Rondone, delimitata a sinistra dal muro dell’area di pertinenza dell’ex Manifattura Tabacchi, ora confine del Parco 11 settembre 2011.

Voltando ancora a destra, si entra in Via delle Lame, con i caratteristici portici bolognesi che stanno per essere certificati dall’Unesco patrimonio dell’Umanità.
In fondo a Via delle Lame, ecco Porta Lame che apparteneva alla terza e ultima cerchia delle Mura di Bologna costruite nel 1677, ora demolite.
Il bronzo con cui lo scultore Luciano Minguzzi (1911-2004) ha realizzato i due partigiani e che ricorda la battaglia di Porta Lame è stato ricavato fondendo la statua equestre di Mussolini situata davanti allo stadio Dall’Ara di Bologna ex “Littoriale”.
Via Mura di Porta Lame delimitata a sx da un tratto di mura della Bologna medioevale e a dx dalle pareti esterne dell’ex Macello comunale, ora Cineteca.

In fondo a Via Mura di Porta Lame l’ex Salara (magazzino del sale), oggi Centro LGBT.
Tornando indietro all’inizio di Via Mura di Porta Lame, la regista Agnes Varda fa marameo.
Voltato l’angolo per Via Azzo Gardino, fanno bella mostra di sé le gigantografie di Charlot e un giovane Buster Keaton imbrattato dai writers.
Si ritorna nella piazzetta Anna Magnani di fronte all’ingresso della Cineteca.
Da Via Azzo Gardino si entra nel parco 11 settembre 2001. Il parco era occupato da magazzini e fabbricati vari della ex Manifattura Tabacchi.
Nel parco esiste un recinto riservato ai cani. Prima della pandemia 2020, appena mi vedeva entrare nel parco, una simpatica cagnetta mi accompagnava correndo avanti e indietro lungo il perimetro del recinto abbaiando come una forsennata. Il parco è stato chiuso da inizio marzo a fine maggio 2020. Alla riapertura, cagnetta e padrona, una gentile signora un po’ avanti negli anni, non si sono più visti. I proprietari degli altri cani, a cui ho chiesto notizie, non sanno nulla. Covid maledetto!
Nella parte opposta del parco, in Via Riva Reno, si trova il fabbricato costruito ai primi del ‘900 in stile liberty che ospitava la Manifattura Tabacchi, ora sede della Cineteca del Comune di Bologna, una delle più importanti cineteche europee, con la direzione, gli uffici amministrativi, un laboratorio altamente specializzato nel restauro cinematografico fotochimico e digitale, le attività editoriali e una sala cinematografica dedicata al grande attore bolognese Gino Cervi.
Usciti dal parco, ecco Via del Castellaccio, che delimita l’omonimo isolato.
Largo Caduti del Lavoro. Manufatti di accesso alla centrale elettrica del Cavaticcio.
Dirimpetto alla centrale elettrica, si trovano i fabbricati dell’isolato del Castellaccio ristrutturati alla maniera della vecchia Bologna. Nell’anteguerra i fabbricati ospitavano i dipendenti della Manifattura Tabacchi.
Dopo Largo Caduti del Lavoro, inizia Via Azzo Gardino. Sulla destra, il Dipartimento di Discipline della Comunicazione (ex Mulino Tamburi), polo universitario fondato da Umberto Eco.
Studentato Alma Mater Studiorum, situato davanti al cancello d’ingresso del Parco del Cavaticcio.
C) Manifattura delle Arti. Ieri e oggi
1) Ex Macello comunale, oggi esposizione, archivio fotografico e biblioteca della Cineteca e una sala cinematografica (Lumiere)
2) Ex Manifattura Tabacchi, oggi sede della Cineteca in Via Riva Reno
In alto. Manifattura Tabacchi. Visita del cardinale Nasalli Rocca nel 1934.
In basso. Negli anni 20 e 30 all’interno della Manifattura c’era un locale chiamato “stanza della maternità, dove le lavoratrici potevano portare i propri figli, affidarli alle balie e riprenderli al termine del proprio turno di lavoro.
In Via Riva Reno scorreva il canale Reno, ricoperto a metà degli anni ’50.
3) Ex Forno del Pane, oggi MAMbo (Museo Arte Moderna di Bologna).
Dalla fine degli anni 50, quando il Forno del Pane fu dismesso, l’edificio fu utilizzato per le attività più svariate: sede di scuole medie, officina di istituti professionali, sede di uffici comunali e dato in affitto a privati.
4) Ex Porto di Bologna, oggi canale e parco del Cavaticcio
5) Ex Mulino Tamburi, ora Dipartimento di Discipline della Comunicazione, fondato da Umberto Eco
Questa è la Manifattura delle Arti, un’area storica di Bologna, “artistica”, per la presenza di parchi, specchi d’acqua e opere d’arte. Impreziosita dalla Cineteca, che ogni anno dona ai bolognesi spettacoli cinematografici di prim’ordine.
Saluti.


