

Quando vi dicono che, la corsa è fatica- non gli credete. Se correte nella giusta maniera- la corsa non è fatica- la corsa è gioia.
Afferma GIORGIO CALCATERRA.
“Correre nella giusta maniera”, in apparenza, può intendersi in connessione all’ istinto derivante dalla produzione personale di sostanze regolanti, in contemporanea attività di controllo del dolore ed eccitante a sostenere lo sforzo. Le endorfine agiscono in virtù dell’ottenimento del risultato nel bilanciato equilibrio di quanto innanzi. Prevalente una secca, metodica funzione celebrale in piena consapevole razionalità, componente critica all’ ottenimento del risultato.
Alle 16 del 14 giugno, partenza della 8 Ore di Cagnano Varano, alquanta incertezza da parte mia, indeterminazione in merito alla possibilità di fare i 43 giri del minimo di maratona. Il caldo eccessivo ha portato ad una partenza senza pianificazione prospettica, quasi d’ impulso. Passano le ore in accettabile equilibrio psico fisico, senza affanno. Sino alla chiusura della maratona in 07:11. Altri tre giri in totale scarico aerobico, per finali 46 giri nelle Otto Ore.
Testimonianza di corsa che, da fatica, si tramuta in gioia, se fatta nella giusta maniera.
Il 15 maggio 2005 fu la mia prima volta a Cagnano per la seconda edizione della maratona da Cagnano a Sannicandro e ritorno. Maratona chiusa in 03:55. Ero col compianto, caro avv. Mario Nachira, che aveva fatto la prima edizione del 2004. Inenarrabile memoria della maestosità, splendore del paesaggio, ambiente; mucche a lasciare il pascolo, venirti incontro sulla strada. Successivamente anche la 50 km. in pieno Gargano. In un punto del percorso, ascesa verso un’icona, monumento della Madonna, protesa al cielo in sommità di un cucuzzolo. Altro anno, Pasquale Giuliani ci fece dono della 100 km, tra Gargano e mare verso Ischitella, con termine alle 3 della domenica. Prima donna la cara amica salentina Viviana Verri. Anni dopo la maratona nel pomeriggio, nuovamente andata e ritorno da Sannicandro. Notevole il rischio incolumità, con ultimi arrivi intorno alle 22,30. Necessariamente si decise per la 6/8 Ore in circuito all’ interno di Cagnano.
Nel contesto urbano aleggia l’eco di un piacevole, soffuso antico buonumore. L’ anima contadina espressa da un gran numero di massime, impresse sui muri del Centro Storico. Frutto di spontanea saggezza popolare; esemplificazioni, metafore rivenienti da usi, costumi, leggendari modi di dire. Detti improntati ad un sempre valido, sano modo di vivere. Spirito contadino permeato da senno, equilibrio, oculatezza e spesso, abbinato a dura fatica fisica dall’ alba al tramonto.
“DDOVA STANN’ TROP’ DOVE STANNO TROPPI GATTI
GADD’ N’ FA AMI JURN’ NON SI FA MAI GIORNO
“ QUANN LA PERA QUANDO LA PERA
SE MATURA E’ MATURA
CAD SENZA TURCETURA” CADE SENZA RACCOGLIERLA
Don Luca Santoro Parroco ed esperto, valente podista in classifica alla Sei Ore. Dopo oltre mezza notte ha presenziato alle premiazioni con tutta la Sua abituale ed autentica disponibilità. Riassume dieci anni di permanenza a Cagnano con: “A Cagnano si sta bene”. Vero, per il sentirsi accoliti, coinvolti, accettati. La Parrocchia è luogo di servizio ed accoglienza, dove tutti devono sentirsi, essere parte attiva, ascoltata, aiutata. Un intreccio di vita comunitaria di reciproco servizio. Tanto percepisce sia la prima volta ed anche se fatte tutte le edizioni, il podista a Cagnano, da partenza gara sino alle due della notte.
Oltre mezza notte: teglie ricolme di pasta con le cozze, oltre a pentole di cozze. Birra e vino, quasi un “atto dovuto”.
Festa, convivio finale, ormai quasi alle due, con torta, per le 100 maratone ed ultra del caro amico Mimmo Carlucci.
“Dietro le quinte”, tanti volontari e volontarie, fondamentali allo svolgimento dell’evento. Invisibili per: cortesia, rispetto, considerazione, sempre portati ad una genuina, autentica educazione. A Cagnano la parrocchia è luogo di autentico, vissuto servizio.
In raccoglimento meditativo a scrivere di Cagnano, le sue genti, abnegazione organizzativa alla Gara di Pasquale Giuliani; quasi dimenticavo di trattare della Maratona ed Ultra.
Facile il parlarne, se Daniele Mazza, primo della Sei Ore in 73,792 km, scrive: “Il prossimo anno ci sarò, perché mi sono divertito un mondo. È ciò che cerco nelle Ultra Maratone”.
Nella Maratona ed Ultra, sforzo fisico ed impegno mentale persistono nel durante, tuttavia si sviluppano non proprio in stretto rapporto di causa/effetto.
In maratona è opportuno mantenersi al di sotto del 20/25 per cento dal punto di rottura. Con ritmo di corsa troppo intenso, l’organismo non riesce a trasmettere ossigeno sufficiente ai muscoli.
Nell’ Ultra, pur in costante sforzo fisico, necessita adeguata capacità di concentrazione mentale, per il dilatarsi del rapporto spazio- tempo nella gara.
Lo afferma, in maniera chiara e precisa, Marco Olmo nel suo libro “Correre è un po’ come volare”.
I francesi dicevano che Marco non aveva un passo da conquistatore, ma da “sfiancatore” di avversari.
Ho avuto la gioia di correre assieme a Lui a Banzi, in una serata uggiosa, al massimo pregna di nebbia.
Passo felpato, quasi un andare al minimo della forza di gravità. Viso scavato, occhi di lince, espressione riflettente il top dell’umiltà.
Al di là della differente velocità, ritmo, variante spazio/tempo, la Maratona è animata dal seguito, nell’ Ultra si è spesso in solitudine.
Un classico: la fine del Ponte di Queensboro, che collega il quartiere di Queens con Manhattan. Stretta curva a gomito- 26esimo km- improvvisa folla oceanica in profondità di campo, per 7 km, lungo la First Avenue. Un continuo, assordante “GO, GO, GO”, simile a rullo di Tam-Tam, di decine di migliaia di Umani.
La Maratona di New York.














