Storia della maratona italiana: 1^ parte, gli esordi.

Le corse podistiche su strada su distanza anche superiore alla prima maratona olimpica del 1896 ad Atene (all’incirca di 40 km), iniziarono più o meno nello stesso periodo (ultimo decennio del XIX secolo). Prima c’erano state le famose sfide su percorsi stradali, che resero popolare Achille Bargossi da Forlì, soprannominato “l’uomo locomotiva”. Di lui si ricorda la scommessa vinta il 21 agosto 1873, a due noleggiatori di cavalli e vetture, i quali non lo consideravano in grado di coprire la distanza da Porta Venezia (Milano) a Monza in meno di 1 ora, distanza che invece egli corse nel tempo di 58’.

Foto 2 Il gran fondo ebbe seriamente inizio nel 1894 in Lombardia, con gare su strada aperte alle varie società sportive. Il 24 giugno 1894 per la prova di 50 km Milano-Cernobbio (Como) giunsero 67 iscrizioni, da un bambino di nove anni a un anziano di sessantadue, il pioniere Luigi Zanaboni, corridore di professione da diversi anni sotto lo pseudonimo di “Camaleonte”, il quale giunse 40° al traguardo della gara lombarda. Alla partenza erano in 56 atleti. Vinse il diciottenne milanese Giovanni Bigini, commesso di negozio, con il tempo di 4h01’04’’, davanti al diciassettenne Giuseppe Dotti (4h44’).

A distanza di poco più di un mese da questa prova ebbe luogo, sempre in territorio lombardo e sull’identica distanza di 50 km, la Lecco-Milano. Qui vinse «un bel giovanotto tarchiato e robusto», tale Carlo Airoldi, in 4h22’, concludendo però la gara in non buone condizioni di salute, davanti a Bigini (4h45’) e a Dotti (4h53’).

Il 19 agosto 1894 una terza prova, la Milano-Monza e ritorno di 25 km, vinta da Santo Canesi in 1h49’ su Augusto Ferrari (1h52) e “Marin” (1h53).

Il 16 settembre dello stesso anno, la Monza-Milano vide al 1° posto Lodovico Carella (39’) su “Marin”, con Santo Canesi soltanto 6°.

Il 14 ottobre un’altra prova, sulla distanza di 13 km, a Milano, vide il trionfo di Enrico Cavestri (48’), il quale si era classificato 3° nella precedente Monza-Milano. Si classificò al 4° posto, Guido Gatti, corridore che poi sarebbe diventato famoso.

Attività simile anche l’anno dopo. S’iniziò a correre a Torino con regolarità, benché a livelli inferiori. A Milano ci furono degli interessanti tentativi di primato organizzati sui 50 km in pista; il 20 ottobre 1895 Airoldi fu costretto al ritiro per indisposizione al 43° km (3h50’ di gara).

L’8 dicembre al Trotter, Arrigo Gamba ottenne 4h19’ con “allenatori” (cioè aiuti in gara), transitando a metà gara in 1h46’.

Nell’anno 1896, ci fu la definitiva consacrazione dei primi due grandi corridori dell’era post-Bergossi:

‒ Arrigo Gamba, originario di Lecco, nato nel 1878 da Ezechiele Gamba e Giuseppa Carminati, basso di statura, da un solo anno approdato al podismo. Egli trionfò in una corsa sui 40 km, il 26 aprile.

‒ Carlo Airoldi, nato nel 1869 a Voghera, un paesino nei pressi di Saronno, in Lombardia, da famiglia contadina, figlio di un fabbro, Luigi Airoldi e Annunciata Borroni, residente ad Origlio, nel varesino, lottatore, sollevatore di pesi, marciatore e podista, primatista mondiale ufficioso dei 25 km in pista il 13 dicembre 1894, in 1h37’. Airoldi corse la sua prima gara a Gorla, nel 1891, vinse alla Lecco-Milano di 50 km, alla Milano-Torino, alla Zurigo-Baden di km 22,5, in 1h17’. Il lombardo era famoso per aver trionfato sul ventisettenne campione francese Ortegue di Marsiglia, nella gara di marcia Milano-Barcellona di km 1˙050, in 12 tappe, con il tempo finale di 397 ore, nel settembre 1895. In realtà si trattò di un arrivo a pari merito, ma Airoldi aveva generosamente atteso e aiutato lo stravolto rivale, portandolo a spalla, stramazzato perché esausto a 2 km dal traguardo. Ortegue era stato vincitore anni prima del Bargossi a Lione e al Cairo. Airoldi aveva guadagnato in questa gara probabilmente la bella cifra di 2˙000 pesetas. Egli, che arrotondava i guadagni del padre fabbro con quelli nelle corse, aveva ottenuto il mondiale ufficioso su pista dei 25 km e corso i 40 km in 2h35’ (il vincitore dei Giochi Olimpici di Atene 1896, Spiridon Louis, ne impiegò quasi 3h).

foto 3Alla prima Olimpiade moderna, quella di Atene 1896, si presentò anche un italiano, proprio Carlo Airoldi. Egli raggiunse la capitale greca a piedi, via Trieste e costa dalmata sino a Ragusa, l’attuale Dubrovnik, ricorrendo al piroscafo solo nel tratto Ragusa-Corfù. Una volta giunto a destinazione, la sua iscrizione alla prova olimpica fu amaramente rifiutata, in quanto ritenuto colpevole di aver intascato premi in denaro, in alcune corse disputate nel suolo italiano. A quel tempo ‒ siamo alla fine del XIX sec. ‒ le regole del dilettantismo erano assai rigide e bollavano di professionismo, coloro che accettavano ricompense in denaro. Airoldi affrontò l’avventura olimpica a titolo privato, aiutato finanziariamente dal giornale La bicicletta, che noi oggi chiameremo “sponsor”. In Italia, infatti, non esisteva ancora un organismo supersocietario come l’attuale FIDAL. Il primo organismo federale nacque l’anno dopo, nel 1897, a Torino, con l’intestazione Unione Pedestre Torinese. Poi, nel 1898, questa allargò la giurisdizione sull’intero territorio nazionale, diventando Unione Pedestre Italiana (Upi). Nel secolo successivo, per la precisione nel 1906, l’Upi fu sostituita dalla Federazione Podistica Italiana (Fpi), trasformatasi quindi, nel 1912, in Federazione Italiana Sports Atletici (Fisa), progenitrice della FIDAL dei nostri giorni, risalente quest’ultima al 1927.

Nel 1908, si corse la 1a edizione del Campionato Italiano di Maratona. Si svolse a Roma a Piazza di Siena, il 3 giugno. Nel percorso romano, 1° al traguardo fu Umberto Blasi della Tiburtina Roma con il tempo di 3h01’04”. Al 2° posto Augusto Cocca della Lazio Roma, ben staccato, con il tempo di 3h10’. Al 3° posto Bernardino Mozzarella della società Napoli. Dorando Petri si ritirò al 33° km. La distanza effettiva della prova nazionale era di 40 km.

foto 4La prima partecipazione olimpica ufficiale d’un italiano, si ebbe nel 1908, alla quarta Olimpiade. Fu proprio Dorando Pietri (noto impropriamente come Petri), il piccolo maratoneta, a vincere la gara dei 42 km; ma fu squalificato per essere stato aiutato a rialzarsi, dopo la caduta avvenuta nei pressi del traguardo. Sui motivi della sua caduta sono state proposte diverse ipotesi:

‒ c’è chi sostenne che egli fosse stremato dalla fatica;

‒ c’è chi l’attribuì all’ingerimento eccessivo di eccitanti.

In ogni modo il suo mancato alloro finì per giovargli di più in termini di popolarità, ma altresì di borsa, date le sottoscrizioni indette a suo favore sia in Inghilterra che in Italia.

Il 10 giugno 1909, intanto, grazie al sodalizio ferrarese, Palestra Ginnastica Ferrara, si organizzò la prima maratona estense, in occasione del trentennale della sua fondazione.

La 2a edizione del Campionato Italiano di Maratona si tenne a Milano il 19 settembre 1909, ancora sulla distanza effettiva di 40 km. Fu Umberto Blasi, come nella 1a edizione, a imporsi, migliorandosi notevolmente, con 2h36’30’’ e ancora una volta distanziando considerevolmente il 2° classificato, in quest’occasione Antonio Morbelli (2h45’10”).

Osserviamo più attentamente l’evoluzione della distanza nella prova tricolore:

EDIZIONE LUOGO DATA ORDINE D’ARRIVO TEMPO

DISTANZA

km

I Roma 03.06.1908

1) Umberto Blasi

2) Augusto Cocca

3) Bernardino Mazzarella

3h01’04”

3h10’

40
II Milano 19.09.1909

1) Umberto Blasi

2) Antonio Morbelli

3) Francesco Quarleri

2h36’30”

2h45’10”

3h02’

40
III Milano 09.10.1910

1) Antonio Fraschini

2) Domenico Baghini

3) Lorenzo Lombardi

2h38’46”2

2h42’

2h47’

39
IV Roma 09.09.1911

1) Orlando Cesaroni

2) Pietro Marini

3) Adolfo Testoni

2h41’27”

2h50’41”2

2h52’42”8

40-41
V Verona 19.05.1912

1) Giovanni Beltrandi

2) Francesco Zivelonghi

3) Ernesto Naborri

3h10’02”8

3h13’17”7

3h18’39”4

40
VI Milano 02.11.1913

1) Angelo Malvicini

2) Pietro Austoni

3) Cesare Giacobbe

2h39’26”

2h50’59”2

2h51’31”

40
VII Legnano 29.11.1914

1) Umberto Blasi

2) Florestano Benedetti

3) Angelo Malvicini

2h38’00”8

2h42’

3h03’

42
VIII Milano 05.10.1919

1) Valerio Arri

2) Enrico Bongini

3) Gennaro Michelini

3h13’41”

3h46’

3h46’33”

48
IX Roma 19.09.1920

1) Florestano Benedetti

2) Luigi Morvidi

3) Orlando Cesaroni

3h17’02”

3h32’08”

3h52’50”

42
X Bologna 20.09.1921

1) Florestano Benedetti

2) Aduo Fava

3) Cesare Rizzi

2h47’29”

3h14’25”

3h16’08”

42,750

Per arrivare alla distanza classica dei km 42,195 dovremo attendere ben la 24a edizione del 28 luglio 1935, che si tenne a Firenze e vide la vittoria di Luigi Rossini (Mantova Sportiva), in 2h50’54”2/5: da quest’edizione la distanza effettiva rimase quella odierna.

Il buon seme gettato da Petri alle Olimpiadi del 1908 fruttò già al termine del successivo quadriennio, quando si segnalò il 3° posto di Giovanni Stobino, nativo di Biella e cittadino italiano, però in gara con la maglia degli Stati Uniti, ai Giochi di Stoccolma 1912. Poi ci fu il 3° posto del piemontese Valerio Arri ai Giochi di Anversa 1920; quindi il 2° posto del lombardo Romeo Bertini alle Olimpiadi di Parigi 1924.

A tutte le maratone olimpiche successive ci fu l’ininterrotta presenza dei corridori italiani (ovviamente stiamo parlando dei maschi; il tempo delle donne giungerà soltanto negli ultimi vent’anni del secolo “breve”). Tuttavia bisognerà attendere sino agli anni Settanta per rilevare un piazzamento italiano maschile di qualità.

Nel frattempo, con l’istituzione dei Campionati Europei, la collezione di lusinghiere prestazioni italiane non s’interrompeva:

‒ a Torino 1934, con il 3° posto di Aurelio Genghini e l’8° di Fanelli;

‒ a Parigi 1938, con l’8° posto di Umberto De Florentis e il 9° di Giovanni Barbusso;

‒ a Stoccolma 1958, con l’8° posto di Edoardo Righi;

‒ a Budapest 1966, con il 9° posto di Gioacchino De Palma.

 

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