STORIA DELLA NEW YORK CITY MARATHON

   Fred Lebow è rimasto nella mente di chi l’ha conosciuto direttamente come un uomo timido e un po’ schivo, con una memoria straordinaria e una meravigliosa disponibilità; egli, con il suo cappellino colorato in testa e le sue scarpe da runner, trattava da pari a pari con gli uomini più importanti della terra; il suo cibo preferito erano le verdure. Lo si può considerare come l’inventore della maratona moderna e della maratona come fenomeno di massa. Con la sua voglia di correre e far correre, egli è riuscito a entrare fra le personalità di spicco dello sport di tutti i tempi. Dopo Lebow, Allan Steinfeld è diventato il direttore di corsa a capo dell’organizzazione della NYC Marathon.

   ANNI SETTANTA La prima maratona di New York si svolse nel 1970, con al via appena 55 podisti, che coprirono il percorso girando intorno al Central Park, una realtà veramente antica e diversa rispetto a quella odierna; solo nel 1994 si arrivò a ben 27˙000 concorrenti, che attraversarono i cinque distretti di New York. La prima edizione fu vinta da Gary Muhrcke (USA), con il tempo di 2h31’38”. Non ci fu alcuna donna giunta al traguardo. Nella 2a edizione del 1971, fu un altro statunitense a imporsi tra gli uomini, Norman Higgings, con il tempo di 2h22’54”. Tra le donne, vinse un altro nome USA, Beth Bonner, con il tempo di 2h55’22”. Nel 1972 e 1973 tra le donne vince Nina Kuscsik (USA). Il 1974 è l’anno della famosa statunitense Kathrine Switzer (3h07’29). Ancora dominio statunitense tra gli uomini sino al 1982 e tra le donne sino al 1978. Bill Rodgers si aggiudica la gara newyorkese per quattro volte (1975-1979). Il 1978 è l’anno della prima vittoria della norvegese Grete Waitz, che nel 1978 per la prima volta con 2h27’33” vince con un tempo sotto le 2h30’ la NWC Marathon.

   ANNI OTTANTA Lo statunitense Alberto Salazar vince tre volte (1980-1982). Di rilievo il suo 2h09’41” (1980), quando la Waitz vince con 2h25’42”. A rompere l’egemonia statunitense fu il neozelandese Rod Dixon, il quale nel 1983 vinse con il tempo di 2h08’59’’. Nel 1984 ci fu la prima vittoria europea, con l’italiano Orlando Pizzolato, che si ripeté l’anno dopo (1985), seguito dal connazionale Gianni Poli. Nel 1987, giunse il primo successo maschile africano, con il keniano Ibrahim Hussein (2h11’01”). Da segnalare che nelle prime venti edizioni della NYC, il miglior tempo fu quello di Salazar (2h08’12”7), ma il percorso poi risultò leggermente più corto della distanza convenzionale. Così, prima del 2h08’01” di Juma Ikangaa (Tanzania), nella 20a edizione del 1989, il miglior tempo nel primo ventennio della NYC, è stato quello di Rod Dixon (2h08’59”).

   Tra le donne, il numero uno del primo ventennio è stata al norvegese Grete Waitz, vincitrice ben otto volte (1978-1981; 1983-1986). La sua serie di vittorie, negli anni Settanta e Ottanta, fu interrotta dalla neozelandese Allison Roe (2h25’28’’8), nell’edizione più corta del 1981, già menzionata.  

   La partenza della NYC Marathon avviene alle 10.30 da Verrazano Bridge, ove si radunano i maratoneti, con la ripresa dell’ABC e proposta in mondovisione. Si passa nel Central Park e il traguardo è alla Tavern on The Green, ove il fotofinish riprende i maratoneti a braccia alzate, fieri, sorridenti, cui spetta al traguardo: un bacio, una medaglia, una bottiglia d’acqua minerale, la mitica stagnola sulle spalle. Più tardi si svolgono le premiazioni allo Sheraton. Il giorno dopo sui quotidiani newyorkesi appare l’elenco di tutti gli arrivati, un cimelio che ogni classificato conserverà come tra i più preziosi della propria avventura atletica, da mostrare ai propri conoscenti.

   Nella New York City Marathon del 27 ottobre 1985, l’italiano Orlando Pizzolato bissava il successo inaspettato dell’anno precedente, giungendo al traguardo davanti al gibutiano Ahmed Salah. Nella stessa gara, in campo femminile, Laura Fogli era 3a e 96a assoluta, mentre Cristina Tommasini, alla sua prima esperienza sulla distanza, era 12a, con il tempo di 2h41’08”.

   Alcune cifre e curiosità della gara newyorkese di quell’anno: erano iscritti alla maratona 19˙320 atleti, di cui 15˙925 uomini e 3˙305 donne. La fascia di età più rappresentata era quella dai 30 ai 39 anni, con 6˙563 maschi e 1˙466 femmine. C’erano 215 corridori dai 16 ai 19 anni, 41 dai 70 ai 79 anni, 4 uomini e nessuna donna oltre gli 80 anni. 5˙324 concorrenti erano alla loro prima maratona. Tra gli iscritti, 10˙453 erano sposati, 6˙514 celibi o nubili, 348 separati, 1˙138 divorziati, 326 conviventi, 2˙546 concorrenti correvano da più di 10 anni. Gli stati americani più rappresentati erano quelli di New York (7˙346) e il New Yersey (1841), seguiti dalla California (741) e dalla Pennsylvania (534); quelli meno il South Dakota (39), il North Dakota (6), il Wyoming (6), il Montana (9), mentre l’Alaska presentava 18 corridori alla partenza. Tra le nazioni straniere, la Francia contava 911 iscritti, la Germania Ovest (504), la Gran Bretagna (499), il Canada (349), il Messico (294), la Norvegia (226), la Svezia (220); l’Italia con 193 concorrenti era all’8° posto. La categoria lavorativa più rappresentata era quella degli insegnanti (1˙102 iscritti), seguiti dai manager d’industria (965), dagli uomini di legge (954), dagli ingegneri (837), dagli studenti (712), dai ragionieri (639), dai dottori (569), dai titolari d’azienda (517), dai bancari (439), dai programmatori di computer (346), dai poliziotti (322), dalle babysitter (212 di cui 38 uomini e 174 donne), dai giornalisti (138), dagli artisti (137), dai pompieri (131), dai meccanici (122), dagli autisti (112), dai piloti d’aereo (78), dai preti (66), dai disoccupati (53), dagli uomini della FBI (50), dai baristi (50), dai parrucchieri (41), dai politici (19). L’organizzazione della maratona comprendeva 30 unità mediche (una per miglio), 5˙000 volontari, 1˙500 ufficiali di gara, 1˙400 poliziotti, 24 terminali di computer, 177 autobus per il trasporto dei concorrenti. Erano a disposizione degli atleti 1˙000˙000 di bicchieri di carta, 77˙000 spille di sicurezza, 375 toilette portatili. Si sono resi necessari 63 litri di vernice per tracciare la linea blu che indicava il percorso di gara. Sono servite 28˙355 magliette, 1˙300 coperte, 19˙000 medaglie. Sono state rifiutate 22˙000 iscrizioni. Hanno portato a termine la gara 15˙752 concorrenti. Ultima classificata è stata la 35enne signora Galorza, che ha concluso la prova in 11h50’46”, con 2h13’ di distacco dal penultimo classificato, suo marito. Noel Johnson di ottantasei anni è stato il più anziano partecipante alla maratona; Mayme Bdera di settanta anni, la più anziana. Il totale dei premi in denaro prevedeva 273˙800 dollari da spartire tra i primi 25 uomini e le prime 25 donne.

   La gara era partita alle ore 10.45, con umidità dell’aria del 55% e una temperatura di 20 °C; l’umidità patita in gara penalizzava meno il vincitore Pizzolato di altri concorrenti, poiché questa è stata la sua “compagna” nei numerosi allenamenti svolti a Ferrara, quartiere generale suo e dei vari Magnani, Fogli, Pambianchi, Molinari, Conconi e scuola di maratona, disciplina eccelsa tra gli sport di resistenza, vera e propria scuola di vita. Le condizioni avverse del tempo, nell’edizione del 1985, non hanno ostacolato il meritato successo dell’azzurro, “l’Orlando in campo” della situazione, che ha così glorificato una carriera piena di meritati allori, frutto di sacrifici quotidiani, alimentati da un ovvio entusiasmo giovanile. Quelli di New York 1984-1985 non sono stati gli unici risultati di valore di Pizzolato, il quale ha vinto anche la medaglia d’argento ai Campionati Europei di Stoccarda sulla maratona, dietro all’altro azzurro Gelindo Bordin; ancora Pizzolato ha vinto alle Universiadi di Kobe sulla maratona oltre a numerose prove in Italia e all’estero. Oggi corre ancora, è un tecnico affermato, direttore della rivista Correre e presente alle dirette televisive in occasione delle maratone di maggior grido. La maratona l’ha costruito come persona e alla sua famiglia trasmette l’entusiasmo del maratoneta, veloce e riflessivo. Dopo le due vittorie consecutive di Orlando Pizzolato (1984 e 1985), un altro italiano vince la gara della Big Apple, nel 1986, Gianni Poli con 2h11’06”, mentre l’anno dopo è la volta del Kenya con Ibrahim Hussein in 2h11’01”. Il decennio si chiude con la vittoria del britannico Steve Jones (1988) in 2h08’20”, del tanzaniano Juma Ikangaa (1989) in 2h08’01”.

   ANNI NOVANTA Nel 1990 vince il keniano Douglas Wakiihuri in 2h12’39”. L’inizio degli anni Novanta è favorevole al Messico tra gli uomini che vincono con Salvator Garcia (1991) in 2h09’28 con Andrés Espinosa (1993) in 2h10’04” e German Silva (1994) in 2h11’21 e (1995) in 2h11’00”. L’egemonia messicana è interrotta dall’azzurro Giacomo Leone, che nell’edizione del 1996 vince con 2h09’54”. Tra le donne, nell’edizione del 1994, la keniana Tegla Loroupe, siglando il tempo di 2h27’37” è stata la prima africana a vincere la gara newyorkese e anche la più giovane vincitrice della New York City Marathon, da quando questa si disputa attraverso cinque quartieri (Staten Island, Brooklin, Queens, Bronx e Manhattan) della città più famosa degli Stati Uniti. All’inizio si correva all’interno del Central Park; nel 1971 la vincitrice aveva appena diciannove anni. In quella 25a edizione si segnalava l’italiana Emma Scaunich che, migliore italiana al traguardo (12a) con il tempo di 2h41’52”, era 1a fra le “over 40” e finiva 170a nella graduatoria assoluta fra uomini e donne. Quattro gli italiani tra i primi 26 classificati: Salvatore Bettiol (9°), Gianni Poli (17°), Leandro Croce (18°), Giacomo Tagliaferri (26°). Per i colori italiani nel 1998 giunge la vittoria della romana Franca Fiacconi, classe 1965, che vince con un buon 2h25’10”. Mentre tra gli uomini rivince per la seconda volta consecutiva il keniano John Kagwe in 2h08’45”. Nel 1999, è un altro keniano a prevalere, Joseph Chebet in 2h09’14”.

XXI SECOLO L’inizio del nuovo Millennio vede la vittoria del marocchino Abdelkhader El Mouzaziz in 2h10’09” e della russa Ludmila Petrova in 2h25’45”. Il 10 aprile 2005 si è corsa la NY More marathon, la prima maratona newyorkese riservata alle donne, organizzata dal NYRR in collaborazione con la prestigiosa rivista americana More. La gara si corre tutta tra i colori primaverili di Central Park, con 3˙000 partecipanti da ogni parte del mondo.

   Nel 2016, in totale sono stati 39˙098 gli italiani che hanno concluso almeno una maratona, record assoluto, di cui 32˙704 uomini e 6˙934 donne. Tra le maratone straniere saldamente al 1° posto la New York City Marathon del 6 novembre con 2˙708 finisher. La gara newyorkese, nella 46a edizione del 2016 un totale di 51˙360 finisher, di gran lunga superiore ai 41˙708 finisher della 42,195 km di Parigi del 3 aprile e ai 40˙608 finisher di quella di Chicago del 9 ottobre. Con 2h07’51” il ventenne eritreo Ghirmay Ghebrselassie, campione del mondo a Pechino 2015 e 4° alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016, è stato il più giovane vincitore della storia della gara a livello maschile. Mentre tra le donne la keniana Mary Keitany con 2h24’26” ha vinto per la terza volta consecutiva con il più ampio distacco (3’25”) inflitto alla 2a classificata dal 1984 in poi, riscattando così la mancata convocazione alle Olimpiadi di Rio.

   Nel 2017, a pochi giorni dal sanguinoso attentato di Halloween, la 36enne statunitense Shalane Flanagan, bronzo olimpico sui 10˙000 m a Pechino 2008, dopo 40 anni riporta il successo USA con 2h26’53”. Al 2° posto la Keitany (2h27’54”), che non riesce a vincere per la quarta volta consecutiva. Al 6° posto la debuttante Sara Dossena (2h29’39”) atleta con un passato nel triathlon e ora con un pensiero alla convocazione dei Campionati Europei di agosto 2018. Tra gli uomini invece dominio africano. Vittoria per il 24enne keniano Geoffrey Kamworor (2h10’53”), al primo successo in maratona in carriera, che riesce a prevalere sul connazionale Wilson Kipsang Kiprotic (2h10’56”), campione a New York nel 2014 e con ben 8 prestazioni sotto le 2h05’. Al 3° posto il quotato etiope Lesisa Desisa (2h11’32”). Ben 53˙000 i partecipanti di cui 3˙002 italiani, superati solo dagli USA come nazione partecipante.

   Nel 2018, la vittoria all’etiope Lelisa Desisa (2h05’59”), 2° miglior tempo di sempre e alla keniana Mary Keitany (2h22’48”), per la quarta volta prima al traguardo della maratona della Grande Mela.

   Mentre nella 49^ edizione del 3 novembre 2019, la vittoria al keniano Geoffrey Kamworor (2h08’13”) e alla connazionale Joyciline Jepkosgei (2h22’38”), appena 7” superiore al record di Margaret Okayo (2h22’31”). 53˙640 i finisher di 141 Paesi diversi.

   Nel totale delle 49 edizioni, in campo maschile 15 vittorie per il Kenya, 14 per gli USA e 4 per Italia e Messico. Mentre in campo femminile, le vittorie del Kenya sono 12, 10 quelle della Norvegia e 8 per gli USA. Per l’Italia 1 vittoria, assieme ad altre 8 nazioni. In sostanza con il nuovo millennio, il predominio keniano è evidente. Mentre nel primo ventennio 1970-1989, Stati Uniti e Norvegia hanno fatto da padroni. Giova ricordare che delle 10 vittorie norvegesi, 9 portano il nome di Grete Waitz, la prima donna nel 1978 a rompere l’egemonia statunitense. C’è da osservare che tra gli atleti con le migliori 10 prestazioni mondiali maschili in maratona, solo Wilson Kipsang Kiprotic ha vinto a New York. Il record femminile della manifestazione rimane alla keniana Margaret Okayo (2h22’31”) nel 2003. Mentre quello maschile è del keniano Geoffrey Mutai (2h05’06”) nel 2011. Insomma la storia della NYCM rispecchia l’andamento mondiale per quanto concerne le lunghe distanze.

CONCLUSIONE

   Vincitori illustri hanno esaltato New York, quali il plurivittorioso Alberto Salazar, nelle prime edizioni, e gli stessi italiani Orlando Pizzolato, con due vittorie, di casa a New York, Gianni Poli, Giacomo Leone, Franca Fiacconi, la famosa Grete Waitz, Tegla Loroupe e tanti altri. Lo sport ha valenza positiva a ogni livello, sia quello svolto dal campione che dal semplice amatore. L’atleta di élite è colui che è riuscito a sviluppare determinate capacità, ha acquisito gradatamente semplici abilità, quali il controllo del dolore, la capacità di sopportare la sensazione della fatica, la resilienza (mi piego, ma non mi spezzo), l’attitudine a superare le crisi metaboliche, oltre alle qualità fisiche sviluppate attraverso l’allenamento. Ogni atleta che assiepa le strade delle maratone, appartiene alla famiglia dei corridori, e và giustamente sostenuto e applaudito come fanno i newyorkesi, nella loro città, in occasione della maratona della Big Apple. Nonostante un percorso non proprio velocissimo, per la non linearità del tracciato e il selciato non proprio ideale, i maratoneti riescono a conseguire lì tempi anche di rilievo, a motivo del sostegno del pubblico lungo le strade.

   Il 1° novembre 2020 dovrebbe disputarsi l’edizione n° 50 della NYCM. Per questa storica edizione, i pettorali saranno limitati a 50˙000 e quelli a disposizione sono praticamente esauriti. La speranza è che nel frattempo il mondo non viva più una situazione di emergenza quale creata dalla diffusione della pandemia del coronavirus. Così i podisti di qualsiasi livello potranno tornare ad allenarsi regolarmente per poi gustarsi l’edizione 50 della maratona della Grande Mela.

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