Strafexpedition: un sogno infranto

Ogni passo è un passo nella storia, una storia intensa, tragica, molte volte triste e angosciante, ma anche eroica, un emozione da cui non ci si può esimere. Nella Strafexpedition si toccano anche temi diversi dalla competizione  in un certo qual modo “si scava più a fondo”.

Correre questi sentieri, accanto a queste trincee, le casematte militari, i depositi, i rifugi diroccati, i monumenti ai caduti, le targhe commemorative, le lapidi…ha un sapore diverso, unico nella sua tragicità.

La Strafexpedition è una pagina indelebile della nostra storia, e che storia!

Siamo all’inizio del primo conflitto mondiale ed a seguito del tradimento da parte dell’Italia della Triplice Alleanza, il comandante dell’esercito Austro-Ungarico volle colpire l’ex-alleato con l’obbiettivo di arrivare a Venezia.

Gran parte del fronte si trovava  in alta quota e riuscire a realizzare quanto stabilito  non era cosa da poco.

Così dal dicembre 1915 ad aprile 1916  si organizzò l’offensiva spostando una grande quantità di uomini, mezzi ed artiglieria.

Cadorna, Capo di Stato Maggiore italiano venne informato dei movimenti sul fronte avversario  e convinto di un possibile attacco, sottovalutò che questo  potesse avvenire sull’altipiano, per cui proprio mentre l’Italia avanzava da Borgo Valsugana a Levico, l’esercito Austro-Ungarico iniziò i bombardamenti cogliendo impreparati gli italiani che finirono in Valsugana, per essere respinti fino ad Ospedaletto.

Cadorna  per contrattaccare mobilitò uomini da tutta Italia facendo intervenire ben 120 battaglioni già impegnati sull’Isonzo.

L’Altopiano di Asiago divenne così teatro di durissimi attacchi che portarono alla distruzione del paese e all’arretramento della linea italiana fino alle pendici meridionali dell’altopiano. Il 2 giugno 1916 Cadorna ordinò la controffensiva per riprendere l’altopiano e aggirare così le compagini presenti in Valsugana ma gli Austro-Ungarici ressero bene.

Questi seguendo i comandi dell’arciduca Eugenio, provenienti da Campo Gallina, si attestarono sulla linea: Zugna, monte Pasubio, monte Majo, val Posina, monte Cimone, val d’Astico, val d’Assa fino a Roana, monte Mosciagh, Monte Zebio, Monte Colombara e Ortigara. Da parte italiana, Pecori Giraldi interruppe la controffensiva.

Durante la battaglia le perdite tra i due fronti sono state di 230.545 uomini. 

Ma veniamo alla cronaca; come è di regola parto il giorno prima  all’alba per godere appieno dell’atmosfera che questi eventi portano con se, in compagnia di 2 amici  e mi dirigo verso Asiago con materassino e sacco a pelo.

Arrivo  e trovo una  città  ancora viva per la presenza di numerosi turisti  con una  temperatura mite  che mi spinge a fare un giretto e a godere di questo meraviglioso luogo.

A sera a  Canove, a poca distanza da Asiago,  prendo posto con la mia attrezzatura per la notte  nel centro ricreativo del paese, faccio   le opportune   conoscenze e  dopo la cena in  un ristorante  in centro senza troppe pretese, tutti a nanna.

Le previsioni del tempo alla vigilia sono inquietanti, quasi sadiche considerato che veniamo da circa tre mesi di caldo estremo, afa e anticicloni africani : pioggia intensa, per tutta la giornata di domenica iniziando ben dalle 2 di notte, neve sopra i 2000 metri, venti da nord freddi.

Dopo una notte quasi insonne, alle  4.45 mi  sveglio,la pioggia fuori è battente; le  previsioni meteo sono state azzeccate. Con i miei amici  mi dirigo  alla  palestra di hockey per assaporare  del thè caldo, ed effettuare  una  colazione non certo idonea per  affrontare un trail del genere.

Ed è in questo contesto  che affrontiamo i 50 km della gara che partendo da Asiago compie un giro ad anello passando per le cime più suggestive. dell’altopiano.

La Strafexpedition si è dimostrata per varie circostanze più dura di quanto avessi immaginato. 

Ore 6:30 sono in zona partenza, è ancora buio, la pioggia è incessante, alla spicciolata arrivano i vari  concorrenti; al  via  dato alle ore 7:00, se ne contano  230 per la “lunga”,170  per la gara corta di 30km e non so quanti per la 20 km.

C’è un  silenzio tra di noi , tutti preoccupati per  le avverse  condizioni  che troveremo specialmente in quota, un silenzio rotto   dal vibrante suono della tromba suonata da un alpino; è il  Silenzio, una musica che procura un groppo alla gola e fa piangere; un attimo di emozione.

Poi lo sparo, inizia il lungo viaggio, Sic itur ad astra, la  Strafexpedition è on e nel  giro di un km   di asfalto dal centro di Asiago, mi trovo ad affrontare la prima asperità.

Da qui inizia la fatica, è”la direttissima” per il monte Kats. Sin da subito son costretto a “ravanare” con la lingua e le unghie merito, anche del freddo che non mi permette di riscaldarmi a dovere. La vista è  a dir poco magnifica: un lungo serpentone   colorato che si inerpica, alle cui spalle è il paese per molti ancora addormentato , vista l’ora e la pioggia che imperversa, con il suo campanile, e poi oltre i prati, i boschi, i pascoli, le montagne circostanti, il tutto avvolto dalla nebbia che presagisce l’incombente stagione autunnale.  

Raggiunta la cima, inizia un  tratto boschivo alternato a mughi, abbastanza facile e corribile a cui fa seguito un erta  ripida e scivolosa  che seleziona i partecipanti.

Il sentiero che conduce a Malga Zingarella e poi monte Zebio è legato alle epiche gesta della eroica Brigata “Sassari” il cui ricordo è stato eternato nelle pagine del famoso libro “Un anno sull’Altipiano”, scritto dai uno dei suoi più valorosi ufficiali, il Capitano Emilio Lussu del 151° Reggimento Fanteria. che, proveniente   dal Carso contribuì ad arrestare la “Strafexpedition”.

Dopo qualche chilometro, circa 9, raggiungo il primo ristoro e  la biforcazione che divide la gara, a destra si prende per la 20km, dritto si procede per la 50km. 

Qui  a circa 1800 mt di altitudine, è ubicato il primo ristoro in  un ricovero  realizzato con teloni da camion sbattuti da un vento  insidioso e  tagliente; il freddo è intenso  e la sosta  non giova certo specialmente, alle  mani già da tempo intirizzite-

Per fortuna mi raggiunge un amica che mi fornisce dei guanti  di fortuna  in celofan,  che quantomeno  riparano dalla pioggia.

In questi momenti mi rendo sempre conto che la montagna non è il parco giochi che tutti vorremmo credere sia.

Nello zaino per fortuna ho la maglia termica  a maniche lunghe resa obbligatoria dall’organizzazione  e subito la indosso.

Mentre corricchio  tutto infreddolito cercando di mandar giù il boccone preso al ristoro, imbocco lo svincolo per la gara lunga. 

Da qui al 19 km la gara procede fra piccoli sali e scendi e tratti in piano ma con un fondo decisamente tecnico con rocce carsiche che non permettono di far andare la gamba e che richiedono sempre una grande attenzione per la presenza di numerose  piccole  forre.

Accelero (per i miei canoni) per poter rientrare nel primo cancello posto al km 14,6, nelle 4 ore stabilite ma qui, con mia grande sorpresa, e dispiacere mi comunicano che la gara  lunga è annullata si proprio così, annullata dal  momento  che  più su stava iniziando  a nevicare e   si stava abbassando la nebbia. Si è scelto per cui   a questo punto di garantire l’incolumità degli atleti evitando così il peggio.

Ho viaggiato per 650 e passa km in macchina, mi sono fatto in quattro per arrivare in anticipo al cancello e  ora mi deviano per  il percorso medio?

Mi rammarico,  perché se fossi  arrivato prima sarei passato indenne insieme a molti altri che mi hanno preceduto e, come riportato sulla lapide  che commemora la sconfitta italiana ad El Alamein: ”mancò la fortuna e non il coraggio”.

A questo punto non potendo affogare  il dispiacere nell’alcool( mancava almeno la birra) mi strafogo un bel panino con salame e formaggio Asiago stagionato. 

Addio Ortigara, addio Cima Dodici, Cima Portule, consacrate alla storia dal sangue di migliaia di combattenti dell’una e dell’altra parte  e descritte  nei libri  da me divorati per l’occasione! Sperando in una condizione atmosferica più clemente sarà solo una questione di tempo. 

Avanzando per una carrozzabile costruita dagli austro-ungarici affianco i ricoveri e  le varie  opere esistenti:fortificazioni, postazioni e strutture militari  che si alternano a trincee, sentieri e strade giungendo  alla Busa della Pesa (m. 1755) al centro della quale, si erge la piccola cappella ricostruita secondo l’originario disegno nella seconda metà degli anni ottanta. In prossimità della chiesetta si trova  una croce in legno che segnala i resti del piccolo cimitero militare.

Affianco ora  i ruderi della sede del comando del 27 regg. austriaco da cui proseguo lungo la strada bianca forestale che  mi conduce al Bivio Conrad prima e al Bivio Italia poi. 

Ancora oggi ripensando a quegli attraversamenti ho i brividi, la pelle d’oca.

Proseguendo su di un percorso corribile giungo alla Selletta Mecenseffy località, ove è murata una lapide  a ricordo del comandante della 6ª Divisione di Fanteria A.U. di Graz Artur Edler von Mecenseffyil  che il 6 ottobre 1917 vide la morte, colpito da un colpo di artiglieria sparato dalla Cima della Caldiera.

Più avanti c’è la conca di Campo Gallina  dove esisteva una vera e propria cittadella austriaca dotata di chiesa, cinema, ricoveri, spaccio, ospedale e magazzini, sede  proprio della 6ª Divisione di Fanteria A.U. d.

L’ultimo tratto nel bosco dal Forte Interrotto sino all’arrivo è stato reso impraticabile per molti tratti dalla pioggia, difatti  l’eccessivo fango ha reso scivolosi gli ultimi km già difficili di per sé.

Dopo una lunga discesa nel bosco  solcando uno stretto single track a zig-zag tra gli alberi, intravvedo le prime case di Camporovere, il bosco termina e ad accogliermi nella conca  illuminata da un timidissimo sole  è il suono delle campane della messa domenicale del Duomo di Asiago.

Mancano gli ultimi 400 metri, un giro di pista all’interno dell’abitato,  e una serie di svolte per entrare nella zona transennata, Piazza Carli, con il Municipio.

Con l’arrivo la fatica è terminata e  il corpo si rilassa mentre la mente rimugina tutti gli aspetti positivi del  trail  appena trascorso  segue, una  stretta di mano con Edith arrivata dopo di me , e poi dopo aver restituito il chip, ritirato il ricco pacco gara con tanto di t-shirt tecnica,  doccia e Pasta Party d’eccellenza presso l’Hotel Milano cannelloni, birra e frutto!

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