STUVANEN D’E PASADOR

invece vi voglio intrattenere

riguardo al nome di un efferato giustiziere,

che il Pascoli dipinge come cortese,

ma che in realtà è famoso per ben altre imprese.

Figlio di un traghettatore, o “passatore” appunto

era un brigante spietato e crudele

non certo dolce come il miele.

Le Legazioni pontificie erano nel suo mirino

e effettuò violenze su e giù per l’appennino.

È vero che godeva del popolo il favore

ma non certo perché era un benefattore;

comprava i servigi con proventi di furti e rapine

trattava le persone come pedine.

Di lui si racconta che le vittime seviziava

spesso addirittura le decapitava

firmava con le urla le proprie malefatte

e perfino Garibaldi spese per lui parole non esatte.

Non fu un rivoluzionario ma un bandito

che seminava violenza in modo inaudito.

Pascoli il poeta prese allora un abbaglio

visti i crimini che il Passatore aveva nel suo bagaglio?

Forse data la situazione di un paese che lottava

e con fame e carestia abitava,

c’era il desiderio di credere

a un eroe pronto a concedere.

Da qui nacque la leggenda

che arricchisce tutta la vicenda

e di “Stuvanèn d’ê Pasadôr”

narra le gesta

come “Re della strada re della foresta”

 BOCCHI

BOCCHI1

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