vedendola un punto di arrivo in cui poter festeggiare la fine del nostro
digiuno. Due mesi sembravano una eternità, sono volati e anche se molte cose
sono cambiate, non si intravede ancora la fine.
Potremmo cambiare il Suchèfinita in un Suchesiamoametà o, se non fosse
sufficiente, Suchesiamoaunquarto ma a me piace pensarla diversamente:
Suchenonèfinita. E non è un grido di rassegnazione, ma un incoraggiamento e
uno sprone ad andare avanti. Non è finita.
Tutti ci auguriamo che il peggio sia passato, ma non è finita e non è questo
il momento di fermarci. Passata la prima ondata, quella delle emozioni a
caldo, il rischio è di dimenticare, di passare oltre, di pensare che sia
tutto finito o che rientri in una nuova “normalità”. Invece guai a fermarci,
sarebbe un errore gravissimo, un fermare la speranza che abbiamo costruito
mattone dopo mattone in queste settimane. Ora più che mai c’è ancora bisogno
di noi.
C’è bisogno del nostro aiuto fino a quando esisterà ancora qualcuno che
lotta per sconfiggere la malattia o per rimettere in piedi la propria vita.
C’è bisogno di noi e del nostro fare comunità anche a distanza tenendo viva
la speranza e il desiderio di poter tornare a dar vita a tutte queste gare
che in queste settimane ricordiamo con il cuore dandoci appuntamento al
futuro.
Dunque non è finita e c’è ancora bisogno di noi, ma, ironia della sorte,
proprio la settimana in cui ho realizzato questo ho corso il serio rischio
di non poter essere ai nastri di partenza di questa maratona o di doverla
surrogare con un paio di giri in salotto a tarda ora della domenica. Tutto
il weekend sembrava congiurare contro di me. Da un lato il tempo, con un
sabato mattina splendido e un progressivo peggioramento fino a una domenica
da allerta meteo; dall’altro una serie interminabile di incombenze e
attività che sembravano fare a gara per esaurire il mio tempo libero.
Confesso che all’inizio nel vedere che tutti questi impegni stavano
esaurendo tutto il tempo a disposizione comprese quelle insperate dilazioni
meteorologiche rispetto alle catastrofiche previsioni per la domenica, ho
vissuto questa situazione con un senso di frustrazione e, perché no, di
fastidio. Poi, grazie alla riflessione condivisa da una amica, ho iniziato a
pensare all’esempio di quanti in questi mesi, vuoi per dovere, vuoi per
amore, hanno messo da parte il proprio io e le proprie necessità per
prendersi cura degli altri mettersi al loro servizio.
Pian piano ho rivisto le mie prospettive… non più un tempo perso, ma un
tempo donato… non più un sacrificio, ma una scelta… ed è avvenuto un piccolo
miracolo. Non solo il peso dei vari impegni è diventato lieve, ma alla fine
come se fosse arrivato un vento improvviso a spazzare via i nuvoloni, mi
sono ritrovato totalmente libero a metà del pomeriggio della domenica e
(doppio miracolo) senza che si fossero ancora scatenati gli elementi
atmosferici.
Al settimo cielo mi preparo in un baleno e sono pronto a prendere il via
della mia personale Suviana Suchenonèfinita proprio mentre iniziano a cadere
le prime gocce di pioggia. Per fortuna sono poche e rade, segno che qualcuno
lassù mi vuole ancora bene, e di buon passo mi dirigo verso il Parco delle
Cave che è totalmente a mia disposizione: in un’ora e mezza non riuscirò a
incrociare nemmeno 10 persone.
Dopo quasi un’ora dalla partenza si scatena anche un bell’acquazzone, molto
intenso ma per fortuna di breve durata. Neanche questo imprevisto riesce
però a scalfire il mio buonumore. Del resto mi ritrovo in una situazione per
me nuova: da che ho iniziato a correre un anno e mezzo fa, non mi è mai
capitato di fare una gara o un allenamento sotto la pioggia. Anche le due
volte in cui sembrava inevitabile, ha smesso come d’incanto mezz’ora prima
della partenza. Ho così modo di apprezzare l’incredibile fortuna che mi ha
fin qui accompagnato.
Poi approfittando di una nuova tregua dal cielo decido di non sfidare troppo
la sorte e di fare rientro verso casa. Va bene l’euforia della giornata, ma
non mi pare il caso di esagerare a stare in giro zuppo come un pulcino. Mi
aspettano (almeno) altre 9 maratone della speranza e non ho intenzione di
saltarne alcuna… non è (ancora) finita.
Marco Bertoletti



