Tutti gli altri corridori se ne vanno come i pensieri nel il dormi-veglia che anticipa il sonno, in cui stringi il cuscino e ti chiedi perché… Allora ti appoggi all’ombra del guardrail di quella strada perduta guardando giù tutta quella meraviglia di laghi acque mari isole e nubi indecise che intrecciano sciami freschi in cielo e nel cervello lasciano libera la finalità del proseguire.
Poi ritornano i primi e sono come i primi sogni della notte. Li fotografo come dovessi ricordare un sogno e poi arrivano sempre di più, sempre di più, tanti troppi centocinquanta anda e rianda, e andano via. Torna il vuoto il silenzio e la solitudine del meriggiare pallido e assorto su un rovente asfalto contorto. Boa. Vedi San Nicandro e poi muori: si torna indrè.
Il randagismo non è problema per chi è abituato, ma per chi ha vissuto per tanti anni tra associazioni animalistice e colonie feline tocca il cuore. Comincia così un piccolo calvario in un tranquillo pomeriggio da cani. Nel ritorno solitario spuntano dal nulla dei randagi, scheletri che invocano un po’ d’acqua e un tozzo di pane. Condivido un tratto con Carla che previdente aveva fatto incetta di pane ad un ristoro e cerca di sfamare gli sfortunati: uno schivo che a testa bassa rasenta un muraglione, uno senza coda e una cagna fulva che dalle mammelle si capisce che deve avere i cuccioli da qualche parte. Torna in mente la canzone di De Gregori che avevo sempre creduto fosse una metafora ma invece è realtà calda e viva sotto il sole: “Quattro cani per strada. Il primo è un cane di guerra e nella bocca ossi non ha e nemmeno violenza. Vive addosso ai muri e non parla mai, vive addosso ai muri e non parla mai. Il secondo è un bastardo che conosce la fame e la tranquillità ed il piede dell’uomo e la strada. Ogni volta che muore gli rinasce la coda. E il terzo è una cagna, quasi sempre si nega, qualche volta si dà e semina i figli nel mondo. Perché è del mondo che sono figli, i figli.”
Ma la festa è là in fondo bisogna tirare avanti tra il sole e le cicale assordanti. Arrivo con Pierone Ultraman: 1088 today. E come dice Max Faleo eccolo qui: Cagnano Varano ridente paese in provincia di Foggia con circa 8mila abitanti posto a 165 m s.l.m. Eccolo Pasquale Giuliani dei miracoli compare da lontano sul palco proprio dietro i gonfiabili intento a premiare a pieni mani tutti: grande organizzatore e patrono dell’evento. Quest’anno ha compiuto il miracolo di raddoppiare il pane e i pesci, anzi le cozze del tradizionale pasta party che si è tenuto sia la sera precedente la gara sia all’arrivo, contrassegnato da un clima di fraternità, con la benedizione di Don Luca parroco maratoneta, anche se ahimè trasferito d’ufficio nel paesino di Mattinata alle porte del Paradiso. Il film finisce bene con un colpo di scena, perchè la generosità non ha limiti. L’ultimo miracolo di Pasquale è una immensa grande tortatricolore con incastonati i pettorali dei giubilei festeggiati:
– Domenico Massaro: 50 maratone + ultra;
– Paolo Farina: 50 maratone + ultra;
– Vitantonio Brunetti: 150 maratone + ultra;
– Franco Draicchio: 150 maratone + ultra;
– Michele Calabrese: 250 maratone + ultra.
E vissero tutti felici e contenti con tanti complimenti
THE END
Foto: https://www.facebook.com/pg/clubsupermarathon/photos/?tab=album&album_id=215725962782769




