e nonostante non vi abbia mai partecipato,
ne conosco il percorso tanto agognato.
Mi immagino emozionato davanti al canale,
che il genio di Leonardo ha reso reale,
immerso con la mente tra le antiche imbarcazioni
che sprigionano suggestive emozioni.
Sono pronto ad affrontare l’”Impresa”
una delle più dure al mondo
e tra gli altri ultramaratoneti mi confondo;
parto con le voci della gente che incita in coro
e penso già al primo ristoro.
Fra le colline e le valli variopinte che stregano la mente
al primo Colle, il Polenta, arrivo agilmente.
La paura dell’ignoto mi attanaglia
ma affronto la fatica con il sole che mi abbaglia.
Al di là di ogni più rosea previsione
scollino e in seguito mi avvicino al BarBotto
Qui la pendenza si fa sentire e tra i tornanti
nel buio della notte
la bellezza della luna mi fa ammutolire.
Nella testa risuonano le parole di Cremonini
e vorrei la sua Vespa Special per avere le ali sotto i piedi
e affrontare senza crolli
l’up and down degli ultimi Colli.
Stringo i denti raccolgo l’energia
penso al traguardo con bramosia.
L’ultimo colle, il Pugliano, è ormai alle spalle
e sto scendendo verso la valle.
Ancora una volta la fatica è ripagata dal paesaggio,
che come sempre è simile a un miraggio.
Sarà davvero “Oltre la speranza”
credere di poter coprire una tale distanza?
Prima o poi lo dovrò appurare.
Resto con i chilometri, 202,400,
non nelle gambe ma nella testa
con l’idea di emulare le gesta
di tutti coloro
che della nove colli ultramarathon
hanno conquistato “IL SOGNO”.



