“Te collocò la provvida sventura…”

Riprovai con Messina verso la fine degli anni Novanta (o inizi Duemila?), per l’annunciata prima edizione della maratona: dopo aver gareggiato a Palermo (che all’epoca aveva addirittura due maratone) e a Catania (che ogni tanto ci provava, pensando in grande e finendo in vacca), ero incuriosito dall’idea di tornare in Sicilia (stavolta però con l’aereo). Ma ci fermarono in tempo: qualche settimana prima arrivò l’annuncio del rinvio, che poi divenne annullamento o forse dimezzamento a maratonina. Govi si arrabbiò molto, e non so se scese ugualmente sullo Stretto per auto-aggiungersi un numerino. Io no, rimediando più tardi con le partecipazioni a Siracusa e Ragusa (quest’ultima, quasi una pagliacciata, che rievochiamo ogni volta che incontro Massimo Faleo e Michele Rizzitelli, rievocando Govi che arriva in senso contrario avendo tagliato 7 km ma viene classificato ugualmente).

foto 1Un paio d’anni fa, le sirene di Scilla e Cariddi mi avevano di nuovo affascinato, con l’annuncio della maratona di Reggio Calabria, offerta come di consuetudine a prezzi stracciati che comprendevano anche l‘alloggio; e, come di consuetudine, annullata qualche settimana prima con giustificazioni climatiche poco credibili. I soldi dell’iscrizione furono comunque rimborsati, mentre il biglietto aereo potei solo convertirlo (a caro prezzo e con molte telefonate all’inefficientissima bad company nazionale) in un volo per altra destinazione. Senza maratona però.

Adesso, una nuova incredibile offerta per il Club, con la tassa d’iscrizione pressoché simbolica (e oltretutto facilitata dagli organizzatori, sebbene per ragioni di collegamenti internet saltati avessi sforato di qualche mezzora il termine di scadenza del primo scaglione di prezzi), mi aveva convinto a tornare a Messina, investendo poco più di cento euro per il volo su Catania, e 140 per due notti in albergo (per destinare insomma il venerdì pomeriggio e tutto il sabato alla visita della città, che lo merita).

Al ritiro pettorali, facevo presente l’antico annullamento (al che l’organizzatore commentava: “Sapessi quanto male ci ha fatto, anche se non eravamo noi”). Si aggiungevano previsioni meteo pessime per la notte fra sabato e domenica, ma con un graduale miglioramento nella mattinata. Intanto, tutto a posto sabato, con noi aspiranti maratoneti puntuali a mezzogiorno sotto il campanile per il rinomato spettacolo delle campane/carillon/rievocazione storica dei Vespri siciliani e altro.

foto 2Notte da tregenda, tra le sirene delle navi e dei pompieri, ma al mattino tutto era ricondotto alla normalità. Qualche ramo caduto per le strade, ordinaria amministrazione per noi reduci dalle nevi del nord. Animata la zona partenza, regolari i preliminari (a parte la comunicazione che non ci sono docce); in compenso c’è il sindaco (quello di adesso, mentre il suo predecessore Pd figlio di Dc – situazione tipica, anche ai massimi livelli – sta in galera per finanziamento illecito, esportazione di capitali ecc.) a fare un discorsino. Partenza rinviata un quarto d’ora per un ultimo controllo sul percorso, poi alle 9,30 lo speaker prende la parola: “C’è stato un briefing” (questo il suo esordio, come don Abbondio col suo latinorum), “c’è stato un briefing… in base al quale la protezione civile e i vigili hanno deciso che non ci sono le condizioni per correre”. Aspettiamo dunque che il tempo migliori, come previsto? (spuntano perfino dei barlumi di sole). No! “Noi non vogliamo andare in galera! Restituite i chip e… andate con Dio”.

Avevamo finto di ignorare che, da queste parti, con 5 cm di pioggia chiudono le scuole, e insomma l’autorità, il Pubblico sparisce di fronte alle “calamità naturali” (una alla settimana, tanto paga il Nord). Dopo un paio di giorni sul sito degli organizzatori apparirà una diversa “versione di Barney”, secondo cui a decidere dell’annullamento sono stati i giudici di gara della Fidal (mai saputo che spettasse a loro decidere sulla sicurezza), e che nessuno speri nella restituzione delle quote di iscrizione, dato che abbiamo tutti ritirato il pacco gara (uno zainetto troppo piccolo, una maglietta, una brioscina).

I supermaratoneti studiano la personale ‘resilienza’ dandosi appuntamento tra una settimana a Siena per la 50 km: gara che non rientrava nei miei programmi, ma visto come sono andate le cose…

2) Risarcito da Siena

foto 3… eccomi al lunedì compiere tutti gli adempimenti per l’iscrizione all’Ultramaratona Terre di Siena, senza tariffe preferenziali e anzi, ormai al prezzo massimo con l’aggiunta di 3 e passa euro per spese di segreteria. Ma bisogna pur sfruttare gli allenamenti fatti! La burocrazia regolamentare impone anche di presentarsi a Siena entro le 20 del sabato per ritirare il pettorale: vecchio trucco mercantile per costringere a pernottare. Si può anche delegare uno al ritiro, ma con una serie di documenti che non finisce più. Il buon Rizzitelli si presta e ottiene, salvo la tardiva scoperta che anche la domenica mattina i pettorali saranno distribuiti, tanto a Siena quanto a S. Gimignano: luogo di partenza che io scelgo anche per il pernottamento. Se l’Italia dello Stretto è quella che abbiamo appena visto, il resto d’Italia è quella delle regole severissime postillate dai condoni. Comunque è fatta, domenica mattina Rizzitelli mi consegna tutto il mio avere, mentre ho potuto dedicare il sabato a visitare quel gioiello di San Gimignano senza scendere fino al capoluogo.

Tra gli sponsor della gara, il famigerato Monte dei Paschi, quella banca di fronte a cui gli altrimenti solerti magistrati si sono sempre tappati gli occhi, forse in virtù dell’alta “responsabilità civile” che la banca rivestiva a favore del Partito inflessibile sulla “questione morale”. Entrando in Siena, costeggeremo una fabbrica Biotech occupata dalle maestranze, perché la proprietà, appunto il MPS, ne ha decretato la chiusura e il conseguente licenziamento di 50 lavoratori.

foto 4Cerchiamo di non pensarci, e siamo al via, senza sparo o altro, sì che per noi del gruppone ancora impegnati in chiacchiere lo si percepisce solo per il muoversi di quelli davanti. Nessun rilevamento chip alla partenza, che peraltro si sbriga in un minuto o dintorni. Bellissimi i primi dieci km, in prevalenza sterrati, con San Gimignano che si erge, in progressivo allontanamento, e tanti si fermano a fotografarla.

Meno belli l’ingresso e l’uscita di Colle Val d’Elsa, tra file di auto incolonnate nella stessa nostra direzione (Mariolino, c’era meno smog nella corsia dei tram di Messina!). Poi, dopo qualche km di via Cassia, siamo instradati in un altro tratto incantevole, a fondo naturale e anche boscoso, verso Monteriggioni. Secca solo che, malgrado gli spergiuri dei meteo-astrologi, secondo cui non sarebbe piovuto per tutto il giorno, proprio l’attraversamento della turrita cittadella (per me dopo 3 ore e venti, a pochi passi dal concittadino Aligi Vandelli che poi prenderà il largo) avvenga sotto l’acqua. Poi smetterà, lasciandoci godere persino un po’ di sole sulla strada di Siena, dove c’è soltanto da dolersi dei troppi km d’asfalto invece della bianca Francigena che ci inviterebbe. Non si sono volute imitare le altre celebri corse senesi, Chianti e Eroica, e a mio parere è un peccato.

foto 5Regolari e abbondanti i ristori; verso la fine compare pure il vino. Molte le donne in gara nei miei paraggi; tra esse, sempre vicina la coppia che ribattezzerò “la tedesca e la libica”, in realtà una fiorentinissima Ester ma con netti connotati da valchiria, e la nostra Isabella Introcaso calabro-comasca, mora tosta e simpaticamente chiacchierina. Arriveremo praticamente insieme, intorno alle 5 ore e 40, in uno scenario talmente favoloso che quasi mi fermo per bermelo tutto, più avidamente di quanto consentirebbe l’andar di corsa (bè, ai 6:30 a km).

In complesso abbiamo salito e disceso 820 metri (non i 600 dichiarati dall’organizzazione), con culmini di ascesa ai km 10-12, 35, 40 e ancora 45-46 (80 metri in su sotto le mura di Siena); corsa la distanza giusta di 50 km (almeno secondo il mio Gps). Perfetto l’allestimento del dopo-gara, tra primi spogliatoi, bus-navetta e docce a temperatura ancor tiepida persino per noi lentipedi. Comodissimo il pranzetto nella stessa piazza del Campo, mentre sfilano gli arrivati fino al neo presidente e poeta Paolo Gino.

Non tutte le disgrazie e le inadempienze vengono per nuocere: “Noi collocò la provvida sventura… tra i senesi”. Quasi quasi viene da dire: grazie Messina.

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