Appaiono sagome di capretti, mucche da latte, cani solo da guardia, non “cerbero dantesca fiera crudele e diversa”. Dal versante destro, dirupo sino a metà orizzonte brulicante di ulivi col verde lambente l’azzurro del Varano, seguito dal lembo di terra, con oltre l’adriatico e la nebbiosa visione delle Tremiti. Quasi visione panteistica del tempo, dove tutto in continuo movimento, tutto scorre. La fatica che diviene sogno, richiamo, visione assoluta della natura, mondo, circostante ambiente richiamo della vita di tutti i giorni, oggi, purtroppo, non presenti nelle abituali realtà. Ormai al giro di boa di Sannicandro, raggiunto dagli ultra della 50. Dilatazione spaziale porta al ponte sulla SS 693 per Rodi. Stanziano in siesta decine di mucche da latte in siesta, proscenio dello scorrere naturale del tempo, pur nel continuo evolversi di azioni, reazioni, situazioni. Sollievo al giro di boa, come aver voltato le spalle alla fatica; mente, calcolo, mantenimento dello stato, porteranno al traguardo di via Pietro Giannone in Cagnano. La compagnia, conversare di vita con Franco Draicchio, le foto con altri amici scattate da Franco, la bontà dei ristori, gentilezza, cordialità, educazione, umanità degli addetti, fanno raggiungere, quasi spediti, al 35 km. Non posso non riandare alle emozioni, fascinanti sensazioni provate, nel contesto, nel corso delle passate edizioni pomeridiane. Sul far dell’imbrunire le luci di Cagnano. Più tardi Carpino, bomboniera incandescente incastonato, avvolto tra ciclopica roccia. Indelebile immagine della memoria, tale da riandare a Giacomo Leopardi, le sue Ricordanze ………………sempre, parlando
Ritorno a Voi; che per andar di tempo,
Per variar d’affetti e di pensieri,
Obbliarvi non so…………………………..
Finisco in 6 ore e quattro minuti. Fatta la doccia, rimessomi in sesto “all’ Atlantide” dell’ amico Tonino, torno in piazza. Gli amici del Club, supportati dal presidente Gino Paolo Francesco a deliziarsi tra tranci di torta, frammista con luculliane libagioni. Le quinte chiuse dalla mia solita corona con spicchio di limone in union a magnum bianco. Il Grande Totò chiudeva la scena esprimendo la sintesi finale in diretta al pubblico. Io, ritorno al Leopardi, alla sua misura del tempo, alla vita.
Stagion lieta è codesta.
Altro dirti non vo’; ma la tua festa
Ch’anco tardi a venir non ti sia grave.
Grazie PASQUALE, grazie a tutti i cagnanesi. Finchè potrò sarò con Voi.





