Cinque le distanze previste, tutte sul medesimo percorso con partenze da luoghi distinti:
- Ultra: 96,8 km e 6.411 m D+, partenza alle 24:00 del 9 giugno dal porto di Los Cristianos, Playa de las Vistas sul versante sud dell’Isola;
- Trail: 66 km e 3.252 m D+, start alle 6:00 del mattino dalla località di Villaflor;
- Marathon: 43 km, partenza alle 8:00 da Plaza Camio De Mamio Aguamansa;
- Medio: 20 km da Playa S. Augustin;
- Reto: 8 km.
L’arrivo delle cinque gare è avvenuto nello spettacolare lungomare di Puerto de la Cruz, in corrispondenza de “La Playa Martianez”, dopo che i runners reduci dall’attraversamento erto ed accidentato dell’isola hanno percorso gli ultimi chilometri con vista sull’oceano con le sue grandi onde che si frangevano schiumose e possenti sugli scogli.
Circa 1500 i partecipanti ripartiti nelle varie distanze. Optiamo per la gara più affollata, quella sui 66 km, anche perché per nostra fortuna la gara regina è già sold out.
Le tre gare principali sono state tutte congegnate lungo un percorso che attraversa l’isola lungo il suo asse Sud-Nord, con viste mozzafiato dalla cima vulcanica del Teide il più alto d’Europa che raggiunge i 3.718 metri sul livello del mare, attraversando un territorio in cui si alternano boschi di conifere, pendii sabbiosi, distese di rocce lunari di colori variabili dal nero, al grigio ferro, al rosso-giallastro, sino al biancheggiare di stratificazioni di materiali incoerenti costituiti da ceneri e da pomice, in buona parte all’interno del grande parco naturale della Canada.
Il Teide è un vulcano di tipo effusivo, quindi poco propenso ad eruzioni e ad eventi traumatici. E’ una grande mole che domina indiscussa la porzione meridionale dell’isola, con i suoi centri abitati che si tengono a rispettosa distanza, quasi come se il vulcano fosse una sorta di iraconda divinità. Così infatti secondo le leggende e le credenze popolari degli antichi popoli aborigeni Guanches era descritto il vulcano: come un Dio da venerare. Ogni luogo turistico ha un suo simbolo immediatamente riconoscibile, un qualcosa che ne rappresenta l’essenza più profonda e la sintesi più riuscita degli ideali che costituiscono una cultura; per molti paesi si tratta di un’opera artistica o architettonica, una testimonianza storica o un simbolo di innovazione. Altrettanto spesso il simbolo è dato da un elemento naturale che raffigura la potenza pura della natura che al tempo stesso crea e distrugge, come ad esempio è il caso dei vulcani.
Per Tenerife il vulcano Teide, per la Sicilia l’Etna e per Napoli il Vesuvio: l’originaria forza creatrice che si erge tra i mari. Ed è proprio l’interesse per questo vulcano, dopo aver già visto l’Etna, che mi spinge a cogliere al volo la richiesta dei miei amici podisti di Latina a partecipare al Tenerife Blue Trail approfittando altresì per effettuare una vacanza balneare con la famiglia. E così sin da gennaio dopo esserci iscritti, ci mettiamo in moto per prenotare alberghi, auto e documentarci sull’isola.
La logistica non e’ semplice. Considerando che uno di noi partirà in un luogo distinto dagli altri componenti del gruppo (dopo la debacle di alcuni, il gruppo si è dimezzato) e che il punto di ritiro dei pettorali si trova dalla parte opposta di Tenerife ossia Puerto De la Cruz, siamo “costretti” a trovare ubicazione in tre luoghi diversi. La fiesta per i primi 3 giorni è tutta dedicata ai preparativi per la gara dopodiché inizieranno le scorribande in auto e il meritato riposo. Dapprima ci rechiamo al Recinto Ferial, il centro ritiro pettorali di Santa Cruz ove possiamo renderci già conto della grande organizzazione dell’evento, molto sentito dalla popolazione locale: il tempo di una visita, qualche fotografia con i papabili vincitori, una coppia probabilmente messicana (lei scura, con i lineamenti e un abito da indios ricordava vagamente Frida Kahlo) e ci avviamo verso Puerto De la Cruz da dove avrà inizio il “nostro viaggio”.
La partenza della navetta è prevista alle 03:00 e ciò ci costringe quasi ad una veglia notturna. L’indomani il buio avvolge tutta la cittadina nonché noi trailer che, alla spicciolata, ci avviamo ai pullman osservati con stupore da qualche scalmanato turista abituato alle ore piccole. Il viaggio verso la destinazione è interminabile e disagiato a causa dei numerosi tornanti che ci condurranno a Villa Flor, un paese in stile alpino. Ivi giunti ci attende un rullo di tamburi e inizia il conto alla rovescia. Partiamo. L’avventura inizia!
I primi km sono comodamente su strada all’interno del paese. Subito dopo, attraversando un bosco di conifere, si entra nel Parco nazionale del Teide che, insieme a quello di Yellowstone, è uno dei parchi nazionali più conosciuti. La salita alternata a piccole discese comincia a farsi sentire. Lo spettacolo delle mille lucine bianche dei partecipanti recanti sul retro quelle rosse, crea in me una grande emozione. Si giunge nell’arco di 7 km a 2.520 m di altitudine percorrendo un dislivello di circa 1.300 m. Intorno ai 2.000 m di quota si apre innanzi a noi uno scenario unico nel suo genere; stiamo attraversando un altopiano la cui vista domina la costa, giù in basso appaiono Orotava, Puerto de la Cruz, l’oceano con la Gomera e Las Palmas.
Il trail running è uno sport ricco di emozioni, che richiede un’ottima conoscenza dei propri limiti e capacità ma che dà anche grandi soddisfazioni a livello emotivo. Innanzi a noi un panorama unico al mondo, dominato da una vetta solitaria. Paesaggi indimenticabili come sono solo quelli vulcanici conquistano, al primo sguardo, scenari già visti sull’Etna e Vesuvio, vulcani sorti nello stesso periodo e per questo molto simili. Una flora e fauna decisamente uniche, uno spettacolare paesaggio lunare dominato dalla ginestra del Teide, da specie endemiche come l’erba viperina di Tenerife rossa e azzurra, dal roseto del “guanche” (fantastico per forme e colori). Formazione rocciose levigate, erose e deformate dalla neve, dal vento dal sole e dall’acqua formano sculture surreali, formazioni di lava verdastre a causa dell’ossido di ferro come Las Canadas da dove è possibile ammirare l’antica struttura del cono e dove si trova la storia eruttiva del Teide di almeno 3 milioni di anni.
Il respiro è affannoso, e non soltanto per lo sforzo e l’altitudine ma perché, scorgendo il cratere sempre più vicino, il battito del cuore accelera. Il paradosso è che man mano che ci si avvicina al cratere, le gambe fanno meno male. Al contrario, il ritmo si fa più allegro (è un impressione) come se il fatto di avere il vulcano a portata di mano dia nuove energie. Se qualcuno potesse guardarmi in questo momento, vedrebbe soltanto un grande sorriso di soddisfazione dipinto sul mio volto.
Ci troviamo di fronte a una meraviglia della natura. La struttura della caldera e il complesso vulcanico del Teide sono unici al mondo. Ma il suo valore va oltre. Le sue centinaia di coni, colate o grotte ne arricchiscono l’interesse scientifico e paesaggistico.
Superata oltre metà della distanza da percorrere e raggiunto il punto più alto del tracciato (2.500 m slm) cominciamo una lenta e progressiva discesa verso il mare, attraversando verdeggianti piantagioni di banane, con gli ultimi chilometri costeggianti le spettacolari spiagge di nera sabbia vulcanica che impreziosiscono Puerto de la Cruz, per penetrare poi, tramite uno spettacolare sentiero ricavato nella roccia a strapiombo sul mare, all’interno del paese svincolandosi tra le masse di turisti incuriositi e giungere finalmente alla “Meta”, come i locali chiamano il traguardo, al ritmo di musica e al cospetto di ballerini e ballerine in stile brasiliano seminude la cui vista ci ripaga delle innumerevoli sofferenze.
La partecipazione a questo trail è stata prevalentemente spagnola, con qualche tedesco e qualche cittadino britannico. Pochissimi gli italiani presenti.
In definitiva la gara è piaciuta, l’organizzazione è stata grandiosa, a livello se non di più di blasonati ultratrail, anche in considerazione del basso costo di iscrizione. Ma il premio in assoluto più grande è stato il poter condividere una bellissima vacanza con la famiglia, un valore ormai in via di estinzione.
Clicca qui per le foto di Paolo Reali




