TerrediSiena Ultramarathon: Via del Paradiso – 2 marzo 2014.

Una porta sull’eternità.

Un pezzo di cielo.

Un breve sguardo al Paradiso.

I più famosi borghi toscani completamente per noi.

A queste sensazioni pensavo correndo la prima edizione delle Terre di Siena Ultramarathon.

Un nuovo evento podistico che ha coinvolto mille podisti alle varie gare, promosso da Uisp, con arrivo a Siena. Partenze daSan Gimignano per la 50 km, Colle di Val d’Elsa per la 32 km e Monteriggioni per la 18 km. Oltre 900 i corridori sui tre percorsi agonistici lungo la via Francigena e un centinaio i senesi che hanno fatto una passeggiata di 6 km per le vie del centro.

3Il più veloce è stato Marco D’Innocenti per la 50 km. Tra loro, con partenza da Monteriggioni anche il sindaco di Siena, Bruno Valentini e i due assessori Leonardo Tafani e Sonia Pallai, che sono riusciti nell’impresa di completare i 18 km della gara.

Nella 32 km ha corso anche il primo cittadino di Colle di Val d’Elsa, Paolo Brogioni. Proprio con il sindaco di Siena mi son fatto una bella foto all’arrivo nello splendido anfiteatro a conchiglia di Piazza del Campo, allestita per le grandi occasioni con prodotti enogastronomici locali e tanta, tanta gente come per il Palio. Una città, tutta sommato, felice che non sembra essere stata intaccata dalle brutte vicende del Monte Paschi di Siena. Forse i Contradaioli, legati alle loro radici, hanno l’orgoglio di abitare in una città senza tempo, dove si può vivere bene senza, come diceva Einstein, “pensare al futuro perché arriva troppo presto”.

Tutto comincia il sabato sera nella magica atmosfera dell’Expo, allestito nello Spedale di Siena. E’ uno dei più antichi ospedali della storia, famoso nel Medioevo perché qui trovavano ricovero i viandanti che percorrevano la via Francigena verso Roma, Canterbury, Santiago di Compostela o addirittura Gerusalemme. La struttura è stata ospedale fino al 1998, poi restaurata e aperta per eventi culturali.

Dentro, oltre all’EXPO, c’è il Museo Archeologico ed è sede di importanti mostre.

La costruzione si sviluppa su più piani, di cui due sotterranei impressionanti.

4Conserva, in parte, la struttura del primo Trecento, caratterizzata dalla lunga facciata, aperta da grandi finestre e bifore.

L’interno custodisce sale con affreschi che vanno dal XIV al XVI secolo. Fra queste, particolarmente interessante è la sala dell’infermeria o “pellegrinaio”, decorata da un ciclo di affreschi dedicato alla storia dell’ospedale, eseguiti in maggior parte da Domenico di Bartolo fra il 1440 ed il 1443. E’ stato proprio qui che ci han dato i pettorali.

La nostra compagnia di pellegrini maratonensi si raduna presso un albergo dal nome grazioso e invitante le “TRE DONZELLE”, indicatoci dalla Faleo Airways. E’ praticamente in Piazza del Campo. Una grande lapide mostra all’ingresso dell’albergo che qui vi soggiornò a lungo un poeta dissidente polacco, Zbigniew Herbert, sconosciuto ai più ma molto famoso in Patria (scrisse Il signor Cogito)

5“…fuggi l’aridità del cuore ama la fonte mattutina

l’uccello dal nome ignoto la quercia d’inverno

la luce sul muro il fulgore del cielo

ad essi non serve il tuo caldo respiro

son solo per dirti: nessuno ti consolerà

bada – quando la luna sui monti darà il segnale – alzati e va’

finché il sangue nel petto rivolgerà la tua scura stella…”

6La via del Paradiso esiste veramente. E’ a Siena, l’abbiamo fatta al mattino per andare a prendere le navette e al pomeriggio è stata la terz’ultima via che abbiamo percorso prima di arrivare al traguardo in piazza del Campo.

Ma metaforicamente potrebbe essere questo tragitto di 50 km di via Francigena che unisce le due città patrimonio dell’Unesco da San Giminiano a Siena.

La bella giornata ha reso la luce giusta per uno scenario da cartolina, anzi per un dipinto di Simone Martini. Borghi medievali pennellati in cima a colline verdi colpite da nubi bianchissime.

Una volta partito mi trovo subito solo. Tempi, distacco, fatica, solitudine non contano più. Nuove attese: la nostalgia del passato e l’incognito della nuova via da scoprire. Pochissimi i tratti con le auto. Il silenzio il miglior compagno di viaggio. A volte qualche cinguettio primaverile. Non a caso ultimo, mi sento orfano e pellegrino. Cerco il contatto fisico con i luoghi e le memorie. Vorrei riportare a casa i ricordi, toccare le chiese, le croci, cercare i nomi, le impronte di mani e di piedi di chi è passato di qui mille anni prima.

7A Monteriggioni mi ricongiungo con Mariolino. La vediamo distesa sulla collina che sembra finta con le mura e le torri. Di lei diceva Dante: “Come in su la cerchia tonda Monteriggion di torri si corona”. Sembra sia volata là sopra, caduta dalle pagine di un libro di favole che abbiam letto mille volte. Sta là sospesa, oltre lo spazio, oltre la materia. Sta al disopra del Nono Cielo. Ecco l’Empireo. Ecco l’apice del Paradiso!

«….Noi siamo usciti fore

del maggior corpo al ciel ch’è pura luce:

luce intellettüal, piena d’amore;

amor di vero ben, pien di letizia;

letizia che trascende ogne dolzore.

Qui vederai l’una e l’altra milizia

di paradiso, e l’una in quelli aspetti

che tu vedrai a l’ultima giustizia».

 Paradiso XXX, 38-45

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