I risultati di valore mondiale registrati, stanno ad indicare che fosse presente la crema della specialità. Nella maratona si assiste al trionfo della pelle nera, nell’ultramaratona è la pelle gialla che detta legge, almeno fino a quando il premio non consisterà nella semplice coppa. Poi, c’è da notare la conferma della superiorità del sesso debole nelle gare di resistenza.
Anche la 1000 km ha raccolto il meglio mondiale maschile e femminile. Dopo il norvegese Sjavic Trond, vincitore in 7g.6h.28m.24s., ha concluso la sua fatica il tedesco Wolfang Schwerk in 7g.15h.48m.58s.
Allo scadere dell’ottava giornata, dei 17 partecipanti, ne sono rimasti in gara 11: 6 uomini e 5 donne. Due l’hanno conclusa, quattro, tutti sesso forte, si sono ritirati e stanno leccandosi le ferite: Baxevanis Costas (GRE, 324 km), Batzoglu Vagelis (GRE, 295 km), Wright Eric (ZAF, 254 km), Nel Michael (ZAF, 224 km).
In questi due ultimi giorni, il motivo d’interesse della gara si regge sul duello fra Sarah Barnett (AUT, 847 km) e Martina Hausmann (GER, 838 km) per la prima posizione, e fra Angela Gargano (ITA, 690 km) e Marthie Britz (ZAF, 673 km) per la terza posizione.
Dopo il ritmo rock dei giorni scorsi, ora prevale il lento della lunghissima distanza, che tende al lentissimo per via di dolori ed acciacchi. Le posture si ergono scomposte e le andature incedono zoppicanti. Tutti stanno grattando dal fondo del barile gli ultimi spiccioli energetici. Sono soprattutto le donne che si spiano reciprocamente: una non riposa se non riposa l’altra.
Due giorni ancora, e tutto sarà finito.


