The 6th International Ultramarathon Festival – Atene – (dopo il 5° giorno)

Giornata dura per tutti. Nella 1000 km maschile, il fortissimo tedesco Wolfang Schwerk (665 km) è entrato in crisi, e sta per essere superato dal norvegese Sjavic Trond (663 km). Aldo Maranzina ha percorso 473 km; gli fa da curatore d’immagine e da badante un tale che dice essere di madre siciliana e padre tedesco; poco dopo dice di chiamarsi Roberto de Bortoli; parla troppo, ride troppo, si agita troppo.

Nella 1000 km femminile, la corsa robotica della tedesca Martina Hausmann (557 km) sta traballando sotto i colpi della talentuosa australiana Sarah Barnett (555). Angela Gargano (501 km) è saldamente al terzo posto, seguita dalle sudafricane Marthie Brits (456) e Michelle Fookwe (376 km).

Nella 7 Giorni, l’inglese Sharon Gayter ( 632 km) è davanti a tutti, sesso forte incluso.

Nella 72 Ore, conduce Shu Min Huang (158 km), uomo.

In coda, le posizioni cominciano a delinearsi. Chi è in grave ritardo, difficilmente potrà recuperare; è verosimile che possa perdere ulteriormente terreno. In testa, tutto può accadere in questa stranissima, lunghissima ed imprevedibile corsa.

Angela Gargano, fino a questo momento, si sta difendendo con i denti cercando di aggrapparsi alle prime due, e di staccarsi sempre di più dalle sue inseguitrici. Dal primo giorno, soffre di vesciche ai piedi, che non le permettono di esprimersi compiutamente. Non ha avuto un solo giorno di corsa fluida, né ha potuto sfruttare il suo passo da granatiere. Ogni giorno, si affacciano insistentemente pensieri pessimistici, specie quando non riesce a rispettare il chilometraggio minimo programmato.

Credete che in queste competizioni trionfino quelli che hanno un cuore adamantino, polmoni d’acciaio, metabolismo eccezionale e la testa dura? Siete in errore (parzialmente). Molto importante è avere piedi perfetti. Quelle maledette vesciche, pigiate da migliaia di passi al giorno per 10 giorni, si trasformano in piaghe. A parte la prevenzione che fa quello che può, non c’è una cura efficace. O meglio, ci sarebbe: il riposo. E con la gara, come la mettiamo? Bisogna, quindi, correre sul dolore.

Metà gara è stata archiviata. L’entrata del tunnel è scomparsa nel buio; s’intravede la luce dell’uscita. Il giro di boa ha un effetto psicologico formidabile; è come una liberazione. Ti fa vedere il traguardo in faccia, non di spalle, come nella prima metà. La seconda metà non sarà più facile della prima. Molte altre insidie si nascondono dietro l’angolo. Il giro di boa, però, agisce come un’illusione ottica: il traguardo è ancora lontano, ma viene percepito come vicino, e la sua visione virtuale può scatenare immense energie. L’uomo è fatto così. Non è la somma aritmetica di reazioni biochimiche: molto di più. E’ un sistema olistico molto complesso.

Ora, tutto potrebbe essere in discesa. Speriamo che il rivestimento cutaneo dei piedi di Angela si comporti bene. Cosa si vuole dalla povera pelle. La colpa è nostra. E’ stata creata per sostenere la metà del peso del nostro corpo. Noi, passando alla stazione eretta, vi abbiamo scaricato l’intero peso.

A proposito di peso, Angela ha perso due chili.

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