The Big Chill. Il Grande Freddo. Cronache amburghesi. Serie di sei maratone – Amburgo, 03-08/02/2015

Come nel film l’occasione di trovarci quassù in questo lungo freddo inverno diventa pretesto di riflessione, di rivalutazione interiore e di analisi esistenziale: sei maratone, 6 personaggi, sei percorsi di vita. Scelte diverse, insoddisfazioni, rimpianti, rimorsi e, soprattutto, il tentativo di rievocare forse per l’ultima volta quell’atmosfera intima e disinibita della giovinezza ormai perduta correndo di continuo. Io, Piero, Christian, Titina, Cornelia e Mario (Sagasser). Correre per idealismo, valori, sogni, numeri impossibili, tutto si scontra col mondo reale. La rinuncia ad affetti ed amici lontani, la continua fuga e ricerca di novità sembra ormai una dolorosa necessità. Il costo della rinuncia è la depressione pregara e una gioia che diventa routine dopo. La maratona è una vecchia amante che non si desidera più, ma di cui non si può fare a meno. Ma non è un concetto statico. I luoghi e le persone la cambiano ogni volta. In mezzo la fiumana di parole dei miei articoli dove forse si perde il senso profondo di ciò che voglio raccontare. A volte sembro confuso nel cercare di ricomporre le tessere dei miei pensieri e dell’anima dei protagonisti che descrivo. Cosa vogliamo veramente? Cosa abbiamo fatto per rendere soddisfacente la nostra vita? Cosa abbiamo imparato dalle nostre esperienze? Non c’è conclusione. Non basta una medaglia. Sempre meno emozionato, rimango solo. Solo con lo slancio verso una nuova linea di partenza. Ma se mi guardo indietro vedo solo il lungo elenco di gare del passato e un nichilismo imperante.

foto 2Il Grande Freddo è anche sentire Christian che dice di voler tirare i remi in barca, o tirare il freno a mano come dice Adriano. Ne abbiam fatti di giri insieme! E’ coriaceo e forse ottuso, ma è molto corretto e coerente. Di qui, sul Teichwiesen, nel bene o nel male, è passata la Storia della maratona mondiale. 1200 ne ha corse qui. Il fatto che probabilmente è una delle ultime serie invernali rende il tutto un po’ più magico. Ha una leggera commozione quando parla di Barbara, sua moglie scomparsa da una decina d’anni. Anche lei ultramaratoneta e che qui ha girato tanto. Si appassiona e raggela quando parla del 100 Marathon Club tedesco che ha fondato e guidato per anni e poi lasciato tra le polemiche e la irriconoscenza. 2300 maratone sono davvero tante come correre sei anni e mezzo di fila…

Adesso gli anni mi stanno passando addosso,

Stanno correndo uniformemente.

Sono più vecchio di una volta

E più giovane di quello che sarò, e questo non è insolito.

No, non è strano:

Dopo cambiamenti su cambiamenti

Siamo più o meno gli stessi;

Dopo cambiamenti siamo più o meno gli stessi.

foto 3Questa è più o meno la traduzione dell’incantevole “The Boxer” di Simon & Garfunkel. La canto sotto il passamontagna girando e rigirando al buio, cercando di stare in piedi sul ghiaccio, nelle buie notti amburghesi passate attorno al Teichwiesen. Comincia dicendo “I am just a poor boy” (son solo un povero ragazzo), la canzone parla della storia di un povero ragazzo che racconta la sua triste vita. Da giovane ha lasciato la famiglia rifugiandosi nei quartieri più poveri di New York. Senza lavoro e senza amici gira nel freddo della città per rimediare alla solitudine. Pensa con nostalgia alla sua casa, dove vorrebbe ritornare per fuggire ai rigidi inverni di New York che lo fanno sanguinare. Mi attacco alla figura del pugile dell’ultima strofa che, nonostante sia un lottatore, si ricorda malinconicamente delle sue sconfitte, dei guantoni che lo hanno atterrato e fatto piangere. Si vergogna e prova rabbia della propria situazione e promette di andarsene, ma alla fine il lottatore rimane ancora là a girare:   //www.youtube.com/watch?v=qy1hXDOenOY

I giorni e le notti amburghesi sono passati proprio così, tra la nostalgia di casa e la lotta per restare. Un serie di sei maratone di cui quattro di notte che mi han lasciato un ricordo unico e indimenticabile. Freddo solitudine ed introspezione. Equilibrio instabile, nebbia, raggi di luna, silenzio infinito. Le luci della città lontana una ventina di chilometri, ma che si riflettono nel buio più buio. La Amburgo di questi anni mi dà l’impressione di una città tranquilla e un po’ triste a misura d’uomo, nonostante essa sia la seconda città tedesca dopo Berlino con 1,8 milioni di abitanti. Mi ricorda un po’ la Milano d’inverno, certi viali sono uguali a quelli della circonvallazione interna milanese, grigi e trafficati, “con tanta gente che lavora con tanta che produce” ma che non ride mai. Però Amburgo è una città più verde e soprattutto ricca d’acqua.

foto 4Eletta capitale verde d’Europa nel 2011, Amburgo è sensibilissima alle problematiche dell’ambiente, ha 4700 ettari di boschi (più oggi che 100 anni fa), il 16,7% dell’area urbana occupata da foreste, spazi verdi e ricreativi, più di ogni altra città tedesca; c’è poi il fiume Elba, la valle dell’Alster, canali e corsi d’acqua sormontati da 2500 ponti. E’ il secondo porto europeo dopo Rotterdam, nonostante le navi per arrivarci debbano risalire l’Elba per 100 km. La città non ha delle icone architettoniche, storiche o culturali. E’ la città natale di Brahms e forse 150 anni fa era una città romantica intima e severa come la sua musica. Adesso di là dal fiume c’è il tendone del musical che si esegue qui da 15 anni “il Re Leone”, di cui Christian Hottas dice che non è mai riuscito ad andare a vedere perché non trova i biglietti quando non corre. Dicono che qui si parli il miglior tedesco di Germania. Di sicuro è chiaro e martellante e, conoscendo un po’ di vocaboli, è uno dei posti dove si può tentare di ricostruire il significato di una frase. Da ragazzo ci son passato spesso. Era una delle tappe trasgressive nei lunghi viaggi verso la Scandinavia, anche se ho sempre amato di più Lubecca che è solo 50 km a nord, e poco più sù a Travemunde dove si prendeva il traghetto per la Danimarca. A Lubecca in cerca di Thomas Mann e dei Buddenbrook. Mi piaceva la parte più poetica della città, vale a dire il quartiere dei pittori, quello lungo An der Obertrave, rilassante e pittoresco con la gente seduta sulle strade fuori dalle proprie abitazioni che beveva una birra, o stesa sul prato lungo il fiume Trave, con i bar con i tavolini sul fiume e guardare i battelli che girano al tramonto.

foto 5Però siamo ad Amburgo. Durante la nostra settimana bianca, io e Piero corriamo di notte e di giorno facciamo i turisti. L’attrazione turistica principale è la zona del porto e noi partiamo da qui. Amburgo, come dicevo, è il secondo porto d’Europa e fece parte della Lega anseatica. La città ha una forte tradizione commerciale, ricchezza e multiculturalità. Con 15€ un giro in barca del porto, molto interessante per scoprire le attività commerciali e mercantili sparse per l’enorme area portuale. Una passeggiata mentre nevica da Landungbrücken alla zona del Fischmarkt. E’piacevole, sembra di essere a Cortina. Negozi di souvenir che vendono tazze con scritto “MoinMoin” che non è una parolaccia, ma mi sembra voglia dire “Benvenuto”. Il ponte all’uscita della metro offre un bello scorcio sulla zona. La cupola lì di fronte segna l’ingresso all’Alter Elbtunnel, galleria lunga 426 metri che passa sotto il fiume e permette il passaggio di auto e pedoni e alla domenica solo pedoni. Qui si corre una maratona molto apprezzata dai soci del Club Tedeschi, 48 giri per 396 metri http://www.100mc.de/elbtunnelmarathon.html . Noi ci facciamo un giro solo e scendendo con degli ascensori ci infiliamo nel tunnel e andiamo dall’altra parte del fiume da cui si vede tutto il porto. A sinistra di Landungbrücken ci sono le due navi museo della città: la RickmerRickmers è di sicuro quella più appariscente. Ha smesso di nevicare. Adesso sale una leggera bufera. Camminiamo verso Hafencity tutti canale e ponticelli. Per arrivarci attraversiamo Speicherstad, la zona dei magazzini del porto franco costruito nel 1885 che ricorda un po’ la zona del porto di Genova dove parte la Mezza vicino al Bigo. Il giro tra i canali della Speicherstad è di sicuro più interessante, tranquillo e caratteristico del porto con tipici edifici in mattoncini rossi con le finestre del Lego con musei e uffici, qui c’è la Chilehaus, uno degli edifici più famosi di Amburgo, dalla inconfondibile “prua” del 1922, è uno dei migliori esempi dell’espressionismo nell’architettura tedesca. La tormenta si è chetata. Saliamo da un ponte e scendiamo da un altro. Prima il ponte Poggenmühle che offre una delle caratteristiche vedute di Amburgo. Poi attraverso delle stradine silenziose il St. Annen Brucke e il ponte Am Sandotorkai. Ci addentriamo sempre più nella Hafen City. Stradine silenziose e grandi costruzioni. Enorme il nuovo auditorium Elbphilarmonie. Alla Marco Polo Terrassen ci sono dei lavori in corso sul fiume. Di qui passa la maratona più grande che organizza Christian Hottas con circa 250 partecipanti e che causa di questi lavori probabilmente quest’anno salterà. Torniamo indietro verso la zona della Speicherstad. Siamo stanchi e ha ripreso a nevicare. Voglia di caldo. Ci infiliamo per caso in un museo particolare: il Dialog Im Dunkeln (Dialogo al buio) https://www.dialog-im-dunkeln.de/en/dinner-in-the-dark Questi tipi di musei iposensoriali sono parecchi in Germania e portano in una dimensione totalmente diversa del mondo comune. Guidati da non vedenti attraversiamo in alcuni ambienti bui per percepire la vita come è percepita da chi non vede. Un’ora sconvolgente, provare per credere. Per 69€si può fare anche una cena al buio e per 29€ un pranzo in completo silenzio.

foto 6Un altro giorno con il sole però siamo stati a visitare la zona del Municipio e la vecchia Posta. Il Rathaus può essere visitato con guida anche in inglese: e’ immenso e ci sono alcune dei saloni bellissimi. La zona attorno al Rathaus è molto carina. Il meglio è tra l’Alsterarkaden, elegante fila di portici rinascimentale che dicono sia la copia dei portici di Piazza San Marco progettati da un Italiano. La Börse (la più antica della Germania) e il Börsenbrcke, il Trostbrücke (il ponte più antico) e la piazza che porta al Binnenalster, il più piccolo dei laghi cittadini formati dall’Alster. Bisogna fare una passeggiata sul lungolago An der Alster fino al tranquillo cafè “HansaSteg” su Schöne Aussicht, “bella veduta”. Infatti c’è una bella vista su questa parte di città. Lungo la strada si incontrano parchi pubblici ben amati dagli amburghesi e il tipico chalet affollato “Alsterperle”, dove si beve e si mangia proprio sulla riva del lago. Attorno al lago si corre, ha una circoferenza di 7 chilometri, tanti runner e ville da favola, bianche severe ed elegantissime. Di chiese ne troviamo due vicine. La St. Petri che è piccola e intima, all’interno c’era un maestoso concerto d’organo affollatissimo con intermezzi di musica da camera. Cercando Bach andiamo nella St. Michelis-Kirche. Scendiamo nella cripta le cui volte sono tra le più grandi in Europa. Onestamente non c’è molto da vedere e le centinaia di tombe sotto il pavimento si calpestano quasi distrattamente visto che i nomi sono tutti sbiaditi. Cerca cerca, Piero la trova: Carl Philip Emanuel Bach.

Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)

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