The International Ultramarathon Festival – Atene – (dopo 96 ore)

Nella 7 giorni, continua il dominio dell’inglese Sharon Gayter.

Oggi, s’è fatto sentire il tanto temuto vento, ritenuto da Lucio Bazzana ostacolo duro da superare quanto la fatica dei 1000 km (miglia per lui). Spira dal mare, sbatte contro le vicine montagne e torna a disturbare i concorrenti. C’è stata anche aria di pioggia, ma il cielo ha risparmiato agli stakanovisti quest’altra sofferenza.

Giornata interlocutoria, questa quarta giornata, con i soliti dolori da tutti sopportati stoicamente. Io che faccio l’accompagnatore sono già stanco. I miei ritmi circadiani sono saltati. Devo essere sempre pronto a dare l’acqua, i sali, la caramella, il chinotto, il panino con la nutella, ad ogni passaggio. Oltre al corpo devo nutrire l’anima: farle coraggio, trasformare i momenti negativi in positivi, sussurrare parole d’amore. Ora, giacchè il circuito è lungo soltanto 1 km, risulta evidente che non posso dedicare a me stesso un solo minuto. Non posso dormire nel mio letto, devo adeguarmi al cibo che passa l’Organizzazione, devo usare i bagni comuni. Tutta la mia vita è stata scombussolata. Dura è la vita dell’accompagnatore! Ma è sempre meglio che stare nelle stesse condizioni e dannarsi l’anima a correre 10 giorni.

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