Maratona di Reggio Emilia Città del Tricolore 2019

Basti pensare al nome intero della manifestazione, vale a dire “Maratona di Reggio Emilia Città del Tricolore – Trofeo Parmigiano Reggiano” che da solo indica due degli aspetti caratteristici del territorio: in primis la storia della nascita del Primo Tricolore e poi la cultura del buon cibo, il cui prodotto ambasciatore per eccellenza è il Parmigiano Reggiano. Conosciuta per essere la capitale della bandiera italiana, che nacque e fu esposta qui per la prima volta il 7 gennaio 1797 in seguito alla fondazione della Repubblica Cispadana Reggio Emilia, sorse durante l’Impero Romano lungo quella via Emilia che collegava Piacenza a Rimini. Insomma una maratona che ha un valore aggiunto, quello della storia e della tradizione, in una terra in cui lo spirito di accoglienza è riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo.
Anche quest’anno per la 24esima volta, la città ospita la maratona divenuta una manifestazione di livello internazionale, nonché la quinta maratona d’Italia.
La “corsa nel non ha perso le caratteristiche peculiari che la contraddistinguono e continua a dare grandi soddisfazioni ai tanti maratoneti, ai sempre attenti volontari.
Il percorso e l’altimetria sono una garanzia, si parte e si arriva in città, arrivo e partenza in corso Garibaldi, ma per la maggior parte dei km si corre nella campagna circostante Reggio Emilia, si passa per qualche paesino ma principalmente si corre nella calma e tranquilla campagna. L’altrimetria è clemente, circa 150 metri di ascesa totale, si può definire Reggio Emilia, quasi piatta, in pratica più o meno l’altimetria di Bercellona, la metà delle ascese di New York ma soprattutto ascese molto graduali e lunghe. Si sale dal km 3 al 17 di 100 metri circa, quindi meno dell’1% medio, si scende poi per 6-7km di 70 metri circa per poi risalire dal km 24 al km 28 di 50 metri, la parte più “ripida” ma tutt’altro che una salita vera, poco più dell’1% di media. Non ricordo grossi strappi, forse 1-2, un sottopassaggio ed un punto in cui si saliva per qualche centinaia di metri, ma mai veramente ripido.
Arrivo nel pomeriggio e passeggiando per le belle vie e piazze del centro mi dirigo verso l’ Expo Maratona allestito nel Palazzetto dello Sport ove, ritiro la busta con il pettorale, chip, maglia tecnica Diadora, adesivo per il deposito borse, riviste, depliant e il buono per un pasto completo a Euro 4.20 presso il vicino self service Da Rita. Segue l’incontro con gli amici, qualche assaggio, soprattutto di parmigiamo ed i classici selfie.
Cena e relax insieme agli amici del Club Supermarathon, quattro chiacchere e poi a dormire.
Sveglia alle 6 per la colazione, la temperatura si aggira intorno ai 3 gradi. Scelta dell’abbigliamento, preparativi di rito e via alle griglie.
Lo start da Corso Garibaldi, con tanto di bandierone Tricolore e inno nazionale eseguito dalla Fanfara dei Bersaglieri di Scandiano. Circa 2700 atleti alla partenza, prima di uscire dalla città, il percorso si snoda ora tra paesini e piacevoli strade di campagna per giungere fino alle prime colline di Quattro Castella, attraversando il paese di Montecavolo, una leggera ma continua salita che aumenterà di pendenza al 18° km, terra di Matilde di Canossa, che sarà poi il punto più alto come altitudine della Maratona.
Di tanto in tanto risonanti casse acustiche stimolano con musica varia.
E poi le salite . . . . è proprio così.  . . .  ci sono le salite come non ti aspetti nella pianura Padana.
Poi saliscendi spaccagambe che interrompono il ritmo, con discese che non danno modo di recuperare, i Km scorrono e ad ogni ristoro mi fermo pochi secondi a bere thè caldo.
Le ultime corse mi avevano un po’ illuso, come obiettivo mi ero posto le 4h20-4h30, ma gia’ dallo sparo ho sentito che non era giornata;ho avuto le gambe durissime sin dall’inizio e i crampi mi hanno tormentato per tutta la corsa.
Stando nelle retrovie si vedono personaggi unici, come le ragazze babbi natale ( che spettacolo!!!),il pellerossa e poi ecco al 33 km compare il “mitico” ARSURA con il suo divano in mezzo alla strada, infradito (senza calze), pellicciotto e mutandoni che ha offerto a tutti lambrusco, grappa, birra e vodka. Al 37° sento dietro la coscia sx un accenno di crampo, calo ma non mi fermo, allungo la gamba con qualche scalciata e mi passa, capisco che è la giornata per arrivare solamente in fondo in quanto sento tutto il peso delle altre tre maratone corse negli ultimi 15 gg doso cosi’, le ultime energie ma assolutamente senza fermarmi.
Mi concentro quindi a trovare qualche atleta con un passo giusto e regolare, supero qualch’uno cercando di incitarlo a riprendere la corsa, poi la voce dello speaker dell’arrivo, un’ultima curva e poi il rettilineo e la passerella finale.
Posso affermare che il punto di forza di questa maratona è da sempre la capillare rete di volontari che affianca l’organizzazione: il sorriso, l’accoglienza e il calore di tutti coloro che popolano il Centro Maratona e i ristori lungo il percorso sono le caratteristiche che più di tutte vengono riconosciute a questa gara; spugnaggi caldi e freddi, animazione lungo il percorso, servizi navetta e spogliatoi a pochi metri dalla partenza e dall’arrivo: queste le caratteristiche principali che hanno reso famosa la maratona di Reggio Emilia in Italia e non solo.
PAOLO REALI

https://youtu.be/RZM1ydO2mZ4

 

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