Si 100 Km da Torino a Saint Vincent, gare Italiana storica della distanza che ha subito varie variazioni negli anni e che quest’anno è tornata al percorso originale.
Al mattino, al ritorno in ufficio, spiegare a chi non corre cosa si è vissuto in quelle ore lunghe le strade del Piemonte e della Val d’Aosta è veramente difficile, le classiche domande fanno sono:
‘Chi te lo fa fare’?’ poi c’è
‘Perché lo fai?’ e in ultimo
‘ Ma come fai?’
Risposte difficili da dare perché’ non potranno mai capire cosa significa essere lì la mattina insieme a tanta gente come te con addosso un misto di entusiasmo e paura pronti ad affrontare questa nuova sfida che è prima di tutto una sfida verso sé stessi, nel poter dire alla fine ce l’ho fatta!!
Difficile spiegare la sensazione che si prova nel vedere i cartelli dei Km 10, 20, 30, 40, 50,….. che si susseguono e sentire sempre più vicino il traguardo.
Le gambe che vanno il fiato che affanna ma niente ci può fermare bisogna arrivare alla fine ma non per la bella medaglia che ci aspetta ma semplicemente per dire ce l‘ho fatta.
Fino al Km 50 si riesce ancora a correre con qualcuno, qualcuno ti supera qualcuno lo superi con qualcuno riesci anche a scambiare qualche parola prima di perdersi nella propria corsa. Dai 50 Km in poi si è da soli!
Per noi della 100 Km il tempo di un cambio di abito più pesanti per la sera e le luci per la notte e si riparte.
Ancora poche ore di luce e poi si è immersi nel buio più profondo.
Il clima è generoso, non fa freddo ma in certi punti del percorso il buio è veramente fitto e le auto ci sfrecciano di fianco non bisogna perdere assolutamente la concentrazione.
I ristori ogni 5 Km sono la nostra oasi, un momento in cui si riesce a rifiatare e in questa particolare gara anche un momento per parlare con qualcuno.
Hai bisogno di parlare con qualcuno perché’ se non stai correndo in gruppo o con un amico con cui hai deciso di fare la gara insieme qui sei da solo. Il sentirsi semplicemente dire: come va? Ti fa sentire vivo, che ci sei ancora. Poi nei 5 Km tra un ristoro e l’altro hai modo di vivere con te stesso come in nessun altro modo.
Al buio, stando attenti a non farti investire, le macchine che ci incrociavano vedendo le nostre luci puntavano gli abbaglianti per capire chi ci fosse sulla strada che andava verso di loro rendendoci ciechi per qualche secondo!!
Avvolti nel buio più profondo i pensieri andavano ovunque, qualche volta anche paura, ma siamo ultrarunner sappiamo vincere la paura. Ogni tanto ci si voltava indietro nella speranza di vedere una luce lampeggiante, come la mia, per poter avere un compagno di corsa.
La macchina dell’organizzazione con il lampeggiante dava un momento di sollievo e quella domanda ‘ Come va? Tutto bene? Arrivava nel posto giusto al momento giusto.
A Tavagnasco il ristoro era top e mi hanno anche offerto un buon piatto di riso al formaggio, volevano che mi sedessi 2 minuti con loro e mangiare con calma, ma ho ringraziato e sono ripatito con il mio buon patito di riso in mano, Grazi amici di Tavagnasco!
Poi Pont Saint Martin con il suo bel ponte romano illuminato, siamo in Val d’Aosta, Donnas, Bard, Arnad, Verrès e Montjovet. Si vedono i castelli illuminati e intorno si sente tanta acqua scorrere, laghi e fiumi che ci circondano.
La mia radiolina portatile mi aiuta a non farmi sentire tanto solo, tenuta bassa per sentire comunque il mondo intorno. Le macchine non c’era bisogno di sentirle perché le vedevi con le loro luci come mostri uscire dal buio della notte e venirci incontro.
Ma tra un ristoro e l’altro, tra cartello dei Km e l’altro siamo arrivati al temuto Monjovet, gli ultimi temibili 5 km di salita prima dell’arrivo a Saint Vincent.
È come me lo avevano descritto purtroppo!! Pericoloso e faticoso.
Pericoloso perché oltre ad essere chiaramente in salita è pieno di curve e le macchine ti vedono solo dopo che hanno affrontato la curva.
Qui si è al 95esimo km quindi in aggiunto al pericolo stradale c’è la stanchezza che ha preso il sopravvento ma bisogna comunque prestare molto attenzione.
Alla fine della salita però c’è lui!! Il Traguardo!! Anche se ormai sono le 3 di notte e non c’è nessuno ad accogliermi la soddisfazione è tanta. Essere riusciti a portare al termine una gara così è comunque una vittoria in qualsiasi posizione si arrivi.
La medaglia al collo e si è fieri di indossarla, ora ci si può fermare, ci si può riposare, si può riflettere e ricordare tutto quello che abbiamo fatto e sentito in quei 100 Km che ci hanno portato verso la felicità
Ora posso rispondere alle 3 domande iniziale dei miei colleghi, e una risposta solo può rispondere a tutte e tre le domanda: lo fai e ce la fai perché vuoi sentirti Felice, Libero e forte.
Un grazie all’organizzazione per l’assistenza, ai ristori sempre presenti e al percorso perfettamente segnalato, per la bella medaglia e per la bella coppa vinta come passaggio tempo a Verres.
Luigi Ambrosino





